La guida alla NBA Eastern Conference

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5) MILWAUKEE BUCKS (42-40 e 6° posto nel 2016-17)

A cura di Gianmarco Galli Angeli

Quintetto base previsto: Brogdon, Snell, Middleton, Antetokounmpo, Maker.

Panchina: Monroe, Dellavedova, Henson, Teletovic, DJ Wilson, Terry, Vaughn.

Nella stagione che porterà i Milwaukee Bucks a festeggiare i cinquanta anni dalla nascita della franchigia, gli uomini di Jason Kidd vogliono definitivamente aprire le ali e spiccare il volo. Conclusa l’annata 2016-17 con un record positivo ed una dignitosissima uscita ai Playoffs (contro i Raptors), Antetokounmpo e compagni sono pronti ad aumentare il coefficiente di difficoltà, continuando lo splendido lavoro svolto con i giovani e cercando di preservare l’integrità fisica di Middleton e Parker, il primo tornato a disposizione dopo mesi di inattività, il secondo alle prese con un terribile infortunio che lo costringerà a saltare quasi tutta la stagione.

Il successo della squadra passerà, ancora una volta, dalle lunghe mani di ‘The Greak Freak’, sempre più consapevole del suo ruolo di superstar NBA e go-to-guy del team del Wisconsin, il quale cercherà di mettere su un tiro dall’arco affidabile per entrare nell’élite dei migliori all-around player della Lega: ormai da un anno e mezzo, infatti, il playbook dei Bucks è disegnato a misura dell’ellenico che ha avuto una crescita esponenziale della quale hanno beneficiato tutti i compagni. Un atleta del genere, che è anche capace di impostare l’azione partendo dalla sua metà campo, diventa un ostacolo quasi insormontabile per ogni tipo di avversario.

L’equivalente di una passeggiata sul lungomare, questa transizione offensiva per Giannis.

Il ritorno a pieno regime di Middleton non fa altro che donare ulteriori certezze ad una squadra che necessita più che mai di allargare il campo e fare spazio all’interno dell’area ad uno scalpitante Thon Maker, che dopo una discreta Rookie season vuole assumere ulteriore coscienza dei propri mezzi e ritagliarsi un ruolo di maggiore importanza. A caccia di conferme anche la steal dell’ultimo draft, nonché Rookie of the Year, Malcolm Brogdon, capace di lasciare senza fiato il pubblico del BMO Harris Bradley Center e gran parte degli addetti ai lavorim, che non si sarebbe mai immaginata un impatto del genere da parte del prospetto proveniente dall’Università della Virginia. Il front-office dei Bucks spera che Sterling Brown possa seguire le orme di Brogdon (prima volta che una seconda scelta al draft vince il Rookie of the Year) ed essere una pedina importante fin dalle prime gare della Regular Season.

La free agency di questa estate non ha particolarmente sconvolto i piani in quel di Milwaukee e gli uomini di Kidd potranno fare affidamento su un’intesa di squadra già ben rodata e che anche nella scorsa stagione è stata una delle armi in più nell’arsenale dei cervi. Peserà invece, e non poco, l’assenza di Jabari Parker, che ancora non è riuscito a mostrare del tutto il proprio potenziale da quando è arrivato in NBA a causa di una serie di infortuni che lo hanno costretto a restare a lungo ai box. La Power Forward resta comunque uno scorer in grado di metterne 20 a partita, e se dovesse tornare in tempo per raggiungere la migliore condizione fisica in vista dei playoffs,  potrebbe essere un’ulteriore soluzione vincente. In attesa che l’ex Duke University torni a calcare il parquet DJ Wilson, scelto alla diciassettesima posizione dell’ultimo draft, prenderà il suo posto: possibile che in avvio di stagione venga impiegato anche più di quanto ci si aspetterebbe, sta a lui cogliere l’occasione della vita.

Alzare l’asticella, sia per Giannis che per i Bucks. www.tmj4.com

Per incrementare il livello mostrato meno di cinque mesi fa, però, la squadra di Jason Kidd dovrà migliorare nella gestione del possesso durante i 24 secondi dell’azione di gioco così da poter impensierire maggiormente le difese schierate (vedi Raptors lo scorso anno). Non solo, si dovrà rendere al meglio anche contro le franchigie con basso pace (Utah Jazz per citarne una), tallone di Achille negli ultimi anni; qualora dovessero trovare una soluzione a questi due problemi, i Bucks potrebbero togliersi molte soddisfazioni.

L’obiettivo stagionale è dunque quello di alzare ulteriormente l’asticella: se nel 2017 è bastato centrare i Playoffs ora i Bucks dovranno arrivare al secondo turno. Impresa neanche così difficile: la squadra è di alto livello, soprattutto comparata ad altre realtà della Eastern Conference, e ha un anno di esperienza in più. Nel Wisconsin l’attesa logora i sostenitori della franchigia bianco-verde che, in occasione del suo cinquantesimo compleanno, vuole regalarsi un sogno. Se tutto ciò non dovesse bastarvi, siamo pronti a rilanciare: i Bucks hanno da poco inaugurato il loro nuovo centro di allenamento e, a detta di Jason Kidd, si respira un aria magica. C’è armonia in quel di Milwaukee, i cervi sono pronti ad emozionare.

Giocatore da osservare: Khris Middleton

Escludendo, per ovvi motivi, Giannis Antetokounmpo per il quale abbiamo speso parole nel paragrafo precedente, il cestista che merita maggiore attenzione nel roster dei Milwaukee Bucks è Khris Middleton. La guardia, che all’occorrenza potrebbe anche ricoprire il ruolo di Ala Piccola, è ciò di cui la franchigia del Wisconsin aveva bisogno: la sua dote principale è ovviamente il tiro da dietro l’arco ma questo atleta è in grado di caricarsi sulle spalle l’intero attacco nelle serate in cui ‘The Greak Freak’ avrà bisogno di staccare la spina.

Versatile e buon difensore perimetrale, in grado di reggere il confronto anche con avversari di stazza superiore: nel nostro Starting Five lo abbiamo scelto per interpretare il ruolo di SF proprio per la sua polivalenza. Averlo avuto a disposizione da quest’estate non fa che aumentare l’attesa per vedere cosa saranno in grado di fare questi giovani Bucks e per vedere se il nativo di Charlestone riuscirà a mettere a ferro e fuoco le difese avversarie. Costante e affidabile, nelle gerarchie di coach Kidd, dopo Giannis, c’è lui.

 

4) TORONTO RAPTORS (51-31 e 3° posto nel 2016-17)

A cura di Gianluca Lo Nostro

Quintetto base previsto: Lowry, DeRozan, Miles, Ibaka, Valanciunas.

Panchina: Powell, Nogueira, D.Wright, Poeltl, Siakam, Anunoby.

Con una nazione intera pronta a fare il tifo al sempre tutto esaurito Air Canada Centre, i Toronto Raptors si accingono a disputare la loro ventitreesima stagione in NBA. I risultati ottenuti durante la passata stagione, seppur positivi, non hanno cambiato grandi cose in offseason, ma andiamo con ordine.

L’ultima avventura ai playoff dei canadesi non è terminata come tutti si aspettavano. In seguito alla straordinaria cavalcata del 2016, che li ha visti arrivare a giocarsi la finale di Conference contro coloro che qualche settimana dopo sarebbero diventati campioni (Cleveland Cavaliers, ndr), tutti gli addetti ai lavori si attendevano delle conferme, se non addirittura miglioramenti, rispetto all’annata precedente. L’infortunio di Lowry, l’inconsistenza di Carroll, l’unidimensionalità di Valanciunas, si possono fornire diverse spiegazioni al “fallimento” del 2017. Ad ogni modo in estate il President of Basketball Operations Ujiri, non più affiancato da Weltman che è passato ai Magic, ha cercato di eradicare i punti deboli della squadra e creare delle basi ancor più solide. L’arrivo di Miles da Indiana potrebbe giovare moltissimo, nonostante sia stato sacrificato Cory Joseph, membro fondamentale della panchina. Coach Casey adesso avrà a disposizione un tiratore da posizionare vicino a Lowry e DeRozan maggiormente affidabile rispetto a Carroll. Le due star hanno senz’altro bisogno di compagni capaci di tirare soprattutto dalla lunga distanza per controbilanciare il numero di possessi andati a buon fine con quelli sprecati.

Ancora insieme, nonostante tutto. www.tsn.ca

Oltre a Joseph, ad abbandonare Toronto è stato un giocatore di notevole importanza: Patrick Patterson. L’ex Kentucky Wildcats, ora ai Thunder, forniva un imprescindibile apporto dalla panchina che mancherà parecchio ai canadesi, ai quali adesso non resta che concedere più minuti al sophomore Siakam, reduce da una positiva esperienza in G-League con i Raptors 905 insieme al brasiliano Caboclo. E proprio Caboclo potrebbe approfittare del “vuoto” lasciato da Carroll. La ventesima scelta nel Draft del 2014 potrebbe scendere in campo molto più spesso, anche se dovrà fare i conti con la concorrenza. Nel suo ruolo, infatti, ci sono già Miles, il rookie Anunoby e Powell a contendersi minuti preziosi da ala piccola, ma lo status di “oggetto misterioso” di cui può vantarsi Caboclo varrà anche (e forse per l’ultima volta) per questa stagione. L’esplosione di Powell, invece, potrebbe capitare da un momento all’altro. L’anno scorso durante la serie contro Milwaukee si sono potuti notare i numerosi pregi di questo ragazzo, ma tutto dipenderà dal modo in cui il giocatore verrà gestito da Casey, allenatore tutt’altro che famoso per aver lanciato i giovani.

Malgrado i rinnovi triennali di Lowry e Ibaka e la scommessa Powell, rifirmato a 42 milioni di dollari per 4 anni, a questa squadra sono rimaste poche sicurezze e molteplici speranze. Se il roster e la dirigenza non si ridimensioneranno in tempi brevi, non si prospetta certamente un futuro dinamico per i Toronto Raptors.

Giocatore da osservare: DeMar DeRozan

L’appena trascorsa offseason potrebbe essere stata la più importante della carriera di DeMar DeRozan. La superstar dei Raptors, ormai assurto a questa condizione da circa due anni, ha lavorato tantissimo sul suo punto debole: il tiro da tre punti. Visti i numeri poco esaltanti (28% in carriera, 35% nello scorso campionato), la guardia ventottenne ha deciso di darsi da fare e iniziare a lavorare seriamente, perché deve essersi reso conto di avere fra le mani un potenziale immenso. Il suo marchio di fabbrica, ovvero il tiro dalla media distanza, è indubbiamente il più efficace di tutto il mondo. Talvolta, però, esagera e piuttosto che tentare una tripla, DeRozan sceglie la soluzione a lui più facile, e cioè concludere da distanza ravvicinata.

E non sempre va come dovrebbe andare.

Chiaramente, DeRozan non ha la necessità di diventare come Curry. L’anno scorso Toronto ha chiuso la regular season con il sesto miglior offensive rating: 113.07. Durante i playoff, però, queste statistiche sono crollate a 101.3. La colpa ovviamente non è soltanto di DeRozan, ma questa sua carenza ha innegabilmente influito sullo spacing della squadra. Se dunque è vero che il giocatore Straight Outta Compton sta cercando di ampliare il proprio gioco, Toronto non può che trarne solamente benefici, dopo anni di “se” e di “ma” che ne hanno compromesso la credibilità all’interno della lega.

 

3) WASHINGTON WIZARDS (49-33 e 4° posto nel 2016/17)

A cura di Ario Rossi

Quintetto base previsto: John Wall, Bradley Beal, Otto Porter, Markieff Morris, Marcin Gortat.

Panchina: Tim Frazier, Jodie Meeks, Kelly Oubre Jr., Jason Smith, Ian Mahinmi, Tomas Satoransky, Donald Sloan, Sheldon Mac [out for the season], Chris McCollough – Mike Scott.

Washington ha mantenuto parecchio dello scorso anno, rinnovando le tre stelle del reparto esterni, a contratto almeno fino al 2020. La scorsa stagione ha sorpreso molti addetti ai lavori, dimostrando di essere per molti mesi il terzo incomodo nella lotta al primo posto a est tra Cavs e Celtics. I titolari hanno dimostrato di lavorare benissimo insieme guidati dalle stelle Wall-Beal e dalla crescita di Porter, anche se continuare a fidarsi di Markieff Morris potrebbe creare non pochi problemi. Nei Playoffs 2017 hanno portato proprio Boston fino alla decisiva gara-7, dove la differenza sostanziale è stata tutta nel 48-5 per quanto riguardava i punti dalla panchina.

Proprio la second unit è stato il punto focale dei movimenti di mercato, con un Frazier notevolmente cresciuto nella sua esperienza ai Pelicans e preso in cambio della 52esima scelta al draft: infatti Washington ancora non si fida del ceco Satoransky, troppo acerbo per il gioco NBA, sebbene abbia lavorato molto in off-season per scalzare proprio l’ex Pelicans dal ruolo di vice-Wall. La dirigenza ha poi voluto responsabilizzare elementi come Jason Smith, che potrebbe partire anche titolare al posto di Morris dopo l’ottima preseason disputata, e Kelly Oubre chiamato alla stagione della svolta (ne parliamo dettagliatamente più avanti). Jodie Meeks e Mike Scott sono giocatori dalla grande esperienza che devono tenere unito lo spogliatoio, lavorando soprattutto con i più giovani ma dando colpi di efficienza – loro marchio di fabbrica – anche in campo: il grande punto di domanda per loro due riguarda la salute fisica che li ha tormentati nelle ultime stagioni.

Wall ha detto di essere la migliore PG nella Eastern Conference, e di puntare all’MVP quest’anno. Fiducia nei propri mezzi ne abbiamo? www.nbcsports.com

Bradley Beal ha dichiarato qualche giorno fa di vedere i suoi Wizards come la migliore squadra ad Est. Per esserlo, però, dovranno per forza di cose migliorare nella metà campo difensiva. Negli scorsi Playoffs hanno avuto il terzo peggior defensive rating, un dato che fa riflettere e che potrebbe condannare i maghi ad un’eliminazione precoce in postseason se non cambiasse. Da registrare anche l’efficienza dell’attacco quando Wall non è in campo (tra i peggiori della lega), che con l’aggiunta di Frazier d0vrebbe cambiare decisamente registro, consentendo così a Scott Brooks di lasciare in panchina per più tempo il suo giocatore franchigia.

In generale, Washington è una squadra che ancora una volta navigherà nei piani alti della Conference orientale. L’obiettivo è provare ad agguantare le ECF, ma con Boston e Cleveland sarà una missione davvero difficile.

Giocatore da osservare: Kelly Oubre Jr.

Il suo contratto da rookie potrebbe scadere a fine stagione, nel caso Washington non sfruttasse la team option oppure non desse luogo ad un’estensione. Questi due casi, ovviamente, si concretizzeranno solo nel caso in cui il giocatore alla terza stagione NBA dimostrerà il suo potenziale, quello che ha fatto spendere alla dirigenza ben tre scelte per averlo – una al primo giro e due al secondo, tutte ad Atlanta – durante la notte del Draft 2015.

Kelly Oubre Jr. sarebbe il giocatore perfetto da avere in uscita dalla panchina: già a Kansas aveva dimostrato di avere un tiro piuttosto affidabile, anche se bisognoso di lavoro per migliorare la continuità con cui segnava: infatti, aveva giornate di assoluto dominio, seguite da partite abbastanza anonime. Questa caratteristica non è cambiata in NBA, anzi spesso è sembrata diventare un marchio negativo per il #12 che ha chiuso le prime due stagioni con il 30% scarso da 3.

Ora, con due playmaker come John Wall e, in alternativa, Tim Frazier, la sua capacità di essere un ottimo marcatore quando assistito dai compagni deve assolutamente venir fuori in questa stagione, nella quale la dirigenza e il coach vogliono dargli ancora più spazio, avendo ceduto in estate sia Bogdanovic che Nicholson. Oubre sarà il vice di Porter e spesso potrebbe prendere il posto di Morris o Gortat in un quintetto small-ball, ma tutto dipende dalla sua crescita. Da una parte i 22 anni sono dalla sua, ma dall’altra al terzo anno nella NBA ci si aspetta la (quasi) esplosione. Il talento mancino ha punti nelle mani, ora deve finalmente dimostrarlo.

 

2) BOSTON CELTICS (53-29 e 1° posto nel 2016-17)

A cura di Simone Angeletti

Quintetto base previsto: Irving, Brown, Hayward, Morris, Horford.

Panchina: Rozier, Smart, Tatum, Larkin, Yabusele, Baynes, Ojeleye, Nader, Theis, Ochefu.

Danny Ainge ha finalmente premuto il tanto agognato grilletto. Dei Boston Celtics che l’anno scorso hanno vinto la Easterno Conference sono rimasti solo Jaylen Brown, Marcus Smart, Terry Rozier e Al Horford. Gli altri 11 componenti del roster sono arrivati in questa offseason, rendendo la franchigia più titolata dell’NBA una potenziale contender per le Finals.

Prima di arrivare a sfidare i campioni della Western, però, c’è molto da fare. Partiamo dalle due mosse più intriganti e discusse di Danny Ainge: Gordon Hayward dalla free-agency e Kyrie Irving dai Cavaliers. Il primo, pupillo di Brad Stevens dai tempi di Butler, è un fit perfetto nella 5-out offense. Completo offensivamente, difensivamente attento e diligente, potrebbe essere impiegato anche come portatore di palla aggiuntivo ad Irving e Horford con licenza di prendere possesso del lato debole. Ciò che fa veramente comodo, però, è la sua capacità di leggere spazi e difese avversarie. Hayward ha una decision making di altissimo livello, non forza le conclusioni, sa “giocare attorno” ai recuperi difensivi ed ha un range tiro molto esteso. Queste caratteristiche saltano all’occhio vedendo quanti tiri non contestati riesce a prendere. I freddi numeri parlano piuttosto chiaro: 30 tiri stoppati su 1037 totali in stagione, più o meno la stessa percentuale di Steph Curry. Per fornire un quadro migliore della situazione, Harden è fermo a 4,5%, Westbrook e Irving abbondantemente sopra il 3%, così come LeBron. Se prendiamo in considerazione solo i tiri entro i 5 metri i risultati rimangono più o meno gli stessi. In sintesi, le mani di Hayward potranno diventare oro colato per i Celtics, potendo aprire spazi in area per Irving e sapendo comunque concludere con efficienza.

Kyrie Irving è arrivato successivamente nella trade più discussa dell’estate. Dopo le voci di rottura tra lui e LeBron, Danny Ainge ha trovato un accordo con il neo GM dei Cavaliers Koby Altman cedendo comunque asset importanti ed un protagonista assoluto di questa ultime stagioni come Isaiah Thomas. A dire la verità, era preventivabile lo scambio di due tra Bradley, Smart ed IT per semplici questioni economiche, dovute alla coincidenza della scadenza dei loro contratti. Se Bradley ha dovuto abbandonare da capitano la franchigia che lo ha lanciato per far spazio al contratto di Hayward, Thomas è stato usato come controparte nell’arrivo di Irving, lasciando il solo Smart da rinnovare. Il rimpasto del roster, seppur molto doloroso da un punto di vista “sentimentale”, va letto anche sotto questa lente, considerando comunque che Hayward e Irving saranno le due star di Boston nel futuro a medio termine.

Non vediamo l’ora di capire quanto potrà essere efficiente questa coppia in campo. www.yahoosports.com

 

È vero però che, se da una parte gli arrivi avranno effetti molto positivi su un attacco che l’anno scorso pendeva dalle giocate di IT, l’identità difensiva e di spogliatoio dei Celtics è da costruire da capo, anche per chi è rimasto. Situazione paradossale vedere Horford, al secondo anno in verde, uno dei “senatori” del gruppo. Stessa situazione per Jaylen Brown, draftato l’anno scorso ed addirittura Smart, che sta uscendo dal contratto da rookie, è il Celtic più “anziano” per anni di militanza. Servirà del tempo per mettere a posto anche le questioni non totalmente attinenti al campo. Stevens però si trova in mano una squadra tagliata su misura per il suo gioco, un “floor” potenziale estremamente alto accompagnato da un’età media di soli 24 anni, quindi una squadra piuttosto giovane.

C’è da ricostruire un’identità di squadra ed un sistema difensivo che ha perso due colonne portanti (nessuno poteva vantare tre lockdown defender a roster come Bradley, Smart e Crowder) ed Irving in difesa è semplicemente un Thomas più alto. Brown e Tatum saranno piuttosto importanti dalla second unit, il primo potrebbe anche vedere spesso lo starting five. Gli altri arrivi sono mirati e funzionali, Morris ha un ottimo contratto in rapporto alle sue prestazioni, Theis è un lungo ma sa tirare da fuori (circa un nuovo Jerebko), Baynes e Ochefu i tanto agognati “sette piedi”. Poche certezze, molto tempo per lavorarci, ottimo materiale. Fino ad oggi coach Stevens ha fatto un lavoro stupendo ed Ainge gli ha messo davanti una sfida piuttosto impegnativa, che cosa ne verrà fuori?

Giocatore da osservare: Marcus Smart

Come si è detto in precedenza: veterano dello spogliatoio, contratto in scadenza, ultimo lockdown defender rimasto a roster dall’anno scorso. Il suo rinnovo dovrà essere sbrigato in fretta perché oggi è un elemento imprescindibile ed unico nel suo genere, e sta pure lavorando molto per migliorare il suo fisico e la sua meccanica di tiro.

Ad oggi è una guardia fatta e finita, può giocare assieme ad Irving per compensarne le mancanze difensive e dividere i minuti con Brown (che in quintetti estremi potrebbe anche fare il 3). La metà campo difensiva è il suo terreno di caccia: può difendere contro gente più grossa grazie alla sua forza fisica, possiede un’ottima postura cercando sempre di tenere a contatto l’attaccante con una mano, ha un innato istinto per le steal, divora lo spazio vitale dell’avversario aiutandosi con le linee del campo, prende il tempo sulle penetrazioni guadagnando falli da sfondamento, trova benissimo le distanze ed i tempi dei closeout.

In sostanza, è un clinic difensivo vivente ed uno dei migliori difensori della Lega. Da migliorare la parte offensiva (soprattutto quel tiro molto ondivago) ma sembra averci lavorato in offseason.

 

1) CLEVELAND CAVALIERS (51-31 e 2° posto nel 2016-17)

A cura di Nicolò Marchese

Quintetto base previsto: Rose (Thomas non appena rientrerà dall’infortunio), Wade, James, Crowder, Love.

Panchina: Frye, Shumpert, Thompson, Smith, Zizic, Calderon, Green, Korver, Osman, Perkins, Rose (non appena Thomas rientrerà dall’infortunio).

Il giardino del Re sarà ancora così fertile e rigoglioso? Così parrebbe. È vero, ha salutato Kyrie Irving, desideroso di tenere in mano da solo le redini di una franchigia, ma il nuovo GM Kobe Altman è stato molto bravo a “limitare i danni” per quanto possibile: sono arrivati, infatti, elementi importanti del calibro di Jae Crowder, Ante Zizic (molto interessante in prospettiva futura) e soprattutto Isaiah Thomas, le cui condizioni fisiche rappresentano l’unico dubbio reale. Qualora queste risultassero anche solo vagamente paragonabili a quelle della passata stagione, i Cavs avrebbero trovato un “secondo violino” capace di supportare LeBron James allo stesso modo, o addirittura meglio, di quanto abbia fatto Irving.

Ma lo scambio con Boston non è stato l’unico cambiamento “tellurico” in quel dell’Ohio. Gli arrivi di Rose e Wade potrebbero, col senno di poi, risultare dei veri e propri colpacci, per utilizzare un termine prettamente calcistico. L’aspetto da sottolineare e da monitorare è soprattutto mentale: sia l’ex Chicago che l’ex Miami hanno voglia di riscatto dopo periodi poco felici, hanno tutto da dimostrare, in primis la loro capacità di incidere ad alto livello. I dubbi, come di consueto, riguardano la loro tenuta fisica: su Rose le incognite sono maggiori, con New York si è intravista un’esplosività simile a quella dei bei tempi, tocca riconfermarsi; Wade affronta il logorio dell’età, sta a lui dimostrare di avere ancora il “fuoco sacro” dentro.

E qualche lampo in Preseason l’ha già mostrato.

Dal punto di vista “tattico”, coach Lue ha a disposizione soluzioni diverse rispetto al passato. Il catalizzatore sarà ancora, com’è ovvio che sia James, ma attorno a lui i “movimenti” e lo spacing dovrebbero essere differenti. Per aumentare ancor di più la pericolosità perimetrale della squadra, Lue ha deciso di declassare Thompson dallo starting 5 per inserire Crowder, che dovrebbe agire da numero quattro, con Love da centro. Una mossa dettata anche da un back court completamente rivoluzionato dopo l’addio di Irving e lo spostamento di J.R Smith in panchina, apparso prima contento e poi frustrato per questa scelta – come del resto Love, in un momento assai delicato per lo spogliatoio dei Cavaliers.

A proposito di tiratori, è tutta da verificare la verve dalla linea del tiro da tre punti dei sopra citati Rose e Wade. Il primo, nella passata stagione, ha tirato dalla lunga distanza con il 22%, in carriera non supera il 30%. Dovrà mettere a punto un fondamentale che potrebbe risultare decisivo ai fini della sua nuova “fioritura”; il secondo non è mai stato un “cecchino”, ma negli ultimi anni di carriera ha dimostrato di avere molta più fiducia nel tiro dalla lunga distanza. C’è da capire come modellerà il suo ruolo con LeBron accanto a sé.

L’utilità di Crowder, poi, toccherebbe picchi eccezionali se considerata la metà campo difensiva: la possibilità di far “riposare” LeBron in alcuni possessi è di inestimabile valore, Lue lo terrà a mente per tutto il corso della stagione. L’idea del coaching staff è quella di aumentare il pace offensivamente, solamente il quindicesimo della Lega nella passata stagione, e, soprattutto, aumentare un defensive rating da sempre tallone d’Achille di questa squadra – e in questo senso, la scelta di levare Thompson dal quintetto non aiuta.

Di nuovo insieme. www.wkyc.com

Il materiale umano c’è, tocca plasmarlo a dovere. Grande curiosità c’è attorno all’efficacia di Jeff Green, chiamato al salto di qualità dopo anni opachi, e di Cedi Osman, molto positivo ad Eurobasket, che qualche lampo di talento ha già mostrato in pre-season. Tornare alle Finals è l’obiettivo minimo, anche se il vero traguardo presente nella mente di James è l’anello. I discorsi sul suo futuro sono stati volutamente rimandati alla prossima estate, il Re appare in una forma fisica mai vista prima, nonostante stia per cominciare la sua quindicesima stagione. Fonti vicine a lui ed alla squadra lo hanno descritto come molto fiducioso, addirittura di più rispetto al 2016, anno del titolo vinto contro Golden State in finale.

 Giocatore da osservare: Derrick Rose

C’è molta curiosità attorno a Derrick Rose. Se le sue condizioni fisiche saranno perlomeno accettabili, a Cleveland c’è di che pensare positivo. Un giocatore come lui, fondamentale fino al ritorno di Thomas (ma anche dopo), potrebbe allinearsi perfettamente ad uno come LeBron, potrebbe rivestire al meglio il ruolo di “scudiero” del Re.

 Ma, soprattutto, Rose ha l’occasione, praticamente sette anni dopo l’ultima (e praticamente unica) volta di poter competere per il titolo, fattore mai da sottovalutare dal punto di vista mentale. Un contesto “vincente”, con giocatori “vincenti” attorno, può far risvegliare sensazioni sopite e farti diventare decisivo. Da sottolineare anche le parole di LeBron James, che ha dichiarato di voler far tornare Rose un giocatore da massimo salariale, considerato che è stato firmato al minimo garantito per i veterani. Un’intenzione, questa, non nascosta nemmeno dallo stesso Derrick, che ha assicurato che “la prossima volta che dovrò essere pagato, verrò pagato il doppio”.

Ora è arrivato il momento di fare sul serio: l’ultimo treno sta passando in questo momento e lui ci deve salire a bordo, per evitare di trasformarsi in un completo “rammarico” cestistico.