Ma quanto è bello il basket #3: Paul George, the “Afterthought”

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Il “battezzabile”. Ecco come è stato più volte definito Paul George, classe 1990, eletto miglior giocatore del mese di novembre 2013 in compagnia di Kevin Durant. E proprio quest’ultimo, alla vigilia di Okc contro Indiana aveva dichiarato di non voler sentire parlare di lui, di quel Paul George con il quale recentemente è stato “costretto” a dividere i riflettori. E nonostante il primo scontro fra i due se lo sia aggiudicato  il numero 35 in maglia blu, ciò non cambia il fatto che il ragazzino nativo della California, che porta cucito sulle spalle il numero 24 (sognando forse un giorno di arrivare là dove oggi gioca un altro che di quel numero ne ha fatto il suo stile di vita – 24 come le ore dedicate alla pallacanestro -, KB), di cose da dire ne ha ancora molte. Non a caso nominato Mip (Most Improved Player) della scorsa stagione, Paul può essere definito a tutti gli effetti un “go-to guy”, termine usato in America per indicare una persona capace di risolvere facilmente le difficoltà incontrate da altri. “Nel giro di tre anni diventerò un’All-Star e poi vedrete”.

Furono queste le prima parole rivolte da Paul ai suoi compagni degli Indiana Pacers, che nel 2010 lo scelsero al Draft NBA  con il numero 10. Detto, fatto. Nel novembre 2013 i Pacers hanno raggiunto il record per il miglior avvio di stagione (16-1), dopo che nel giugno 2013 erano riusciti a portare i Miami Heat fino a gara 7 delle Finals di Conference, arrendendosi solo all’ultimo davanti all’indomabile Lebron James. Finale amaro per Paul George, che già sognava di toccare con mano il trofeo più ambito. “Non ci sono state lacrime, ma ero davvero arrabbiato” ha commentato di recente, “Essere ad una partita sola dalle Finali NBA. Ci sono tantissimi campioni che non sono mai riusciti ad arrivare alla Finals. Essere ad un passo e non riuscire a raggiungerle mi ha fatto arrabbiare, soprattutto con me stesso”. Ma è da queste esperienze che nasce l’animo da guerriero, e mai come oggi George ne è un esempio. Fiducioso nei suoi mezzi, e accompagnato sempre da quella piccola dose di rabbia necessaria per vincere ogni grande sfida, è sicuramente uno fra i candidati a scrivere la storia di questa stagione.