NBA Advanced Stats: DeMar DeRozan e l’arte della “troppa perfezione”

Nel terzo appuntamento della rubrica analizziamo i motivi che hanno portato la guardia dei Raptors nell’Olimpo della NBA 2016/2017.

di La Redazione
  • di Niccolò Targi

Venerdì 18 novembre 2016 i Toronto Raptors passano al Pepsi Center di Denver dopo un overtime, portandosi 8-4 in stagione. DeMar DeRozan chiude il match con 30 punti, 5 rimbalzi, 4 assist, 2 palle rubate ed alcuni canestri nei momenti decisivi. E’ la decima partita, sulle 12 fin lì disputate dall’inizio della regular season, in cui il #10 segna 30 o più punti: è il primo a riuscirci dopo Michael Jordan ormai ben 30 stagioni fa. Ma chi? Proprio lui? Quel non-tiratore limitato e monodimensionale di DeRozan?”. Sì, lui, che appena nel 2012 aveva attirato molte critiche su Colangelo, GM dei canadesi reo di aver fatto firmare un’estensione contrattuale alla spropositata cifra di 9 milioni annui per le successive 4 stagioni ad una guardia senza tiro perimetrale e con un’intelligenza cestistica tutt’altro che comprovata. Se oggi DeRozan è il leader di una delle migliori squadre della Eastern Conference (e di milioni annui ne prende ventisette) lo si deve alla crescita esponenziale che ha avuto in tutta la sua carriera e che in questa prima metà di stagione gli ha fatto raggiungere livelli altissimi, tanto da dover scomodare persino un vecchio record di MJ.

La carriera del 27enne prodotto di USC ha sempre parlato di un ottimo atleta capace in difesa ma discontinuo e soprattutto limitato in attacco. DeRozan non ha infatti mai superato il 33% da tre nelle sue 7 stagioni in NBA (e non lo farà neppure in questa) prendendosi sempre meno di 3 triple in media a partita, numeri atroci per una guardia, specie se della sua importanza all’interno del sistema di gioco della sua squadra. La sua propensione al mid-range jumper ed alle penetrazioni al ferro è fin troppo ovvia e la mancanza di un’arma del genere nel suo arsenale lo ha sempre ovviamente frenato. Eppure nella stagione in corso sta viaggiando a 28 punti a partita (5° in NBA dietro a Westbrook, Thomas, Harden e Davis, +4.5 punti rispetto all’anno precedente) conditi da 1 rimbalzo offensivo, 4.4 rimbalzi difensivi, 3.8 assist e 1.2 palle rubate, con oltre il 47% al tiro: esclusi gli assist, sono tutti career-highs. Il fatto incredibile, ed anche piuttosto raro, è che DeRozan non ha raggiunto questi livelli diventando quanto meno accettabile in ciò che non sapeva fare, ma lo ha fatto massimizzando i suoi punti di forza e rendendoli “troppo perfetti” prima che troppo scontati. Il tiro da fuori infatti rimane ancora inaffidabile: il 93% dei suoi tiri dal campo sono two-pointers ed oltre il 96.2% dei suoi punti sono ricavati da tiri dentro l’arco o dalla lunetta (in entrambi i casi soltanto Livingston ha percentuali superiori, ma di punti ne segna 5.4 di media e non 28…).

È fin troppo evidente come la sua produzione si basi su tiri liberi e da due, mentre le triple sono pressoché irrilevanti.
È fin troppo evidente come la sua produzione si basi su tiri liberi e da due, mentre le triple sono pressoché irrilevanti.

Per migliorarsi anno dopo anno pur rimanendo un giocatore (molto) efficace soltanto dentro l’arco, DeRozan ha lavorato duramente per eccellere nelle situazioni offensive in cui la sua esplosività ed il suo dinamismo lo favoriscono, quasi tralasciando gli altri aspetti del gioco offensivo. Ad esempio, rispetto alla stagione passata sono diminuite le situazioni off the screen e di spot-up (rispettivamente del 6% e 5%), mentre sono aumentati gli isolamenti, le transizioni e soprattutto i P&R (+8%), le principali armi sue e dei Raptors che sono primi in NBA per PPP in situazioni di P&R concluse dal ball-handler.

Oltre a tonnellate di P&R ed isolamenti, il grafico evidenzia la bassa quantità di situazioni dove non è il fulcro del gioco: un fatto insolito per una guardia.
Oltre a tonnellate di P&R ed isolamenti, il grafico evidenzia la bassa quantità di situazioni dove non è il fulcro del gioco: un fatto insolito per una guardia.

Nella stagione 2011/2012 DeRozan aveva preso 91 tiri a seguito di un blocco portato sul suo difensore, segnandone appena 32. Al giro di boa della regular season 2016/2017, invece, è già a quota 485 tiri tentati in questa situazione, con 0.971 PPP che lo assestano nel 85esimo percentile. Lo sfruttare il blocco di un compagno per prendersi un vantaggio sul proprio difensore sufficiente per tirare o arrivare al ferro è la giocata principale di DeRozan (così arriva il 40% delle sue conclusioni, è lui il vero play di Toronto, ben più di Lowry), che può usare la sua forza nelle gambe per produrre punti con continuità. Rimane ancora incomprensibile il motivo per cui molte squadre decidano di passare sopra al blocco mandandolo in area, dove è più efficace piazzandosi nel 87esimo percentile contro il 61esimo raggiunto quando la difesa gli lascia più spazio per il tiro passando sotto al blocco. Per ovviare ai suoi problemi nel tiro da fuori, una parte significativa dei blocchi gli viene portata quasi dentro l’arco (solo Wall, altro giocatore che non fa del tiro da fuori la sua arma migliore, sfrutta questo tipo di giocata quanto lui), dove specialmente sul lato sinistro del campo raggiunge risultati molto buoni: così facendo, la scelta della difesa di proteggere l’area può venire comodamente punita col suo tipico jumper, che comunque rimane la sua soluzione preferita anche dopo aver ricevuto un blocco alto da specialisti come Valanciunas, Patterson o Nogueira.

Aprendo una parentesi e tornando alla scorsa stagione, ci sarebbero poi anche cose tipo questa qui.
Aprendo una parentesi e tornando alla scorsa stagione, ci sarebbero poi anche cose tipo questa qui.

 

La straordinaria efficacia di questo tipo di situazioni è inoltre favorita dalle tantissime giocate diverse che può scegliere una volta bloccato il difensore, che lo rendono ancor più difficile da marcare. DeRozan infatti, specialmente sul lato destro del campo, può sfruttare l’esplosività delle sue gambe per allargarsi con un arresto laterale a 2 tempi per prendersi quello spazio sufficiente per ruotare il corpo e la spalla per il tiro, un movimento all’apparenza tanto scomodo quanto forzato e faticoso ma che invece riesce a compiere in modo semplice e continuo; può servirsi di qualsiasi tipo di spin; può utilizzare il suo ottimo eurostep, ancor più micidiale se unito al suo atletismo, per attaccare il lungo dopo un P&R o eludere gli avversari in contropiede; infine è bravissimo a proteggere la palla con il corpo sull’aiuto del lungo, oppure a portarla in alto fuori dalla portata del difensore, sia per proteggerla sia per fintare una conclusione che prende in seguito. Le giocate però in cui forse sublima l’unione delle sue caratteristiche fisiche e tecniche sono quelle in cui sfrutta la capacità di prendere e tenere bene il contatto contro i lunghi avversari, riuscendo a trovare buone soluzioni di tiro.

Il modo in cui sposta un cubo di cemento compatto come il corpo di Draymond Green è IMPRESSIONANTE.
Il modo in cui sposta un cubo di cemento compatto come il corpo di Draymond Green è IMPRESSIONANTE.

 

Il vantaggio che si prende con i due passi laterali, oltre ad essere molto elegante, è anche irrecuperabile per quasi tutti i difensori NBA.
Il vantaggio che si prende con i due passi laterali, oltre ad essere molto elegante, è anche irrecuperabile per quasi tutti i difensori NBA.

 

Un’altra situazione su cui DeRozan sta costruendo la sua superba stagione sono gli isolamenti (4.5 a partita, terzo dietro a due specialisti come Irving e Lillard per PPP tra coloro che se ne prendono almeno 3 a serata), in cui può sfruttare a piacimento tutte le sue caratteristiche. Se ha abbastanza spazio può alzarsi e tirare, senza trovare grande opposizione da giocatori pari-ruolo che difficilmente possono fronteggiare il suo atletismo unito ai suoi 201 cm, altrimenti può andare al ferro contro ogni tipo di avversario sfruttando l’ottimo footwork (“Best footwork I’ve seen in a long time” cit. KD) ed uno skill set semplice ma pulitissimo ed efficace con cui si prende anche il minimo vantaggio che poi è bravissimo a mantenere usando il piede perno ed ogni tipo di finta una volta arrestato il palleggio, una specialità in cui è tra i migliori della Lega. L’aspetto più interessante di questa giocata è la sua straordinaria produttività quando le difese lo spingono a penetrare usando la mano debole: mentre nella stagione scorsa segnava 1.01 PPP andando a destra ma appena 0.82 a sinistra, quest’anno è a 0.95 a destra (comunque sopra alla media della Lega) ma addirittura a 1.22 nelle penetrazioni a sinistra. Questo fatto, generato da un forte incremento di produttività in tutte le conclusioni possibili (pull-up, runner, lay-up), specialmente quelle dove non deve ricorrere alla mano mancina ma può continuare con la destra, ha permesso a DeRozan di accettare senza problemi la spinta verso la mano debole delle difese (l’anno scorso era 59% – 41% in favore della mano destra, quest’anno invece 51% – 49% per la sinistra), che adesso non hanno più una scelta tanto migliore delle altre per fronteggiare questo tipo di giocata.

Eccellente, DeMar.
Eccellente, DeMar.

Il suo talento viene poi messo in risalto anche nelle situazioni di post-up, in cui non sono molti a potersi opporre con la stessa forza ed agilità con cui arriva al ferro o tira dal palleggio. Non è un caso quindi che DeRozan con 1.14 PPP sia primo assoluto in NBA tra chi gioca almeno 2 post-ups a partita, una situazione che gli permette inoltre di sfruttare la sua cresciuta lettura del gioco (mai così tanti assist in carriera) per trovare i tagli dei compagni o, più frequentemente, i tanti ottimi tiratori liberi sul perimetro a causa del collasso in area della difesa pronta ad aiutare il suo difensore: nessuno tra i vari Lowry, Carroll, Ross e Patterson tira con meno del 36% coi piedi oltre l’arco. Come se non bastasse, DeRozan è anche estremamente efficace nell’attacco in transizione (85esimo percentile), che lo rende un giocatore capace sia di guidare un attacco a metà campo sia di alzare il ritmo della partita attaccando il canestro avversario senza sosta trovando spesso punti facili in lunetta: è sesto per tiri liberi tentati a partita, segnati con oltre l’84%.

Non pecca certo di equilibrio, coordinazione ed ormai appunto anche uso della mano mancina.
Non pecca certo di equilibrio, coordinazione ed ormai appunto anche uso della mano mancina.

 

Il suo status di giocatore-franchigia è poi certificato dalle sue ottime percentuali quando tira con meno di 4 secondi sul cronometro dell’azione, un ambito in cui rientra tra le superstars della Lega: con 0.948 PPP è settimo nella classifica (guidata da Lowry) dei giocatori con almeno 2 tiri a partita in questa situazione, davanti a LeBron e Carmelo, ma con un numero di tiri altissimo, superato solo da Harden, Cousins e dallo stesso LeBron ma con risultati peggiori.

Difesa competente, long-two che ti fa pensare "che tiro del c****". Canestro.
Difesa competente, long-two che ti fa pensare “che tiro del c****”. Canestro.

 

Di contro, è evidente come non sia altrettanto efficace in aspetti del gioco offensivo in cui le sue caratteristiche non vengono esaltate, come spot-up e situazioni off the screen. Analizzando le situazioni di spot-up, ad esempio, in cui conclude appena il 6% dei suoi possessi, si trova infatti nel 39esimo percentile con 0.917 PPP. Basti pensare che giocatori come Paul o Wall, due generali in campo per le rispettive squadre e ball-handlers di primo livello dai quali passa gran parte dei giochi offensivi di Clippers e Wizards, sfruttano questa situazione comunque più di DeRozan. Se per quanto riguarda Paul questo può essere in parte spiegato dal fatto che i biancorossi di Rivers dispongono di soluzioni offensive in grado di tenere CP3 pronto come tiratore sugli scarichi (la completezza di Griffin, le uscite di Redick,…), è stupefacente come persino Wall, che pure è dotato di un tiro non molto continuo e non è affiancato da compagni del livello di Griffin o Lowry, utilizzi questa soluzione più di DeRozan. Sono soltanto Harden, Westbrook e Livingston a sfruttare i tiri sugli scarichi dei compagni meno del leader dei Raptors, e qui le considerazioni da fare sono due, che sottolineano entrambe la centralità del #10 dei canadesi nel loro gioco: la prima è che, tolto Livingston che è in questo gruppo solo per l’inesistenza del suo tiro da oltre i 4-5 metri, questo dato accosta DeRozan ai due giocatori che nella NBA 2016/2017 sono più universalmente riconosciuti come deus ex machina delle rispettive squadre; inoltre, l’unica spiegazione possibile al fatto che un giocatore come lui, che non ha nel catch’n’shoot la sua arma migliore ma che non è neppure così dannoso (il 39% dei giocatori fa peggio di lui), sfrutti questa soluzione così poco è che la sua importanza nella costruzione del gioco offensivo della sua squadra sia così alta che non lo si può “sacrificare” lasciandolo fermo su un lato in attesa dello scarico di un compagno. Per inciso, non a caso Toronto è tornata a vincere contro Milwaukee dopo aver subito due sconfitte consecutive in concomitanza con i primi due DNP stagionali del loro leader.

DeRozan è anche quarto per USG%, la percentuale di giocate offensive della propria squadra che un giocatore si prende: il nome dei giocatori che lo precedono e forse soprattutto quello di coloro che lo seguono danno un'idea dello status che ha raggiunto.
DeRozan è anche quarto per USG%, la percentuale di giocate offensive della propria squadra che un giocatore si prende: il nome dei giocatori che lo precedono e forse soprattutto quello di coloro che lo seguono danno un’idea dello status che ha raggiunto.

Inutile negarlo, gli aspetti del gioco di DeRozan non lo rendono il giocatore più affascinante dell’NBA. Forse è il giocatore in cui la bellezza e la pulizia tecnica e stilistica di certi gesti convivono più evidentemente con il senso di forzatura e di limitatezza di altri gesti, o talvolta persino degli stessi. Per lo status che si è guadagnato nel corso degli anni DeRozan è profondamente a disagio in certe situazioni, ma la strada che Casey ed il suo staff hanno deciso di perseguire è quella di insistere sui pregi e di isolare i difetti. Si prende una quantità abnorme di tiri dalla media contestati? Sì, ma li segna. Daryl Morey, GM di Houston e primo sostenitore di un sistema di gioco che favorisca la selezione dei tiri statisticamente migliori (triple o conclusioni al ferro), con ogni probabilità non gradirebbe avere un giocatore come lui nella sua squadra. DeRozan è l’anti-statistica, è il perfetto opposto del Seven Seconds or Less che D’Antoni ha impiantato così bene nei Rockets 16/17, ed i risultati stanno dando ragione alla dirigenza texana: Houston con 114.5 PPG ha il secondo miglior attacco ed è saldamente in terza posizione ad Ovest. Ma in terza posizione nella classifica dei punti segnati/partita ci sono proprio i Raptors, che guidati da un giocatore così avulso dalle logiche numeriche di Morey, nella prima parte della regular season hanno viaggiato a ritmi realizzativi da primo attacco all-time. Ed è bene ricordarsi questo quando si valutano le prestazioni di un giocatore, come in questo caso con DeRozan, o di una squadra: il metro di giudizio è il campo e non c’è un solo modo per raggiungere i propri obbiettivi. Finchè i risultati sono favorevoli criticare è molto difficile, e farlo di fronte ad un giocatore che ha saputo lavorare sui propri punti di forza tanto da renderli così competitivi da nascondere le debolezze fino a raggiungere questi numeri lo è ancora di più. So restricted, so strong: questo è DeMar DeRozan.

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