NBA on this date. 1 giugno 1979 i Seattle Supersonics vincono il titolo NBA

NBA on this date. 1 giugno 1979 i Seattle Supersonics vincono il titolo NBA

Vittoria in 5 partite nella serie finale contro Washington nella rivincita delle Finals dell’anno prima. I Sonics vincono così il primo e unico titolo NBA della loro storia. Una cavalcata firmata Gus Williams e Jack Sikma.

di Alessandro Elia

Il 1°giugno 1979 i Seattle Supersonics trionfano nelle Finals contro Washington. E’ il primo e unico titolo della franchigia nata nel 1967 e trasferitasi a Oklahoma City nel 2008, arrivato al termine di una stagione da record culminata con il 4-1 nella serie contro i campioni uscenti dei Bullets. Bilancio di 52-30 al termine della regular season per i Sonics allenati da Lenny Wilkens che nel primo turno dei playoff vincono contro i Lakers 4-1 con gara-2 e 3 chiuse in proprio favore dopo un overtime. Nella Finale della Western Conference c’è Phoenix, con Seattle che strappa il pass solo alla settima partita.

Seattle ritrova la Finale dopo un anno. C’erano proprio i Sonics nel ’78 a contendere a Washington l’Anello con i Bullets vincenti 4-3. Il fattore campo è a favore della squadra della Capitale, che in regular season ha vinto due partite in più. Si inizia proprio al Capital Center e i locali vincono 99-97. I Sonics non hanno paura. Sarà quella l’unica sconfitta in quella serie. Gara-2 è vinta 92-82, si va alla King Dome che è una bolgia in gara-3 (vinta 105-95) e ancor di più in gara-4 finita dopo un overtime 114-112 in favore della squadra di Wilkens che vince 97-93 nella quinta partita che assegna il titolo.

Sul finire degli anni ’70 Seattle era, con Portland, l’unica alternativa a Ovest ai Lakers. Una squadra composta da un’asse play-pivot di prim’ordine formato da Gus Williams e Jack Sikma, un grande difensore del calibro di Dennis Johnson, MVP di quelle Finals vinte contro i Bullets, e il  solidissimo Fred Brown.

Nel Draft del 1975 Gus Williams venne scelto al 2°giro con il numero 20 da Golden State. Una chiamata non certo prestigiosa ma che non nascose il talento del prodotto di Southern California University. Ai Warriors era chiuso dalla stella Rick Barry e dagli emergenti Phil Smith e Jamaal Wilkes. Nonostante non recitasse un ruolo da protagonista, Williams al suo anno da rookie gioca 77 partite con una media di 22.4 minuti e 11.8 punti. Nella stagione 76/77 le sue cifre calano e finirà per lasciare la Baia, infatti ad ottobre del 1977 firma con Seattle: da quel momento Gus Williams diventerà “The Wizard”. L’inizio del campionato 77/78 è però drammatico. Seattle parte con un record di 5-17 che porta all’avvicendamento in panchina di Bob Hopkins con il giovane Lenny Wilkens (ex grande playmaker proprio dei Sonics). La squadra svolta. Il bilancio è di 42-18 e Williams diventa il leader conducendo Seattle fino a quella Finale NBA persa alla settima partita contro Washington.

L’anno dopo, quello terminato proprio il 1°giugno, sarà la stagione della memorabile rivincita. Un cammino esaltante con la consapevolezza di aver tutte le carte in regola per la vittoria. La King Dome era stipata all’inverosimile per i più grandi Sonics della storia guidati proprio da Gus “The Wizard” Wulliams. Con la palla in mano è il giocatore più pericoloso della Lega, un grande penetratore e sempre pronto al contropiede. Tiratore eccellente e visione di gioco a 360 gradi. Davvero impossibile da fermare! 19.2 punti in regular season e 26.6 nei playoff con l’acuto dei 36 punti realizzati in gara-4 di finale.

Dall’altra parte del segmento play-pivot c’era un centro corpulento, alto, biondo che diventò anche il precursore di una nuova tipologia di giocatori nel suo ruolo. Jack Sikma sorprende tutti quando all’epoca di scegliere l’università volta le spalle all’University of Illinois e va nel piccolo college di Division III di Illinois Wesleyan a Bloomington, a sud della natia Kankanekee. Il merito di quella scelta è del coach dei Titans, Dennie Bridges, che lo ha strappato ai college più prestigiosi dicendoglli che, se avesse indossato quella canotta, sarebbe stato sin da subito il leader della squadra. Nonostante lo status di Division III avrebbe comunque giocato un buon numero di partite contro squadre di Division I. Sikma era un grande prospetto ma non a tal punto da poter dominare da subito ad alto livello collegiale. Era un giocatore che doveva maturare con il giusto timing e coach Bridges (36 anni sulla panchina dei Titans) si rivelò la persona più indicata per lo sviluppo delle potenzialità di Jack. Fin dal primo anno Sikma divenne la bandiera dei Titans che oggettivamente un giocatore così forte non lo avevano mai avuto. Ebbe anche una buona esposizione mediatica e si trovò a rivaleggiare per tutto il suo anno senior con altri centri papabili per il Draft del 1977. Sikma venne scelto al #8 dai Seattle Supersonics, chiamata che fu definita da molti azzardata. Quei Sonics erano un cantiere in costruzione. Avevano appena preso Gus Williams da Golden State ed erano alla ricerca di un nuovo equilibrio. Nella sua stagione da matricola (quella finita con la Finale NBA persa contro Washington in gara-7) Sikma si comportò molto bene (10.7 punti e 8.3 rimbalzi) giocando da cambio di Marvin Webster e Mike Green. Nella stagione dell’Anello coach Wilkens credette in Jack. Vanno via Webster e Green e Sikma va a prendere posto nel mezzo della front line dei Sonics. Al centro dell’Illinois viene chiesto di segnare e prendere rimbalzi, diventare un’opzione offensiva sia dentro che fuori dall’area. Il campionato 78/79 è quello dell’esplosione. Arriva il titolo NBA targato Williams, Dennis Johnson e Jack Sikma (15.6 punti e 12.4 rimbalzi di media), il quale ha un impatto sul gioco a tratti rivoluzionario. Oltre a essere un grande uomo d’area e ottimo rimbalzista, Sikma riesce a essere pericoloso anche in sospensione da 4-5 metri, caratteristica impensabile per i centri dell’epoca, e tiene anche una eccezionale percentuale ai liberi (85%).

C’erano tutti gli ingredienti per far diventare quella dei Seattle Supersonics un dinastia. Quella di Williams, Sikma, Johnson e Lennie Shelton, ma qualche centinaio di chilometri più a sud arrivava a Hoolywood un certo Magic Johnson. Infatti nella stagione 79/80, nonostante una grande regular season (56-26), nella Finale della Western Conference i Sonics perdono 4-1 proprio contro i Lakers che vincono il titolo contro Philadelphia. In quella stagione Williams fu ancora grandioso (22 punti e 4.8 assist) ma qualcosa inizia a scricchiolare. Nella stagione successiva ecco il braccio di ferro contrattuale tra Gus e la proprietà che fece saltare l’intera annata 80/81 al playmaker dei Sonics lasciando Seattle fuori dai playoff con un bilancio di 34-48. Il tutto coincise con l’inizio degli anni d’oro della rivalità Lakers-Boston e con quella controversia Williams e Seattle lasciarono passare l’attimo che non tornò più. Quei problemi tra Williams e la dirigenza avviò il calo di rendimento dei gialloverdi, che poi persero anche Dennis Johnson. I Sonics raccolsero in definitiva meno di quello che avrebbero meritato.

Le stagioni seguenti sono comunque buone con i Sonics che raggiunsero i playoff ma che mai furono in grado di confermarsi come reale pretendente al titolo. Nell’84 Williams venne ceduto a Washington dove giocò 5 stagioni con un buon rendimento prima di chiudere la sua carriera nell’86/87 con la maglia degli Atlanta Hawks. Jack Sikma fu la bandiera dei Sonics, rimase fino al 1986 passando poi a Milwaukee dove giocò 5 stagioni senza mai andare oltre le semifinali della Eastern Conference. Sikma si ritirò nel ’91 intraprendendo poi la carriera di allenatore. Suo figlio Luke gioca all’Alba Berlino.

Non ci fosse stato quell’anno di stop le cose per Williams e per i Sonics sarebbero forse andate diversamente e Seattle sarebbe magari diventata per i Lakers quello che Philadelphia era per Boston a Est, e magari Dennis Johnson sarebbe rimasto e non andato a Phoenix. Rimane solo il ricordo di un playmaker autore di 14093 punti in 11 stagioni NBA e di un corpulento centro che ha dimostrato che anche i lunghi possono tirare da fuori.

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