NBA Preview Inside: Clippers – Jazz

NBA Preview Inside: Clippers – Jazz

La presentazione della serie di primo turno dall’esito più incerto ad Ovest.

di Andrea Piazza

#4 LOS ANGELES CLIPPERS (51-31)

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Quintetto:

Chris Paul (PG), J.J. Redick (SG), Luc Mbah a Moute (SF), Blake Griffin (PF), DeAndre Jordan (C).

Cosa dovrebbe funzionare:

Lo Starting 5

I Los Angeles Clippers possono vantare uno dei migliori quintetti di tutta la lega. Nonostante gli infortuni che Chris Paul e Blake Griffin hanno dovuto affrontare nel corso della regular season, lo Starting 5 scelto da Doc Rivers è il terzo più utilizzato in tutta l’NBA per minutaggio (871 minuti), dietro solo alle lineups di Washington e Minnesota. L’equilibrio e la versatilità che questo quintetto regala sul parquet di gioco lo fa posizionare al secondo posto per Net Rating (15.8), se filtriamo schieramenti a 5 uomini che hanno condiviso almeno 300 minuti in campo. Sarà di fondamentale importanza che le prestazioni di questi giocatori siano sempre all’altezza delle aspettative, considerando la probabile rotazione corta che il coaching staff adotterà, per via di una panchina povera di risorse affidabili in post season.

Il potenziale stopper di Gordon Hayward

Luc Mbah a Moute è diventato un giocatore fondamentale per la squadra, in maniera del tutto inaspettata. Il ragazzo ha saputo conquistare il cuore di tutti i tifosi dei Clips per la sua grande attitudine difensiva, che gli permette di reggere l’urto sia contro Small-Forwards che Power-Forwards: si trova infatti in 9° posizione tra le migliori ali grandi nel real-plus minus difensivo, e addirittura in 4° posizione nel Defensive Rating di tutti gli esterni della lega (101.7), dietro a Draymond Green, Danny Green e Kevin Durant. In attacco sa muoversi molto bene tra tagli e spaziature, e anche se si prende pochi tiri (4.7), dal campo viaggia con un ottimo 50%, abbinato ad un rispettabile 39% dall’arco. È una buonissima quarta/quinta opzione offensiva in una squadra di talento come i Clippers, e avrà il compito di contenere la bocca di fuoco principale dei Jazz, Gordon Hayward: nelle precedenti uscite stagionali lo ha limitato per 2 volte sotto i 15 punti (13 nell’ultimo incontro, 7 in quello di febbraio), e dovrà cercare di fare altrettanto in questa serie per non vedersi limitati i suoi minuti.

Blake Griffin contro il quintetto small

Con Derrick Favors non ancora al 100% del condizione, utilizzare con costanza Blake Griffin in attacco potrebbe causare molti problemi alla difesa dei Jazz, che dovrebbe compiere un super lavoro difensivo tra cambi sistematici e duelli 1vs1, contro uno dei giocatori più efficienti in post della lega. I Clippers potrebbero approfittare di questo match-up favorevole per frustare gli esterni dei Jazz in difesa, attesi ad un effort extra nel pitturato, se vorranno continuare a giocare i minuti più importanti del match con Joe Johnson nello spot di 4.

Cosa potrebbe non funzionare:

DeAndre Jordan per molti minuti

Uno dei duelli più interessanti in assoluto sarà quello sotto i tabelloni tra Rudy Gobert e DeAndre Jordan: il centro dei Clippers potrebbe vedere ridotto il suo impiego in caso di hack sistematico, spianando la strada nel pitturato proprio al lungo francese, che se in difesa potrebbe fare i conti con il tiro da 3 di Speights, in attacco dovrebbe essere agevolato nelle tante ‘rollate’ a canestro.

La difesa su Rodney Hood

Joe Ingles dovrebbe partire inizialmente nello starting 5 dei Jazz, ma Rodney Hood potrebbe giocare più minuti sul parquet di gioco per via della sua maggiore pericolosità offensiva. Un Hood sano potrebbe sfruttare il vantaggio di altezza su tutte le guardie dei Clippers, che non avrebbero molte risposte per dargli fastidio, regalando così un’opportunità in più ai Jazz di deresponsabilizzare la loro principale opzione offensiva in attacco, Gordon Hayward.

I fantasmi del passato

I Los Angeles Clippers sono soliti sciogliersi nei momenti importanti dei Playoffs. Aver giocato tanti anni assieme senza aver ottenuto grandi risultati potrebbe aver frustrato un gruppo ormai a fine ciclo (Redick, Paul, Griffin sono tutti in scadenza a fine stagione), che in caso perdesse malamente una delle 2 prime gare allo Staples Center, non siamo sicuri possa avere la forza mentale necessaria per ribaltare la serie. Gli Utah Jazz non hanno pressioni, mentre i Clippers hanno tutto da perdere, essendo il loro (probabile) ultimo ballo.

Giocatore chiave:

La scelta non può che ricadere su Chris Paul. La point guard titolare dei Clippers è l’unico giocatore della serie in grado di poter vincere delle partite da solo, e la sua capacità di mettere in ritmo i compagni costantemente sarà di vitale importanza, per far muovere una difesa molto organizzata come quella dei Jazz.

 

#5 UTAH JAZZ (51-31)

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Quintetto:

George Hill (PG), Joe Ingles (SG), Gordon Hayward (PF), Boris Diaw (PF), Rudy Gobert (C).
Il quintetto potrebbe cambiare in corso d’opera con l’inserimento di Favors al posto di Diaw, e di Hood al posto di Ingles.

Cosa dovrebbe funzionare:

La difesa

I tanti infortuni ai giocatori chiave della squadra potevano tagliare le gambe ai Jazz, che invece sono riusciti comunque a totalizzare 51 vittorie in regular season, proprio come i Los Angeles Clippers. Ad averli tenuti in vita nel corso delle 82 partite sono stati ovviamente Hayward e Gobert, ma soprattutto la difesa di squadra , che si è dimostrata ancora una volta una delle migliori della lega. Utah subisce il minor numero di punti a partita (96.8), impedendo agli avversari di segnare tanti punti dall’arco (24.5, 3° in NBA) e in transizione (10.5, 2° in NBA), ed è terza per Defensive Rating (106.2), dietro solo a due super team come Golden State Warriors e San Antonio Spurs. L’attacco fa vendere i biglietti, la difesa le partite – sopratutto ai playoffs –  e per questo i ragazzi di Quin Snyder possono partire da un ottima base per poter competere contro i loro più quotati avversari.

Il pick-and-roll tra Hayward/Hill e Gobert

Gli Utah Jazz hanno uno dei playbook più corposi di tutta la lega, ma sono molto orientati a giocare il pick-and-roll, concludendolo con un tiro preso dal portatore di palla iniziale, che di solito è Hayward (0,981 PPP) o Hill (1.003 PPP). La perfetta esecuzione di questa play type è alla base di molti possessi offensivi dei Jazz – 20.05% del tempo sul parquet di gioco, 5° per punti segnati a possesso dietro proprio ai Clippers – che amano muovere le difese avversarie con questa tipica situazione di gioco, mettendo due giocatori sugli angoli pronti a ricevere un eventuale scarico del ball handler. Nelle sfide contro LAC in questa stagione regolare, la squadra ha fatto molta fatica a trovare la strada spianata verso il ferro, e nelle poche occasioni in cui ci è riuscita, ha utilizzato questa variante del P&R, che sta diventando sempre più popolare oltreoceano. Si chiama Spain pick-and-roll e chiama in causa non più due ma tre uomini sul parquet di gioco: dopo l’iniziale blocco del rollante, un terzo giocatore deve effettuare un blocco sul difensore del roll man, creando così una situazione di vantaggio per l’attacco di 3vs2. Nel caso Utah non riuscisse a trovare punti dalla situazione che predilige di più in assoluto, ossia quella di spot up, l’esecuzione perfetta di questo schema potrebbe essere molto utile per generare punti facili in attacco.

Joe Johnson da quattro tattico

Dopo l’All-Star Break, Quin Snyder ha deciso di far giocare Joe Johnson costantemente nello spot di 4. La sua capacità di aprire il campo, di creare tiri per sé stesso e per gli altri, ha permesso ai Jazz di sopperire all’assenza di Derrick Favors sotto le plance, rinvigorendo un attacco che con ‘IsoJoe’ in quel ruolo favorisce una migliore distribuzione del pallone, e una maggiore imprevedibilità nell’esecuzione degli schemi offensivi. Seppur il campione statistico sia limitato (63 minuti condivisi insieme), quando Utah affianca a Johnson Hill, Hood, Hayward e Gobert, l’Offensive Rating della squadra sale vertiginosamente (123.6), generando una differenza canestri di +25. Snyder ha recentemente dichiarato di partire con l’idea di chiudere le partite con lui da stretch-4 nel cosiddetto crunch time, momento dell’incontro in cui l’ex Atlanta Hawks si trova pienamente a suo agio. La sua esperienza, e la sua capacità di uscire dal sistema prendendosi tiri dall’alto coefficiente di difficoltà, aiuteranno senza altro un team ancora inesperto nel gestire momenti del genere in una serie di Playoffs.

Cosa potrebbe non funzionare:

Le condizioni fisiche dei titolari

Utah ha dovuto fare a meno di George Hill, Rodney Hood e Derrick Favors per gran parte della stagione regolare. Hill ha dovuto convivere con un sacco di problemi fisici che hanno limitato la sua migliore stagione in carriera a 49 partite giocate; Rodney Hood è stato fuori per 23 match, perdendo un sacco di fiducia nei suoi mezzi, mentre Favors ha dichiarato di aver disputato gran parte dei suoi 50 incontri praticamente su una gamba sola. Nelle ultime partite i Jazz si sono ritrovati con il gruppo al completo, ma quanto davvero sono guariti da tutti i loro problemi fisici le tre pedine citate in precedenza? Senza un loro contributo alla causa del 100%, difficilmente la banda di Quin potrebbe avere chances concrete di upsettare una squadra come i Clippers.

L’attacco stagnante

I Jazz hanno fatto molta fatica in 3 delle 4 uscite stagionali contro i Clippers in attacco. Chris Paul ha frustrato in tantissimi modi le guardie sul perimetro, DeAndre Jordan ha coperto benissimo il ferro e Mbah a Moute ha limitato l’efficienza offensiva di Hayward. Il risultato di tutto ciò è che Utah ha segnato solamente 75 punti nella prima uscita, 72 nella seconda e 95 nell’ultimo e decisivo incontro per regalare il tiebreaker alla squadra di Doc Rivers. L’unica eccezione è stata nella vittoria per 114 a 108 del 14 marzo, dove la squadra ha messo a referto 14 delle 21 triple tentate dall’arco, in una partita dove non hanno mai mostrato periodi di cedimenti al tiro. La sensazione è che i Clippers sappiano come rendere stagnante e macchinosa la motion offense che a Quin Snyder tanto piace utilizzare, rendendo così inefficace e inefficiente il ball movement. Se vorranno davvero vincere la serie, non potranno incepparsi nella maniera descritta in precedenza per lunghi tratti dell’incontro.

La personalità di Gordon Hayward

Hayward è reduce dalla sua migliore stagione in carriera, culminata dalla convocazione all’All-Star Game di febbraio, e ora è chiamato allo step successivo ai Playoffs, per confermarsi come uno degli esterni più forti di tutta la lega. Uno dei suoi difetti principali è quello di scomparire, a volte, dai momenti importanti dell’incontro, facendosi relegare dal team come seconda/terza opzione offensiva. Con Rodney Hood e George Hill pieni di incognite, e con Joe Johnson che non può prendersi tutti i tiri del mondo nel quarto periodo, un atteggiamento da ‘role player’ di Hayward condannerebbe i Jazz ad una uscita breve e dolorosa ai Playoffs. Riuscirà Gordie a mettere a tacere una volta per tutte le dicerie sulla sua tenuta mentale?

Giocatore chiave:

Senza ombra di dubbio Gordon Hayward. Rudy Gobert è il giocatore più determinante per impatto nella squadra, ma la produzione offensiva del numero 20 dei Jazz sarà il vero ago della bilancia della serie.

Pronostico Basketinside.com:

Una delle serie dall’esito più incerto in assoluto, per via dei moltissimi punti di domanda che ergono da una parte e dall’altra. La nostra sensazione attuale è che la maggiore esperienza dei Clippers possa avere la meglio sui Jazz in 6/7 gare, ma non escludiamo eventuali colpi di scena. 

 

 

 

 

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