NBA Preview Inside: Warriors-Jazz

NBA Preview Inside: Warriors-Jazz

La presentazione della semifinale della Western Conference tra Golden State Warriors e Utah Jazz.

di La Redazione

#1 GOLDEN STATE WARRIORS (67-15)

  • A cura di Marco Lacava (Warriors) & Andrea Piazza (Jazz)
www.heavy.com

Quintetto:

Stephen Curry (PG), Klay Thompson (SG), Kevin Durant (SF), Draymond Green (PF), Zaza Pachulia (C).

Cosa dovrebbe funzionare:

La difesa

La difesa è uno dei punti di forza dei Warriors, che possono contare tra le loro fila difensori di notevolissimo livello: Green, Durant, Thompson, Iguodala, Pachulia e McGee. Più volte lo stesso coach Kerr ha dichiarato che a suo avviso Green è il miglior difensore dell’NBA, e come dargli torto. La solidità difensiva, la compattezza nella protezione del ferro, i cambi di marcatura rapidi e, se necessario, la velocità nella ripartenza sono caratteristiche di questi giocatori e le mettono in atto più di chiunque altro nella Lega. I Jazz non arriveranno tanto facilmente a canestro.

Gli Splash Brothers

Sono stati fatti moltissimi elogi a questi due giocarori negli ultimi tre anni e ancora adesso sono più che meritati, rappresentano il faro degli Warriors. Una cosa è certa: se Curry e Thompson girano, gira tutta la squadra. Tutto funziona in armonia e tutti si muovono con i giusti tempi. Cosa fanno in più i due ragazzi? Beh il primo ha dimostrato più volte che da dietro l’arco ci sa fare e con ottimi risultati (alle volte anche per togliere le castagne dal fuoco), inoltre dà geometrie e velocità al gioco: sa quando accelerare o rallentare, tirare o passare, sfondare la difesa o far girare la palla, la mente e la mano congiunte in una sola persona; riguardo il secondo, a parte una meccanica di tiro da prendere, ritagliare e attaccare accanto alla spiegazione del movimento del prof. Naismith, a parte la precisione con cui cerca il canestro da lontano, a parte l’apporto che riesce a dare in fase difensiva, è anche molto veloce in penetrazione sfruttando i blocchi e potrebbe essere la giusta arma per sfondare la difesa dei Jazz.

La Death Lineup

Circa un anno fa veniva elogiato il quintetto composto da Curry, Thompson, Barnes, Iguodala e Green come uno dei più forti e temibili della Lega. Ora c’è un certo KD35 e rimbomba l’eco “uno dei più forti della storia dell’NBA”. Qualcosa vorrà pur dire. Una formazione in cui tutti sanno difendere, sanno tirare, sono rapidi nei passaggi e nei movimenti, sono concreti e decisivi. Con questi giocatori, coach Kerr può sbizzarrirsi negli schemi, pane per i suoi denti per un allievo di Popovich (non proprio uno qualunque). Lo schema preferito? Non esiste, basta sviluppare l’azione su un blocco e creare spazio ad un tiratore. La squadra mette in atto il volere del comandante in modo sublime, trascinata da un capitano non da poco come Curry. Come in attacco, così in difesa (come già detto).

Cosa potrebbe non funzionare:

Kevin Durant

KD è diventato un giocatore importantissimo per questi Warriors, proprio come ci si aspettava. La squadra ha retto bene l’urto in regular season nonostante la sua assenza (14-4 senza KD), ma la sensazione è che in questa serie, più che nella precedente, sia necessaria la sua presenza in campo. Contro i Blazers è stato costretto a saltare Gara-2 e Gara-3 per una contusione alla gamba, e in G4 è sceso sul parquet di gioco per soli 20 minuti. Golden State avrà bisogno di un Durant al 100%, se non vorrà andare incontro a delle avversità contro Utah. Alla fine i ragazzi di Oakland hanno passato comunque il turno e si sono imposti con un netto 4-0 sui Trail Blazers, ma la sensazione è che contro avversari più ostici e senza Durant, potrebbe non essere così facile vincere la sfida. Tanto del gioco dei Guerrieri passa dalle condizioni fisiche di KD35.

Panchina corta

Tasto dolente, uno dei pochi della squadra. A parte Shaun Livingston e Andre Iguodala (più titolare che riserva), pochi altri sembrano in grado di sostituire degnamente i titolari in campo. Ora, viste le precarie condizioni di Durant e dello stesso Livingston, questo piccolo difettuccio della panchina un po’ magra potrebbe andare a compromettere le sfide sviluppate su 7 gare? E se anche qualcun altro dovesse accidentalmente farsi male? Ai posteri l’ardua sentenza.

Giocatore chiave:

È sempre lui, Steph Curry, l’ago della bilancia di questa squadra. Nonostante sia circondato di campioni e buona parte della grandezza della squadra derivi dal gioco corale, appare lampante come lui sia la Star più luminosa in mezzo alle All-Star. Nella sfida contro Portland le sue medie recitano 30 punti, 5 rimbalzi e 6 assist a partita. Ottime statistiche ma è quasi obbligato a fare meglio nelle prossime sfide, perché giocatori come lui devono dare il meglio in questo momento della stagione.

 

#5 UTAH JAZZ (51-31)

www.fansided.com

George Hill (PG), Joe Ingles (SG), Gordon Hayward (PF), Boris Diaw (PF), Rudy Gobert (C).

Cosa dovrebbe funzionare:

Il pace

Warriors-Jazz è la sfida tra due scuole di pensiero diverse in termini di numero di possessi giocati a partita. Golden State ama giocare up tempo, costruirsi tiri in maniera veloce, sfruttando l’abilità di giocatori come Curry e Thompson di segnare triple dal palleggio anche in transizione. Utah, invece, ha giocato in media 93.7 possessi a gara in regular season – 30° pace della lega, meglio di loro persino i Grizzlies – facendo scendere il numero addirittura a 91.7 nella serie contro i Clippers. Avere una grande difesa certamente aiuta (3° DRTG, 102.7), ma il controllo del ritmo della gara è dovuto alla motion offense che la squadra di Quin Snyder adotta nella metà campo offensiva. Usare tutti i 24 secondi a disposizione, far muovere la difesa con continui passaggi – a volte anche sterili – per cercare di trovare la migliore giocata possibile, sono alcuni dictat importanti che il team cerca sempre di rispettare, per imporre questo tipo di gioco anche alle compagini avversarie. GSW potrebbe affrontare delle avversità se accettasse di giocare la partita che i Jazz vogliono fare, anche perché sono la squadra che si prende meno tiri in assoluto quando il cronometro è pari o inferiore a 5 secondi – 3.9 a gara contro gli 8.3 dei mormoni, saliti a 11 nel loro primo turno. Essere efficienti nella difesa in transizione è ovviamente una conseguenza di tutto ciò, e potrebbe salvarli parecchie volte nel corso della serie.

Coinvolgere Curry in difesa

I Warriors sono una squadra che ha davvero pochissimi punti deboli, e oltre ad essere una macchina da guerra in attacco, sono anche la migliore difesa della lega. Utah dovrà provare di coinvolgere il più possibile Curry nelle loro play type, perché il 2 volte MVP è tutto tranne che un buon difensore. Per far sì che ciò avvenga, i Jazz dovranno affidarsi alla capacità di George Hill di essere una minaccia costante quando si trova off ball, perché ha un ottimo tiro da fuori ed è molto rapido nel passare attraverso i blocchi. Curry dovrà per forze di cose stargli addosso, perché nel caso Klay Thompson venisse incaricato di marcare la point guard avversaria, lui dovrebbe fare i conti con il fisico e l’altezza di tiratori come Hood e Ingles, o di giocatori rapidi nel paleggio come Exum o Mack. Mascherare i limiti difensivi della loro stella potrebbe essere più complicato del previsto per Golden State, e Utah dovrà cercare di renderli visibili il più a lungo possibile.

Gobert in attacco

Una delle cose che più soffrono i Warriors sono squadre che utilizzano molto i lunghi avversari in attacco. Questo perché il loro miglior quintetto prevede l’inserimento di André Iguodala da 3 con Draymond Green da 5 e Kevin Durant da 4 – la cosiddetta Death Lineup 2.0, che permettono alla squadra di essere letale in attacco e altrettanto in difesa, perché possono permettersi di cambiare su qualsiasi tipo di blocco. Green, nonostante sia undersized per ricoprire il ruolo di centro, riesce a difendere su tutte e 5 le posizioni in campo, garantendo alla squadra anche un po’ di protezione al ferro. Il candidato al DPOY, però, potrebbe soffrire i 216 centimetri di Rudy Gobert, che abbinati ai suoi incredibili miglioramenti nella metà campo offensiva, lo hanno reso un giocatore difficilmente marcabile in situazioni di Pick-And-Roll. Golden State dovrà trovare delle risposte per renderlo inefficiente in attacco, se non vorrà soffrire troppo nel pitturato.

Cosa potrebbe non funzionare:

IsoJoe

Joe Johnson è stato il secondo giocatore più decisivo della serie contro i Clippers, alzando la sua media punti a 15.4, e segnando praticamente tutti i canestri decisivi negli ultimi minuti, dal buzzer-beater di Gara-1 agli ultimi 11 punti di fila in Gara-4. Utah ha snaturato molto il suo basket di squadra nei momenti finali dei match, per caricare il suo veterano di continui isolamenti, situazione in cui l’ormai quattro tattico si trova più a suo agio. La sua efficienza è attribuile in parte alla sua capacità di creare continui mismatch in campo, per segnare contro avversari più piccoli o cattivi difensori dal post o dal palleggio. I Warriors, però, potrebbero annullare la sua efficienza sul parquet di gioco perché, a parte Curry, gli All-Star più Iguodala sono tutti ottimi difensori nell 1-vs-1, e non avrebbero problemi ad accettare cambi sistematici per affrontarlo. La squadra allenata da Doc Rivers aveva deciso di raddoppiarlo costantemente nelle ultime partite, lasciando però spazio agli altri tiratori sul perimetro. La banda di Steve Kerr, invece, potrebbe non avere bisogno di affidarsi a continue trappole per fermarlo, consapevole dei suoi mezzi a disposizione.

La lucidità di Hayward

Per tutta la regular season, e anche nella serie contro i Los Angeles Clippers, Quin Snyder ha deciso di far rilassare Hayward in difesa, per cercare di averlo fresco e riposato in attacco. Contro i Warriors questo non potrà accadere, perché il suo uomo di riferimento sarà Kevin Durant, uno dei migliori attaccanti della lega. Gli interrogativi che ora spuntano su due: quanto è davvero un buon difensore Hayward? E quanto riuscirà a essere lucido anche in attacco, dopo essere stato costantemente chiamato in causa nella metà campo difensiva?

Gobert sul perimetro

Poco fa abbiamo parlato dei problemi che Gobert potrà causare alla difesa dei Warriors, per via della sua capacità di portare blocchi granitici che si tramutano in screen assist o conclusioni dall’alta efficienza al ferro. I Dubs, schierando però la Death Lineup 2.0, costringeranno il francese ad uscire dal pitturato, perché Green navigherà sul perimetro per aprire il campo e togliere il francese dalla sua comfort zone. Rudy non è un cattivo difensore sul perimetro, perché ha gambe e piedi abbastanza mobili per una persona della sua statura, ma toglierlo dal ferro significherebbe limitare la sua efficacia nella metà campo difensiva, che si basa molto sulla sua capacità di intimorire gli avversari vicino a canestro. Inoltre, gli infortuni da lui subiti nella serie contro i Clippers, prima al ginocchio e poi alla caviglia, potrebbero penalizzare la sua esplosività, che sarà per forza di cose fondamentale per farlo restare più minuti possibili in partita.

Giocatore chiave:

Per i motivi citati in precedenza, la scelta non può che ricadere su Rudy Gobert. Le sue prestazioni in questa serie saranno importanti anche in previsione futura per gli Utah Jazz.

Pronostico Basketinside.com:

Delle quattro semifinali questa è quella dall’esito apparentemente più scontato. I Golden State Warriors sono una corazzata che ha come obiettivo minimo l’approdo alle Finals, e non dovrebbe avere problemi a passare il turno. Noi, però, non vediamo gli Utah Jazz così spacciati come da copione, perché con le loro qualità potrebbero dar vita a gare decise per pochi punti. La serie potrebbe rivelarsi un gentlemen sweep (4-1 Warriors) o prolungarsi addirittura alle 6 partite.

 

 

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