NBA Stories/8 – Jordan nella storia: i 40 secondi da leggenda ed il Flu Game

di Serafino de Vincent

Photo: nba.com

È difficile trovare due storie da raccontare per descrivere una carriera, è difficile perché la carriera da raccontare è quella di Michael Jordan, e non basterebbero due episodi, poi però ci pensi bene… e due episodi ci sono da raccontare. Sono i primi due che vengono in mente appena dici Michael Jordan, e quindi al diavolo il qualunquismo e raccontiamo i 40 secondi da leggenda e il “Flu game”.

40 secondi da leggenda: Finali Nba 1998, siamo a Salt Lake City, i Bulls conducono la serie 3-2 contro i Jazz, sono sotto di 3 a 40 secondi dalla fine.

È la rivalità di quegli anni, da una parte MJ e dall’altra Sloan, Stockton e Malone, cioè un allenatore straordinario, il miglior assistman della storia (mai nessuno potrà battere quel record) e il secondo miglior realizzatore dell’Nba. Sappiamo che quella rivalità avrà sempre un vincente e dei perdenti. Su Jordan girano voci di un possibile ritiro dopo quelle Finali, voci che poi saranno tramutate in realtà, ma lui vuol chiudere vincendo.

Sotto di 3, Jordan va in penetrazione e appoggiandosi al tabellone fa meno 1. Si va dall altra parte, i Jazz possono arrivare fino alla fine, sembra che la partita sia indirizzata per il 3-3, palla in post per Karl Malone. Negli USA si dice “Money in the bank” che vuol significare quando un qualcosa è al sicuro. Quella palla è al sicuro nelle mani del postino, e invece dal nulla esce fuori il 23, che senza commettere fallo strappa la palla dalle mani di Malone e si lancia in attacco.

Jordan palleggia: tutti lo aspettano, può essere l’ultima azione della sua carriera (Flavio Tranquillo dixit), può essere il suo sesto titolo.

La storia si scrive in pochi attimi, c’è sempre un vincente e un perdente, è difficile spiegare perché tutti sapevano che Jordan non avrebbe fallito, ma tutti lo sapevano.

È il tiro più famoso del gioco del basket, migliaia di appassionati hanno quell’immagine come poster. 6 secondi dalla fine, 1vs1 con

Russell, leggendario spezza caviglie e… boom. Sesto titolo.

Chi non ha sognato nella propria camera di fare quel movimento?crookfromthebrook.wordpress.com

È il Thee-peat, è l’MVP della serie, chiuderà con 45 punti: grande anche Malone con 31 punti siglati.

Flu game: andiamo indietro di un anno. È il 1997, è gara 5 di finale, avversari sempre i Jazz, 2-2 nella serie.

38 non sono solo i punti che segnerà in quella decisiva gara, sono anche i gradi di febbre con cui si presentò alla partita. Infatti la sera prima in hotel, preso da un istinto famelico notturno, mangiò una pizza che gli provocò una forte intossicazione alimentare.
In quelle condizioni era impossibile alzarsi dal letto, figuriamoci giocare una gara 5, e invece…

Gioca e segna la tripla decisiva. Quella partita lo renderà ancora più leggendario, con quella sua incredibile voglia di vincere. Al suono della sirena non riusciva letteralmente a reggersi in piedi, lo aiutano i compagni Pippen e Kerr, eppure Jordan quella partita la vinse.

Arrivò gara 6 , arrivò il tiro decisivo di Steve Kerr e arrivò anche il quinto titolo.

Ma tutti ricordano quella gara 5, passata alla storia come il Flu game.

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