NBA Stories/9 – La perfezione in attacco: Dirk Nowitzki

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Cadere, toccare il fondo, e poi risalire fin in paradiso.

Nel 2007 l’uomo da Wurzburg è nominato MVP della stagione regolare: i suoi Mavericks sono fortissimi, sono i favoritissimi al titolo. Non a caso, l’anno prima i Mavs erano arrivati in finale Nba, dove ad attenderli ci sono gli Heat di Wade e Shaq.

Le prime due gare per Dirk sono una passeggiata. Nessun ostacolo, facile 2-0. Anche gara 3 sembra ben indirizzata, l’anello per il tedesco è a portata di mano, i Mavs sono ampiamente sulla doppia cifra di vantaggio a poco più di 7 minuti dalla fine , poi l’apocalisse. Wade diventa la cosa più vicina mai vista su un parquet Nba a Jordan. Per la prima volta dai tempi di Jordan, stravolge una partita, ribalta luna serie, ed è 4-2 Heat, che diventano per la prima volta campioni Nba.

Nowitzki è furente tira calci a qualsiasi cosi gli si pari davanti. Non si può perdere così, no…

E quindi viene il 2007. Il cammino di Dallas è breve: ci sono i Golden state Warriors, c’è il Barone, c’è l’ inferno di Oakland. I Mavs, testa di serie numero 1, vengono sbattuti fuori dai Playoffs dalla testa di serie numero 8, mai accaduto nella storia Nba.

Per Wunder Dirk sembra la fine, partono subito le critiche, gli viene inevitabilmente affibbiata l’etichetta di perdente. Il treno è passato e lui se l’è perso…

Cuban, presidentissimo dei Mavs, gli dà comunque fiducia, per lui Dirk è come un figlio. Passano stagioni senza acuti, partecipazioni ai playoff ma senza mai far strada, e l’etichetta sulla schiena di Nowitzki è sempre quella del perdente.

In attacco un cigno, 2 metri e 10 con dei piedi da ballerino, rilascio del tiro poetico, primo esemplare di lungo che tira meglio di una guardia da 3, non un gran rimbalzista né tantomeno difensore. Con queste caratteristiche non si vince mai… quasi mai.

Anno di grazia 2011. E’ il primo anno dei Big Three insieme, è l anno di “The Decision”. E’ l’anno di “Non 1, non 2, non 3, vogliamo 8 titoli”. Insomma, è l’anno dei Miami Heat di LeBron, Wade e Bosh, tutti i giornali sono per loro, l’Nba è ai loro piedi.

E infatti gli Heat filano lisci in finale. E’ già tutto pronto per la parata, sono tutti cosi concentrati a celebrare LeBron e soci che quasi ci si dimentica che c’è un avversaria da incontrare. Nessuno ci fa caso ma dall’ovest vengono fuori i Dallas Mavericks.

Vittime sacrificali

alex364.wordpress.comQuei Mavs sono degli outsider, nessuno li quotava ad inizio anno per il titolo, ma pian piano crescono, creano gruppo e cominciano a prendere coscienza della loro forza.

C’è Kidd in cabina di regia, c’è la follia dalla panchina di JJ Barea e Jason Terry, ci sono specialisti difensivi come Marion e Chandler, c’è poi il “perdente” Nowitzki.

Arrivano in finale, nessuno punta un dollaro su di loro, e infatti gara1 è un massacro all’American airlines di Miami, con la facile vittoria degli Heat.

Anche gara2 fino a 7 minuti dalla fine è un massacro Heat. Ma sul +14, qualcosa cambia, in Nowitzki qualcosa cambia. Si ricorda del 2006, con gli stessi avversari, ma ora è momento di rigirare il finale.

Al rientro da un timeout due bombe di fila di Terry e i Mavs tornano in partita. Si arriva all’ultimo possesso, palla in mano a Dirk, movimento in 1vs1 contro Haslem poetico e canestro. Serie in parità, Miami è ammutolita, si va a Dallas, e in gara 3 le cose sembrano tornare al loro posto: gli Heat vincono, Nowitzki sbaglia il tiro della vittoria.

Arrivano gara 4 e 5, Wunder Dirk non le scorderà mai.

Gara 4 la giocherà con 39 di febbre, e come Jordan nel 97, riuscirà a malapena a reggersi in piedi eppure sarà in grado di realizzare alcuni tiri decisivi. Altro finale in equilibrio e Dirk che infila il tiro decisivo in 1vs1 su Bosh.

Gara 5 è durissima, nervosa e piena d’ errori, anarchica. E’ il pivotal game della serie, è nell’aria che chi vincerà questa partita vincerà l’anello.

LeBron e Wade si rendono ancora più simpatici al mondo, prendendo in giro prima della gara Nowitzki e secondo loro il suo falso stato febbrile, ma usciranno a testa bassa da quella partita perché la perdono sotto il fuoco di bombe dei Mavs, e di Terry in particolar modo.

Gli Heat sono distrutti, non ne hanno più. Gli imbattibili sono battuti, si ritorna a Miami, ma Dallas vola verso il sogno e nessuno può fermarli. E il titolo arriva, con 5 anni di ritardo. Nowitzki non tira più calci a qualsiasi cosa li capiti fra i piedi, ora ha le mani fra i folti capelli biondi e non ci crede, ha giocato una serie da leggenda ma non ci crede. Eppure è tutto vero: è MVP delle finals e non è più un perdente.

Quella serie, quell’anello, sono la difesa di Kidd su Wade, la Difesa di Marion su LeBron, i tiri pazzi di Barea e Terry, l’incredibile difesa su pick and roll di Tyson Chandler, ma è soprattutto Wunder Dirk e la sua freddezza nei momenti decisivi.

Ora Nowitzki si gode il suo anello, con la certezza che la storia si può riscrivere.

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