NBA, un occhio sulla D-League

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Il logo della NBA D-league
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La gran parte degli appassionati del basket NBA avrà sentito parlare della NBA D-League. Spesso è giunta notizia di giocatori spediti a giocare qualche partita in questa Lega secondaria, o addirittura di rookie selezionati con le ultime chiamate al draft, rispediti permanentemente nella NBA D-League. Ma cosa intendiamo esattamente per questa lega?

La NBA Development League, nata nel recente 2001, è stata creata dalla stessa NBA con l’intento di dare un’altra possibilità a tutti quei giovani che non sono riusciti ad entrare nel campionato maggiore, non venendo selezionati al draft o non trovando posto nei roster delle 30 franchigie della National Basketball Association. Ciascuna delle 12 squadre della D-League è affiliata ad almeno una formazione NBA (per un massimo di 3), che potrà quindi depositare e prelevare giocatori dalla società affiliata.

La Lega sta svolgendo un ruolo molto importante per le squadre del campionato NBA; basta prendere come esempio il caso di Amar’e Stoudemire, temporaneamente membro del roster degli affiliati Erie BayHawks per favorirne il recupero dal suo infortunio. Ben diverso invece ciò che è accaduto a Jeremy Lamb, rookie approdato ai Thunder nell’ambito della trade che ha portato Harden in quel di Houston; non convincendo a pieno nel roster di coach Brooks, Lamb è stato “retrocesso” in D-League, con i Tulsa 66ers. L’ex giocatore di UConn non ha mai negato la sua delusione, sperando comunque che prima o poi arrivi il momento del ritorno nella prima serie.

Una delle più grandi differenze tra NBA e NBA D-League riguarda i salari. Infatti gli stipendi che i cestisti percepiscono nel campionato di sviluppo della NBA spaziano da 12.000 dollari a 24.000 dollari all’anno, un’autentica miseria se confrontati ai milioni percepiti dai giocatori NBA. Lance Allred (visto anche a Napoli), unico cestista non udente a militare nella NBA, ha vissuto 3 stagioni nella seconda serie del basket a stelle e strisce, raccontando la sua avventura.

I Los Angeles D-Fenders disputano i propri match casalinghi nello stesso parquet dove si allenano i Lakers
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Al college, Allred ha lottato ad armi pari con giocatori del calibro di Andrew Bogut, prima scelta assoluta al draft 2005. Mentre l’australiano non sarebbe potuto sbarcare in NBA in un modo migliore, Allred non è rientrato tra i 60 giocatori selezionati, sia per non essere uscito da un college di prestigio, sia per non aver convinto a pieno gli scout NBA. In un inchiesta condotta da insidehoops.com, il centro non ha mai negato la sua frustrazione nel vedere giocatori con cui è stato in grado di competere svariate stagioni guadagnare decine di volte quanto lui.

Allred fino a qualche anno fa (ora è impegnato in Messico con i Fuerza Regia Monterrey) condivideva un piccolo appartamento con altri due compagni di squadra all’Idaho Stampede, un piccolo trilocale il cui centro era la televisione. Quando non impegnati in allenamento, i giocatori passavano la maggior parte del tempo divertendosi con i videogiochi, spesso proprio simulatori cestistici. Ma il gioco non valeva la candela, e come illustrato da Allred, raramente i giocatori restano più di 3-4 anni in NBA D-League, quando in molti decidono di appendere le scarpe al chiodo o tentano la fortuna in Europa.

Se quindi da un lato gli sportivi NBA sono i più pagati al mondo, vi è una differenza enorme di volume di affari, e di conseguenza, di stipendi, tra quest’ultima e la NBA D-League. In Italia la grande maggioranza dei giocatori in LegaDue, oltre ad avere possibilità ben maggiori di progredire, dispone di uno stipendio più che accettabile. Perché alla fine la differenza tra un ottimo giocatore in D-League e un modesto rincalzo in NBA, può riguardare soltanto lo stipendio.

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