Nick Collison si ritira: la NBA saluta Mr. Thunder

Nick Collison si ritira: la NBA saluta Mr. Thunder

Si ritira dopo 15 stagioni in NBA Nick Collison – lungo di Kansas, Seattle e Oklahoma City – esempio vivente che non è necessario essere superstar per lasciare un ricordo positivo nei cuori dei propri tifosi e compagni di squadra.

di Francesco Maccari

Quando si pensa a Nick Collison, non viene in mente di associarlo a grandi statistiche offensive, rimbalzi, standing ovation.

Si pensa al gran role player che è stato, prima in maglia Sonics ma soprattutto vestendo i colori degli Oklahoma City Thunder, e del glue guy, uomo spogliatoio, in cui ha dovuto trasformarsi negli ultimi anni della sua carriera, durata ben 15 anni.

Eppure, prima di queste versioni di Nick Collison, c’è stato un tempo in cui il nativo di Iowa Falls era la star dello show, giocando con i Kansas Jayhawks nell’ultimo quadriennio di Roy Williams come coach dell’università e raggiungendo per due anni consecutivi (2002 e 2003) le Final Four NCAA, assieme al compagno di squadra Kirk Hinrich, anche lui nativo dell’Iowa e protagonista per ben 4 anni in maglia Jayhawks.

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Quando Collison lascia il college basketball, lo lascia come uno dei più grandi Jayhawks di sempre, con più di 2000 punti segnati e 1100 rimbalzi raccolti, rispettivamente secondo e terzo nella storia dell’Università di Kansas.

A renderlo un Cult Hero della pallacanestro collegiale ci sono le indimenticabili partite contro Texas in cui Dick Vitale gli regalò una standing ovation (23 punti, 24 rimbalzi) oppure quella delle Sweet 16 dello stesso anno contro Duke, in cui Collison segnò ben 33 punti con 19 rimbalzi nello scontro tra il secondo e terzo seed, partita che vedeva in campo molti futuri giocatori NBA quali J. J. Redick, Kirk Hinrich, Dahntay Jones, Chris Duhon e Keith Langford.

Più tardi lo stesso anno, la Syracuse di Melo Anthony ebbe la meglio nella finale del torneo NCAA proprio contro Kansas, alla fine di una partita vinta per tre punti e in cui Collison (3/10) e compagni tirarono 12/30 dalla lunetta. Con Hinrich, Collison e Gooden diretti al draft e Roy Williams a North Carolina, con quella finale si è chiuso un ciclo per i Jayhawks.

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Smaltita la delusione per la finale persa, per Collison è il momento di fare il grande salto in NBA: nel ricco Draft 2003, i Seattle Supersonics di Nate McMillan lo chiamano con la dodicesima scelta, ma il lungo si disloca la spalla dopo tre giorni di training camp, deve operarsi e perde tutta la sua stagione da Rookie. Da McMillan – allenatore con la reputazione da duro che poi avrebbe allenato la versione Jail Blazers di Portland – impara il lato “sporco” del basket.

Nonostante i problemi iniziali, Collison riesce a ritagliarsi un ruolo in quella che è l’ultima versione dei Supersonics che disputano i playoff – e con il suo ritiro, non rimane in attività nessun giocatore di quell’edizione Playoffs di Seattle.

Al suo quarto anno, durante la stagione 2007/08, la franchigia verrà poi spostata ad Oklahoma, fatto dal quale Collison dice di aver imparato che “La NBA è un business e tutte le parti agiscono e agiranno sempre nel loro singolo interesse”.  Nonostante ami Seattle e passi là ogni offseason, Collison, nonostante il limitato impatto sul parquet, diventa una figura chiave nello spogliatoio dei giovani Thunder di Durant, Westbrook, Harden e Ibaka.

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La professionalità di Collison porta Troy Weaver, assistant general manager ad OKC, a soprannominarlo “Mr. Thunder” e – sebbene non si distingua per un rendimento particolarmente notevole – il lungo dei Thunder è amato dai tifosi, dal mondo NBA e resta comunque un personaggio di interesse notevole sia sul campo che fuori, dove ad esempio scrive un guest blog sul magazine GQ.

Nel quarto episodio del blog, intitolato “Come sopravvivere nella NBA quando non sei una superstar” Collison scrive:

La parte complicata è essere capaci di avere la concentrazione per farlo ancora e ancora e ancora, consapevole che non ti verrà attribuito gran merito. Essere un grande comunicatore in difesa non ti farà guadagnare nessuna ricca sponsorizzazione. Nessuno farà un mixtape su YouTube di tutti i tuoi blocchi cazzuti con una canzone di Rick Ross in sottofondo.

Fortunatamente, il mixtape con i blocchi di Collison e Rick Ross sotto è arrivato:

Per parte della sua carriera, Collison è comunque riuscito a farsi apprezzare come un gran difensore in uscita dalla panchina, ed era riuscito a creare una partnership di grande efficacia nella second unit dei Thunder guidata da James Harden: i due avevano sviluppato una grande chimica sul pick & roll, uno dei motivi del successo di quella second unit.

Nonostante la sua importanza a livello tecnico sia andata scemando con il tempo, il ritratto di quello che Nick Collison è stato per la NBA e per gli OKC Thunder lo dà Russel Westbrook quando – prendendo il microfono prima dell’ultima uscita stagionale – lo chiama con lui, sottolineando davanti al pubblico il suo ruolo di “mentore, amico, fratello”.

Dopo una lunga carriera, Collison si ritira, probabilmente si godrà molto del tempo libero guadagnato passandolo con la figlia Emma, ora dodicenne, ma non è escluso vederlo tornare ad occuparsi di pallacanestro, magari come assistent coach, cosa che aveva valutato già ai tempi del lockout, come recita il primo episodio del suo blog su GQ.

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