Not Born in America/6 – Speciale feat. Parker Brothers, parte I

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Ormai una ventina di anni fa, tra i ragazzini giravano delle specie di rompicapi da risolvere col pensiero laterale, molto simili a quelli di Suspense!, la mitica rubrica della Settimana enigmistica col signor Brando. Uno di questi raccontava di un uomo con un fiasco di vino in mano, che saltellando arrivava fin davanti a un albergo e quindi dichiarava: “Sono fallito!”. L’uomo non soggiornava né lavorava nell’albergo, ed era effettivamente caduto in disgrazia in quell’istante. La soluzione è presto detta: si trattava di una partita a Monòpoli. Ed è proprio prendendo spunto dal più famoso gioco in scatola al Mondo, che vorremmo dare il via a una serie di puntate speciali di questa umile rubrica. Andiamo dunque a ripescare la confezione dalla cantina, apriamo il tabellone verde pistacchio, prendiamo ciascuno un segnalino (candela prenotata!!) e partiamo dal “VIA!”:

  • Terreni fucsia
Pablo Prigioni se la ride sotto ai baffi dopo che un avversario ha pescato dalle Probabilità “Ritornate al Vicolo Corto” – a57.foxnews.com

Alla proprietà più squallida di tutto il gioco, che costa poco e rende meno, ci sentiamo di abbinare il buon vecchio Pablo Prigioni. Non ce ne voglia l’argentino passaportato italiano, che nei suoi anni a Vitoria mi ha fatto sognare grazie alle giocate telepatiche con Luis Scola; anzi, è proprio grazie all’ammirazione che abbiamo per lui se lo paragoniamo ai mitici Vicolo Corto e Vicolo Stretto. Le caselle fucsia in effetti dividono l’opinione pubblica: c’è chi le vede come le più nostalgiche del gioco, quelle a cui si è affezionati e che si desidera possedere anche solo per sfizio, e poi c’è chi le snobba malamente, ritenendole del tutto inutili, o quasi.
Talvolta capita comunque che siano anche loro a mettere un mattoncino (per meglio dire, la casetta o l’alberghetto) che porta alla vittoria. Nel caso di specie, uno sfizio bello grande se l’è invece tolto Prigioni, che alla veneranda età di 35 anni, dopo 4 stagioni nella natìa Argentina e ben 14 in Spagna, invece di ritirarsi e godersi le 5.000 lire di ricavo delle azioni vendute, ha pensato bene di giocarsi la carta NBA, strappando un contratto di $ 473.604 per un anno. Nell’insolita doppia veste di rookie-veterano si è messo al servizio dei Knicks in qualità di playmaker di riserva della stagione 2012/13, facendo registrare appena 3.5 punti e 3 assist in 16.2 minuti di media per partita; ai playoff di quell’anno, però, è partito in quintetto 10 volte su 11 match giocati, e in gara 6 di primo turno contro i Boston Celtics ha infilato 3 bombe nel solo primo quarto (4 in tutto, come le casette prima di costruire l’albergo), finendo con 14 punti totali e aiutando NY a superare i Celtics 4-2 nella serie.
Passate due settimane, i Knicks uscivano al 2° turno contro gli Indiana Pacers, perdendo a loro volta gara 6, proprio il giorno dopo del suo 36° compleanno; ci piace credere che ogni giocatore gli abbia comunque regalato 1.000 lire. Pablo sgambetta ancora al fianco di Carmelo Anthony & soci, con un po’ più di spazio in campo ma più o meno tenendo le stesse cifre (4 punti e 3.5 assist in 20.2 minuti).

  • Stazione Sud

Anche le 4 stazioni, come le caselle fucsia, sono da alcuni ritenute feticcio, seppur siano ancora meno fruttuose; i fissati in questione sono prevalentemente i pigri, che credono ingenuamente di poter guadagnare sull’accumulo delle proprietà senza il fardello della cementificazione. Il giocatore feticcio che abbiamo scelto per la parte Sud del globo è Cheikh Samb. Non certo un nome da prima pagina, ma se lo fosse non l’avremmo scelto. Centro del 1984 proveniente dal Senegal, ecco riassunte le sue 3 stagioni in NBA (che poi furono 2):

– 2006/07

I Lakers spesero per lui la 51° scelta al Draft ma fu subito girato ai Pistons, che dopo avergli fatto giocare la Summer League lo tennero posteggiato un altro anno nella sua squadra in Spagna.

– 2007/08

17 luglio 2007 – Dopo avergli fatto giocare la sua seconda Summer League, i Pistons gli diedero un contratto da firmare per la stagione.

16 novembre 2007 – Esordio in NBA: 2 punti, 4 rimbalzi, 2 stoppate.

fine novembre 2007 – Detroit lo tagliò dopo 2 partite e finì in D-League, nei Fort Waine Mad Ants.

14 dicembre 2007 – Alla sua seconda partita con le Formiche Matte si beccò una gomitata, quindi tornò in panca e si sputò i 2 incisivi sulla mano, belli interi dalla radice alla punta.

Dopo l’incidente ortodontico, Cheikh giocò con maschera protettiva e bocca rigorosamente chiusa – need4sheed.com

21 dicembre 2007 – Appena pagato il conto del dottore in odontoiatria (che presumiamo essere stato ben più salato delle 5.000 lire canoniche) per risistemargli il sorriso, i Mad Ants lo videro tornare ai Pistons.

29 gennaio 2008 – Ritornò a Fort Waine.

22 marzo 2008 – Avete indovinato: i Pistons ci ripensarono di nuovo e lo richiamarono, facendogli giocare altre 2 partite (e fanno 4 in tutto).

– 2008/09

3 novembre 2008 – Entrò a far parte dello scambio che portò Iverson a Detroit, e così fu Denver a godere dei suoi talenti.

6 dicembre 2008 – Giocò l’ultima delle sue 6 gare in maglia Nuggets, e fu quindi girato ai Colorado 14ers della D-League.

5 gennaio 2009 – Ancora una trade, stavolta tra Denver (ma non era nei 14ers? Mah, noi abbiamo perso il filo 3 righe fa) e i Clippers, con cui si accasò giocando 9 partite.

Dopodichè, tra febbraio e marzo 2009 passò da LA a NY, con cui firmò 2 decadali giocando altrettante gare. Le sue tracce si persero quindi tra Madrid, Toronto, Sioux Falls, Tehran, Dubai. A conti fatti, il momento più alto della sua carriera fu questo:

  • Terreni blu

Se le proprietà fucsia possono avere il loro appeal romantico, i terreni blu non godono nemmeno di quello. Non li cerca nessuno, e anche se effettivamente qualcosina valgono, finiscono per diventare quasi esclusivamente merce di scambio: vuoi il mio verde per il tuo rosso? Va bene, ma ci metti pure un blu. Il giocatore blu quindi è quello che potrebbe tener bene il campo in una squadra di medio livello, ma viene inserito in così tante trade da non ricordarsi più dove gioca, e inevitabilmente non sboccia. Inoltre non gli conviene comprare casa nella città in cui milita.

Kobe confonde ancora più le idee a Welsch indossando una divisa che coi Lakers non ha niente a che fare. www.taylorhoops.com

E’ il caso di Jiří Welsch, che nel 2002 fece valere il suo titolo di MVP del campionato sloveno per farsi scegliere da Philadelphia alla 16° assoluta, ma già la notte stessa del Draft avrebbe dovuto capire come sarebbe andata la sua carriera NBA, visto che fu prontamente girato ai Warriors in cambio di 2 future scelte (una al primo e una al primo o secondo giro).
A Golden State non trovò spazio, e l’estate successiva fece i bagagli insieme a suoi amichetti Antawn Jamison, Chris Mills e Danny Fortson, tutti diretti a Dallas a scambiarsi di posto con Nick Van Exel, Avery Johnson, Popeye Jones, Evan Eschmeyer e Antoine (Le Roi) Rigaudeau. Welsch e Mills però si fermarono a Dallas giusto il tempo per caricare sull’aereo, con direzione finale Boston, anche Raef LaFrentz (e una scelta protetta del Draft 2004), in cambio di Antoine Walker e “00” Tony Delk.
In maglia Celtics il nostro ceco si fece alquanto valere, partendo in quintetto in 100 delle 136 partite giocate e segnando quasi 9 punti a partita, ma a metà della seconda stagione in Massachusetts venne spedito a Cleveland per l’ennesima futura prima scelta al Draft; al termine di quella stessa stagione, infine, l’affronto: fu mandato ai Bucks in cambio di una scelta non al primo, ma al secondo giro.
Quest’onta fu lavata non col sangue, bensì con il ritorno in Europa (più precisamente a Malaga), dopo l’anno a Milwaukee e un totale di 6 squadre girate in 4 stagioni NBA. A differenza di Welsch però, la cui carriera è tortuosa ma limpida, i terreni blu celano un terribile mistero irrisolto alla loro prima casella, che ci tormenta tutti sin dalla tenera età: che cavolo sono i bastioni?

Vi lasciamo per un paio di settimane sulla casella di Transito con questo interrogativo, ci si risente per il lato ovest del tabellone.

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