Portland: una macchina offensiva quasi perfetta

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Marco Tarantino, Staff DunkNba 17 vittorie, 4 sconfitte, una percentuale di vittorie seconda solo a quella di Indiana, con 0.810: il primato in Western Conference di Portland non è di certo un caso, cerchiamo di capire da dove nasce questa nuova vita per la franchigia analizzandone i punti di forza e di debolezza.

I Trail Blazers sono noti per avere una tifoseria molto calda, che riempe la Rose Garden Arena ad ogni gara di Lillard e compagni: Terry Stotts sta tirato fuori il meglio da un roster ben costruito dal DG Neil Olshey, lo stesso che aveva ricostruito i disastrosi Clippers attorno al fenomeno Chris Paul. Le due stelle della squadra sono indubbiamente il giovane play (ma non si direbbe) Damian Lillard e l’ala grande LaMarcus Aldridge: il centro titolare è Robin Lopez, fratello gemello di Brook, in forza ai Nets, Batum, ala, e Matthews, guardia, completano il quintetto base. Aldridge è arrivato nel 2006, quando fu la seconda scelta assoluta dei Bulls al Draft, ma fu subito girato ai Blazers per la quarta scelta Thomas; Lillard invece è stata la sesta scelta del draft 2012 preso da Weber State, ed ha avuto un impatto straordinario diventato rookie of the year nel 2013: nonostante il grande rammarico del draft 2007, quello in cui avevano la prima scelta assoluta e chiamarono Oden invece che un certo Kevin Durant, adesso la franchigia dell’Oregon, sta dando buoni risultati. L’head coach, Terry Stotts, sta dimostrando di curare soprattutto la fase offensiva della squadra, che è a dir poco impressionante: non a caso era l’assistente che si occupava della fase offensiva dei Mavs (con cui ha vinto un titolo NBA nel 2011). Wesley Matthews, Nicolas Batum e Dorell Wright, stanno dimostrando di possedere grandissime doti di tiratori, infilando una raffica di triple, che unite al gioco pick-and-roll di Aldridge e Damian Lillard sta creando un mix offensivo davvero esplosivo. Per Aldridge c’è il record di punti per gara della squadra, con 23.1 (con il suo record personale ottenuto contro i Thunder di 38 punti a parlare per lui) e quello di rimbalzi con 10.1 di media, è di Lillard invece la miglior media assist, con 5,7. Portland è in testa alla classifica di efficienza offensiva con 109,4 punti per 100 possessi, con un gioco da tre punti tra i migliori della lega: soltanto 7 squadre hanno tentato più tiri dalla distanza di Batum and co, ma nessuna di queste ha una percentuale di realizzazione alta quanto quella dei Blazers, che si assesta al 42,6%, insediata solo dai Warriors dei talenti purissimi Thompson e Curry. Matthews ha il 50,9% di tiri da tre realizzati, ed è il secondo nella classifica generale, mentre Nicolas Batum il 41,7% ed è il 13esimo, mentre Lillard il 14esimo con il 41,6%: oltre a loro tre non sono da meno due riserve, l’ex Los Angeles Clippers Mo Williams con il 40% e Dorrel Wright  il 36,4%.

Oltre a loro il centro Robin Lopez sta dimostrando di avere molti margini di miglioramento, tanto che i Blazers hanno negato ogni interessamento per Omer Asik, con ormai un futuro in NBA ormai lontano da Houston, dopo l’arrivo di Howard: per lui 8.8 punti di media, 7.3 rimbalzi, di cui 3.6 in attacco ed 1.4 stoppate per gara. Con lui e Lillard i rimbalzi in attacco sono praticamente al sicuro e per questo i tiratori da 3 punti si prendono tanti rischi in ogni gara. Il tallone di Achille dei Blazers c’è ed è evidenziato anche dalla classifica difensiva della squadra: sono infatti al 22esimo posto  per efficienza difensiva dell’intere lega, e quando si è trovata di fronte a squadre con una solida fase difensiva come Houston e Phoenix, ha dimostrato di avere ancora delle mancanze importanti per potere puntare ai play-off. Se giocasse ad Est sarebbe nelle prime tre della Conference, ma ad Ovest il livello è molto più elevato e dovrà vedersela con almeno sei franchigie in grado di lottare fino alla fine della regular season per un ticket per i play-off: si tratta dei San Antonio Spurs, LA Clippers, Oklahoma City Thunder, Memphis Grizzlies, Golden State Warriors e Houston Rockets. Tralasciando le due mine vaganti come i Los Angeles Lakers e i Minnesota Timberwolves di Kevin Love e Ricky Rubio, ci sono altri roster davvero molto competitivi: quelli dei Denver Nuggets, dei Mavericks di Dallas e i New Orleans Pelicans di Anthony Davis. Se Stotts riuscirà a migliorare nella fase difensiva e a mantenere queste percentuali di attacco, non ci sono dubbi che i Blazers potrebbero lottare anche per il primo posto della Conference con Warriors, Spurs e Thunder, ma la stagione è ancora lunga.

Riusciranno i Blazers ad insidiare l’elité della NBA? Le prossime gare ci diranno di più sulla reale forza di Aldridge e compagni. http://dunknba.wordpress.com/