Race to the MVP 2012/13, settimana 12

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marcmellon.comLeader della Race to the MVP

Settimana 1: James Harden

Settimana 2: Lebron James

Settimana 3: Lebron James

Settimana 4: Lebron James

Settimana 5-6: Carmelo Anthony

Settimana 7: Kevin Durant

Settimana 8-9: Kevin Durant

Settimana 10: Chris Paul

Settimana 11: Kevin Durant

 

15- Jrue Holiday (NC), Philadelphia 76ers (17-24). 19,2 punti, 4,1 rimbalzi, 8,9 assist. Molto efficace a livello realizzativo, ma una brutta prestazione contro gli Spurs gli costa qualche posizione in classifica.

 

14- Kobe Bryant (7°), Los Angeles Lakers (17-24). 29,2 punti, 4,9 rimbalzi, 4,8 assist. I Lakers proprio non riescono a rialzarsi e anche il Mamba sembra abbia perso lo smalto dei primi due mesi di regular season.

 

13- Carlos Boozer (NC), Chicago Bulls (24-16). 16,1 punti, 10 rimbalzi, 2,1 assist. 21,5 punti e 13 rimbalzi in quattro uscite settimanali si lasciano guardare. Con Deng sempre più acciaccato, è il principale terminale offensivo dei Bulls.

 

12- Blake Griffin (NC), Los Angeles Clippers (32-10). 18 punti, 8,5 rimbalzi, 3,4 assist. Migliora sempre più a dispetto delle statistiche e, dalla stagione passata, anche in lunetta ha fatto degli enormi passi avanti (64,3% contro il 52,1% del 2011/12). Pronto per diventare – per davvero – la seconda stella dei Clippers.

 

11- Chris Paul (2°), Los Angeles Clippers (32-10). 16,6 punti, 3,5 rimbalzi, 9,7 assist, 2,6 rubate. Il piccolo infortunio al ginocchio gli ha dato più noie del previsto. Dopo una convincente prova contro Washington, nella sfida con i Warriors è impalpabile.

 

 

10- James Harden (5°), Houston Rockets (22-21)

25,9 punti, 4,5 rimbalzi, 5,4 assist, 1,9 rubate, 3,8 perse, 43,3% dal campo, 32,4% da tre, 85,3% ai liberi in 38,5 minuti

 

Houston è riuscita ad interrompere la striscia di sette sconfitte consecutive, nonostante la brutta serata al tiro di Harden (5/20 dal campo). In settimana, l’uomo della Barba ha tirato un pessimo 20/80 (25%) dal campo in quattro partite, con un orribile 0/12 da tre nelle ultime due uscite. Fortunatamente per lui, la sua abilità di andare in lunetta gli consente di essere comunque efficace a livello realizzativo: degli 84 punti segnati in settimana, 40 sono arrivati dai tiri liberi.

 

 

9- DeMarcus Cousins (14°), Sacramento Kings (16-26)

18,1 punti, 10,5 rimbalzi, 2,9 assist, 1,4 rubate, 2,8 perse, 44,3% dal campo, 78% ai liberi in 32,1 minuti

 

D’accordo, lo accettiamo: siamo di fronte ad una guardia. Una guardia di 211 centimetri per 122 chili con un forte senso del rimbalzo (10,5 ad allacciata di scarpe), evidentemente. Non esistono parole per descrivere un giocatore del genere, ma forse i numeri bastano: nelle ultime dieci, Cousins ha fatto registrare 22,4 punti, 12,1 rimbalzi e 3,5 assist con il 51,9% dal campo. Ah, un ultima cosa. 13 agosto 1990. È la data di nascita di…questo qui. Segnatevela.

 

 

8- Carmelo Anthony (6°), New York Knicks (25-14)

29,2 punti, 6 rimbalzi, 2,6 assist, 2,5 perse, 45,6% dal campo, 42% da tre, 82,4% ai liberi in 37,5 minuti

 

Sembra proprio che, per il secondo anno consecutivo, a New York abbiano più di qualche problema a far convivere sullo stesso campo di gioco Carmelo Anthony e Amar’e Stoudemire. Da quando l’ex Suns è tornato a giocare, infatti, New York è soltanto 4-5 e quattro delle cinque sconfitte sono arrivate in importanti incontri casalinghi (Chicago, Boston, San Antonio e Brooklyn). Carmelo è sempre il solito, anche se le percentuali stanno calando. Indiana (26-16) è però sempre più vicina.

 

 

7- Tim Duncan (NC), San Antonio Spurs (33-11)

17,5 punti, 9,8 rimbalzi, 2,8 assist, 2,7 stoppate, 2 perse, 50,5% dal campo, 82,6% ai liberi in 30,2 minuti

 

22,3 punti, 11,6 rimbalzi, 3,6 assist e 3 stoppate in settimana. Non può essere umano, se è in grado di mantenere queste cifre per tre partite consecutive a 36 anni (che diventeranno 37 il 25 aprile). Duncan è semplicemente in grado di annichilire ogni avversario come faceva fino a 5-6 anni fa, anche se non la stessa costanza. Sulla singola partita, può fare tutta la differenza del mondo. Gli va soltanto concessa e perdonata qualche serata di sgravo qua e là.

 

 

6- Stephen Curry (10°), Golden State Warriors (25-15)

20,7 punti, 4,1 rimbalzi, 6,6 assist, 1,6 rubate, 2,9 perse, 43,7% dal campo, 46,4% da tre, 88,9% ai liberi in 38,1 minuti

 

In sette partite disputate a gennaio, Curry ha messo a segno ben 29 triple sulle 54 tentate, il che equivale alla spaventosa percentuale del 53,7%. Lasciargli un solo centimetro di spazio significa esporsi al suo micidiale tiro, che in questo momento è più mortifero che mai. Si sta evolvendo da semplice tiratore a giocatore a tutto tondo, come testimoniato dai 6,6 assist e dall’ottimo record della sua squadra. Con Klay Thompson, Golden State ha un reparto guardie da brividi.

 

 

5- Paul George (9°), Indiana Pacers (26-16)

17,2 punti, 7,8 rimbalzi, 3,8 assist, 1,7 rubate, 2,7 perse, 42,4% dal campo, 38,6% da tre, 80,7% ai liberi in 36,8 minuti

 

La trasformazione dall’inizio della stagione è evidentissima e, nelle ultime sette partite giocate, George ha letteralmente preso sulle spalle i suoi Pacers, come gli veniva chiesto di fare da quando si è saputo che Granger sarebbe stato lontano dal parquet a lungo. 21 punti, 10 rimbalzi, 4,1 assist e 2,8 rubate di media nelle ultime sette: numeri che dimostrano l’alba di una nuova stella.

 

 

4- Russell Westbrook (8°), Oklahoma City Thunder (32-9)

23 punti, 5,3 rimbalzi, 8,3 assist, 2 rubate, 3,4 perse, 42,1% dal campo, 33,9% da tre, 80,3% ai liberi in 36,4 minuti

 

Westbrook sarebbe senz’ombra di dubbio il miglior realizzatore della propria squadra in 26/27 casi su 30, anche se il fatto di giocare con un marziano (tale Kevin Durant) gli impedisce di guidare la propria formazione in punti messi a segno. Nell’ultima settimana, comunque, Westbrook ha viaggiato a 33 punti di media, passando comunque incredibilmente in secondo piano rispetto al suo illustre compagno di squadra.

 

 

3- Tony Parker (4°), San Antonio Spurs (33-11)

19,7 punti, 2,9 rimbalzi, 7,3 assist, 2,4 perse, 51,9% dal campo, 40% da tre, 82,4% ai liberi in 32,7 minuti

 

È evidente che San Antonio non si accontenti del terzo posto nella Western Conference ed è altrettanto evidente che gli Spurs abbiano le carte in regola per provare a puntare alla vetta ad Ovest. Nonostante un calendario ostico, gli Spurs hanno vinto le ultime cinque partite e Parker è stato sensazionale, con i suoi 21 punti e 9 assist di media nella striscia positiva.

 

 

2- LeBron James (3°), Miami Heat (26-12)

26,3 punti, 8,1 rimbalzi, 7 assist, 1,7 rubate, 2,8 perse, 55% dal campo, 40% da tre, 73,4% ai liberi in 38,4 minuti

 

Due sole partite giocate da Miami e da LeBron negli ultimi sette giorni, entrambe su campi molto difficili. Gli Heat hanno espugnato prima la Oracle Arena di San Francisco e poi lo Staples Center di Los Angeles sponda Lakers, ottenendo due vittorie tanto difficili quanto importanti. A Los Angeles, LeBron è stato fantastico, con i suoi 39 punti (17/25 dal campo!) conditi da 7 rimbalzi e 8 assist.

 

 

1- Kevin Durant (1°), Oklahoma City Thunder (32-9)

29,5 punti, 7,5 rimbalzi, 4,2 assist, 1,6 rubate, 1,2 stoppate, 3,2 perse, 51,6% dal campo, 40,4% da tre, 90,9% ai liberi in 39,7 minuti

 

Durant ha superato sia Melo che Kobe nell’ultima settimana, imponendosi così al comando della classifica realizzatori della lega con i suoi 29,5 punti segnati ad allacciata di scarpe. Nelle ultime due partite, KD ha messo in fondo al cesto 89 punti (firmando il career high da 52 punti a Dallas), con un terrificante 40/41 ai liberi. Nelle ultime sei, ha superato tre volte quota 40 punti realizzati ed ormai è sempre più immarcabile. Ci piace pensare che i suoi miglioramenti non si fermino qui, visto che il ragazzo ha ancora 24 anni. In tal caso (ma forse ulteriori miglioramenti non sono nemmeno necessari), il suo nome potrebbe essere lassù in alto, accanto a quello dei più grandi di sempre, nel giro di un decennio o poco più.

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