Race to the MVP 2012/13, settimana 7

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Settimana piuttosto movimentata nella Race to the MVP, con molte new entry (ben 6) e altrettanti scossoni nella classifica interna. Il leader della scorsa puntata, Carmelo Anthony, ha dovuto cedere il trono a causa dell’infortunio alla caviglia subito nella sfida contro i Lakers, ma è ancora lì a lottare per le prime posizioni in attesa del ritorno sul parquet. Nel frattempo, il duo di Golden State continua a ben figurare nella classifica e perfino gli Orlando Magic fanno il loro esordio con un proprio esponente.

 

Leader della Race to the MVP

Settimana 1: James Harden

Settimana 2: LeBron James

Settimana 3: LeBron James

Settimana 4: LeBron James

Settimana 5: Carmelo Anthony

 

15° Glen Davis (NC), Orlando Magic (11-13). 16,2 punti, 7,8 rimbalzi, 1,9 assist. Orlando ne vince tre in fila e Big Baby ci mette la ciliegina sulla torta con i 28 punti dinanzi a Kevin Love. Non sarà in pianta stabile tra i migliori 15 della lega, ma gli vogliamo dare un aiutino.

14° Serge Ibaka (NC), Oklahoma City Thunder (20-4). 14,6 punti, 8 rimbalzi, 3 stoppate. In un estate i punti realizzati passano da 9,1 a 14,6 (con il 58,4% dal campo). Se Ibaka è questo, c’è poco da stupirsi se i Thunder ne vincono undici consecutive. I suoi punti sono ciò che serve a Durant e soci.

13° Blake Griffin (14°), Los Angeles Clippers (18-6). 18 punti, 8,8 rimbalzi, 3,2 assist. I Clippers sono in striscia positiva di dieci partite. Griffin è sempre più solido, anche se per il definitivo salto di qualità manca ancora qualcosina.

12° Joe Johnson (NC), Brooklyn Nets (13-10). 16,8 punti, 2,9 rimbalzi, 3,8 assist. Realizzatore puro se ce n’è uno, fa il suo esordio in graduatoria grazie alle tre vittorie settimanali e al buzzer beater che vale la vittoria contro Detroit.

11° Stephen Curry (8°), Golden State Warriors (16-8). 19,7 punti, 4,1 rimbalzi, 6,5 assist. Nella vittoria contro Miami la sua striscia di otto partite a venti o più punti realizzati si interrompe, ma Golden State continua a macinare gioco con lui in regia.

 

10° Paul George (NC), Indiana Pacers (13-11)

16,4 punti, 6,8 rimbalzi, 3,6 assist, 1,3 rubate, 2,4 perse, 42,4% dal campo, 40,9% da 3, 80,6% ai liberi in 35,8 minuti

Non è un caso che la miglior settimana di Paul George coincida con tre vittorie dei Pacers, alla disperata ricerca di un faro che illumini la strada offensiva. Granger resterà fuori ancora a lungo e Hibbert è irriconoscibile in quest’inizio di stagione: Indiana ha bisogno di George e lui ha risposto nelle sfide casalinghe contro Philadelphia e Cleveland, nelle quali ha realizzato 55 punti (27,5 di media).

 

9° Zach Randolph (5°), Memphis Grizzlies (16-6)

17,2 punti, 12,7 rimbalzi, 1,2 assist, 2,3 perse, 49,8% dal campo, 76% ai liberi in 36,2 minuti

Un po’ in calo il rendimento dell’animale d’area dei Memphis Grizzlies, che, insieme al suo compagno di reparto Marc Gasol, sta probabilmente tirando un po’ il fiato dopo i primi, fenomenali due mesi di stagione regolare. Memphis, dopo aver perso tre partite consecutive, sembra essersi ripresa con le vittorie non semplici contro Utah e Chicago.

 

8° James Harden (NC), Houston Rockets (12-12)

25,1 punti, 4,7 rimbalzi, 5,2 assist, 1,8 rubate, 3,8 perse, 43,1% dal campo, 33,3% da 3, 85,9% ai liberi in 39 minuti

Quattro partite in settimana chiuse a 27 di media per l’uomo della Barba. Il risultato sono tre vittorie che consentono ai Rockets di acchiappare il pareggio di bilancio e il nono posto in una Western Conference competitiva come non mai. La vittoria a New York è un capolavoro firmato da lui (28 punti e 10 rimbalzi) e dall’ex di serata Jeremy Lin.

 

7° Tony Parker (4°), San Antonio Spurs (19-7)

19 punti, 3,3 rimbalzi, 7,5 assist, 2,1 perse, 50,6% dal campo, 36% da 3, 82,1% ai liberi in 32,7 minuti

Nelle tre sconfitte settimanali, giunte tutte in difficili trasferte (a Utah, Portland e Oklahoma City), Parker ha cercato di caricarsi la squadra sulle spalle realizzando sempre più di 20 punti in ognuna delle tre partite. Purtroppo per gli Spurs, Duncan non è più brillante come ad inizio stagione e non può più vantare la costanza di rendimento che aveva dimostrato nel primo mese di regular season. San Antonio resta comunque in alto, ma le quotazioni sono lievemente in discesa.

 

6° Chris Paul (NC), Los Angeles Clippers (18-6)

16 punti, 3,5 rimbalzi, 9,2 assist, 2,6 rubate, 2,2 perse, 47,3% dal campo, 32,9% da 3, 88,7% ai liberi in 33,1 minuti

L’abbiamo tenuto fuori dalla classifica, forse inguistamente, nella settimana passata, ma ora è giunto il momento che Chris Paul faccia il balzo in avanti che merita. Leader indiscusso di una squadra in striscia positiva di dieci partite e al secondo posto della Western Conference, le sue cifre sono l’esempio della costanza e della certezza. Di Paul ci si può fidare sempre.

 

5° David Lee (10°), Golden State Warriors (16-8)

19,2 punti, 11,5 rimbalzi, 3,4 assist, 1 rubata, 2,7 perse, 52,3% dal campo, 80,2% ai liberi in 37,5 minuti

Altra settimana di ordinaria amministrazione a 22 punti e 13 rimbalzi di media, mentre la sua squadra continua a veleggiare sopra il 65% di vittorie. Golden State sta marciando forte in questo inizio di stagione e qualche sguardo comincia a girarsi anche verso il buon vecchio David Lee. Il quale, allo stato attuale delle cose, per noi è tra i migliori cinque dell’intera lega per quello che ha fatto vedere nei due primi mesi scarsi.

 

4° Kobe Bryant (6°), Los Angeles Lakers (11-14)

29,5 punti, 5,2 rimbalzi, 5 assist, 1,6 rubate, 3,9 perse, 47,8% dal campo, 38% da 3, 86,5% ai liberi in 38,2 minuti

I Lakers hanno conquistato due successi consecutivi e questo non può far altro che far lievitare le quote di un giocatore perennemente (o quasi) oltre i 30 punti realizzati. A dicembre soltanto una volta non ha messo a segno un trentello, nella sfida vinta contro New Orleans per 103-87. Nell’occasione, Bryant ha realizzato…29 punti. Un peccato che una prestazione così “rovini” l’impressionante media di 34,2 punti per partita.

 

3° Carmelo Anthony (1°), New York Knicks (18-6)

27,9 punti, 6,4 rimbalzi, 1,9 assist, 2,6 perse, 47,3% dal campo, 45,5% da 3, 80,8% ai liberi

Una sola partita giocata nella settimana prima di infortunarsi e perdere così inevitabilmente un pochino di terreno in graduatoria. Nei 23′ giocati in settimana, però, ha realizzato 30 punti con 10/15 dal campo. Contro i Lakers e Kobe Bryant. Basta per un posto sul podio? Per noi, sì.

 

2° LeBron James (3°), Miami Heat (15-6)

25,4 punti, 8,6 rimbalzi, 6,7 assist, 1,3 rubate, 2,6 perse, 54,1% dal campo, 42,4% da 3, 67,5% ai liberi in 37,6 minuti

I suoi trentuno punti non bastano a superare gli insidiosissimi Golden State Warriors, anche se Miami può rifarsi con un’agevole vittoria su Washington. LeBron sta controllando la lega sbadigliando, senza preoccuparsi di mandare segnali di dominio anzitempo. A quello ci penserà di ritorno dall’All-Star Game, o forse aspetterà addirittura che si faccia primavera.

 

1° Kevin Durant (2°), Oklahoma City Thunder (20-4)

27,1 punti, 8,3 rimbalzi, 4,2 assist, 1,5 rubate, 1,4 stoppate, 3,4 perse, 51,4% dal campo, 42,9% da 3, 90% ai liberi in 39,4 minuti

Al contrario di quanto scritto per Lebron, Durant sembra avere intenzione di dominare ogni secondo di tutte le partite che si troverà a giocare in questa stagione. Ora che Oklahoma City ha trovato una nuova fonte di realizzazioni in Serge Ibaka, l’attacco dei Thunder si farà sempre più pericoloso. Durant e Westbrook possono giungere al canestro in qualunque maniera e in qualunque momento, mentre sugli scarichi Ibaka e Martin non possono essere lasciati liberi. Le difese devono decidere, ma i playbook sembrano ancora sguarniti. 11 and counting.

 

Honorable Mention: Kyrie Irving. Torna da un mese di infortunio sparandone 28 (con 11 assist) in faccia a un certo Kobe Bryant. Ha un passaggio a vuoto contro Indiana, ma allo Staples Center ne butta 41 in fondo al cesto. Il destino è il cielo.

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