Rookie Rankings, settimana 10. La storia: Pero Antic, Rising Star a 31 anni

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Ok, alzi la mano chi di voi qualche mese fa avrebbe pronosticato che Pero Antic sarebbe andato all’All Star Game…Nessuno? Tranquilli, siete in buona compagnia perché neanche il più ottimista degli addetti ai lavori sarebbe stato così lungimirante.

Eppure, il prossimo Venerdì 14 Febbraio prenderà a parte al Rising Stars Challenge, tradizionale evento d’apertura del weekend dell’All Star Game che mette a confronto rookies e sophomores.

Forse non se lo sarebbe mai immaginato neanche lui, di calcare il palcoscenico glamour e élitario del weekend delle stelle, lui che iniziò a giocare da professionista nell’ormai lontano 1999 a Skopje, capitale della sua Macedonia fresca di indipendenza.

Anno dopo anno, dopo il primo approccio con la Grecia e con l’Eurolega (4 stagioni dal 2001 al 2005 con l’AEK Atene), arrivano i primi traguardi in Serbia, nelle fila della Stella Rossa con cui vince la coppa nazionale nel 2006.

Il primo vero acuto arriva in Bulgaria nel 2008, dove domina il campionato ed è l’MVP di stagione viaggiando sopra i 20 punti di media e sfiorando i 10 rimbalzi a partita.

E nel 2011, si assiste all’anno della piena consacrazione europea di Antic: trascina la Macedonia alle semifinali degli Europei affermandosi come uno dei miglior rimbalzisti della rassegna e arrendendosi solo di fronte alla troppo talentuosa Spagna delle meraviglie dei vari Gasol, Navarro, Fernandez.

Il resto è storia recente, con il suo ritorno in Grecia (questa volta all’Olympiacos) dove vincerà un titolo di campione nazionale e per ben due volte consecutive l’Eurolega, vivendo da protagonista assoluto una impresa sportiva che ha dell’incredibile (chiedere al CSKA versione 2012 per conferme).

Quando meno te l’aspetti, a 31 anni compiuti ed ormai all’apice della propria carriera, gli Atlanta Hawks lo contattano per una nuova sfida: un ghiotto contratto biennale per lui, con il ruolo di backup del rampante Horford e del veterano Brand.

E così, Pero riparte da zero, mettendosi nuovamente in gioco in una realtà lontana anni luce dal basket FIBA, offrendo ciò che ha sempre portato in dote alle sue squadre: grande professionalità ed etica, tanta sostanza e lavoro sporco sotto i tabelloni.

La sua carriera NBA inizia in sordina, ma all’improvviso arriva l’evento che ti cambia la vita: proprio negli ultimi giorni del 2013, Al Horford si infortuna al muscolo pettorale e deve dire addio al resto della stagione, offrendo ad Antic l’opportunità per fare uno stepup nelle gerarchie.

Nel mese di Gennaio, il macedone viaggia infatti a quasi 25 minuti a partita con 11 punti e quasi 6 rimbalzi di media, con qualche doppia doppia a referto.

E, complice il basso numero di centri di livello tra i rookies, arriva la chiamata per il Rising Stars dell’All Star Game.

Antic rientra in quella categoria di giocatori che badano alla sostanza, e agli spettacolari fronzoli preferiscono l’efficienza dei risultati: difficile quindi capire quanto Pero possa calarsi nel ruolo di show-man insieme a dei “ragazzini” di cui potrebbe essere il padre, cestisticamente parlando.

Adatto o meno al contesto, alla veneranda età di 31 anni, i fatti ci dicono che Pero Antic è di fatto una “stella emergente” della NBA. Splendente come il sole della Macedonia tatuato sul suo petto.

 

Solita settimana sempre un pò povera di emozioni provenienti dai rookie, ancor più sottotono rispetto alle precedenti uscite, nonostante ci sia un All Star Game alle porte, vetrina utile per poter sfoggiare tutto il talento fin ora tenuto nascosto da buona parte delle matricole. Negativa sicuramente la settimana per nomi importanti quali Burke, Caldwell-Pope e ancora una volta McLemore. Tuttavia c’è una buona notizia, Anthony Bennett comincia a dare segni di vita e Antetokounmpo conquista sempre di più lo scenario NBA.

RANKING

1. Michael Carter-Wiliams

17.1 punti, 5.4 rimbalzi, 6.5 assist, 2.4 recuperi, 40%TC, 35 minuti

Qualche difficoltà, più di squadra che individuale, che però pesa sulle prestazioni del play da Syracuse, che non riesce a trascinare i compagni neanche ad una vittoria nelle ultime 3 partite. MC-W però, continua a raccogliere grandi numeri, che lo tengono ancora primo tra le matricole per punti, assist, rimbalzi e recuperi.

2. Victor Oladipo

13.8 punti, 4.4 rimbalzi, 4 assist, 1.6 recuperi, 32 minuti

Il campo testimonia che l’ex Hoosiers sarebbe il sesto uomo ideale. Il playmaking non sembra ancora la sua dote principale, facendo fatica a far girare bene la squadra. Uscendo dalla panchina, invece, riesce a dare quella freschezza, che può portare parziali importanti a favore dei Magic, cambiando le partite. Esempio lampante in settimana, dove nelle prime tre patite, tutte e tre perse, Oladipo colleziona 11.3 punti di media con prestazioni rivedibili. Tutt’altro il risultato nell’ultima uscita, firmando 20 punti, una prestazione convincente e portando a casa la vittoria sui Pistons.

3. Giannis Antetokounmpo

7.2 punti, 4.5 rimbalzi, 1.8 assist, 44.7%TC, 24 minuti

Costantemente in crescita il greco, che ha conquistato in pochissimo tempo non solo Milwaukee, ma tutta l’NBA e i suoi followers. Il deserto nelle rotazioni dei Bucks lo aiuta a mettersi in mostra, ma sicuramente Giannis ci mette del suo per farsi notare. 15 punti, 3 rimbalzi e 2 assist in 28 minuti di gioco nella vittoria che l’ha visto protagonista contro i Knicks.

4. Tim Hardaway Jr.

9.3 punti, 1.4 rimbalzi, 0.8 assist, 46%TC, 20 minuti

Altra grande sorpresa in positivo di quest’anno, che però non ha tratto i benefici sperati da una franchigia che doveva puntare molto in alto e si trova a scavare la classifica. Hadaway Jr. però, nonostante le brutte figure di New York in stagione, sta dimostrando di essere un ottimo giocatore e di grande personalità.

5. Ben McLemore

7.6 punti, 2.7 rimbalzi, 1 assist, 23 minuti

Purtroppo per lui gli infortuni di Gay e Cousins non sono durati poi così tanto, e i riflettori sono stati puntati poco sull’ex Kansas, che fatica a trovare la giusta dimensione in squadra, collezionando numeri per nulla confortanti, 4.7 punti di media in settimana, pur giocando con elevato minutaggio (20 minuti di media).

6. Trey Burke

12.7 punti, 3.2 rimbalzi, 5.6 assist, 43%TC, 31 minuti

Altro giocatore sottotono, in una realtà difficile come quella di Utah. Burke conclude la settimana con 3 sconfitte filate, senza mai riuscire ad incidere nelle partite giocate e chiudendo con 6 punti di media in 30 minuti.

7. Nate Wolters

6.2 punti, 2.1 rimbalzi, 3.4 assist, 20 minuti

Il piccolo grande uomo, che tanto ha stupito nelle prime uscite, sembra essere tornato. La sua presenza in campo dà sicurezza al backcourt dei Bucks, sporcando i box score in ogni voce. Quasi 7 punti di media, con anche 4 assist nelle ultime 4 gare.

8. Cody Zeller

5 punti, 4 rimbalzi, 1 assist, 16 minuti

L’esplosione di Al Jefferson lo fa ancora rimanere nell’ombra, ma regala comunque minuti di quantità alla causa Bobcats sotto canestro.

9. Ryan Kelly

7.3 punti, 3 rimbalzi, 1 assist, 41%TC, 20 minuti

Difficoltosa la prima settimanale contro dei T’Wolves in palla, con l’ex Bluedevils che totalizza 6 punti con 2 rimbalzi e 3 assist, senza incidere minimamente. Tutt’altra cosa la seconda in casa dei Cavs, con Kelly protagonista con ben 26 punti e 6 rimbalzi.

10. Anthony Bennett

3.3 punti, 2.6 rimbalzi, 12 minuti

Un paio di note alte per la prima scelta assoluta di questo povero draft. Nonostante le condizioni della squadra, che non fanno ben sperare, Bennett sembra dare qualche segno di ripresa, con 2 solide partite rispettivamente da 11 e 14 punti.

11. Mason Plumlee

5.8 punti, 2.9 rimbalzi, 15 minuti

Più garbage time che altro, ma la permanenza a Brooklyn sembra dar giovamento al centro da Duke, che sta crescendo lentamente anche nei numeri.

12. Steven Adams

3.6 punti, 4.4 rimbalzi, 48%TC, 15 minuti

Il roccioso centro neozelandese, indispensabile ormai per quei 10-15 minuti di quantità che regala sotto canestro.

13. Tony Snell

5.6 punti, 2 rimbalzi, 1 assist, 20 minuti

Utile nel sistema Thibodeau, non si fa notare più di tanto per via dei suoi intangibles, che danno solidità soprattutto alla fase difensiva.

14. Kentavious Caldwell-Pope

7 punti, 2.2 rimbalzi, 1 assist, 25 minuti

Un utilizzo davvero pessimo della guardia da parte di coach Cheeks, che lo lascia spesso fuori dal gioco, limitando le sue possibilità.

15. Rudy Gobert

2.5 punti, 4.4 rimbalzi, 12 minuti

Alcune buone giocate di fisico e un minutaggio sempre più sostanzioso per il francese che dovrà ancora fare tanta strada per un posto da titolare.

                                                                                      A cura di Giovanni Foti e Davide Fina

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