Rookie Rankings, settimana 12. La storia: Bennett, meglio tardi che mai!

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E’ inutile negarlo, essere la prima scelta assoluta del Draft NBA comporta un fardello non indifferente, di cui abbiamo già parlato qualche settimana fa.

Ci sono prime scelte che reggono l’altissimo carico di aspettative, altre che non convincono appieno, e poi c’è Anthony Bennett.

Per ragionare in termini statistici, il PER (PlayerEfficiencyRating), parametro standard per misurare il rendimento globale di un giocatore NBA, del giocatore dei Cavs è ai minimi storici: oltre ad essere il valore numerico più basso tra le prime scelte degli ultimi 24 anni, è ben 10 volte inferiore a quello di KwameBrown, uno dei più grossi bustoftheDraft unanimemente riconosciuti.

Ad oggi Bennett tira con il 31% dal campo, il 25.6% da tre punti, realizzando 3.8 punti e catturando 2.8 rimbalzi in media a partita, non esattamente il massimo per un’ala grande dal fisico imponente.

Il suo non è solo un disastro sul piano individuale, ma anche dal punto di vista collettivo, in quanto la presenza del prodotto di UNLV sul parquet comporta un calo nel rendimento di Cleveland in quasi tutte le categorie statistiche.

Ma c’è sicuramente una forte reciprocità tra le sue prestazioni negative e la stagione disfunzionale dei Cavs, deludenti sul piano del gioco e dell’atteggiamento, tra le tante perplessità sulla figura di Mike Brown e il “polverone Bynum”, altra grande scommessa persa dal GM dimissionario Chris Grant: difficile ritagliare un minutaggio elevato ed un ruolo di spessore nel frontcourt già occupato da un veterano come Varejao e da un giovane pronto alla consacrazione come Tristan Thompson, senza considerare la presenza ingombrante di Bynum (almeno fino ad un mese fa) e quella di altri due giocatori interessanti come Alonzo Gee ed Earl Clark.

Fosse finito in un’altra franchigia, probabilmente parleremo non di un flop, bensì di un rookie nella media NBA; basandoci unicamente sui fatti, non possiamo spingerci verso voli pindarici, ma possiamo invece osservare una tendenza finalmente positiva.

Il 28 Gennaio è infatti arrivato il suo primo acuto: doppia doppia sfiorata da 15 punti e 8 rimbalzi, con il 50% dal campo e il 66% al tiro da tre punti in ben 31 minuti di utilizzo…Un giocatore completamente diverso.

Prestazione che non è rimasta isolata, ed infatti nel mese di Febbraio è tornato in doppia cifra altre tre volte, facendo registrare il suo careerhigh e la sua prima doppia doppia nella sfida casalinga contro i Sacramento Kings: 19 punti e 10 rimbalzi, addirittura perfetto dall’arco dei tre punti con un ottimo 3/3 in 30 minuti spesi in campo.

In questo mese viaggia a poco più di 8 punti a partita sfiorando i 5 rimbalzi di media, con un minutaggio intorno ai 20 minuti, segno che finalmente Bennett ha trovato un po’ di costanza e, soprattutto, un po’ di fiducia nei propri mezzi.

Nonostante questi dati incoraggianti, ancora è prematuro sbilanciarsi, poichè persistono ancora parecchi alti e bassi fisiologici nel minutaggio che sono strettamente legati alla complicata rincorsa ai Playoff dei suoi Cleveland Cavs, che non lascia spazio ad esperimenti di rotazione.

Ma in una stagione abbastanza avara di soddisfazioni per la classe dei rookie e così travagliata per la prima scelta assoluta, ciò che conta per ora è che “I was just havingfun”, come ci ricorda Bennett a margine della partita del suo career-high: dopo l’inizio drammatico, tra un’operazione alla spalla e problemi respiratori, il suo è un sospiro di sollievo che va oltre il semplice referto delle statistiche. Benvenuto in NBA Anthony, finalmente.

RANKING

Il Rising Stars Challenge e tutto il weekend dell’All Star Game ha regalato un minimo di respiro soprattutto ai rookie, che si sono visti catapultati in una stagione NBA a dir poco usurante. Sotto i riflettori Antetokounmpo su tutti, ma anche Tim Hardaway Jr. che si è messo in mostra nella battaglia di triple contro Dion Waiters. Nelle poche partite della settimana spunta ancora una volta Anthony Bennett, mentre Caldwell-Pope vede il buio.

1. Tim Hardaway Jr.

9.5 punti, 1 assist, 1.5 rimbalzi, 21 minuti

Primo posto meritato per la guardia ex Michigan, che dopo essersi messo in mostra nello spettacolare scontro all’ultima tripla con Waiters, ha giocato due ottime partite, totalizzando 20 punti di media e dimostrando di essere il più costante tra i Knicks.

2. Michael Carter-Williams

17 punti, 6.3 assist, 5.3 rimbalzi, 2 recuperi, 35 minuti

Leggermente fuori dalla partita del venerdì, MC-W lotta contro gli avversari ma soprattutto contro la sua franchigia, che sta smantellando la squadra per un progetto più a lungo termine che potrà vederlo protagonista. Lo scambio Turner-Granger punta più che altro a creare spazio salariale a fine stagione e la parola “tanking” sembra essere quella adatta alla franchigia della Pennsylvania.

3. Trey Burke

12.5 punti, 5.6 assist, 3 rimbalzi, 30 minuti

Altro play in una situazione difficile con una franchigia che punta al basso paradossalmente. Ma Burke continua a giocare la sua pallacanestro di solidità e ordine, mettendo 14 punti e 10 assist nella sconfitta con i Nets.

4. Gianns Antetokounmpo

7 punti, 1.8 assist, 4.6 rimbalzi, 24 minuti

La Antetokounmpo mania ha preso piede nel mondo NBA. Giannis ha conquistato il cuore di tifosi e amanti del basket americano. Nelle due partite settimanali ha messo a segno 10 punti di media con anche 4 assist e 6 rimbalzi.

5. Nate Wolters

7 punti, 3.6 assist, 2.5 rimbalzi, 22 minuti

Il compagno di squadra che nonostante i numeri non gode delle stesse attenzioni del greco, ma è diventato una pedina fondamentale nell’economia dei Bucks. Wolters, come sempre, mette a referto non solo punti, ma anche assist, rimbalzi e recuperi. Anche il minutaggio è elevato: 40 nelle ultime due partite con 13.5 punti, 4 rimbalzi e 6.5 assist di media.

6. Anthony Bennett

4 punti, 0.3 assist, 3 rimbalzi, 13 minuti

Cleveland sembra aver preso la strada giusta, e con lei anche la sua prima scelta tanto attesa. L’ala da UNLV sta piano piano entrando nel gioco dei Cavs, iniziando a mettere punti e rimbalzi alla causa della squadra.

7. Victor Oladipo

13.5 punti, 4 assist, 4.3 rimbalzi, 1.6 recuperi, 32 minuti

Due sconfitte nelle ultime due partite per Orlando, con un Oladipo spento, con 5 punti di media, partendo dalla panchina e giocando appena 20 minuti.

8. Ryan Kelly

7.4 punti, 1.2 assist, 3 rimbalzi, 20 minuti

Nonostante la sconfitta contro i Rockets, Kelly gioca ancora una buona partita, dimostrando di avere ottime doti tecniche e realizzative. 13 punti, 3 rimbalzi e 3 assist per lui.

9. Kelly Olynyk

7 punti, 1.6 assist, 4.7 rimbalzi, 18 minuti

7 punti e 6 rimbalzi non bastano per dare un solido contributo alla squadra nella partita contro Phila.

10. Nick Calathes

5.2 punti, 2.7 assist, 1.8 rimbalzi, 1 recupero, 16 minuti

I suoi minuti si riducono a causa del ritorno dei play titolare, ma Calathes dimostra di essere indispensabile anche dalla panchina, con 11 punti e 5 assist. Sembra che Memphis abbia trovato il sostituto ideale per Mike Conley.

11. Ben McLemore

7.5 punti, 1 assist, 2.8 rimbalzi, 23 minuti

Bellissima la schiacciata su Shaq seduto sul trono, che però non basta per vincere lo Slam Dunk Contest contro John Wall. McLemore però, in campo continua a non convincere al 100%, un po ai margini del gioco dei Kings, anche se avrà un pò di minuti in più anche da titolare per la trade che ha portato Thorton lontano da Sacramento.

12. CJ McCollum

6.7 punti, 0.8 assist, 1.3 rimbalzi, 15 minuti

Solo 2 punti nella sconfitta con gli Spurs, ma la convinzione di avere un giocatore ideale per i Blazers che cercano punti dalla panchina.

13. Cody Zeller

5 punti, 1 assist, 4 rimbalzi, 17 minuti

Il solito contributo minimo del centro da Indiana, che non vede ancora la luce, soprattutto per il momento di grandissima forma del compagno di reparto Al Jefferson.

14. Mason Plumlee

6.2 punti, 0.4 assist, 3.3 rimbalzi, 15 minuti

15. Steven Adams

3.3 punti, 0.6 assist, 4.3 rimbalzi, 15 minuti

A cura di Giovanni Foti e Davide Fina

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