Rookie Rankings, settimana 14.

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bostonherald.com

Nella settimana dei 61 punti di LeBron contro i Bobcats, raggio di sole nella plumbea regular season di inizio Marzo, non c’è nessun particolare acuto da parte dei rookie.

La nota lieta è il ritorno su ottimi livelli del candidato principe al ROY, Michael CarterWilliams, oltre alla conferma di un positivo Olynyk.

I lunghi bianchi sembrano andar forte in settimana, ed ecco che anche Cody Zeller sforna buone prestazioni, quelle che mancano ad un McLemore davvero troppo incostante.

 

1. Michael Carter-Williams

 

17 punti, 5.4 rimbalzi, 6.2 assist, 34.3 minuti

 

Settimana particolarmente positiva per il play dei Sixers, che si conferma ancora una volta il primo della classe. Nelle tre uscite settimanali segna rispettivamente 15, 14 e 17 punti, centrando la doppia doppia nella trasferta di Orlando: con 11 rimbalzi, 6 assist, un recupero e una stoppata oltre ai 17 punti a referto, l’ex Syracuse continua a predicare nel deserto, e arriva la quindicesima sconfitta consecutiva per Philadelphia.

 

2. Kelly Olynyk

 

7.3 punti, 4.8 rimbalzi, 1.7 assist, 19.1 minuti

 

Prosegue lo straordinario momento di forma per il lungo dei Celtics che, nell’unico impegno settimanale (contro Golden State), impila dei bei numeri: sta in campo la bellezza di 27 minuti e tira con il 50% del campo (50% anche al tiro da 3 punti), per un totale di 19 punti, 5 rimbalzi e 3 assist, favoriti dal prevedibile garbage time che si è impadronito della partita dopo la fuga dei Warriors.

 

3. Cody Zeller

 

5.5 punti, 4.1 rimbalzi, 1.2 assist, 16.8 minuti

 

Alle spalle di un monumentale Al Jefferson, Cody Zeller dà una mano alla lotta per i Playoff di Charlotte: nelle tre uscite settimanali va sempre in doppia cifra e il suo minutaggio si assesta su 20 onesti minuti, ed è anche merito del suo contributo efficace da 11 punti e 5 rimbalzi per il successo clamoroso dei Bobcats a spese di Indiana.

 

4. Trey Burke

 

12.5 punti, 3.2 rimbalzi, 5.4 assist, 31 minuti

 

Utah è una squadra dalle rosee prospettive per gli anni a venire, oggi stenta e non poco, ma Burke regala conferme. Nei tre impegni settimanali si distingue con due partite di grande equilibrio, soprattutto nella complessa trasferta di Indiana (16 punti, 5 assist e 4 rimbalzi). Nota stonata la stecca a metà del giro ad Est dei Jazz, dove tira con un pessimo 28% dal campo e naufraga insieme ai suoi in quel di Milwaukee.

 

5. Giannis Antetokounmpo

 

7.2 punti, 4.5 rimbalzi, 1.9 assist, 24.3 minuti

In una stagione grottesca nello stato del Wisconsin, per stare in tema di Oscar, il ragazzo prodigio greco è “La Grande Bellezza” dei Bucks. Sprazzi di talento puro e versatilità, in questo caso lasciamo che siano le immagini a parlare.

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6. Nate Wolters

 

6.9 punti, 2.5 rimbalzi, 3.3 assist, 22.1 minuti

 

Sempre ordinato ed educato il play di riserva dei Bucks, e anche lui come Giannis si diverte e fa divertire nella vittoria su Utah: 10 punti, 6 rimbalzi, 5 assist e un recupero in 22 minuti, con due cioccolatini dall’arco dei tre punti.

 

7. Anthony Bennett

 

4.2 punti, 3 rimbalzi, 0.3 assist, 12.8 minuti

 

Fatica davvero a trovare spazio nella disperata rincorsa ai Playoff dei suoi Cleveland Cavaliers, ma nei ritagli di tempo riesce a mettersi in mostra: 14 punti, un rimbalzo, un assist e un recupero in appena 13 minuti contro gli Spurs, e un altro piccolo scheletro che viene eliminato dal suo armadio personale.

 

8. Nick Calathes

 

5 punti, 1.8 rimbalzi, 2.9 assist, 16.9 minuti

 

Ranking che parla ancora greco con Calathes, operaio in una squadra operaia, se ce n’è una. Anche lui raccoglie un po’ i minuti che gli vengono concessi ma, complice una serata davvero da dimenticare per Conley, nella sconfitta dei suoi Grizzlies a Brooklyn gioca 30 minuti e tira fuori una prova di grande sostanza: 10 punti, 5 rimbalzi, 5 assist e 4 recuperi, tipica prestazione che fa sorridere i “Fantaallenatori” che avessero puntato su di lui.

 

9. Tim Hardaway Jr.

 

9.7 punti, 1.5 rimbalzi, 0.8 assist, 22.7 minuti

 

Ne abbiamo ampiamente parlato una settimana fa, è sicuramente una delle più belle sorprese della stagione. Sicuramente, l’unica cosa che si avvicini ad essere positiva a New York. Questa settimana è però altalenante: dopo i 14 punti nella sconfitta a Chicago, arriva “la virgola” in casa dei Pistons.

 

10. Victor Oladipo

 

13.9 punti, 4.3 rimbalzi, 4 assist, 32 minuti

 

Una delle settimane peggiori per uno dei migliori rookie della stagione, con pessime percentuali (30% dal campo) e anche la brutta partita nello scontro diretto dall’intenso sapore del tanking con Carter-Williams e i suoi Sixers: appena 9 punti con 3/10 al tiro e 4 palle perse in ben 39 minuti in campo, comunque sufficienti ai Magic per imporsi su Philadelphia, LA “squadra materasso” da qualche mese in qua.

 

11. Mason Plumlee

6.3 punti, 3.6 rimbalzi, 0.4 assist, 15.7 minuti

 

Niente di eclatante per l’ex Duke, ma giova del buon momento di forma dei suoi Nets e offre sostanza e costanza sotto le plance.

 

12. Shabazz Muhammad

 

3.5 punti, 1.6 rimbalzi, 0.1 assist, 7.5 minuti

 

Muhammad sulle “montagne russe” del rendimento: dopo il career-high di una settimana fa, torna Kevin Martin ed inevitabilmente la panca dei Wolves è pronta a riabbracciare uno dei suoi aficìonados. Positivo comunque contro i Knicks, facendo registrare 10 punti con 5/5 al tiro.

 

13. Steven Adams

 

3.3 punti, 4.2 rimbalzi, 0.6 assist, 14.7 minuti

 

Altra settimana nel “reparto falegnameria” per il ragazzone neozelandese, chiamato ad operazioni di pura manovalanza per i Thunder quando tocca far rifiatare qualcuno.

 

14. Ben McLemore

 

7.5 punti, 2.8 rimbalzi, 0.9 assist, 24 minuti

 

Talento inversamente proporzionale alla sua costanza di rendimento…E fidatevi che di talento ne ha a fiumi il ragazzo. Instabile come un governo in Italia, trova la “fiducia” nel successo dei suoi Kings contro New Orleans: 10 punti e 4 rimbalzi con il 75% al tiro.

 

15. CJ McCollum

 

6.4 punti, 1.4 rimbalzi, 0.8 assist, 14.2 minuti

 

Senza infamia né lode, in realtà non produce granchè, ma in questi sette giorni è tra i “meno peggio” dei suoi colleghi al primo anno. E merita fiducia visto l’inizio di stagione travagliato per problemi fisici.