Rookie Rankings, settimana 20. La storia: i rookies nel Torneo NCAA e la favola di O’Quinn

0

Teague, MKG, Davis e Terrence Jones sono solo una parte degli ex giocatori di Kentucky alla prima stagione in NBA
Photo took from bleacherreport.com
Cercando di dare continuità alla rubrica, nata nel Dicembre del 2011, ecco l’appuntamento fisso di inizio primavera, quello dedicato alla NCAA, luogo di provenienza della maggior parte dei protagonisti del nostro spazio.

Come tutti gli appassionati sapranno, a metà marzo la pallacanestro collegiale prende il sopravvento su tutti gli altri avvenimenti con la palla a spicchi, per via di un torneo sempre frizzantissimo, dovuto soprattutto alla formula della gara secca, in cui i migliori talenti possono fallire clamorosamente o entrare nell’olimpo delle rispettive università.
Non fa eccezione l’intensa edizione del 2012, in cui la favorita Kentucky ha regalato a Coach Calipari la prima vittoria in carriera. Tra i giocatori che affollano la nostra classifica settimanalmente non possono ovviamente mancare gli ex Wildcats, tra cui spiccano Anthony Davis, che si contende il titolo di “secondo miglior rookie dell’anno”, dietro Damian Lillard, e Michael Kidd-Gilchrist, noto per sbocciare in primavera, cosa che sperano vivamente i derelitti Bobcats.
MKG, infatti, è stato la vera sorpresa del torneo NCAA dello scorso anno, ottenendo il titolo di miglior giocatore del Regional, premio ottenuto da altri due lunghi che hanno faticato molto ad inserirsi nelle nostre classifiche, Thomas Robinson e Jared Sullinger, e l’inclusione nel quintetto del Final Four All-Tournament team, insieme ai già citati Davis e Robinson, nonché a Tyshawn Taylor, tanta panchina ai Nets, e Doron Lamb.

Molto interessante è la fine che ha fatto Lamb, uno dei migliori giocatori dello scorso torneo, obbligato a marcire nella panchina dei Bucks, e adesso di Orlando, a dimostrazione che non sempre un buon torneo NCAA sia una rampa di lancio nel mondo della NBA; conferma che potrebbe dare tranquillamente Marquis Teague, che arranca nel confronto diretto con Marco Belinelli e Nate Robinson per un ruolo nel backcourt di Chicago, ma da cui si discosterebbe con forza Kyle O’Quinn. Chi? Kyle O’Quinn, la vera storia della scorsa March Madness, giocatore attualmente in forza agli Orlando Magic (bellissima tra l’altro la doppia doppia contro i New York Knicks, nell’ultima gara disputata), noto a livello NBA per aver lanciato una palla in faccia ad Andray Blatche in un Nets-Magic di qualche tempo fa. Quinn, infatti, non avrebbe mai dovuto essere scelto da una franchigia della Lega, questo almeno fino a Marzo, giorno in cui, Norfolk State, il college dell’ala grande di Orlando, è entrato nella storia.

Primo turno, contro Missouri, la numero uno del college basketball 2011-2012, guidata da Marcus Denmon e Kim English (Detroit Pistons), sfida la cenerentola Norfolk State, alla prima partecipazione al torneo NCAA. Pronostico facile, +20 Missouri. Eppure le cose vanno diversamente. Trascinati da un superlativo Quinn, da 26 punti e 14 rimbalzi, gli Spartans realizzano uno dei più grandi “upset” (è questo il termine inglese per determinare un risultato assolutamente imprevisto) della storia del College Basket, mandando all’aria tutti i pronostici (letteralmente) degli esperti e dei fan della NCAA.
Questo exploit, in tv nazionale, è valso a Quinn una chiamata nel palcoscenico più importante del mondo, operata proprio dagli Orlando Magic, che hanno cambiato, ancor più della superlativa vittoria contro Missouri, la vita del nativo del Queens.

Una delle foto più divertenti di sempre: la gioia di O’Quinn dopo la sorprendente vittoria della sua Norfolk State su Mizzou
Photo took from northjersey.com
Ad ogni modo, non sempre le cose vanno a finire come nel caso di O’Quinn e Gilchrist, come dimostrano le storie di Lamb, Teague ma soprattutto dei due principali giocatori usciti da Baylor nel 2012 (Acy è il terzo): Perry Jones e Quincy Miller. Nonosante l’ottima March Madness disputata dai Bears, terminata nelle finali del Regional contro Kentucky, inutili gli sforzi di un ottimo Jones da 17 e 8 rimbalzi, le due stelle del college texano non hanno ricevuto alcun aiuto in sede di Draft, crollando rispettivamente alle chiamate numero 28 e 38, nonché nelle panchine di Thunder e Nuggets.

Non sempre quindi, le buone presazioni nel torneo NCAA (chiedere anche a Jared Sullinger) corrispondono ad una buona chiamata nel Draft, ma senz’altro mettono in condizioni dei cosiddetti “underdogs”, gli sfavoriti, di poter sognare, che poi è di fatto la grande storia che accomuna tutte le edizioni della March Madness, in cui college di centinaia di persone, sfidano corazzate milionarie come Kentucky, Indiana e Ohio State.

L’ultima curiosità, come ovviamente si chiederanno i nostri lettori, riguarda Damian Lillard. Ah, già, il fenomeno indiscusso della rubrica nonchè futuro All Star dei Portland TrailBlazers com’è andato nella scorsa March Madness? Né bene né male, infatti non è riuscito a partecipare con la sua Weber State, dimostrazione che non tutti i migliori giocatori di una classe, stiano necessariamente sotto i riflettori sin dai primi momenti della loro carriera.

 

 

Ranking

1° Damian Lillard, Playmaker, Portland Trail Blazers. Settimana precedente: 1°

Punti 19.0 (top), Rimbalzi 3.2,Assist 6.6 (top), Recuperi 1.0, 43% dal campo, 36% da tre, 86% ai liberi in38.5 minuti (top)

Cala leggermente il suo fatturato sotto il punto di vista dei punti a causa dell’ultima uscita in cui è stato limitato a 8 contro i Bucks ma pensate che Lillard sia diventato in questo modo meno importante? Nemmeno per sogno, l’ex Weber State, vedendo le sue scarse percentuali al tiro, si è concentrato sugli assist e in settimana sfiora i 9 di media. Ora quelli che prima del Draft dicevano “questo Lillard non è male ma sa solo tirare, non la passa mai” hanno una risposta.

 

2° Anthony Davis, Ala Grande, New Orleans Hornets. Settimana precedente: 2°

Punti 13.1Rimbalzi 7.9 (top), Assist 0.9,Recuperi 1.1 (top),Stoppate 1.8 (top), 51% dal campo, 74% ai liberi in 28.1 minuti.

Finalmente una conferma da parte di Anthony Davis. Di solito lo criticavamo per la discontinuità ma questa volta ci ha smentito con un’ottima settimana, per lui sono arrivate 3 partite consecutive con almeno 16 punti e 7 rimbalzi mentre nella sua ultima uscita contro Boston ha segnato solo 9 punti ma catturando 8 rimbalzi e stoppando 2 volte gli avversari. Piccola precisazione, di quei 9 punti contro i Celtics 2 sono stati segnati sulla sirena e hanno deciso la gara a favore degli Hornets. Questo sì che è giocare da prima scelta assoluta.

 


3° Maurice Harkless, Ala Piccola, Orlando Magic.Settimana precedente: 12°

Punti 6.9, Rimbalzi 4.2, Assist 0.6, Recuperi 1.1, Stoppate 0.8, 47% dal campo, 30% da tre, 56% ai liberi, in 23.1 minuti

Dire che tira male è dire poco ma ciò nonostante sta mettendo a segno cifre pazzesche. In 4 partite ha sempre raggiunto la doppia cifra raggiungendo anche quota 23 contro i Bucks nella stessa serata in cui ha catturato anche 9 rimbalzi, la sua miglior prestazione settimanale da quel punto di vista. 14 punti e oltre 6 rimbalzi di media in questa settimana non sono serviti molto ai Magic che hanno rimediato 4 sconfitte ma in ogni caso non si può che fare i complimenti a questo ragazzo, uno dei più criticati prima del Draft perché ritenuto non ancora pronto per la NBA.

 

4° Jonas Valanciunas, Centro, Toronto Raptors. Settimana precedente: 7°

Punti 7.6, Rimbalzi 5.7, Assist 0.8, Stoppate 1.1, 53% dal campo, 76% ai liberi, in 21.8 minuti.

Se Valanciunas fosse quotato in borsa le sue azione sarebbero la salvezza del mercato azionario. Per il lituano è arrivata un’altra settimana ad alto livello, oltre 15 punti e 7 rimbalzi di media, cifre che lo rendono una risorsa fondamentale per i Raptors oltre che il motivo per cui i canadesi non hanno avuto molti ripensamenti nel liberarsi di Ed Davis. Ottimo l’impatto anche in difesa, entrare nel pitturato quando c’è lui è sempre un’impresa e anche quando si fa battere è sempre in grado di stoppare l’avversario, contro Charlotte infatti lo ha dimostrato più di una volta.

 

5° Dion Waiters, Guardia, Cleveland Cavaliers.Settimana precedente 3°

Punti 14.7, Rimbalzi 2.4, Assist 3.0, Recuperi 1.0, 41% dal campo, 32% da tre, 74% ai liberi in 29.3 minuti

Non gioca contro Miami e contro Indiana segna solo 4 punti in 12 minuti e per questo motivo perde due posizioni, solo due perché in settimana gioca altre 2 partite, nella seconda mette a segno con 15 punti mentre nella prima chiude la gara con 21 punti, 3 recuperi e 2 assist. Se ritorna in campo anche solo leggermente meno in forma rispetto alla sua versione vista fino a 5 giorni fa non c’è dubbio che Harkless e Valanciunas debbano salire di livello per mantenere le loro posizioni in classifica

 

 6° Harrison Barnes, Ala, Golden State Warriors. Settimana Scorsa: 6°

Punti 9.1, Rimbalzi 3.9, Assist 1.3, Recuperi 0.6, 44% dal campo, 35% da tre, 73% ai liberi in 25.1 minuti.

Andamento strano per l’ex North Carolina nelle 4 partite settimanali: contro Bulls e Spurs arrivano 12 e 13 (questi in 18 minuti) punti giocando praticamente in ciabatte ma i Warriors perdono, contro Rockets e Hornets invece si ferma prima a quota 9 e poi a 7 ma i Warriors tornano a casa con la W. Non si può dire che Barnes stia facendo male anzi, è di grande impatto, in ogni caso se qualcuno è in grado di capirci qualcosa di più riguardo al suo andamento altalenante è pregato di farci sapere.

 

7° Bradley Beal, Guardia, Washington Wizards.Settimana precedente 4°

Punti 13.9, Rimbalzi 3.8, Assist 2.4, Recuperi 0.9, 41% dal campo, 38% da tre, 79% ai liberi in 31.2 minuti.

Ritorna dall’infortunio ma con minutaggio ridotto m ciò nonostante fa sempre vedere discrete cose: 6 punti e 5 rimbalzi in 19 minuti contro Phoenix, 5 punti e 4 assist in 20 minuti contro Charlotte e 13 punti, 5 rimbalzi e 6 assist in 21 minuti di nuovo contro Phoenix. In queste 3 partite i Wizards hanno portato a casa 2 vittorie ed è proprio questa la cosa più importante. Per ora Beal resta alla postazione numero 7 ma sappiamo che tornando a giocare tanti minuti non ci vorrà molto per scalare la classifica.

 

9° Chris Copeland, Ala Piccola, New York Knicks.Settimana precedente: 13°

Punti 7.3, Rimbalzi 1.7, Assist 0.4, 47% dal campo, 39% da tre, 81% ai liberi, in 13.3 minuti

Copeland non molla nemmeno per sbaglio: “manca Melo? Ci penso io”. Ovviamente non è al livello di Anthony ma ciò non vuol dire che non sia efficace, ogni volta che viene chiamato in causa infatti sa ripagare la fiducia riposta in lui, in settimana ha una media di 12 punti e 5 rimbalzi ed è anche merito suo se i Knicks sono riusciti a strappare la vittoria contro a Utah e contro Orlando dopo 4 sconfitte consecutive. Se esiste l’identikit del giocatore sempre pronto dalla panchina e sempre caldo come una stufa a gas non può che rispecchiare l’immagine di questo ragazzone.

 

10° Tyler Zeller, Centro, Cleveland Cavaliers. Settimana precedente: NC

Punti 7.9, Rimbalzi 5.9, Assist 1.4, Stoppate 0.9, 43% dal campo, 77% ai liberi in 26.6 minuti.

Guarda un po’ chi è tornato, un altro ex di North Carolina. Zeller è autore di una settimana davvero notevole con ben 2 doppie doppie in quattro partite, una da 10+10 contro Dallas e una da 12+11 contro Miami. Ha fatto bene anche contro Indiana (8 punti, 6 rimbalzi e 4 assist) ma è stato limitato parecchio contro gli Spurs (6 punti e 1 rimbalzo) anche per lo scarso minutaggio ricevuto in quella partita. Ora facci un favore caro Tyler, non calare ancora drasticamente, stai facendo più alti e bassi delle montagne russe.

 

11° Jae Crowder, Ala, Dallas Mavericks (15°)

Non arriva in top ten per un pelo, in settimana arriva in doppia cifra contro OKC e Brooklyn mentre contro Cleveland segna solo due punti ma cattura 14 rimbalzi, dicasi 14. In grandissima crescita.

 

12° Terrence Ross, Guardia, Toronto Raptors (11°)

Sfiora la doppia cifra contro Charlotte e la raggiunge agilmente contro Miami. Sta diventando costante, occhi aperti su questo ragazzo.

 

13° Alexey Shved, Guardia, Minnesota Timberwolves. (10°)

Ultimamente gli viene ridimensionato non poco il minutaggio ma sembra giocare anche meglio di come abbia fatto nelle ultime settimane, il calo in classifica infatti non è colpa sua ma è dovuto alle esplosioni dei suoi colleghi. 8 punti e 4 assist contro Houston e 12 punti contro Memphis sono le sue prestazioni migliori.

 

14° John Jenkins, Guardia, Atlanta Hawks (14°)

Sfiora spesso la doppia cifra e la raggiunge contro Dallas inoltre l’aver preso parte a 3 vittorie su 4 partite non fa di certo male.

 

15° Andrew Nicholson, Ala, Orlando Magic. (NC)

Dopo uno stop di qualche partita sembra tornato subito su discreti livelli: 8 punti, 2 rimbalzi e 2 stoppate contro i Pacers a cui sono seguiti 14 punti e 3 rimbalzi contro i Knicks. Ora tocca vedere se, col crescendo del minutaggio, crescerà anche il suo impatto sulle partite.

 

Classifica Generale:

Come l’anno scorso ci sarà un metodo per eleggere il Rookie of the Year di Basketinside. Assegneremo ogni settimana un punteggio in base alla posizione nella classifica settimanale, a fine anno chi avrà più punti in assoluto sarà il rookie dell’anno secondo Basketinside.com. Il primo guadagnerà 25 punti, il secondo 20, poi 17, 14, 12, 10, 8, 6, 4, 3. Dall’undicesimo al quindicesimo si guadagna 1 punto.

Damian Lillard 500

Anthony Davis 299

Dion Waiters 276

Brad Beal 218

Michael Kidd-Gilchrist 196

Alexey Shved 192

Harrison Barnes 190

Kyle Singler 138

Andre Drummond 76

Tyler Zeller 58

Jonas Valanciunas 54

Moe Harkless 45

Andrew Nicholson 39

Jeffery Taylor 30

Donatas Motiejunas, Jae Crowder 26

Jares Sullinger 24

Brian Roberts 23

Chris Copeland 15

Austin Rivers 14

John Henson, Terrence Ross 10

Thomas Robinson 6

Pablo Prigioni, John Jenkins 4

Draymond Green, Meyers Leonard 2