Stelle d’America: Boston Celtics 2007/08 – Il sigillo di “Ubuntu”

Stelle d’America: Boston Celtics 2007/08 – Il sigillo di “Ubuntu”

In questa puntata di Stelle d’America ripercorriamo la stagione che ha portato l’ultimo titolo a Boston.

di Ario Rossi

In questa puntata di Stelle d’America (qui la precedente) ripercorriamo la stagione dell’ultimo titolo dei Boston Celtics nel 2007/08. Fu l’inizio alla fase dei Big Three, ma non furono gli unici protagonisti…

31 luglio 2007

La NBA arrivava da una delle più scontate Finals degli ultimi anni, con gli Spurs che annientarono per 4-0 i Cavaliers di un giovane LeBron James. Serviva una svolta, che arrivò proprio in quel martedì di piena estate: Kevin Garnett lasciava per la prima volta il Minnesota in una mega trade che mandava ai Timberwolves ben cinque giocatori e due prime scelte (poi utilizzate nel draft 2009, Steph Curry vi dice nulla?).

Quello scambio chiuse un’estate piena di colpi di scena in casa Boston Celtics, visto che circa un mese prima il GM Ainge portò in biancoverde un certo Ray Allen, insieme a Glen Davis, spedendo a Seattle tre giocatori ed una scelta. All’inizio del training camp Doc Rivers si ritrovò ben nove giocatori nuovi rispetto alla stagione precedente.

6 ottobre 2007

Tutta la squadra ormai pronta a tornare ai piani alti della NBA volò a Roma per l’evento NBA Europe Live Tour, dove continuò la preparazione, fece due amichevoli e trovò il modo di stare tutti insieme. Questo ultimo punto diventò fondamentale per i risultati finali perché unì la squadra al grido di “Ubuntu”, una parola africana che stava a significare la solidarietà e la forza del gruppo. Dove il singolo c’è, ma è al servizio della comunità e, per noi del basket, della squadra. “Ubuntu” è l’urlo che da lì in poi i Celtics faranno prima di andare in campo per la partita, oppure prima di tornarvici alla fine di un timeout o di una pausa durante la gara.

2 novembre 2007

Iniziava la stagione dei Celtics e fin dalle prime uscite si capì che la musica rispetto agli anni precedenti era cambiata: per dare due dati, nelle prime 32 partite di campionato erano arrivate solamente tre sconfitte, con due gare perse di soli 2 punti ed una in overtime. Le partite ebbero una caratteristica comune, che poi si rivelerà fondamentale durante il prosieguo della stagione: la difesa! Ci sono tante squadre, comprese Cleveland, Detroit e New Jersey, tenute a meno di 80 punti segnati, con il record stagionale (dei soliti malcapitati Knicks…) di soli 59.

A fine dicembre, i Celtics avevano già vinto le stesse partite che avevano portato a casa in tutta la stagione precedente. Dopo quella grande serie di successi, ci fu un leggero calo fisiologico che non inficiò minimamente in classifica, infatti erano tranquillamente in testa alla Eastern Conference con discreto margine su Orlando e Cleveland.

L’All Star Game si disputò a New Orleans con ben tre rappresentanti biancoverdi, sebbene Ray Allen fosse in sostituzione dell’infortunato Kevin Garnett. Di seguito una foto amarcord con tutta la selezione East:

Ray Allen sostituì l’infortunato Garnett || Getty Images

Marzo 2008

Dopo una striscia negativa di tre sconfitte consecutive dopo l’All Star Game, la più lunga della stagione, i Celtics si rimisero in marcia con 14 vittorie nelle successive 15 uscite. In quell’intervallo di tempo arrivarono due importanti riconoscimenti, come la qualificazione Playoffs già ai primi del mese e il traguardo delle 50 vittorie stagionali poco dopo. La gara segnata sul calendario, però, era quella del 17 marzo a San Antonio, nella tana dei campioni NBA in carica. Gli Spurs guidarono per oltre 40′ totali ed erano ancora a +9 a metà dell’ultimo periodo, ma prima Pierce con 9 punti e poi Cassell e House chiudevano i conti – Ginobili non convertì la tripla decisiva – dando una vittoria importantissima a Boston, che rinforzò quindi la sua convinzione di essere tra le contenders al titolo NBA.

Aprile 2008

Prima dei Playoffs c’è stato tempo per infilare un’altra serie di vittorie (solo un ko nelle ultime 12) e chiudere la stagione regolare con ben 66 successi; 66 erano state anche le gare in cui gli avversari segnarono meno di cento punti (di queste, Boston ne ha vinte 59) con una media di quasi 91 punti subiti, mentre in quelle nove occasioni in cui i Celtics subirono più di 104 punti avevano poi perso. I Boston Celtics non ne vincevano sessanta dall’anno dell’ultimo titolo, nel 1985/86.

Il primo turno Playoffs vedeva di fronte gli Atlanta Hawks e tutti davano alla #8 al massimo il punto della bandiera. Le prime due larghissime vittorie nella serie sembravano confermare quest’idea, ma il trasferimento in Georgia cambiò le carte in tavola: Josh Smith e Joe Johnson furono devastanti e guidarono gli Hawks alla parità nella serie. Per fortuna il Garden fu un fortino e, di fatto, in gara-5 e soprattutto in gara-7 (dopo un sesto incontro combattuto, con Rondo incapace di mandare a bersaglio la tripla per il supplementare) non ci fu mai storia, sfiorando anche il +40. I Celtics passarono il primo turno, ora affronteranno i Cavaliers campioni in carica della Eastern Conference.

6 Maggio 2008

Data dell’inizio del secondo turno. Gara-1 fu una battaglia dove si segnò pochissimo e si decise solo negli ultimi 20″ con Garnett e i liberi di Posey. Nel secondo atto Cleveland infilò solo un punto in più di gara-1 e non ci fu storia con Boston che si portava sul 2-0, come contro gli Hawks. E come il turno precedente il fattore campo ebbe la meglio, visto che i Cavaliers s’imposero nettamente in entrambe le sfide casalinghe. Non cambiò il trend nelle successive due partite, con gare a basso punteggio tirate fino alla fine ma con la squadra di casa che tenne nel finale e si aggiudicò la contesa: 3-3.

Si arrivò allora a gara-7, un’altra per i Celtics, un’altra tra le mura amiche. Cleveland finì subito in doppia cifra di ritardo, recuperò fino al -3 e poi restava a contatto per tutto l’ultimo quarto, trascinata da West e ovviamente LeBron. A 2’20” dalla fine i Cavs arrivarono al -1, ma poi proprio i due appena menzionati sbagliarono due triple pesantissime. PJ Brown, arrivato in squadra a fine febbraio, mise due punti importanti, suggellati poi dai liberi di Allen e Pierce. Cleveland non segnava più e i Celtics volarono alle finali di Conference contro Detroit!

20 Maggio 2008

I Pistons erano una squadra esperta, ostica, con elementi che sapevano come vincere a questi livelli. Boston però si assicurò gara-1 con solidità, che mancava però in gara-2: Detroit violò per la prima (ed ultima) volta il Garden in questi Playoffs e si prese il fattore campo. Rip Hamilton trascinatore, mentre ai Celtics mancò completamente il supporting cast dietro alle tre stelle. Ci si spostava allora in Michigan e la risposta dei Celtics arrivò immediata: 11-0 per aprire il match, Detroit tenuta a soli 80 punti segnati, in testa per soli 24″ in tutta la partita, Boston che ne mandò sei in doppia cifra. Però gara-4 fu ancora a Detroit, che dominò la contesa e pareggiò la serie!

La sfida successiva avrebbe potuto indirizzare la serie e Boston, forte del ritrovato pubblico amico, non se lo fece dire due volte: volò a +15 ad inizio ultimo quarto, ma i Pistons non mollarono. Nel finale fu uno scontro tra Stuckey e Ray Allen, ma un libero pesantissimo sbagliato dalla giovane guardia di Detroit condannava i suoi. Gara-6 sembrava essere appannaggio dei padroni di casa anche questa volta, ma un ultimo quarto incredibile stravolse tutto: Pierce, Garnett e Rondo segnarono un parziale di 23-6 che dal -10 portava Boston sul +7 a meno di tre minuti dal termine. Hamilton e Billups devastanti nei primi tre quarti sparirono, ‘Sheed fece solo danni. Boston vinse e fu campione della Eastern Conference!

Getty Images

5 Giugno 2008

Le Finals ritrovarono due delle storiche franchigie NBA, le due più vincenti, le due rivali più agguerrite: Celtics vs Lakers, ventun anni dopo l’ultima volta. Si partiva da Est, con gara-1 che si decise nei primi minuti del quarto periodo, quando in campo c’erano le seconde linee, poi Paul Pierce rientrò dagli spogliatoi e diede la scossa decisiva. In gara-2 Boston guidava per buona parte del match, volava anche a +22 prima che Kobe si mettesse in proprio e riportasse i suoi a -2, ma i liberi di Pierce e Posey chiusero la partita. Boston era avanti 2-0 ma era tempo di volare a Los Angeles! Bryant e Vujacic furono determinanti, Boston ne infilò solo 81 e lasciò quindi un punto ai Lakers.

In gara-4 i gialloviola partirono 26-7, sembrava già finita ancora prima di iniziare; a metà gara Lakers sul +18, ma qui cambiò qualcosa. Rivers ha poi rivelato: “Durante l’intervallo Pierce venne da me, e mi disse che lui avrebbe marcato Kobe!” e la leggenda Lakers ha poi confermato: “Non volevano che li battessi da solo, ogni volta che toccavo la palla ne avevo tre o quarto addosso”. Nella seconda parte del terzo quarto i Celtics recuperarono dal -20 al -2, poi fu una battaglia punto a punto: a 4′ dalla fine House metteva il canestro del primo vantaggio biancoverde, e da lì Boston non si guardò più indietro. Fu la più grande rimonta in una gara di finale dal 1971…

In gara-5 i Lakers tennero nel finale e vinsero, ma ora si tornava a Boston per gara-6: la gara durò di fatto un quarto, poi Boston non ebbe alcuna pietà e disintegrò i rivali. Si partì nel secondo quarto con un 11-0 firmato House-Posey, poi Boston toccò addirittura il +43, uno dei più grandi distacchi in una gara di finale. Garnett era indemoniato, Pierce in versione MVP, Rondo tuttofare e un Allen chirurgico al tiro.

La città di Boston tornò a gioire per i suoi amatissimi Celtics, convinta di essere all’inizio di una lunga serie di vittorie. I successi arrivarono anche negli anni successivi, ma il titolo restò irraggiungibile e quello sarà l’ultimo titolo NBA a BeanTown fino ai giorni nostri.

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