Vite da Draft ’14 – Jerami Grant, l’NBA nel DNA

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Quando il tuo cognome è “Grant” e tuo padre si chiama “Harvey” (11 stagioni di onorato servizio in NBA tra Washington, Portland e Philadelphia), la pallacanestro ce l’hai inevitabilmente nel sangue. Se poi tuo zio si chiama “Horace” e nel palmarès può vantare ben quattro anelli di campione NBA, tra Chicago e i Lakers, allora il basket non ce l’hai semplicemente nel sangue, lo respiri, lo sudi, l’NBA deve diventare obbligatoriamente il tuo habitat naturale. Jerami, terzo di quattro fratelli, sin da bambino gira seguendo il padre tra gli spogliatoi NBA.

I fratelli Grant al completo,con la piccola Halle, figlia di Jerai
Nel natìo Maryland, gli  contro uno al campetto con i fratelli maggiori Jerai (il primogenito, oggi in Lettonia dopo una buona carriera collegiale a Clemson, proprio come padre e zio) e Jerian (senior a Notre Dame, e probabile materiale NBA per il prossimo Draft) hanno un sapore intenso di sfottò misto ad orgoglio personale. Nessuno ci tiene a perdere con il proprio fratellino, Jerami è il più falloso anche in famiglia e Harvey si gode compiaciuto questa prole talentuosa…Ah, se già così vi sembra poco fantasiosa e discutibile la scelta dei nomi dei figli, sappiate che anche l’ultimogenito porta la stessa iniziale (Jaelin, oggi ancora all’high-school).   Dunque un pedigree di tutto rispetto, soprattutto se consideriamo che Jerami Grant frequenta la celebre DeMatha Catholic High School: questa eccellenza liceale è una fucina NBA da cui sono usciti nel corso degli anni, tra gli altri, Adrian Dantley, Danny Ferry, Keith Bogans e per ultimo (in ordine cronologico) Victor Oladipo, che fu compagno dello stesso Jerami.
Jerami Grant (con la canotta n°25) in azione a DeMatha
Ma non basta, perché Grant dopo il liceo frequenta anche un ateneo di eccellenza come la Syracuse del leggendario Jim Boeheim. Dopo tutte queste premesse, probabilmente vi aspetterete che il figlio di Harvey sia stato scelto piuttosto in alto all’ultimo Draft NBA. Ma invece no. Primo giro? Nemmeno…Già, Jerami Grant è stato scelto con la modestissima 39esima scelta assoluta dai Philadelphia 76ers. Il Draft è tutt’altro che una scienza esatta, ma questa caduta così in basso nelle aspettative di scout e GM non se la aspettava proprio nessuno: Philadelphia non ha nemmeno “offerto” un workout pre-Draft a Grant, certa che con una pick così bassa non avrebbe mai avuto la possibilità di selezionarlo. E persino il coach degli Orange, Boeheim, qualche mese fa dichiarava, riguardo la possibilità di veder tornare Jerami a Syracuse per la stagione da junior, che

E’ difficile per lui rinunciare alla prospettiva economica che deriva da una scelta al primo giro del Draft NBA”.

Eppure, siamo qui a raccontare di una storia diversa, e una delle principali cause di questa “débâcle” è proprio un’esperienza NCAA non così entusiasmante come avrebbe potuto esserlo. Tralasciando la stagione da freshman in cui, (cosa abbastanza ovvia in un programma sportivo carico di talento come quello di Syracuse) ha trovato un minutaggio ridottissimo dovuto alla naturale gavetta e all’apprendistato della caratteristica difesa a zona di Boeheim, è nell’anno da sophomore che ha steccato. Nonostante le cifre parlino di una comunque interessante media realizzativa (12.1 punti in poco più di 30 minuti a partita, con il 50% dal campo) e a rimbalzo (6.8 carambole catturate ad ogni allacciata di scarpe), dall’esplosiva ala che supera i 2 metri di altezza, ci si aspettava qualcosa di più in termini di varietà offensiva. [youtube http://www.youtube.com/watch?v=g5isAbqAUC0] Perché se l’aggettivo “esplosivo” non è usato a caso, osservare qualcuno dei suoi highlights (qui sopra un esempio) per credere, è anche vero che Jerami tende ad essere efficace quasi esclusivamente in avvicinamento a canestro, con dei movimenti in post approssimativi e con una confidenza ancora labile nel tiro dalla media distanza. E per un giocatore che, a suo dire, può ricoprire sia lo spot di ala piccola che quello di ala grande, i movimenti fronte a canestro, la fiducia nel jumper e l’estensione del range di tiro devono essere un must. Ma a fronte di questa limitata pericolosità offensiva, ci sono degli indiscutibili pro da non trascurare: in primis la verticalità, che si traduce nella metà campo difensiva in stoppate ed intimidazione (e tra qualche riga ne avrete una dimostrazione sul parquet). Inoltre, la mobilità è ragguardevole per l’altezza e, dettaglio forse più importante di tutti, troverà in NBA un roster in ricostruzione e senza pressione o aspettativa alcuna di postseason: i Sixers sono infatti un cantiere in evoluzione, e al di là di Noel, l’altro rookie Embiid (per altro fermo per questa stagione per problemi fisici) e Michael Carter-Williams (compagno di Grant a Syracuse) non ci sono titolari e riserve, ogni rotazione è in discussione.

Grant e la sua chioccia a Syracuse, Jim Boeheim
Il talento e il potenziale è tutto lì da vedere e, stando alle parole di coach Boeheim,

Lui capisce il gioco e capisce cosa fa bene e lavora sulle sue debolezze […] Penso che diventerà grande. L’anno prossimo sarà due volte meglio.

sembra pronto a fare il decisivo salto di qualità, ancora più necessario dopo una Summer League in sordina. Jerami Grant inizia la sua avventura in NBA a Philadelphia, lì dove suo padre Harvey l’ha conclusa, la sua carriera. [youtube http://www.youtube.com/watch?v=pjlCgQB-rGk] La speranza è che questa clamorosa stoppata (più un muro pallavolistico a dire il vero) con la maglia di Syracuse, possa essere replicata “al piano di sopra” e possa essere di buon auspicio…Se ne facciamo una questione di stoppate, suo zio Horace vinse addirittura un anello con una di queste. [youtube http://www.youtube.com/watch?v=SxdSVT1UXXA]   [youtube http://www.youtube.com/watch?v=774jUVaivtY]