Vite da Draft ’14: Cleanthony Early, umiltà da mid-major al servizio dei Knicks

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Nello sconfinato panorama della Division I NCAA, esistono delle nicchie lontane dagli atenei blasonati e dai riflettori dei media nazionali. A volte, capita che da questa “penombra” escano alla luce le migliori favole sportive: la Wichita State delle ultime stagioni (una Final Four nel 2013 e la testa di serie #1 al torneo 2014) ne è un esempio lampante, ed è l’alma mater del nostro rookie. Cleanthony Early, 34esima scelta assoluta all’ultimo Draft da parte dei New York Knicks, è il primo Shocker (nickname dei ragazzi dell’ateneo con sede a Wichita, Kansas) a stringere la mano ad un Commissioner NBA dal lontano 1982.La notte del Draft, un nuovo inizio per Early   Già, perché se sulla tua canotta non c’è scritto “Duke”, “North Carolina”, “Kentucky” o simili, le tue sontuose prestazioni nella modesta (per non dire “mediocre”) Missouri Valley Conference rischiano di cadere nel dimenticatoio. Nonostante due stagioni filate al college da 14 e 16 punti di media conditi da 5 rimbalzi abbondanti, Early si presenta al “piano di sopra” con lo stesso grosso punto interrogativo che ha accompagnato le riflessioni degli analisti per tutta la scorsa stagione riguardo il reale valore di Wichita State: quanto può essere attendibile il record di imbattibilità stagionale di una squadra che, per gran parte della stagione, affronta avversari materasso? Sono davvero significative le cifre di un ragazzo che si trova inserito in un contesto così poco competitivo?   Viziate o no dal livello della conference, la certezza è che le cifre parlano di un ragazzo che ha completato interamente il suo percorso collegiale (aspetto non da sottovalutare, vista la grande quantità di one-and-done che arrivano in NBA dopo una toccata e fuga in NCAA) e che già oggi ha una comprensione del gioco piuttosto al di sopra della media: sa attaccare il ferro, cosa normale per un’ala che supera i 2 metri, ma non disdegna il jumper sia dalla media che dalla lunga distanza (48% globale dal campo, che sfiora il 60% considerando unicamente i tiri da 2 punti). Cosa più unica che rara in NCAA, dove i giocatori monodimensionali sono spesso all’ordine del giorno. Se aggiungiamo una buona dose di atletismo, un’ottima attitudine difensiva e una solida etica del lavoro, frutto delle sapienti mani di coach Marshall a Wichita (ma non solo, come vedremo tra poco), ecco che ci troviamo in presenza di un ragazzo maturo, pronto ad integrarsi nei meccanismi della triangle offense di coach Derek Fisher a New York.  

Un piccolo Cleanthony Early, ai tempi dell’high-school
Il nativo di Middletown, New York, fa ritorno nello stato in cui è cresciuto e lo fa senza grosse responsabilità sulle spalle: con Melo a fargli da chioccia e ad occupare lo spot di titolare in rotazione, all’ex-Shockers si chiede “solo” un solido contributo dalla panchina, con personalità ma senza necessità di strafare. La storia di Early, al di là di una questione di considerazione nazionale, non è affatto rose e fiori: abbiamo parlato di “Stato di New York”, ma Early proviene precisamente dal Bronx, e sembra quasi superfluo raccontare di un cugino brutalmente freddato. Ma non solo, Cleanthony perderà anche un fratello (Jamel), tragicamente annegato e morto d’infarto nelle acque di Schoharie Creek.  
La palestra del Sullivan Community College
Il figlio della signora Sandra Glover (legato a lei da una forza viscerale), bussa oggi alle gloriose porte del Madison Square Garden, lui che, prima di approdare alla Koch Arena di Wichita, è cresciuto tra le pareti ben poco gloriose del “Bunker”: già, perché nel passaggio tra la high-school e l’NCAA, Early ha dovuto trascorrere due anni al Community College di Sullivan County (N.Y.). Lontano da ogni attenzione, con in mano solo le sue skills e la possibilità, se non l’obbligo morale, di costruirci sopra un futuro.               Al forte affetto per la madre (my motor, my love, my everything), Cleanthony abbina una spiccata fede religiosa: in un’Estate dominata sui social dal ben più esuberante rookie Joel Embiid, è singolare notare come lui sia caratterialmente agli antipodi. Poco appariscente anche dietro la tastiera, il suo profilo Twitter mostra quasi quotidianamente un ringraziamento a Dio, piuttosto che un tentativo di flirt con Rihanna.

Early non diventerà mai un uomo franchigia in NBA, né un personaggio sulla bocca di tutti, ma che importa in fin dei conti? Abituato a muoversi nella “penombra”, come biglietto da visita ci basta e avanza la sua dedizione: “With no school, I have nothing else to do but time to work on my craft, and I’m all for it. That’s what I’ve wanted to do for my whole life, and now it’s here. You think I’m not going to do it?”