Vite da NBA: Andre Iguodala

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(fansided.com)   Andre Tyler Iguodala nasce il 28 Gennaio del 1984 a Springfield, nello stato dell’Illinois, dove incalana subito la sua infanzia verso una particolare predilizione per il basket, seguendo l’esempio di suo fratello maggiore Frank (che giocherà al college prima a Lake Land College e poi a Dayton) e attratto dalle invenzioni aeree di un ragazzo che, qualche mese dopo la sua nascita, ha deciso di trasferirsi nello stato della famiglia Iguodala per cambiare per sempre il gioco della palla a spicchi. Da adolescente frequenta la Lamphier High School, dove si mette in luce in quello che sa fare meglio: saper fare tutto. Oltre agli ottimi risultati scolastici, a Lanphier “Iggy”a livello atletico mostra già le ottime origini nigeriane del padre e fa incetta di premi e onorificenze. Grazie al suo strepitoso ultimo anno da 23+ punti, 7+ rimbalzi e 4+ assist di media viene eletto Giocatore dell’Anno per il Chicago Sun-Times, nel quintetto Nike All-American e a lungo è stato in lizza per vince il premio come Miglior Giocatore del suo stato.

(pointguardu.com)

Durante l’estate del 2002 che lo dovrà portare al college, partecipa al AAU National Tournament vincendo il premio di MVP della manifestazione grazie al tiro decisivo per il titolo, nonostante in squadra avesse giocatori del calibro di Quentin Richardson e addirittura Dwyane Wade. Poi si mette in mostra anche al Jordan Brand Classic, dove gioca una buona partita che gli varrà le attenzioni di tre squadre: Arkansas, Kansas e Arizona. Il giovane Andre sembra intenzionato a frequentare il primo ateneo, attratto dall’enorme campo da gioco e da un coach e un sistema di gioco che sembrano fatti su misura per lui. Ma il licenziamento di coach Richardson e l’iscrizione ad Arizona di Hassan Adams (conosciuto a Washington in occasione dell’ evento organizzato da Jordan) lo convincono a giocare per i Wildcats, dove troverà ad attenderlo giocatori interessanti come Channing Frye, Luke Walton e Salim Stoudemire. Con gente di questo calibro Iggy deve passare dal ruolo di star assoluta a quello di comprimario, ma questo non gli impedisce di togliersi alcune soddisfazioni, come la nomina nel Quintetto All Freshmen della Pac-10 e l’essere uno dei giocatori più versatili della squadra, comparendo sempre nella top 5 di ogni statistica di gruppo, aiutando Arizona a raggiungere le Elite Eight, prima di arrendersi a Kansas. L’anno successivo esplode con 12.9 punti, 8.4 rimbalzi e 4.9 assist a gara, che lo mettono di diritto nel Primo Quintetto della Pac-10 e diventare il secondo giocatore dopo Kidd a registrare due o più triple doppie (in quella stagione sono state 3) nella Conference. Dopo l’eliminazione al primo turno da parte di Seton Hall University, decide di rendersi eleggibile per il Draft NBA del 2004, dove i 76ers di Iverson decidono di spendere la nona scelta per puntare su di lui.

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Nonostante i dubbi sul suo tiro (27% da tre al college), Iguodala si dimostra subito un instancabile lavoratore, permettendogli subito di partire in quintetto e giocare tutte e 82 le gare di regular season, facendo registrare addirittura una tripla doppia (10p. + 10r. + 10 a.) contro Detroit, venendo premiato prima da Allen Iverson che lo investe come uomo di fiducia e poi anche dalla NBA, con la convocazione al Rookie Challenge e la nomina nel Primo Quintetto Rookie. Ai Playoffs però il cammino si interrompe subito, fermati 4 a 1 dai Pistons Campioni NBA uscenti. L’anno dopo il numero 9 di Philadelphia migliora ulteriormente, arrivando a far registrare 12.9 punti e 5.9 rimbalzi a gara, ma è nella pausa per l’All Star Game che si mette sotto la luce dei riflettori: dopo aver segnato 30 punti per i Sophomore con tanto di MVP finale, arriva secondo perdendo di misura contro Nate Robinson allo Slam Dunk Contest, mostrando tutto il suo atletismo nella seconda schiacciata: assistito dal suo mentore “The Answer”, prende la palla da dietro il tabellone per schiacciarla in reverse dall’altra parte. Punti? 50 ovviamente! La stagione successiva inizia nel peggiore dei modi, con Iverson che fa di tutto per cambiare aria e ci riesce, venendo scambiato per Andre Miller più poca roba a Denver. Da quel momento per Iguodala tutto è cambiato, con Andre Miller in regia è lui il primo violino offensivo (e difensivo) e questa nuova fiducia permette ai Sixers di agguantare l’ottavo posto a Est, nonostante la partenza di 5-18 nei primi mesi Allen-I. Iggy terminerà la stagione con 18.2 punti, 5.7 rimbalzi e 5.7 assist. L’anno successivo, dopo un avvio difficoltoso dell’ex Arizona causato dalle numerose palle perse (finirà la stagione come leader di categoria), vede la squadra centrare i Playoffs nuovamente col settimo piazzamento, grazie a un rush finale da 22-7 e a un Iguodala che sfiora i 20 punti di media. Nella post season, nonostante lo sfavore dei pronostici, provano a sorprendere i Detroit Piston, portandosi addirittura in vantaggio dopo le prime tre gare. Ma poi l’impeto della franchigia di Mo-Town ha la meglio e i 76ers vengono sconfitti in sei gare. Alla fine della serie, sebbene Iggy non abbia sfavillato nei Playoffs ma complice i notevoli miglioramenti mostrati negli anni precedenti, la franchigia della Città dell’Amore Fraterno decide di puntare su di lui per il futuro, offrendogli un contratto da sei anni a 80 milioni di dollari complessivi, con la possibilità di uscita nell’ultimo anno. Nella stagione 2008-2009, con le aggiunte di Elton Brand e Thaddeus Young e con l’arrivo in panchina di Tony di Leo, Philadelphia arriva ai Playoffs con un record al 50% di vittorie, che le permette di affrontare al primo turno i Magic di Howard. Nell’emozionante gara 1, i 76ers recuperano addirittura 18 punti di svantaggio nell’ultimo periodo e proprio il leader Iguodala firma il pesantissimo canestro a 2 secondi dal termine che completa una delle più incredibili rimonte nei Playoffs. Purtroppo tutto ciò non basta per arrivare al secondo turno, ma Iguodala comincia a mostrare doti di leader non indifferenti aumentando la propria produzione da 18.8 a 21.5 punti in post season. Sembra l’inizio di un’ascesa innarrestabile per la squadra, tanto che la dirigenza si convince a scegliere come head coach Eddie Jordan e dal draft pescano un interessante Jrue Holiday e un ottimo tiratore come Jodie Meeks. Ma la partenza del leader silenzioso Andre Miller fa precipitare la franchigia nei bassifondi della Estern Conference e nulla serve l’ennesima ottima stagione di Iguodala, che aumenta sensibilmente il suo fatturato in rimbalzi, assist e stoppate.

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Nella stagione 2010-2011 la dirigenza decide di stravolgere il progetto originario: cede Dalembert prendendo Hawes, si assicura le giocate di Nocioni, drafta il giovane talento di Evan Turner ma soprattutto sceglie di affidare la squadra a Doug Collins e i risultati si vedono immediatamente. Iggy diventa un costruttore di gioco devastante (a fine anno gli assist saranno 6.3 a partita) e un defensore incallito, tanto da essere eletto nel miglior Quintetto Difensivo, onorificenza testata immediatamente nei Playoffs quando ha il compito di marcare i due giocatori più devastanti del pianeta: il terribile duo James-Wade dei Miami Heat, che difatti si libereranno facimente dei Sixers in 5 gare. Al termine del lockout e le numerose voci di trade che vedono Iguodala al centro dei progetti di numerose squadre, si profila quella che diventerà la miglior stagione a livello personale del natio di Springfield. Infatti in quella stagione diventa per la prima volta All Star e supera per la prima volta il primo turno di Playoffs, sconfiggendo i Bulls dominatori della Conference che però perdono nella prima partita della serie il loro leader Derrick Rose. Galvanizzati da questo risultato, i 76ers provano il secondo sgambetto, questa volta ai Boston Celtics, i quali però grazie alle ottime performance di Rondo e Pierce in gara 7 riescono a resistere agli assalti di Iguodala e soci.

(www.zimbio.com)

In estate poi si completa il fantastico anno del giocatore col numero 9: infatti prima Iggy si aggrega alla spedizione USA che vincerà le Olimpiadi di Londra e poi viene ceduto, in un maxi scambio che vede coinvolte quattro squadre e giocatori del calibro di Bynum e Howard, ai Denver Nuggets. Con l’arrivo di Iguodala, la franchigia del Colorado e di Danilo Gallinari vola! Grazie al suo gioco completo, l’ex Sixers è capace di offrire alla squadra tutto ciò di cui ha bisogno in ogni momento, rendendola una macchina praticamente perfetta, tanto che Denver conclude la stagione al terzo posto nella Conference con il record di 55-27 e Geoge Karl viene eletto Coach of the Year. Ai Playoffs però l’assenza di Gallinari si fa sentire più del previsto e non basta un ottimo Andre da 18+8+5 di media per non soccombere 4-2 agli spensierati Warriors della stella nascente Steph Curry. Al termine dell’anno Iggy decide di cambiare squadra, allettato dal quadriennale da 48 milioni di dollari offertogli proprio da Golden State, che vede in lui quel difensore esterno che manca alla squadra per fare il definitivo salto di qualità. E infatti la dirigenza di Oakland ci ha preso benissimo, perchè fin da subito l’ex Nuggets difende alla grandissima (tanto da meritarsi nuovamente il Primo Quintetto Difensivo) e nel frattempo è essenziale in attacco, coinvolgendo e innescando i propri compagni di squadra e risultando fondamentale in numerose partite, prendendosi molte volte il tiro della vittoria (vedesi Thunder e Hawks). Nonostante il primo anno ai Warriors si sia concluso prima di quanto ci si aspettasse, con la sconfitta al primo turno contro i Clippers, l’acquisto di Iguodala sta dando i frutti sperati da Golden State. Infatti quest’anno i Warriors, complice l’arrivo in panchina di Steve Kerr e i rendimenti da All Star (se non da MVP) di Steph Curry e Klay Thompson, sono i favoriti alla vittoria dell’anello NBA e in questa squadra Iggy ha come sempre un ruolo fondamentale, sebbene per la prima volta in carriera parta stabilmente dalla panchina. E non lasciatevi ingannare dalle statistiche che può avere, perchè Andre è un tuttofare eccezionale, capace di aumentare il rendimento dei compagni, di stare in disparte quando gli altri stanno brillando, ma di uscire fuori sempre al momento giusto quando la situazione si complica.