Vite da NBA: Corey Maggette, ecco come si vince (fuori dal campo)

di Ario Rossi, @ArioRossi7

hoopeduponline.com
A scuola c’era chi giocava con i Pokemon, altri con Yugi-Oh, altri con videogiochi da combattimento. Altri si divertivano ad indovinare i risultati delle gare della notte NBA. Sì, si divertivano ad indovinare i risultati delle gare della notte NBA! “Man, cosa ne dici di Memphis-Clippers stanotte?”. Un compagno che si era appena avvicinato al mondo NBA, affermò piuttosto dubbioso: “I Grizzlies sono in casa, ma…chi c’è nei Clippers?” Domanda opportuna, poiché la sponda meno famosa e seguita di Los Angeles aveva gente come Smush Parker, Cuttino Mobley, Dan Dickau, Al Thornton, Ruben Patterson, Chris Kaman, Elton Brand e Corey Maggette. “Aspetta, aspetta. Beh dai hanno Brand…ma l’ultimo che hai nominato, come hai detto che si chiama?”, chiese incuriosito il compagno. “Corey Maggette”, rispose il più preparato, pronunciando, però, lo strano cognome così come si scrive, letterale. “No vabbè, Maggette” e crollò in una grossa risata. In quella partita, Maggette ne mise 35, anche se a vincere furono i Grizzlies. Da quel giorno nacque la storia dell’idolo Maggette, sebbene la sua, di storia nella NBA, fosse iniziata qualche anno prima.
Maggette all’high school || www.milgreta.lt
Corey Antoine vide la luce il 12 novembre di 35 anni fa a Melrose Park, in Illinois. All’High School decise di rimanere vicino a casa e scelse Fenwick, dove chiude l’anno da senior con25 punti, 12 rimbalzi e 4 assist di media. Molti college si fecero avanti per accaparrarselo, essendo stato al sedicesimo posto nel ranking dei migliori liceali d’America, ma fu Duke ad aggiudicarselo dopo un opaco McDonald’s All American da 5 punti e 7 assist. Con i Blue Devils rimane solo una stagione dove gioca meno di 18′ a gara, ma riesce a contribuire con quasi 11 punti (e un high di 24 contro North Carolina State) e 4 rimbalzi, tirando con il 52.5% dal campo, un buon 34.5% da oltre l’arco e quasi il 72% dalla lunetta. Alla corte di coach Krzyzewsky giocò solo 39 partite, perché decise di dichiararsi subito per il draft 1999. Furono i Seattle SuperSonics a spendere la tredicesima chiamata assoluta per lui. Ma lo stesso 30 giugno, Seattle lo spedì ad Orlando insieme a Dale Ellis, Don MacLean e Billy Owens in cambio di Horace Grant e due seconde scelte future. E iniziò quindi in Florida il percorso NBA del nostro festeggiato.
In un poster di SLAM ai tempi di Duke || www.slamonline.com
Non ebbe problemi fisici e il primo anno giocò ben 18′ di media in 77 partite. Segnò più di 8 punti, grazie ad un ottimo 48% dal campo, tiri perlopiù presi nei pressi del ferro. Nonostante il buon apporto, i Magic si aspettavano ben di più. Ed ecco che a fine anno il rookie venne mandato ai Clippers, insieme a Dooling e Strong, in cambio di una prima scelta nel 2006. Venne spedito anche perché uscì uno scandalo, secondo cui lo stesso Maggette avrebbe accettato soldi (intorno ai 2000 dollari) mentre era all’High School affinché partecipasse al torneo estivo AAU con una squadra di Kansas City. Attraverso il coach, questa formazione comprava i giocatori più talentuosi, cosa assolutamente illegale e che costò al loro allenatore oltre 3 anni di carcere. Tra i vari giocatori, c’era anche Kareem Rush, visto anche in NBA, 346 presenze totali tra Sixers, Cavs e Lakers. “I’m wrong”, disse subito l’ala ex Magic, ma ormai Orlando se n’era già liberata. Iniziò così il suo lungo sodalizio nella Città degli Angeli. Il primo anno fu fotocopia di quello precedente, con cifre ed impiego leggermente migliori. Dopo una stagione 2001-02 nella quale migliorò ulteriormente, fu il 2003 l’anno dell’esplosione: 57 partite da titolare sulle 64 giocate, oltre 31′ di media che li fece fruttare con quasi 17 punti e 5 rimbalzi, il 47% da 2 e il 35% da 3. A gennaio segnò due volte in trasferta il suo career high (successivamente battuto più volte) a quota 34. Nella stagione successiva va per la prima volta oltre i 20 punti di media, ma il record continua ad essere troppo basso per pensare ai playoff. Nel 2004-05 segna i massimi in carriera in quasi tutte le categorie statistiche (è ancora il leader di franchigia sia per liberi realizzati che tentati, 2874/3477), chiudendo con 22.2 punti, 6 rimbalzi, 3.4 assist con l’85.7% ai liberi in quasi 37′ di utilizzo. Il suo lavoro risulta, però, inutile. Mancano nuovamente i play-off, nonostante abbia anche messo qualche canestro importante, come in questo secondo overtime contro gli Heat. Non mancheranno l’anno dopo, con i Clippers capaci di migliorarsi di ben dieci vittorie, conquistando un buon 47-35 finale, grazie al trio formato da Quentin Richardson, Corey Maggette ed uno stellare Elton Brand. Dai tempi di Buffalo, i Clippers non avevano mai vinto una partita ai playoff. Accadde nel 2006, quando vinsero gara 1 in casa. Replicarono in gara 2, mentre espugnarono Denver in gara 4, chiudendo successivamente 4-1 allo Staples Center e vincendo così la loro prima serie con il nome di Los Angeles Clippers. Al secondo turno i Suns dell’MVP Steve Nash ebbero la meglio solo alla settima gara. Era sempre Marion vs Brand, e così fu anche in gara 7. Ma Phoenix uscì alla distanza grazie a Nash e Barbosa. Maggette chiuse con 18 punti e 9 rimbalzi, ma anche uno scadente 5/13 dal campo. Sembrava essere il punto di partenza per i successi futuri ed invece si rivelò essere il massimo risultato raggiunto dalla franchigia prima di “Lob City”. Brand e Livingston subirono bruttissimi infortuni che impedirono alla franchigia rossoblù di avere dei record vincenti. Da segnalare, praticamente, solo il career high del 12 aprile 2007 quando, nel derby con i Lakers, Maggette registrò 39 punti.
clippers.topbuzz.com
Dopo 512 partite con la maglia n^50 dei Clippers, Corey Maggette salutò L.A. e si spostò ai Warriors, che lo firmarono con un quinquennale da 50 milioni di dollari. La squadra non era malvagia, sebbene fosse appena partito il leader Baron Davis, destinazione…Los Angeles Clippers. Vinse 49 gare in due stagioni, nonostante avesse mantenuto oltre 19 punti di media in 121 gare. In un mese segnò due volte 33 e una volta 35 punti. Però la dirigenza era stufa, convinta che lui pensasse solo alle statistiche personali e non a vincere. In tutto ciò si aggiunse anche un litigio con Jamal Crawford dopo una sconfitta in overtime a San Antonio.
Lui sa decollare, ma il record dei Warriors no || 24secs.blogspot.com
Approdò ai Bucks, in cambio di Charlie Bell e Dan Gadzuric. Della serie: “Dateci pure quello che volete, basta che ve lo teniate!”. A Milwaukee ne mise solo 12 a sera, anche perché era nella squadra con il peggior attacco NBA (meno di 92 punti a partita, ma era terza per minor punti concessi agli avversari). Playoff? Niente da fare. A quelle cifre si poteva prendere di meglio, Milwaukee ringraziò e lo spedì a Charlotte in uno scambio a tre squadre che riguardava anche altri sette giocatori. Fu curioso che ai Bucks vestì il n^5, unica volta nella sua carriera: infatti a Fenwick HS il 50 era il numero più alto che avevano. Una volta scelto, non se lo tolse più, a parte, appunto, le poche gare a Milwaukee.
Stagione molto deludente a Charlotte || time2011.pixnet.net
“If you understand Michael Jordan’s game — and I’m from Chicago — you know that he’s a winner,” disse Maggette nella sua conferenza di presentazione. “And eventually he’s going to get to that point where he’s winning.” Peccato che lui ha vinto solo una serie di playoff, tra le due (nello stesso, unico, viaggio in post-season) a cui ha preso parte. Tuttavia i minuti a disposizione crebbero e lui ripagò con 15 punti a gara. Unico problema? 7 vittorie su 66 partite totali – era la stagione del lock-out – e peggior percentuale di vittorie stagionali nella storia NBA. Maggette percepiva oltre 10 milioni e Charlotte voleva rifondare. Venne spedito a Detroit in cambio di Ben Gordon e una prima scelta futura (“Charlotte voleva rifondare…”), ma giocò solo 18 partite a causa di un infortunio che gli fece finire la stagione molto in anticipo. Ebbe un’ultima occasione l’anno scorso quando venne chiamato per il training camp degli Spurs. Tuttavia non entrò nel roster definitivo e decise, quindi, di ritirarsi dopo 827 partite in 14 stagioni: 16 punti e quasi 5 rimbalzi di media non bastarono per farlo diventare un vincente.
In NBA si è spesso trovato solo || espn.go.com
Ma contro quelli che lo definivano un egoista solo interessato ai soldi, Corey Maggette fu premiato con il NBA Player’s Best Camp Award, dedicato a quei giocatori NBA che dedicano il loro tempo estivo per organizzare camp per ragazzini. Ogni anno ne vengono scelti solo 50, per riprendere il suo numero di maglia. La quota d’iscrizione va interamente a beneficio della sua fondazione: attraverso la pallacanestro, Corey aiuta i bambini e ragazzi di Chicago a stare lontani dai tantissimi pericoli della strada. Non sarà ricordato come un vincente, ma sicuramente sarà ricordato per essere stata una buonissima persona. Non avrà aiutato chi tifava Clippers o Bobcats, forse nemmeno chi faceva pronostici, ma sicuramente ha dato una grossa mano a coloro che serviva davvero. E questo fa di lui un vincente, almeno nella vita. Tanti auguri Corey!

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