Vite da NBA: Derek Fisher – L'anima del condottiero

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40 primavere fa, nasceva nella capitale dello stato dell’Arkansas, Little Rock, “The Fish”, Derek Lamar Fisher dove trascorrerà la prima metà della sua vita. Derek si iscrive al liceo presso la “Parkview Arts and Science Magnet High School” dove diventa “Letterman” ovvero sia, ottiene una sorta di certificato per la sua partecipazione costante e condita da ottimi risultati, per la squadra della scuola. Dopo di che, Fisher si iscrive alla “University of Arkansas at Little Rock” dove ottiene una laurea in quella che oggi chiamiamo “Scienze della comunicazione”, affermandosi anche sui libri dei record della pallacanestro della sua università. Derek infatti, si issa al secondo posto in tutte le principali voci statistiche: punti (1393), assist (472) e palle rubate (189) mantenendo una media di 12.4 punti, 4.4 rimbalzi e 4.2 assist a partita. Nell’ultimo anno di carriera, ottiene il “Sunbelt Conference Player of the Year”. Fisher è così pronto per il grande salto nella NBA dove viene selezionato dai Los Angeles Lakers alla posizione numero 24 nel Draft del 1996: in quello stesso Draft, i Lakers scambiano il proprio centro titolare Vlade Divac per le prestazioni di un giovane dalle belle speranze, appena uscito dal liceo, che avrà un rapporto speciale proprio con Fisher: Kobe Bryant. Nella prima stagione, Fisher debutta alla grande contro Phoenix, chiudendo la partita con 12 punti e 5 assist ma per il resto della stagione non vede a lungo il campo, chiuso da Nick Van Exel. Nella partita tra le matricole all’All Star Game di Cleveland, dove vennero premiati i migliori 50 giocatori dei primi 50 anni della NBA, “Fish” si mette in mostra collezionando 16 punti e 6 assist ma non sufficienti per il premio di MVP, che si aggiudicherà la prima scelta assoluta del Draft, Allen Iverson. Nei due anni successivi, Fisher si divide la cabina di regia dei Lakers prima con Van Exel e poi con il veterano Harper, riuscendo in entrambe le stagioni a partire titolare nelle gare di playoffs che vedono i Lakers uscire in finale di Conference contro Utah nel 1998, e contro San Antonio al secondo turno nel 1999, squadra che si aggiudicherà il titolo più controverso degli ultimi 20 anni, a causa del “Lockout” che ha compresso 50 partite di stagione, più i playoffs, in soli 5 mesi. Con l’avvento di Phil Jackson, Fisher perde il posto di titolare a discapito di Harper che giocò titolare per Jackson nel secondo “Three-peat” dei Chicago Bulls, ma Derek non si perde d’animo e si allena duramente per migliorare soprattutto il suo tiro da 3 punti e rendersi più visibile al nuovo coach. La stagione si conclude alla grande con la vittoria del primo titolo NBA sugli Indiana Pacers di Reggie Miller in 6 gare: è l’inizio della Dinastia Lakers di Shaq e Kobe. Nella stagione seguente, Derek salta più di 60 partite in regular season per una frattura da stress al piede destro e vede la sua squadra sgretolarsi, colpita e demotivata dalla faida in atto tra O’Neal e Bryant, due galli nello stesso pollaio che vogliono prendere le redini della squadra. Il ritorno di Fisher è come una manna dal cielo; la sua leadership innata placa le ire tra le due stelle, dando l’esempio, sfoggiando una difesa granitica che penetra nei suoi compagni: da quel momento è una cavalcata quasi perfetta fino al secondo titolo NBA: nella Western Conference, Portland, Sacramento e San Antonio subiscono lo “sweep” ovvero non riescono a vincere neanche una partita contro la corazzata giallo-viola che aspetta in finale i Philadelphia 76ers di Iverson. Tutti si attendono un nuovo “cappotto” ma il numero 3 di Phila sforna una prestazione da Record in Gara 1 infliggendo così la prima sconfitta di questi playoffs ai Lakers. Tuttavia rimarrà una meteora perché Shaq e Kobe annientano Phila nelle successive 4 gare conquistando cosi il secondo titolo consecutivo. Gli infortuni rallentano Fisher anche nella stagione 2002 che vede i suoi Lakers ripetere una nuova cavalcata fino alla finale dove si sbarazzano in 4 gare dei New Jersey Nets di Jason Kidd, ma la vera Finale è quella di Conference dove i giallo-viola superano in 7 intense e stupende gare i Sacramento Kings di Chris Webber e Jason Willams, e dei serbi Peja Stojakovic e  Vlade Divac. La serie gira a Gara 4 dove all’ultimo secondo, Robert Horry regala la vittoria ai Lakers con una tripla a dir poco rocambolesca che vale il 2-2 nella serie. Possiamo dire tranquillamente che il titolo 2001-2002 è stato vinto quella sera. La stagione seguente consacra Fisher come playmaker titolare ma i suoi Lakers vengono sconfitti nelle semifinali di Conference, nuovamente dai futuri campioni dei San Antonio Spurs. La sconfitta brucia e la dirigenza decide di costruire un vero e proprio Dream Team per provare a vincere l’ultimo titolo con questo gruppo: in California arrivano Karl Malone e Gary Payton entrambi a fine carriera ma il loro apporto è fondamentale per raggiungere  nuovamente le semifinali di Conference, ancora contro San Antonio. Fisher è stato relegato in panchina per far spazio a “The Glove” ma sta per prendersi la gloria. Il finale di Gara 5 non si può spiegare a parole, si può solo rendere omaggio così: The Shot 0.4 [youtube http://www.youtube.com/watch?v=NSnAvhvfniw] I Lakers tornano in finale ma questa volta sono loro a subire il cappotto dei nuovi “Bad Boys” di Detroit: Billups, Hamilton, Prince, Rasheed e Ben Wallace. La squadra come prevedibile si dissolve: Bryant decide di restare per essere il leader del nuovo ciclo mentre Shaq vola a Miami e Fisher firma per 6 anni con Golden State: le due stagioni trascorse nella baia, sono deludenti perché viene nuovamente spedito in panchina, come cambio di Speedy Claxton prima e di Baron Davis poi; nonostante tutto nella stagione 2005-2006, Fisher conclude la stagione con la media punti più alta della sua carriera (13.3) ma senza raggiungere la post-season. La stagione 2007 inizia nel migliore dei modi perché “Fish” diventa presidente dell’associazione giocatori e viene ceduto a Utah, integrandosi perfettamente con la stella della squadra Deron Williams. Insieme guidano la squadra ai Playoffs per la prima volta dopo l’era Stockton-Malone ma pochi giorni prima di Gara 2 di semifinale contro i suoi ex Warriors, viene diagnosticata ad uno dei suoi quattro figli, un rara forma di tumore all’occhio. Fisher chiede ed ottiene il permesso dal suo coach, Jerry Sloan, di volare con la famiglia a New York per l’operazione, ma vuole essere convocato lo stesso per la partita. Assicuratosi della riuscita dell’intervento, Fisher atterra a Salt Lake City con la partita già iniziata e viene a sapere dei problemi di falli di Williams che hanno costretto Sloan a far giocare Kirilenko come playmaker. Con l’aiuto della polizia Fisher arriva al palazzetto in un lampo e si presenta in campo verso la metà del terzo quarto, salutato con una standing ovation da tutto il pubblico presente. Sloan lo mette subito in campo e nell’ultimo periodo riesce a fermare Baron Davis portando la partita al supplementare. Con un solo minuto da giocare, Fisher mette la tripla che consegna la vittoria a Utah facendo esplodere di gioia il palazzetto. Sfortunatamente i Jazz verranno sconfitti 4 a 1 e Fisher chiede di uscire dal contratto per portare la figlia malata in una città dove potesse essere curata dai migliori specialisti; Sloan acc
onsentì alla richiesta in modo onorevole e così Derek iniziò la sua seconda era in maglia giallo-viola. Con l’arrivo di Gasol ed il ritorno del suo amico Fisher, Kobe Bryant ha finalmente la possibilità di tornare a competere per l’anello di campione di NBA ma la loro strada si interrompe sul più bello, in finale contro i rivali di sempre dei Boston Celtics, capitanati dai “Big Three” Paul Pierce, Kevin Garnett e Ray Allen. Agli inizi della stagione 2009, Fisher viene bersagliato di critiche per via della sua età avanzata che non gli permette di difendere contro i nuovi ed esplosivi playmaker della lega. Come suo solito, D-Fish fa parlare il campo e nelle Finali NBA 2009 si carica sulle spalle i Lakers guidandoli ad una fondamentale vittoria in trasferta in Gara 3, con due triple risolutorie in faccia a Jameer Nelson ed i suoi Magic: per Fisher è il quarto titolo NBA. Nella stagione 2010 Fisher segna alcuni record personali: gioca la sua 1000sima gara in carriera e segna la sua 1000sima tripla raggiungendo anche i 9000 punti segnati il 23 febbraio: la stagione prosegue a gonfie vele ed  i Lakers tornano in finale prendendosi la rivincita contro i Boston Celtics, in quella che è considerata come una delle serie finali più belle di tutti i tempi, conclusasi solo a Gara 7. Per Bryant e Fisher è il quinto titolo ed il momento più alto della loro carriera. Fisher prolunga il suo contratto con i Lakers ma nel 2012 viene ceduto in cambio di Jordan Hill a Houston che lo tagliano immediatamente; così Derek si accorda con gli Oklahoma City Thunder raggiungendo la sua ottava Finale in carriera in cui vengono sconfitti dai Miami Heat. Dopo una sfortunata parentesi a Dallas, Fisher torna ad Oklahoma disputando per l’ennesima volta i playoffs, stabilendo il record di partite giocate e vinte nella post-season: 259 match e 161 vittorie. Nessuno come lui. Phil Jackson ha più volte ribadito che senza Fisher, i suoi Lakers non avrebbero mai vinto il secondo ed il terzo titolo, sottolineandole le sue incredibili doti di leader che lo hanno reso uno dei giocatori più rispettati nella lega, anche per il suo comportamento impeccabile e professionale in ogni occasione. Per questo, il neo “team president” dei New York Knicks, ha affidato per i prossimi 5 anni, la panchina della squadra proprio a Derek Fisher, sperando che possa guidare giocatori come Carmelo Anthony, verso la redenzione del titolo di campione NBA.

Best Wishes Derek.

   

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