Vite da NBA: “Hedo” Turkoglu, una Nazione e tante occasioni mancate

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La Turchia non è mai stata una terra storicamente fertile per quanto concerne il basket, dunque, non dovrebbe essere stato così difficile diventarne il giocatore più forte di sempre o almeno, per evitare di addentrarsi nelle solite discussioni da bar o in solite definizioni che lasciano il tempo che trovano, il simbolo, il giocatore che più è entrato nella storia e che più incarna questo paese euroasiatico quando si parla di canestri e di palle a spicchi.

C’è però anche la realtà dei fatti, quella che parla di un giocatore che ha raggiunto le 984 partite nella lega più ambita del mondo, che ha rischiato di portare una franchigia senza troppo blasone, come gli Orlando Magic, a un passo dal cielo, lì dove soltanto il buon Shaq era quasi riuscito nell’intento, un uomo che per la prima volta ha portato la propria nazione nell’Olimpo del basket, l’uomo che ha permesso alla propria Nazionale di vincere la prima medaglia mondiale della sua storia, un uomo che già il titolo di campione NBA lo stava assaporando nel suo anno da sophomore con un pregevole e importante ruolo di sesto uomo cucito sulle spalle. Tutte queste cose riguardano un solo cestista: Hidayet Turkoglu, meglio noto come Hedo al grande pubblico, attualmente il secondo europeo più longevo in America, alle spalle di sua maestà Nowitzki.

Turkoglu è nato il 19 marzo del 1979. Oggi, 36 anni esatti dopo, si guarda alle spalle, consapevole di aver fatto tanto e dato molto, ma anche di un apice dal quale è caduto molto in fretta. Nonostante l’età, sportivamente parlando, non offra molti sbocchi al futuro, c’è ancora il tempo per guardare un po’ oltre, cercando di raggiungere quei pochi traguardi possibili. Tempo fa, infatti, nella sua più recente (e fallimentare) esperienza ad Orlando, dichiarò che, nonostante un’incisività e una competitività sempre più al ribasso, il suo obiettivo era quello di arrivare a mille partite in NBA prima di un eventuale ritorno in patria. E’ finora giunto a 984, a sedici passi da un traguardo che pare già raggiungibile con le rimanenti sfide di regular season e i playoff. Già, Hedo anche quest’anno dovrà fare i conti con quei playoff che spesso lo hanno visto fra le comparse, a volte con un copione secondario, ma anche interpretando la parte del protagonista. Cosa farà il prossimo anno Turkoglu? Farà un felice ritorno in patria come il più classico degli eroi? Nel frattempo si gode il suo compleanno, festeggiato con la miglior prestazione stagionale, frutto di 19 punti e ben 5 triple, un ricordo del passato ridente che fu.

In attesa che il futuro arrivi e che il presente si dissolva, facciamo un salto nel suo passato.

In patria è l’Efes Pilsen, la squadra più vincente della Turchia, a formarlo come giocatore e a lanciarlo fra i più grandi. Dopo una trafila nelle giovanili viene lanciato in prima squadra e la sua salita alla gloria inizia ora: anno dopo anno guadagna spazio, minuti, grandi numeri, posto in quintetto e vittorie. Il campionato del 1997 è una formalità per una squadra abituata a giganteggiare in patria; si tratta però del suo primo trionfo. Dopo aver fatto delle buone esperienze anche in Eurolega, compresa l’ottima Final Four raggiunta e conclusa al terzo posto nel 2000, risultato mirabile per chi in Europa ha vinto appena 1 Korac, Hedo decide di fare il grande salto. Nello stesso anno si rende eleggibile per il draft e viene scelto dai Sacramento Kings con la chiamata numero 16. Non poteva esserci posto migliore per un giocatore in quell’epoca: sono gli anni del Greatest Show on Court, della squadra che deliziava per il suo gioco bellissimo, del team che basava il suo spettacolo e il successo sull’asse serbo Divac-Stojakovic. Turkoglu è un esterno dal gran tiro e dal passo non troppo rapido, qualità che lo fanno assomigliare all’idolo delle folle Stojakovic, del quale sarà il sostituto e il cambio naturale. Come fatto già in patria, la crescita di Turkoglu si rivela lenta, ma costante. Le sue cifre crescono di anno in anno e così, anno 2002, c’è già la possibilità di entrare ancor più nella storia. Il primo giocatore turco nella storia Nba, il giocatore protagonista della prima storica medaglia della Turchia in una competizione internazionale come gli Europei può diventare anche il primo giocatore turco campione oltreoceano. La storia è però una voltagabbana: ti sbarra la strada nel momento più bello. Dopo aver sfiorato addirittura il titolo di sesto uomo, sfiora anche l’approdo (e la vittoria) nelle Finals. La celebre serie con i Lakers è diventata un caso, un must, un episodio di culto per quella generazione cestistica e non solo. Di fatto è stata una sconfitta amara per Sacramento, mai più in grado di riavvicinarsi a certi livelli. Un altro secondo posto per Hedo, ma dal sapore diverso, dopo quello degli Europei. La delusione non lo lascia nemmeno in estate, quando i Kings, desiderosi di inserire più esperienza al fianco degli inamovibili titolari, lo mandano ad Orlando. 

Il turco viene giudicato pronto e maturo per essere una base dal quale rifondare una squadra. I Magic puntano su di lui e saranno ricompensati: ancora una volta si parte dalla panchina per guadagnare via via sempre più spazio e campo, in attesa di consolazioni di squadra che non tardano ad arrivare. Orlando svolta nel 2004, quando pesca Dwight Howard alla prima chiamata del draft. I paragoni su Shaq si sprecano e non vanno lontano dall’avverarsi: sia per il futuro nei Lakers, che per i successi solamente sfiorati. Howard, Turkoglu e Rashard Lewis in campo, magistralmente guidati da Van Gundy in panchina, ridanno linfa ad una giovane franchigia decadente. Nel 2008 Turkoglu fa registrare la sua prima ed unica stagione nella quale disputa tutte le 82 partite previste, match che gli consentono di finire con una media di 19.4 punti in stagione, a coronamento della migliore annata in carriera. Stavolta, a differenza dei tempi di Sacramento, le gioie individuali arrivano: vince il premio come giocatore più migliorato, una gran bella soddisfazione. I tempi sono così maturi anche per un titolo di squadra? Il 2009 è un’altra stagione che vede Orlando protagonista. Turkoglu fa abbassare le sue medie rispetto all’anno precedente, ma si tiene tutte le cartucce migliori pronte per lo show della post season. Quando il gioco si fa duro, Hedo inizia a colpire con regolarità ed efficacia, diventando quasi il primo trascinatore della franchigia della Florida. Il titolo nella Eastern Conference è già un successo abnorme, ma ancora una volta, come nella più classica delle favole, si ripresenta lo stesso solito nemico: i Los Angeles Lakers. Il ricorso storico stronca ancora le speranze del nostro protagonista, che si arrende nettamente a Bryant e Gasol. Può solo pensare con rabbia ai canestri mancati di Redick e Lee prima di fare le valigie. I giganti, ancora una volta, hanno vinto sulla Cenerentola bella da vedere, ma destinata a consumarsi nelle stagioni che verranno. Così, in un altro ennesimo ricorso storico, Turkoglu se ne va subito dal Paradiso mancato e approda a Toronto, strappando un contrattone che peserà non poco su tutte le squadre nelle quali finirà per giocare nei successivi anni. Toronto, Phoenix e di nuovo Orlando vedono infatti il suo lento declino.

Nemmeno la nuova avventura in bianco-blu lo rivitalizza, le minestre riscaldate, per quanto calde e confortevoli siano state in passato, non fanno al caso nostro. L’ultimo grande Turkoglu  si ammira ai Mondiali casalinghi del 2010, apoteosi di una nidiata di talenti che ha fatto della Turchia una nazionale competitiva per la prima volta nella storia. Anche qui il secondo posto è il massimo disponibile ma, considerando la forza dell’armata americana, è un argento che vale oro e che gratifica il nostro eroe. A testimonianza di come sia lui la personificazione reale della Turchia nel basket, arriva l’inserimento nel primo quintetto della manifestazione. Gli anni successivi lo vedono strascicare il suo passo senza più il guizzo dei tempi belli. Gli anni e i treni più belli sono passati, perciò Hedo diventa il classico veterano pronto a dare una mano a qualunque franchigia ne abbia bisogno. La sua seconda storia d’amore con Orlando termina con molta meno felicità della prima, colpa di risultati scadenti, di infortuni che si susseguono a gran velocità e di una squalifica per positività al metenolone, una brutta macchia nella sua carriera.

Torniamo così ai giorni nostri e a questi ultimi 19 punti segnati, 19 come la sua media nel migliore anno della carriera. Perché nei compleanni si è soliti ripensare a ciò che di bello si è vissuto e perché dopotutto, come in tanti altri casi, la carriera di Hedo è stata un insieme di corsi e ricorsi storici. Seguendo questo filo logico, forse nemmeno quest’anno con i Clippers sarà la volta buona per vincere un titolo. Chissa però se un ritorno in patria non lo porti a vincere un nuovo campionato, tanto per chiudere il cerchio nello stesso modo in cui si è aperto, per far combaciare tutti i pezzi del puzzle e ribadire, come ce se ce ne fosse ancora bisogno, che lui non è stato un grande, o il più grande giocatore turco, lui è stato la Turchia, con tutte le sconfitte, le occasioni mancate di un soffio, i secondi posti, ma un’enorme storia di giocatore.

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