Vite da NBA: Julius “DOCTOR J” Erving

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La schiacciata. Un gesto atletico che rappresenta nel suo piccolo, il recondito desiderio di ogni uomo di volare. Volare significa in qualche modo essere liberi, uscire dal contesto di alcune regole ben definite, anche solo per un secondo e trovarsi in quello spazio aereo in cui vengono combinate forza ed eleganza. Come tutti i gesti atletici di ogni sport, anche la schiacciata ha dei pionieri e uno di questi, col passare del tempo, ne è diventato una vera e propria icona. Un uomo che nella sua vita ha affrontato momenti bui, ma che ha anche meritatamente gioito; un uomo la cui storia può essere raccontata, riassumendone gli aneddoti come se si trattasse proprio di quel gesto atletico cestistico, che lo ha reso una Leggenda.

RINCORSA: Julius Erving nasce il 22 febbraio 1950 a Nassau County ma cresce a Roosevelt, un quartiere di New York. La vita non è del tutto clemente con lui, soprattutto quando il suo fratellino Marvin muore in tenera età, fatto che sconvolge la vita dell’adolescente Julius, che per mesi non farà altro che piangere sulla sua tomba. Naturalmente il capitolo più felice della sua vita si chiama Basket; a quel tempo il Gioco lo si apprendeva in strada, nei playground sparsi per la città, giocando con ragazzi più forti fisicamente e anagraficamente più grandi.

Col tempo, la sua abilità tecnica e la sua eleganza nelle partite al famoso Rucker Park  della Grande Mela, lo fa soprannominare “Black Moses” o addirittura “Houdini”, ma è solo dopo aver mandato in visibilio tifosi-compagni di scuola e avversari che, rispondendo alla domanda di un giornalista su quale fosse il suo nickname, lui dice: “Call me THE DOCTOR” Julius ha dichiarato che quel soprannome glielo aveva dato il suo migliore amico, quando erano ragazzini. Lui chiamava il suo amico “The professor” che ricambiava chiamandolo “The Doctor”. L’evoluzione naturale del nick name diventò poi con gli anni come lo conosciamo oggi: DOCTOR J. Gli anni alla Roosevelt High School sono spettacolari così come l’approdo nelle file della NCAA con la maglia della University of Massachusetts, dove detiene una media impressionante di 26,3 punti e 20,2 rimbalzi a partita. Con queste cifre, entrare nel mirino delle massime leghe di basket è prevedibile, ma quale scegliere tra le 2? La ABA o la NBA?

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STACCO DA TERRA:
Viene messo sotto contratto dai Virginia Squires nel 1971 per la ABA e nel suo primo anno, fa subito grande presa su pubblico e addetti ai lavori, ma il premio di Rookie of the Year viene dato a un altro grande atleta di questo Gioco: Artis Gilmore. Guida Virginia ai playoffs, ma i New York Nets di Rick Barry li eliminano in 7 partite nelle Eastern Divisions Finals. L’anno successivo diventa eleggibile al draft NBA, lo chiamano i Milwaukee Bucks per affiancarlo a Oscar Robertson e Kareem Abdul Jabbar, anche se Erving precedentemente ha firmato con gli Atlanta Hawks; ma per motivi strettamente legali e burocratici non scenderà mai in campo nemmeno con questi ultimi, abbiamo “rischiato” di vederlo giocare con Pete Maravich. The Doctor torna quindi in ABA dove gioca ancora 1 stagione (strabiliante) con gli Squiers, che però per il fallimento della franchigia, devono vendere il suo contratto ai New York Nets nel 1973.

ASCESA VERSO IL CANESTRO: Negli anni seguenti, Erving è al suo massimo. Tiene medie punti eccezionali, abbondantemente sopra i 30 a partita e guida la squadra al titolo ABA del 1974 battendo gli Utah Stars in finale. Atleticamente è una vera e propria gemma di rara bellezza, lo contraddistingue un’impressionante eleganza nei movimenti ed è in grado di utilizzare la sua straordinaria elevazione per compiere tiri rocamboleschi oltre che per schiacciare con grande potenza. Il 1976 è l’anno in cui si consacra definitivamente come atleta straordinario; è in corso l’All-Star Game della Lega e Julius compie qualcosa che lo proietta definitivamente nella storia del Gioco. Durante la manifestazione, si tiene la prima e storica Gara delle Schiacciate; i partecipanti sono tutti atleti incredibili come Artis Gilmore, “The Iceman” George Gervin e David Thompson oltre a DR J.

Le schiacciate proposte da Erving hanno qualcosa in più rispetto alle altre, non si è mai visto un giocatore con quella grazia. Lui capisce di avere praticamente la vittoria in tasca, quando decide di giocare il “carico da 11”. Impugna la palla a spicchi colorati tipica della ABA con la mano destra, parte da 3 quarti di campo per correre verso il canestro opposto a tutta velocità e schiacciare staccando dalla linea del tiro libero. Mai visto, tutti a casa, gara vinta e Storia del Gioco cambiata per sempre. Il 1976 è anche l’anno della fusione tra la ABA e la NBA e Julius, dopo aver vinto il secondo titolo ABA battendo i Denver Nuggets in finale con una media punti di 34,7 a partita. forte di tanti altri successi individuali (non esiste statistica ABA relativa al 1976 in cui non compaia il suo nome tra i primi 10 in classifica) comincia il suo viaggio nella National Basketball Association.

AFFONDATA A CANESTRO: L’inizio è un po’ burrascoso, come prevedibile. Di colpo la NBA si trova ad avere 2 franchigie a New York e i Knicks chiedono che i “nuovi arrivati” nella Lega paghino una sorta di tributo finanziario per “invadere il loro territorio NBA” ormai consolidato dagli albori della Lega. Il prezzo non è una cosuccia, si parla di 4,8 milioni di dollari e nel 1976 sono un grosso problema. I Nets cercano di giocare d’astuzia e propongono ai Knicks di cedere loro il contratto di DR J in cambio del pagamento della tassa, inutile dire che arriva solo un rifiuto secco e deciso. Questa è conosciuta come una delle peggiori decisioni della storia di New York, vista la caduta indecorosa della squadra al termine del “regno di Walt Frazier” all’epoca imminente. Si fanno però avanti i Philadelphia 76ers che offrono 3 milioni di dollari per il contratto di Erving, dandone altrettanti al giocatore stesso. 3+3= 6 ovvero il numero di maglia del “Dottore” nelle fila dei Sixers (che cominceranno ad essere chiamati con questa abbreviazione proprio per questo motivo).

I Nets sopravvivono al “ricatto dei Knicks” ma la loro stagione sarà a dir poco disastrosa e la franchigia collassa inesorabilmente senza il suo giocatore principale a guidarne le compagini. A fianco a Darryl Dawkins e altri, la cavalcata di Julius in NBA comincia in un clima strano, anche se cerca da subito di affermarsi come leader dei suoi e la Lega è in condizioni di riassetto, vista la recente fusione con la ABA. Finisce il dominio Celtics di Havlicek, Philadelphia sembra poter agguantare immediatamente il successo nel 1977, ma i Blazers di Bill Walton ribaltano le Finals da uno svantaggio di 0-2 e vincono proprio a discapito dei 76ers.

Bisognerà aspettare il 1980 per rivedere DR J alle Finals, che rappresentano forse la più cocente delusione della squadra. Nonostante lo svantaggio di 3-2 nella serie, Phila sente di avere in pugno il titolo. Gli avversari sono i Lakers di Kareem Abdul Jabbar, assente dalle gare 6 ed eventuale 7 per infortunio. “È fatta, ormai” devono aver pensato i Sixers… ma non avevano ancora fatto i conti con un rookie di nome Magic Johnson, che li umilia tra le mura amiche, scrivendone 42 giocando in tutti i ruoli e portando al titolo Los Angeles. Si concludono con un pugno di mosche anche le stagioni 1981 (nonostante Erving vinca il titolo di MVP) e 1982, dove DR J affronta ancora la dura realtà di non avere la squadra più forte della NBA.

Ma la vita è una ruota che gira e la stagione 1983 è alle porte. La squadra capisce cosa è mancato negli anni per vincere il titolo, ovvero un giocatore che protegga l’area e lotti sotto canestro. Arriva dunque Moses Malone. Stagione e playoffs vengono archiviati proiettando Julius e compagni nuovamente alle Finals e ancora contro i Lakers, che già 2 volte li avevano battuti per vincere l’anello. Ma quest’anno Philadelphia non ha intenzione di fare prigionieri e chiuderà le Finals con un clamoroso 4-0 vincendo il titolo e diventando la squadra più vincente di sempre nella post season, perdendo solo 1 partita durante l’intero arco dei playoffs, contro i Bucks.

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DISCESA A TERRA:
I Sixers sono in cima alla NBA e hanno tutte le carte in regola per potersi ripetere, ma Larry Bird e Magic Johnson non sono d’accordo. Non arrivano altre vittorie per Philadelphia, nonostante il livello di gioco della squadra rimanga alto, DR J, tra varie nomine per l’ All Star Game, continua a guidare con 20 punti abbondanti di media a partita. Con il passare del tempo, diventa però chiaro di come a Est comandino i Boston Celtics, mentre a Ovest lo Show Time dei Lakers era per Erving e i suoi qualcosa di inarginabile. Nel 1986 dichiara di volersi ritirare al termine della stagione e così depone le chiavi della squadra, che tanto ha fatto sognare in quei 10 anni e che verranno raccolte da Charles Barkley. Leggende metropolitane parlano di vari sold out consecutivi durante le sue partite nell’ultima stagione, dovuti ai fans che in tutti gli USA accorrono per vederlo giocare un’ultima volta.

STANDING OVATION: “Se non ci fosse stato Julius Erving, non sarebbe esistito nemmeno Michael Jordan” (Michael Jordan) “Il giovane Julius Erving era come Thomas Edison, inventava qualcosa di nuovo ogni sera” (Johnny Kerr) Julius Erving si ritira ed è già una leggenda, l’affetto che i fan provano per lui non si assopisce nonostante la fine della sua attività. Rimane un’icona per il basket, per la NBA e indiscutibilmente il giocatore più riconoscibile della defunta ABA. Nel 1987 e 1988 Michael Jordan vince la gara delle schiacciate facendo rivivere la Leggenda di DR J, schiacciando dalla linea del tiro libero. Lo faranno anche Scottie Pippen nel 1990 (senza però vincere la competizione) e Brent Barry nel 1996.

Nel 1993 entra nella Basketball Hall Of Fame; mentre nel 1996 viene inserito tra i 50 migliori giocatori di tutti i tempi e premiato in tal senso durante l’All-Star Game di Cleveland nel 1997 durante una cerimonia commemorativa per lui e gli altri 49 atleti eletti. Oggi DR J fa qualche apparizione durante i vari All Star Weekend, facendo da giudice alla gara delle schiacciate o semplicemente in qualità di spettatore e ogni tanto fa la telecronaca di qualche partita. Negli highlights odierni sono ancora presenti la sua schiacciata dalla linea dei liberi e il suo “baseline lay up”, segno distintivo di una carriera fatta di gioco spettacolare e di altissimo livello tecnico. Tanti auguri Doctor J!