Vite da NBA: Kevin Durant, il diamante grezzo alla ricerca dell'anello

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29 Settembre 1988, Washington, U.S.A. In una famiglia povera, di umili origini, nasce colui che sarà destinato a dominare la lega NBA per i prossimi 10 anni: Kevin Wayne Durant. Se andiamo a ritroso nel tempo ed andiamo ad analizzare la vita e soprattutto l’infanzia dei grandi giocatori del passato, fino ad arrivare proprio a Durant, scopriamo una cosa che li accomuna: le umili e difficili origini. Si potrebbe pensare che è un caso, ma non è così: per diventare qualcuno, nella pallacanestro come nella vita, bisogna fare sacrifici, impegnarsi, lavorare tanto e conoscere il valore delle cose. E’ proprio questo che la stella dei Thunder ha imparato dalla sua infanzia, e che gli ha permesso di maturare prima come uomo e poi come cestista. Un’infanzia difficile Quando ancora doveva compiere 1 anno di vita, il padre va via di casa, lasciandolo alle cure solo della giovane madre e della nonna, insieme al fratello e la sorella più piccoli e al fratello maggiore Tony, che poi gli trasmetterà l’amore per lo sport. Quando Kevin inizia a crescere lo fa in modo esagerato rispetto ai suoi coetanei, tanto che, anche considerata la sua magrezza, viene etichettato come “il lungagnone”, cosa di cui lui soffrirà molto: la nonna però lo rincuora e lo incoraggia, dicendogli: “L’altezza è una benedizione, te ne accorgerai con il tempo”. Previsione azzeccata. All’età di 7 anni, la madre lo manda al Recreation Center della zona, dove trova un certo Charles Craig, un uomo che fa giocare i bambini e paga di tasca sua le iscrizioni e le magliette di chi non poteva permetterselo. Durant si lega molto a lui, lo vede come un padre con cui confidarsi nei momenti di difficoltà; “Big Chucky“, questo il soprannome dato da Kevin al suo allenatore-amico, dal canto suo si affeziona molto a quel ragazzone alto e magro e capisce subito che è destinato a grandi cose. Liceo e College Arrivato al Liceo, Durant cambia spesso scuola e quindi anche squadra, ma il suo talento cristallino inizia ad essere visibile i tutti gli Stati Uniti; il periodo comunque più importante lo vive a Oak Hill Accademy, dove vince numerosi premi personali, ma dove viene anche a conoscenza di una drammatica notizia: Charles Craig, all’età di 35 anni, viene ucciso durante una sparatoria, mentre tentava di sedarla. Durant ne soffre moltissimo e in suo onore, per ricordare la sua storia a tutto il mondo per sempre, decide di prendere il numero che ha tutt’ora in NBA, il 35. Nonostante questo, come detto, Kevin mostra tutte le qualità, suffragate dal duro lavoro: lo vogliono tutti i college d’America, ma lui sceglie l’University of Texas di Austin. Qui ci rimane un solo anno, dove non vince nulla a livello di squadra, ma dove conquista i riconoscimenti di NCAA AP PLAYER OF THE YEAR, il JOHN R. WOODEN, il NAISMITH COLLEGE PLAYER OF THE YEAR e l’NCAA AP ALL-AMERICA FIRST TEAM, il tutto da matricola, quindi confrontandosi con atleti di 2-3 anni più grandi di lui. Stratosferico. Seattle Supersonics e primi anni ad Oklahoma La logica conseguenza è che lui si renda eleggibile per il Draft del 2007. In questo evento succede qualcosa che lo fa paragonare a un certo Jordan Michael, per come sono andate le cose e per la squadra interessata: nel camp pre-draft Durant viene visionato da coloro che hanno la possibilità della 1° scelta assoluta al Draft, cioè i Portland Trail Blazers, che però, vedendolo in difficoltà con i pesi, scelgono di puntare sul centro di Ohio State Greg Oden, con Kevin Durant che così viene scelto dai Seattle Supersonics, come 2° scelta assoluta. Beh, leggermente sfortunata la franchigia dell’Oregon. Inizia così, la carriera Nba di Durant: il primo anno prende parte all’ ALL STAR WEEK END nel ROOKIE CHALLENGE e gioca prevalentemente come guardia tiratrice(lui che naturalmente è un Ala Piccola), ma nonostante i suoi 20,3 punti di media e il titoli di ROOKIE OF THE YEAR, la franchigia di Seattle non va oltre le 20 vittorie stagionali. Nella stagione successiva, 2008-2009, la squadra si trasferisce ad Oklahoma City, ma i Thunder migliora il loro record di sole 3 vittorie; di contro però, Durant, che torna al suo ruolo originale di Ala Piccola, è il 4° marcatore stagionale della lega a pari merito con Dirk Nowitzki(25,3 punti di media) e 3° giocatore più migliorato della stagione. Titolo vicino ma mai raggiunto Le cose per i Thunder iniziano piano piano a migliorare, tant’è che nell’annata 2009-2010, guidati da un Durant ormai leader assoluto dei Thunder e affermato come uno dei migliori giocatori della lega, migliorano di 27 vittorie il record stagionale e raggiungono per la prima volta i play-offs, fermandosi però al primo turno quando affrontano i Los Angeles Lakers. L’affermazione del 35 di Oklahoma City è ormai totale, visti i record che continua a migliorare e i riconoscimenti che continua a ricevere( Miglior marcatore della lega e membro dell’All NBA first team). Nelle 3 stagioni successive, nonostante un miglioramento in termini di record personali e di squadre, inizia un po’ l’ossessione di Durant: nonostante grandi Regular Season, Oklahoma non riesce a conquistare l’anello; nel 2011 vengono sconfitti nella finale di Conference 4-1 dai Dallas Mavericks, nel 2012 perdono una finale bellissima(sempre 4-1) contro i Miami Heat dei Big Three L.James, D.Wade e C.Bosh e nel 2013 si fermano al secondo turno, ai danni dei Memphis Grizzlies. Kevin a questo punto, nonostante la giovane età rispetto al rivale Lebron James, inizia ad avere la stessa ossessione avuta dal fenomeno dei Miami Heat fino a qualche anno prima: l’anello. Kevin lavora duro, si allena tantissimo e ogni stagione le sue percentuali e i suoi record migliorano: tutto questo impegno e questa qualità mostrata nella stagione appena trascorsa, non gli hanno permesso però di conquistare il titolo, nemmeno quest’anno: troppo forte San Antonio. Dopo però anni in cui il dominatore assoluto della classifica MVP era stato James, quest’anno viene premiato, meritatamente, il nativo di Whashington. La premiazione per il premio di MVP è stata sicuramente la più commovente della storia. Kevin, dopo aver promesso che non vuole fermarsi qui e che l’anno prossimo farà di tutto per conquistare l’anello, ha ringraziato tutti i compagni, i dirigenti e i tifosi di Oklahoma; ma sopratutto ha ringraziato la mamma: l’ha ringraziata per averlo fatto crescere come uomo, per essergli stato vicino sempre, per aver anche rinunciato a mangiare pur di sfamare lui e gli altri figli. Per concludere, quel ragazzone alto più di 2 metri, ma dal cuore tenero, con gli occhi pieni di lacrime le ha de
tto, davanti a milioni di persone:”Sei tu l’MVP”. Statistiche: Regular Season statistiche regular season Play-offs statistiche play off Record e riconoscimenti • NCAA AP Player of the Year (2007) • John R. Wooden (2007) • Naismith College Player of the Year (2007) • Rookie of the Year (2008) • ALL-NBA First Team (2010/2011/2012/2013/2014) • Miglior Marcatore della lega (2009-2010/2010-2011/2011-2012/2012-2013/2013-2014) • Record di partite consecutive con almeno 25 punti (41, superato Michael Jordan a quota 40) • MVP (2014)

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