Vite da NBA: Klay Thompson, quando il talento è di famiglia

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La storia di Klay Alexander Thompson, attuale guardia dei Golden State Warriors ed uno dei migliori tiratori da 3 punti dell’intero pianeta, inizia l’8 febbraio 1990 in quel di Los Angeles, California. Figlio di Mychal Thompson, ex Portland Trail Blazers e Los Angeles Lakers che ha militato per 12 anni ‘in the league’, e mamma Julie, i geni sono sicuramente promettenti. Il fratello maggiore, Mychel, anche lui giocava a pallacanestro da ragazzino e tutt’ora, dove milita nella squadra satellite dei Warriors in D-League, mentre il secondo fratello, Trayce, è stato scelto nel secondo round del draft MLB 2009 dai Chicago White Sox, anche se ora se la spassa nelle leghe minori. L’istruzione da parte dei genitori, per tutti e 3 i fratelli Thompson, è da sempre stata rigidissima, piena di regole e leggi interne nel tentativo di crescere i ragazzi nella maniera giusta; a quanto pare, almeno nello sport, con uno in particolare è riuscito alla perfezione. www.maxpreps.com La vita cestistica di Klay inizia alla high school di Rancho Santa Margarita, la Santa Margarita Catholic High School, e già dal primo anno inizia a conquistare qualche posizione nelle liste dei prospetti nazionali venendo inserito nella seconda squadra All-Area e nella terza dell’Orange County. Ma tra un canestro e l’altro, a Thompson piaceva dilettarsi anche nel football: infatti era il quarterback titolare della squadra dell’high school, ed a suo dire era anche molto abile nei suoi compiti. Ma il basket sembra essere lo sport disegnato per lui, e per questo nell’ultimo anno di high school guida la sua squadra nella Division III State Championship con un record di 30-5, mentre lui viene nominato MVP della sua division, della Trinity League, inserito nella All-Area prima squadra e nella Best of the West, ma anche l’inserimento nella seconda squadra EA Sports All-American honors… Insomma, qualcosina aveva dimostrato già. E Washington State University se ne accorge subito, proponendogli una borsa di studio per l’universita: il college ti aspetta, Klay. Nella stagione 2008-2009 l’impatto è subito forte nella sua nuova squadra, gli Washington State Cougars: 12.5 punti di media col 41% da 3 ed il 90% ai liberi a cui aggiunge 4.2 rimbalzi, 1.9 assist, 0.9 rubate e 0.6 stoppate in 33 gare giocate nella Pac 10, risultando il terzo miglior realizzatore della squadra alle spalle di Taylor Rochestie ed Aron Baynes. Ma il team guidato da Tony Bennett poteva confidare soltanto nell’apporto dei 3 sopracitati, dunque la loro strada in NCAA si conclude veramente presto. La carriera di Klay Thompson al college però è soltanto all’inizio, ed un ragazzo dal talento cristallino può soltanto migliorare. Cosa che nell’annata seguente fa, senza tradire le aspettative.

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Annata 2009-2010: partiti sia Baynes che Rochestie alla volta del professionismo, Thompson diventa il leader tecnico e carismatico della squadra allenata da Ken Bone: il figlio di Mychal in questa stagione fa registrare un miglioramento pazzesco nelle sue cifre: dai 12.5 dello scorso anno passa infatti a 19.6 in 35.4 minuti per partita, tirando col 44% da 2, il 36% da 3 e l’80% ai liberi, senza tralasciare i 5.1 rimbalzi, 2.3 assist ed 1.4 rubate ad allacciata. Il problema di squadra però rimane: oltre a Thompson ed un altro paio di ragazzi discreti, la squadra di Washington State è priva di alcun talento e la loro avventura nella NCAA termina con un record di 16-15, ed ancora una volta vacanze anticipate per tutti: Thompson però giura che si tratta dell’ultima volta che questo accadrà, e farà di tutto per portare i Cougars più avanti nella stagione seguente. E nel 2010-2011, ultimo anno di college per lui, Thompson scrive altri miglioramenti nel suo score personale: i punti quest’anno sono 21.6, tirando col 46% da 2, il 39% da 3 e l’83% ai liberi in 34 gare con un minutaggio pari a 34.7 minuti per partita, aggiungendo anche 5.2 rimbalzi, ben 3.7 assist ed 1.6 scippi a partita. Ormai da 2 anni le chiavi della squadra sono nelle sue mani, e con gli unici Faisal Aden e DeAngelo Casto che lo aiutano a portare qualche punto in più al resto del team, Klay fa terminare la satgione NCAA ai Cougars con un record di 9-9 nella Pac 10 e 22-13 totale, facendo registrare la miglior stagione da quando Thompson veste la maglia di WSC Ormai è un ragazzo il quale talento non è sfuggito agli occhi di nessuno, e decide dunque di rendersi eleggibile per il Draft NBA edizione 2011. Piccola curiosità: Thompson non ha disputato l’ultima gara di regular season coi suoi Cougars, ma non per problemi fisici: il 4 marzo infatti è stato fermato dalla polizia locale, la quale ha sentito odore di marijuana proveniente proprio dalla macchina di Thompson, e con una perquisizione ha trovato ben 1.95 grammi di erba nel veicolo, che gli è stato prontamente confiscato insieme all’arresto del ragazzo. Il coach, allora, lo ha punito lasciandolo fuori per una partita, mentre Thompson ha promesso che non sarebbe più successo un episodio simile.
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Draft 2011: le prime 5 scelte passano, Thompson aspetta in sala verde molto tranquillamente e vede altri ragazzi andare a ritirare il cappellino e stringere la mano a David Stern prima di lui. I Golden State Warriors, che detenevano la 11^ scelta del primo giro, hanno affermato fin da subito che avrebbero utilizzato quella scelta per selezionare il giocatore più talentuoso disponibile. E, guarda caso, al momento della loro scelta Klay Thompson era ancora in sala. Gli Warriors ci mettono un attimo a consegnarli il cappellino blu e giallo, Klay sente il suo nome uscire dalla bocca dell’ormai ex commissioner e se ne va nel basket NBA, entrando dall’ingresso principale. Inizia una nuova vita per il ragazzo da Los Angeles. I Golden State Warriors di Monta Ellis e Stephen Curry erano pronti ad accogliere un altro grandissimo tiratore da 3 punti, che avrebbe sicuramente fatto ogni fortuna di coach Mark Jackson. Con l’inizio di stagione slittato di quasi 20 gare per via del lockout, Thompson fatica inizialmente a trovare la sua giusta dimensione nella squadra, e nel primo mese fa registrare cifre deludenti come 7.6 punti a gara, 1.6 rimbalzi ed 1.3 assist in appena 15’ di impiego da parte di Mark Jackson, che gli preferisce giocatori come Dorell Wright e Brandon Rush. Almeno inizialmente. Infatti a metà febbraio Thompson svolta la sua stagione: non selezionato per il Rookie Challenge durante l’All Star Weekend, Klay sente dentro di sé un sentimento di rivincita nei confronti di coloro che lo avevano escluso dalla kermesse in cui tutti i più giovani possono mettersi in luce, ed in 4 partite della settimana seguente all’All Star Game fa registrare un incremento importante delle sue statistiche: da 7.6 punti passa a 12.5 con il 55.6% (!) da 3 punti, 2.8 rimbalzi e 1.5 assist. 13 marzo, altro turning point della stagione (ma anche della carriera) di Thompson ai Warriors: la dirigenza decide infatti di scambiare Monta Ellis, una delle guardie più efficienti della lega per rendimento fino a quel momento, per un centro come Andrew Bogut, martoriato dagli infortuni seppur grande presenza in mezzo all’area. In un primo momento l’ambiente è molto scettico riguardo questo scambio, ma Thompson ne approfitta senza mezzi termini: nella prima partita con il nuovo assetto, l’11 fa scrive il season high di 26 nella sconfitta con i Boston Celtics, e giusto una settimana più tardi aggiunge 1 punto al precedente career high scrivendo 27 nella vittoria contro i New Orleans Pelicans. Nella seconda parte di stagione, Thompson raddoppia il suo minutaggio passando da 15’ a 30’ di utilizzo medio, risultando uno degli uomini di fiducia di Jackson e venendo inserito nell’All-Rookie First Team dell’NBA, con le sue cifre che parlavano chiaro: 12.5 punti, 2.4 rimbalzi, 2.0 assist ed il 41% da 3 punti. Non male per un’undicesima scelta, no? Ma la squadra va malino, ed il record di 23-43 è tra i peggiori della lega.
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La stagione successiva, quella 2012-2013, è considerata la rinascita dei Golden State Warriors ma anche l’esplosione definitiva di Klay Thompson: il 29 gennaio firma il suo nuovo career high con ben 32 punti rifilati ai Cleveland Cavaliers, e da quel momento coach Jackson si sbilanca: “Curry e Thompson formano la miglior coppia di tiratori dell’intera NBA”. Non è che c’abbia visto poi così male, quel Reverendo… Le statistiche del terzo figlio della famiglia Thompson in maglia Warriors continuano a migliorare, anche in questo anno da sophomore fa segnalare ulteriori sviluppi nel suo gioco e, sopratttutto, nelle cifre: 16.6 punti (43% da 2, 40% da 3, 84% ai liberi), 3.7 rimbalzi, 2.2 assist, 1.0 rubate e 0.5 stoppate in 82 partite di regular season, senza averne saltata nemmeno una e TUTTE nello starting five. Ormai era diventato una pedina inamovibile dello scacchiere Warriors, e tutta la Bay Area era gasatissima nel vedere una coppia come quella formata da Curry e Thompson, abilmente orchestrata dal saggio Mark Jackson, far bruciare tutte le retine delle arene NBA. La stagione dei ‘guerrieri’ era andata davvero bene, terminata con un record di 47-35 e con l’accesso ai playoffs, con la griglia che prevedeva uno scontro con i Denver Nuggets, all’epoca la seconda forza ad ovest. Con una serie giocata alla grande dai temibili ragazzi di Jackson, gli Warriors eliminano clamorosamente (ma anche no) i Nuggets con un 4-2 che lancia Golden State nel secondo round contro gli esperti San Antonio Spurs. Speroni che non lasciano scampo alla gioventù californiana, altro 4-2 stavolta pro-Spurs e tutti a casa. Anche se, la stagione ha insegnato molto alla squadra e soprattutto a Thompson, che al secondo anno nella lega ha già assaggiato l’aria di playoffs NBA, cosa che negli anni a venire gli farà molto comodo. Le sue cifre in post-season dicono 15.2 punti (43% dal campo col 42% da 3 e l’83% ai liberi), 4.6 rimbalzi ed 1.8 assist in 41.3 (QUARANTUNO.TRE) minuti di impiego medio. P.S.: il 28 febbraio 2013, Thompson è stato multato dall’NBA ($35.000) per aver partecipato alla rissa in campo nel match che vedeva gli Warriors affrontare gli Indiana Pacers. Papà Mychal, il quale motto poteva essere “Ordine e disciplina” se ce ne fosse stato uno, ha deciso di multare a sua volta suo figlio Klay. Perché? Facile: almeno la prossima volta impara a farsi gli affari suoi… Grazie papà Thompson! Altro anno, altro successo per Thompson ed i suoi Warriors: la stagione 2013-2014 infatti contribuisce a lanciare Golden State ancora più in alto della passata stagione. Grazie all’esplosione di giocatori come Draymond Green ed Harrison Barnes ed al gran lavoro di Mark Jackson nell’assemblare alla grande tutte le pedine del roster, gli Warriors si confermano come 6^ forza ad ovest e Thompson prosegue nella sua crescita radicale dal punto di vista tecnico ma anche delle statistiche: 18.4 punti di media (44% dal campo e 41% da 3, con un lieve calo nei liberi dove mantiene il 79%), 3.1 rimbalzi, 2.2 assist e 0.9 palle rubate in 35.4 minuti di utilizzo media in 81 gare (solo una partita saltata in 3 anni di NBA, chapeau), tutte ed 81 ancora da titolare. I playoff, quest’anno, li mettono contro i Los Angeles Clippers di Paul e Griffin, e da questa serie vengono fuori partite pazzesche: tra schiacciate, alley hoop, Lob City, triple, grandi difese e canestri decisivi, la serie se la portano a casa i Clippers in 7 gare, ma lo spettacolo offerto da queste due squadre è stato veramente incredibile. Gli Warriors però escono ancora una volta prematuramente, e le intenzioni della dirigenza erano quelle di cercare di arrivare almeno in finale di Conference. Così, Mark Jackson ne fa le spese tra lo stupore generale, di giocatori e tifosi. Colui che aveva plasmato la squadra ed aveva inventato gli Splash Brothers, in un attimo aveva svuotato il suo armadietto: che ne sarà dei nuovi Warriors? Con la firma di Steve Kerr come nuovo allenatore e soprattutto con una medaglia d’oro dei Mondiali FIBA in più nel proprio curriculum, nel nuovo anno che è tutt’ora in corso è arrivato anche il rinnovo contrattuale per Klay Thompson a cifre da capogiro: 70 milioni di dollari in 4 anni. Frutto di un miglioramento che è avvenuto anno dopo anno, dalle fatiche della prima stagione ai record insieme a Curry dello scorso anno dove hanno stabilito il record per maggior numero di canestri da 3 punti realizzati in coppia (484, battendo di 1 il record precedente che era di… Curry e Thompson, un anno prima) ed hanno contribuito a portare insieme gli Warriors dove sono ora, insieme ovviamente ai loro compagni di squadra. Quest’anno Golden State è, dietro solo agli Atlanta Hawks, la miglior squadra dell’NBA e la numero 1 ad Ovest, e si prospetta per loro un ruolo da assoluti protagonisti nei playoffs. Per Klay Thompson quest’anno è arrivata la prima convocazione all’All Star Game come riserva, ed i suoi numeri ci fanno capire perché: 22.4 punti (49% da 2, 44% da 3, 86% ai liberi), 3.5 rimbalzi, 3.0 assist, 1.2 rubate e 0.9 stoppate. Non dimentichiamoci poi che il 23 gennaio 2015 è successa ‘sta roba qua…

Record su record, punti su punti, vittorie su vittorie: si potrebbe riassumere così la stagione 2014-2015 di Klay Thompson e dei Golden State Warriors, una stagione che è tutt’altro che finita e che ce ne farà vedere delle belle, quando si tratterà di stabilire chi sarà la miglior squadra del mondo. Intanto Thompson il suo lo fa, lo ha sempre fatto e continuerà a farlo ancora per 4 anni, per 70 milioni di dollari complessivi, con la maglia degli Warriors… Poi chissà. Intanto, noi vogliamo celebrare il 25esimo compleanno di questo fenomenale ragazzo ripercorrendo la sua vita cestistica e non, augurandogli i migliori auguri di un felice compleanno e… Tanti altri ‘SPLASH’ da mettere a segno. Happy birthday, Klay Thompson!