Vite da NBA: Lamar Odom, dalle stalle alle stelle, andata e ritorno

La storia di Lamar Odom, con una vita da stella in campo e una diversa fuori campo.

di Francesco Maccari

South Jamaica, NY, 6 Novembre 1979. Da Joe Odom- veterano disabile di guerra, eroinomane ed alcolista-e Cathy Mercer, nasce Lamar Joseph Odom. I problemi di Joe allontanano il padre dalla vita del piccolo Lamar, che la madre cerca, a tiri a canestro e a compiti a casa, di allontanare dalla strada che tende sempre a prenderti giovane. Non bastasse la precaria situazione familiare – solo Cathy a crescere Lamar – proprio la madre muore di cancro al colon quando Odom ha soli 12 anni. Lamar allora si trasferisce da Mildred Merger, nonna materna, che lo inizia alla preghiera e continua lo sforzo materno di tenerlo lontano dalle strade; Odom viene abituato a pensare prima ai compiti (non funzionerà troppo) poi al basket.

La nonna però lo cambia, lo plasma, con Lamar che diventa più solare, felice e ottimista grazie all’influenza di Mildred. Nel frattempo diventa anche abbastanza alto ed ottimo atleta. L’idolo di Lamar è il giovane “ribelle” Lloyd Daniels, grande giocatore dei playground newyorkesi con grossi problemi di dipendenze; “Al campetto mi chiamavano Little Lloyd” confesserà Odom a Sports Illustrated, una volta più maturo. Come Daniels Lamar avrà seri problemi, sia accademici che di “testa” e cambierà 3 High Schools. Lamar era playmaker nel suo primo anno alla Christ King, alto 185cm, pensava prima alla squadra, poi a se stesso, capiva il gioco come nessuno. Un anno ha il tipico Growth Spurt, cresce di 20 cm e gioca praticamente tutti i ruoli. La partita che ha definitivamente lanciato Odom nel novero dei top prospects è stata quella da 36 (record pareggiato)per vincere il Campionato dei Licei Statali. Gli scout arrivano ogni giorno a vederlo, a lui piace giocare per i compagni, aiutarli ad ottenere una borsa di studio anche loro.

Tutto questo lo distrae e allora, per problemi accademici, è ineleggibile per il 4° anno di HS; arriva qui il trasferimento per le sue due successive avventure annuali (Redemption Christian Academy, St. Thomas Aquinas High School, dove finisce il liceo). A contribuire all’aumento di fama di LO aiutano anche le prove fornite alla AAU, dove Lamar è la star in una squadra con Ron Artest e Elton Brand. A casa Mercer però si fanno rivedere molti “amici” ora che Odom è in aria di College o NBA, e allora Jerry De Gregorio, che lo aveva allenato in una rassegna l’anno prima, lo prende in casa sua, in una sorta di eremo (Cristiano fervente Jerry)così da permettere al ragazzo di schiarirsi le idee. Parla anche con Bryant e il suo idolo Daniels; come quest’ultimo Lamar sceglie la UNLV, e sempre come lui non si metterà mai la maglia dell’università di Las Vegas: Sports Illustrated mette in dubbio la validità dei risultati accademici di Odom che allora opta per raggiungere De Gregorio, trasferitosi come reclutatore a Rhode Island, in una sorta di “asilo politico”. Dopo un anno torna eligibile per il College, rimanendo in Rhode Island a tempo pieno alla URI, dove dà pieno sfoggio delle sue capacità, portando i Rams all’Atlantic-10 Championship. Nel 1999 però arriva il momento; Lamar si dichiara eleggibile per il Draft. Arriva così la sua chiamata, la 4°, Odom va a LA sponda Clippers.

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La prima stagione- sebbene i Clippers vincano solamente 15 gare-da un punto di vista indiviuale per LaMar è molto buona; 16.8 punti e 7.8 rimbalzi a notte. I Clippers avevano grossi margini di miglioramento, ma a Odom piaceva vivere più come una rockstar di 19 anni che come un serio professionista; a fine stagione 2000-1 LO viene sospeso 5 gare per abuso di Marijuana, mentre pochi mesi dopo (Novembre 2001), Lamar fallisce un altro test, violando le regola stabilite dall’NBA sull’uso di sostanze.

Tra sospensioni e infortuni, Lamar salta 53 partite nella stagione, lasciando spesso a desiderare con i suoi comportamenti. Nuovamente, nella stagione 2002-3 sarà costretto a saltare 33 partite, con dei Clippers nuovamente mediocri. Piove sul bagnato; a Giugno perde l’amata nonna che si è presa cura di lui in tutta la sua adolescenza. Odom è un Restricted Free Agent, e Riley gli fa firmare un contratto da 65M in 6 anni. I Clippers non pareggiano, LO va a South Beach. Odom è molto grato a Pat Riley: “Mi ha salvato” dichiarerà successivamente il newyorchese. In più a Miami LO ritrova la forma che aveva da Rookie, registrando 17.1 con 9.7 rimbalzi a partita, e riuscendo, aiutato dal Rookie della squadra, un certo Dwyane Wade, ad arrivare al 2° turno dei Playoff. Il periodo a Miami però non dura; Riley orchestra una trade con i Lakers, e Odom, assieme a Butler, Grant e 2 scelte, torna a LA, con Shaquille O’Neal che fa il percorso contrario. Il primo anno del post-Shaq, come noto, è terribile per i Lakers che chiudono con soltanto 33 vittorie, non qualificandosi ai Playoff dopo una stagione disastrata con Rudy Tomjanovich alla guida.

La stagione 2005-6 marca il ritorno di Phil Jackson e della postseason. Tuttavia per LO la TPO è tutt’altro che semplice, e l’operazione alla spalla sicuramente non aiuta. Lamarvellous è comunque autore di una stagione in crescendo, terminata a livelli ancor più alti nelle 7 di Playoff contro Phoenix, col tabellino che dice 19-11-5 a gara. La sfortuna però- quando si tratta di Odom-ci vede benissimo; al terzo anniversario della morte della nonna, Lamar deve prepararsi stavolta a salutare il figlio di 7 mesi, morto di SIDS. Odom è stroncato dal dolore, e passa tutta l’estate a casa, cercando di resistere alla sofferenza. Come se non bastasse, nel Queens Odom viene aggredito, e un ragazzino gli punta contro la pistola. “Se la caverà” con un borsello ed un orologio in meno. Dopo tutto questo, Lamar trova sollievo in campo, dove continua la sua crescita, ma i Suns battono nuovamente i Lakers, stavolta in 5 gare. Arriva la stagione 2007-08, e a metà di essa Pau Gasol; il che costringe Phil Jackson ad affidare a Odom un ruolo più marginale, eleggendolo leader della second unit. Lamar svolge questo ruolo con dedizione, segnando 14 a notte nei Playoff, dove i Lakers raggiungono i Big Three di Boston e perdono in 6 gare.

Nella stagione seguente, i Lakers sono ancora più determinati e LO è meraviglioso in uscita dal pino, mantenendo comunque spesso il posto in campo nei finali di partita, dove fungeva da collante, con un ruolo cruciale sia in difesa che in attacco. I Lakers finiscono l’annata 65-17, Odom è uno dei migliori sesti uomini della lega.

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LA spera di poter affrontare nuovamente Boston in finale, e vince i suoi 3 turni di PO con Jazz, Rockets e Nuggets. Però ad aspettarli ci sono i Magic di Dwight Howard, dei quali i Lakers si sbarazzano in 5 gare (la serie è stata più incerta, però, di quanto l’esito dica); l’apporto di Odom è molto buono e va al di là dei 13 punti e quasi 8 rimbalzi che il tabellino dimostri.

Titolo e contratto da 33M in 4 anni in tasca, Odom si sposa con Khloe Kardashian un mese dopo averla conosciuta (galeotto fu il Ron Artest welcome to LA Party)e con la quale parteciperà al reality show sulla famiglia Kardashian, che per il momento non lo distrae comunque troppo dal campo, dove continua il suo perfezionamento come Leader della 2nd unit, con un contributo molto prezioso anche in Postseason, dove i Lakers affrontano una squadra in rampa di lancio come Oklahoma, prima di Utah e infine Phoenix. Superati questi ostacoli, tra i Lakers e il Repeat ci sono gli odiati Celtics. La serie è dura, intensa, molto bella e si arriva alla settima, con Boston che conduce per larghi tratti. Nel secondo tempo Odom è monumentale in difesa, e insieme a Gasol contribuisce alla rimonta che permette ai Lakers di essere proclamati campioni per il secondo anno consecutivo.

La stagione successiva è ancora più positiva e il secondo”Sesto uomo dell’anno” è nella bacheca di LO, ma i Lakers vengono schiantati 4-0 dai poi campioni Mavericks, e, dopo una pubblicità girata a NY, viene a conoscenza della morte del cugino. A distanza di pochi minuti dal funerale, il SUV che Odom stava guidando è coinvolto in un incidente e Lamar viene ancora a contatto con la morte, stavolta di un ragazzo in motocicletta. Questo, unito alla trade che i Lakers avevano imbastito con i New Horleans Hornets per Chris Paul, ha fatto andare Odom molto giù di morale, tanto da chiedere, e ottenere, di essere tradato. Arriva a Dallas, ma i tifosi Gialloviola lo portano ancora nel cuore, come facile vedere dalla prima partita da avversario allo Staples di Lamarvellous.

Però l’ultimo highlight della carriera di Lamar sarà purtroppo l’ultima annata in Purp&Yellow, perché con Dallas non va. E allora i Mavs se ne liberano, rispedendolo ai Clippers dove ancora una volta non riesce a tornare quello di un tempo. E ora LaMarvellous, come tanti ex giocatori NBA, è tornato a far notizia più per il ritorno dei demoni del suo passato che per le sue gesta in campo. Sono tornati i problemi di droga, alchool, tanto che per l’ex Lakers si parla di 3 settimane passate in riabilitazione a San Diego. Oggi Lamar Joseph Odom compie gli anni, e i nostri auguri sono che questo anno sia migliore dei passati, perché per LaMar, almeno stavolta, un po’di fortuna servirebbe.

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