Vite da NBA: Maurice Evans

di Jacopo Calzavara

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Maurice Evans nasce nella città di Wichita (Kansas) l’8 Novembre del 1978, nella quale radica la sua adolescenza prima giocando con la modesta Wichita Collegiate High School e poi frequentando l’ateneo locale di Wichita State, un piccolo college che nel 2013 è tornato alla ribalta per essere entrato alle Final Four NCAA per la seconda volta nella sua storia, prima di essere eliminato dai futuri campioni di Louisville. I primi due anni di militanza negli Shockers non sono fantastici, più per il rendimento della squadra, la quale nel biennio in questione non raggiungerà mai il tabellone NCAA, che per le prestazioni di Evans, il quale passa dai 12,1 punti nel suo anno Junior ai ben 22,6 di media nel suo anno Sophomore. Qui però l’ascesa del nostro uomo, che intanto sta mettendo su un fisichetto mica male pur essendo un atleta collegiale, si interrompe bruscamente quando decide di abbandonare l’università a causa di alcuni diverbi col suo coach, l’allora Randy Smithson. Dopo un anno di stop, gioca il suo ultimo anno collegiale alla Texas University, appartenente alla più fisica Big 12, che mette a dura prova la guardia proveniente dal Kansas, la quale fa registrare solo 15,6 punti a partita ma riesce anche a catturare 5,3 rimbalzi, suo massimo in carriera, che lo convincono a tentare le sue chance nella NBA.
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Nonostante i buoni numeri messi insieme e il fisico già “NBA Ready” (essendo 196 centimetri per 99 kilogrammi), i risultati di squadra ottenuti nel Texas lo fanno passare inosservato nel non eccellente Draft 2001, ma comunque da free agent non selezionato riesce a strappare un contratto con i Minnesota Timberwolves, bisognosi di riempire il roster poiché la loro 29esima chiamata fu annullata per infrazioni del salary cap. Infatti, date le premesse, la stagione dell’ex Texas si concluderà con sole 10 partite giocate e la miseria di 21 punti segnati. Capita la situazione, Evans decide abbandonare gli States e accasarsi all’Olympiacos. Nella stagione 2002/2003, in Grecia si mette in mostra con delle buone prestazioni da 15.1 punti e 5.8 rimbalzi di media in Eurolega, anche se la stagione si conclude anzitempo vista la prematura eliminazione alle Top 16 di Eurolega, dopo un non esaltante cammino di 10 vittorie e 10 sconfitte, e la solita sconfitta nel Campionato Greco subita dai cugini del Panathinaikos. Visto che la stagione prima a vincere in Grecia è stata una compagine biancoverde, in quella successiva Maurice si convince a vestire i colori della Benetton Treviso, facendo una mossa più che azzeccata: disputa una grandissima stagione dal punto di vista personale, con medie in campionato di 19 punti e 4,5 rimbalzi, che in Eurolega si assestano rispettivamente sui 17 e 4, ma con un impressionante dato che riguardava la percentuale dal campo: vicinissima al 60% da 2 e al 45% da 3!
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Ma soprattutto, in Italia vince il suo primo trofeo, la Coppa Italia, battendo in finale la Scavolini Pesaro. In quella partita l’highlight più importante lo regala proprio Maurice Evans: ricevuta palla da Jermaine Jackson i contropiede, Evans mette subito palla per terra sul lato sinisto del campo e stacca a due piedi ben fuori dall’area pitturata, per i tre difensori in recupero non c’è nulla da fare che assistere a una schiacciata con testa al livello del ferro che rimane una delle più spettacolari azioni assistite su un campo italiano.   Dopo aver concluso l’avventura con i “Casuals” di Ettore Messina avendo deluso le ambizioni di vittoria del Campionato, è tempo di riprendere il filo del discorso NBA interrotto troppo presto, anche se le successive stagioni a Sacramento e a Detroit non sono assolutamente all’altezza delle sue aspettative, dato lo scarso utilizzo e l’andamento negativo delle due squadre. Nella stagione 2006/2007 invece lo si vede far parte dei Los Angeles Lakers di Kobe Bryant, del quale è la riserva. Nonostante i 22 minuti di utilizzo riesce ad aumentare il suo rendiemento oltre gli 8 punti di media ma, dopo l’ennesima annata storta e deludente, chiede la cessione che si concretizza nelle prime partite dell’anno seguente dove, insieme a Brian Cook, viene inviato ai Magic. Ad Orlando, si ritaglia un ottimo spazio nel quintetto titolare e lo ripaga con un’ annata da 9,3 punti di media, aiutando la franchigia della Florida allenata da Stan Van Gundy di conquistare un positivo record di 52-30 e raggiungere il secondo turno, mandati a casa dai soliti Detroit Pistons.
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La stagione appena trascorsa permette a Evans di ricevere alcune offerte interessanti soprattutto per la durata dei contratti proposti: arrivano due triennali, uno da parte dei Warriors (respinto) e uno dagli Atlanta Hawks, i quali possono mettere sul piatto 23 milioni di dollari. E così il nostro Maurice prepara nuovamente la valigia e si trasferisce in Georgia. Nei primi due anni ad Atlanta ritorna a vestire i panni del gregario, dato che il posto in quintetto è chiuso da Joe Johnson, e a contribuire a dare una mano a quegli Hawks che ogni anno puntano seriamente ai Playoffs prima di venir fermati inesorabilmente al secondo turno, entrambe le volte fuori per cappotto prima dai Cavs di Lebron e poi dai suoi ex compagni dei Magic, guidati dalla stella, natia di Atlanta, Dwight Howard. Nel 2010/2011, dopo pochi mesi dall’inizio della terza stagione in Georgia, viene scambiato ai Washington Wizards. Nei due anni travagliati ai Wizards, oltre ad essere scelto come vicepresidente dell’Associazione Giocatori della NBA nel periodo di contrattazione per il rinnovo del contratto collettivo, ha solo il tempo di mettere insieme delle medie di 7,5 punti a partita prima di, apparentemente, scomparire dai radar NBA. Eh già, perchè da un paio di anni si sono perse le tracce di Maurice Evans, e sono strapelate solo in un paio di occasioni qualche alito di notizie, come un suo possibile ritorno in Europa o addirittura la condivisione di un video dove mostrava gli allenamenti ai quali si sottoponeva, minacciando un ritorno nella Lega statunitense più famosa del mondo. Forse sono più probabili le voci che alludono a un suo ritiro, ma affascina l’idea che in questo istante sia con la valigia pronta, alla ricerca di una squadra in un campionato del mondo a lui sconosciuto. Magari pronto per partire per una nuova avventura, tanto la paura di osare non ce l’ha mai avuta.      

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