Vite da NBA: Rajon Rondo, l’artista dell’assist

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“Ortodosso no, fenomenale si. Numero 9”

Parole perfette dell’avvocato Federico Buffa per descrivere il festeggiato di oggi: Rajon Rondo.

Compie oggi 29 anni il play dei Dallas Mavericks, ex Boston Celtics e campione NBA nel 2008.

Due finali e un titolo NBA per lui e soprattutto una discreta visione di gioco che lo porta a fare passaggi impensabili, un maestro dell’assist che nei Celtics dei Big three è riuscito a diventare il play titolare di quella squadra campione nel 2008 e ad aggiungersi ai più grandi, trasformando la nomina di Boston da “Big Three’s Home” a “fab. Four’s Home”.

“Steal of the draft” è dir poco, Rondo è stato letteralmente la causa delle depressioni o comunque dei rimproveri ricevuti dagli scout e dal GM di Phoenix, che nel 2006 lo scelsero con la 21 per inserirlo subito in una trade che lo portò a Boston, corte all’epoca di coach Pitino.

Passa una prima stagione da emarginato, a raccogliere quelle briciole di minuti che gli lascia Delonte West.

La svolta arriva l’anno dopo, con l’allenatore che più di tutti capisce il suo stile e gli dà piena fiducia in quintetto titolare: Doc Rivers.

Con Rivers le sue cifre aumentano e presto tutta la NBA si accorge di quella coordinazione occhi-mani che portano Rajon a chiudere il 2008/09 con l’anello da campione e con 6.6 assist di media ai Playoff.

Lo spazio ai Celtics è sempre maggiore e nei successivi due anni ha una crescita sorprendente: dai 5.1 assist di media in regular season del 2007, passa a 8.2 nel 2009 e a 9.2 nel 2010, fino all’incredibile cifra di 11.2 a partita dal 2011 in poi, i quali gli assicurano doppie doppie ripetute. Nella stagione 2011-2012 raggiunge la media di 11.7 assist a partita.

Playmaker-regista sì, ma anche playmaker atipico. Di certo non il tipico giocatore pronto a tirare da 3 sugli scarichi, anzi la sua tecnica è più che rivedibile e spesso al jumpshot preferisce la penetrazione per il terzo tempo, combinata alle sue finte che portano ancora il pallone in mano dei compagni, pronto a diventare l’ennesimo assist. E d’altronde anche lui è conscio di quali siano i suoi pregi e difetti e di quale sia il modo più congeniale di giocare la pallacanestro:
“Everybody wants to score, score, score, so I want to pass. I like to be different. I could never be a follower.”

Dal 2011 è il perno centrale dei Celtics ed è ormai chiaro che le scelte future biancoverdi gireranno attorno alle sue volontà.

Via Ray Allen nel 2012 e via Garnett e incredibilmente Paul Pierce nel 2013, Rondo diventa l’uomo su cui Brad Stevens decide di ricostruire Boston.

Gli uomini però non sono quelli adatti e mancano quei big Three che tramutavano i suoi passaggi in punti per loro e per la squadra e assist per lui.

Rajon inizia a sentire la pressione di dover spingere da solo una squadra e inizia ad ammiccare ad altre squadre il suo desiderio di tornare a giocare per l’anello.

In questa stagione aumentano i rumors su possibili trade con lui coinvolto e il suo incontro con Kobe fa impazzire il web.

Alla fine però chi se lo accaparra è Mark Cuban che porta i suoi talenti a Dallas, pronti a servire WunderDirk Nowitzki, Monta Ellis e Chandler Parsons per dirne alcuni.

Dei Celtics rimangono i numeri e le sue mirabolanti giocate, ma soprattutto un cuore che “Once a Celtic, forever a Celtic”. Parole di orgoglio e commozione quelle che lo congedano dal TD Garden:

“Il mio tempo a Boston ha significato moltissimo per me. Sono cresciuto assieme a questa città sia come giocatore sia come persona. L’amore che sento per i fans più devoti e calorosi della lega è senza pari.
I miei compagni di squadra hanno dimostrato un grande cuore soprattutto nelle scorse stagioni, quei ragazzi sono alcuni dei più duri lavoratori con cui io abbia mai giocato e lavorato, e posso solo augurare loro il meglio.
Sono felice di aver vissuto i miei anni attraverso grandi successi e grandi sfide con la società dei Celtics, coi loro fans e con questa città.
Ora l’opportunità di giocare assieme a ragazzi come Dirk, Monta, Tyson, ed il giovane talento di Chandler (Parsons, ndr), mi entusiasma e guardo già avanti per costruire un qualcosa di speciale qui a Dallas.”

A Dallas spera di essere ancora un elemento imprescindibile, intanto dimostra di inserirsi bene nell’ingranaggio con 6.3 assist di media a partita, uniti a 10.3 punti di media e 4.7 rimbalzi.

Stando allo staff tecnico dei texani nella prossima offseason si cercherà di lavorare sulla discutibile tecnica di tiro del numero 9 e di renderlo se non infallibile, quantomeno più sicuro da tre, aggiungendo all’arsenale di Rajon un’arma che lo renderebbe letale ancor più di quanto non lo sia oggi, nella speranza per i tifosi Mavs che, come dice l’avvocato Buffa, Rondo diventi “Testardo, impaziente, egoista, totalmente indispensabile ed essenziale per questa squadra.”