Appunti Universitari #19

Appunti Universitari #19

Una NCAA scossa dalla scarpa esplosa di Zion Williamson ma che si gode anche il talento tecnico più che atletico di PJ Washington e Ethan Happ ed il ritorno dei Phi Slama Jama

di Carlo Perotti
Zion e Coach K
Zion e Coach K

Non è proprio un buon momento per le case produttrici di scarpe ed il loro rapporto controverso con il mondo della NCAA. Dopo i problemi emersi mesi fa fra Adidas, alcuni viceallenatori e vari personaggi che agiscono nell’ombra vicini ai migliori prospetti, ecco la vicenda dell’esplosione della scarpa di Zion Williamson dopo trenta secondi del derby, atteso come non mai, con North Carolina. L’estrema potenza dell’ala di Duke ha letteralmente stracciato via la suola dalla tomaia delle sue Nike PG3 con il ginocchio che ha subito una rotazione innaturale anche se fortunatamente senza gravi conseguenze. La Nike ha pagato a caro prezzo questo incidente: oltre ad un terribile danno d’immagine, con le concorrenti (in particolare Puma) scatenate nel mettere il coltello sulla piaga, nei primi dieci minuti dell’apertura di Wall Street ha perso l’1% del valore delle azioni per un danno di oltre 1 miliardo di dollari. Si sono poi scatenati due fronti polemici: quello che analizza il rapporto fra case produttrici di scarpe ed i college che ricevono vari milioni di dollari per legarsi ad un marchio (per esempio Duke è territorio Nike, North Carolina è Jordan, Kansas è Adidas) cogli atleti che però ricevono delle scarpe standard che, come si è visto nel caso di Williamson, a volte non sono nemmeno adatte allo stile di gioco del giocatore tanto che solo ora Zion riceverà delle scarpe rinforzate in grado di resistere al suo peso abbinato alla sua velocità e potenza e la seconda polemica con una serie di analisti o pseudo-tali come Pippen e l’onnipresente, in questi casi non manca mai, Jalen Rose che hanno consigliato al fenomeno di Duke di fermarsi e non giocare più in vista del draft, considerazioni che hanno a dir poco irritato Mike Krzyzewski.

Nel frattempo nella notte Duke ha superato Syracuse 75-65 in un CarrierDome strapieno e Coach K ha presentato degli adattamenti ripescando DeLaurier ed O’Connel, poco utilizzati ultimamente, ed addirittura il tiratore freshman Joey Baker, bruciando la sua redshirt, per ovviare anche allo slump al tiro dell’aussie Jack White, che è restato a guardare in panchina.

 

happAbbiamo un limpido amore per Wisconsin ed il loro ex allenatore Bo Ryan. Amiamo il campus di Madison, la sua atmosfera rilassata ed ecofriendly e lo stile di gioco controllato ed intelligente che i Badgers hanno continuato anche dopo il ritiro del loro mitico coach grazie al suo assistente di lungo corso Greg Gard, promosso al suo posto ed in grado di mantenere Wisconsin regolarmente in Top25. E continuando a produrre lunghi, di solito bianchi, di grande solidità come Ethan Happ. La storia di Happ è interessante essendo cresciuto fisicamente tardi, giunse a Winsconsin misurando due metri scarsi, e cresciuto dopo il suo anno da redshirt freshman sino a quota 2.08 centimetri ma mantenendo una rapidità di piedi da ala piccola. E nel suo anno in redshirt ha imparato parecchio in allenamento contro Kaminski e Dekker tanto da prendere presto la loro eredità. Happ è un giocatore delizioso: oltre ad essere un ottimo difensore, sa attaccare fronte a canestro in palleggio con eccellente uso delle finte e del piede perno ed ha mani educatissime in area, viaggia 17.7 ppg e 10.2 rpg con quasi 5 assist a partita ed è letteralmente il perno dei Badgers, per molti versi è un giocatore old school anche se a livello pro la sua esplosività appena nella media e l’incapacità di prendersi un tiro da fuori, nemmeno un tiro da tre a segno nei quattro anni di college ed un pessimo 43% dalla linea di tiro libero, potrebbe farlo scendere (e parecchio) al prossimo draft. Giocatore fatto dal sarto per il basket Europeo indeed

 

head coach Kelvin Sampson
head coach Kelvin Sampson

Era dai tempi dei Phi Slama Jama, termine iconico inventato da un reporter locale negli anni ‘80 per i favolosi Houston Cougars di (H)Akeem Olajuwon, Clyde Drexler Larry Micheaux e Michael Young (invenzione che fruttò al college parecchi soldi in merchandising ed al cronista… una t-shirt omaggio…), che non si vedeva il college texano così in alto a livello di college basketball. UH viaggia a 26 vinte ed una sconfitta ed al primo posto nell’American Conference che le conferisce un posto nella top Ten stagionale ed ottime prospettive in ottica di Torneo NCAA. La squadra di coach Kelvin Sampson ha uno stile di gioco totalmente differente da quello veloce ed esplosivo proposto da coach Guy Lewis che coi suoi favoritissimi ragazzi perse la finale NCAA contro la North Carolina State di Jim Valvano con la schiacciata di Lorenzo Charles sulla sirena, infatti se i Phi Slama Jama volavano a canestro in modo arioso i Cougars attuali invece controllano benissimo il ritmo di gioco rallentandolo a proprio piacimento e difendono decisamente bene sulla palla, hanno poi un gran tiratore in Armoni Brooks (13.8+6.4) ed un realizzatore in Corey Davis Jr e sanno pescare bene i lunghi coi tagli verticali. Houston sarà un fattore da tenere in considerazione fra un paio di settimane…

PJ Washington
PJ Washington

Altra squadra totalmente diversa rispetto al recente passato è Kentucky, meno strapiena di talenti in rotta verso la NBA ma molto più solida difensivamente e controllata nel gioco, i Wildcats sono partiti lentamente perdendo qualche partita ad inizio stagione ma dopo aver battuto la #1 Tennessee hanno preso il comando della SEC. Il gioco proposto quest’anno da Calipari è più controllato, paziente ed attento in difesa grazie ad un play come Ashton Hagans che pensa più a difendere e mettere in ritmo i suoi compagni (un buon assist/turnover ratio) che non a prendersi un tiro per sé stesso, un tiratore bianco dal fisico imponente che sfiora i due metri come Tyler Herro (13.7 ppg con 36% da tre ed il 92% dalla lunetta) che ci ricorda vagamente Kyle Korver, l’esperta ala Reid Travis (un graduate senior dopo i quattro anni a Stanford) ed una sola vera stella in PJ Washington. Ecco ma anche Washington (15.2 ppg 7.9 rpg) è un giocatore atipico per gli standard dei Wildcats: è un talento clamoroso, con mobilità di piedi notevole, capacità di andare al tiro in vari modi dai ganci in area al tiro da tre punti (46%) ma pur giocando da 4 ha un atletismo nella media ed è un giocatore più tecnico che fisico ed è alto solo due metri cosicché a livello NBA dovrà spostarsi stabilmente nel ruolo di ala piccola, cosa peraltro che può fare agevolmente.

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy