Appunti Universitari #22

Appunti Universitari #22

Cari amici, quest’anno probabilmente il livello di talento nella NCAA non è elevatissimo ma motivi di goduriosa libidine e di morboso interesse ve ne sono molti. Vediamone qualcuno

di Carlo Perotti
Dan Friday

Friday I’m in Love… da quando Tom Amaker, coach di Harvard ha reclutato Wesley Sanders – sì, quello di Cremona – le cose in Ivy League stanno cambiando e prospetti di buon livello cominciano a guardare la lega dei “secchioni” in modo diverso, poichè non solo hai la possibilità di portarti a casa una laurea prestigiosa che ti aprirà porte importanti nel dopo basket ma da qualche tempo il livello delle squadre è salito, lo si è visto negli ultimi tornei NCAA quando affrontare un team della Ivy non è più quella passeggiata di salute di una volta, con Harvard e Yale a farla da padrone. Uno che sino a pochi anni fa avrebbe “schifato” la chiamata di Brown University, che pure è ben lontana da essere una delle migliori squadre, è Daniel Friday, una guardia freshman di 1.92 con una carrozzeria da mid-major, per ora produce 5 punti in 17’ di utilizzo e sta tirando malaccio da due ma vedendolo giocare si intravedono cose molto ma molto interessanti.

Chris Lykes

Scendiamo allora nel mondo sotterraneo dei giocatori improbabili, quello dei Mugsy Bogues o dei Shawnta Rogers e perdiamo la testa per Chris Lykes. Facciamolo tutti perché è un mondo meraviglioso. Cinque Piedi e Sette Pollici ovvero 169 centimetri – con le scarpe naturalmente – di personalità e coraggio. Floor General se ve ne è uno nella NCAA, Lykes di Miami è il giocatore più basso delle conference principali del college basketball ma sta viaggiando a 15.5 punti col 43% dal campo 82% dalla lunetta, un paio di rimbalzi e quasi 3 assist – dura passare la palla agli atroci Canes – che sia piccolo in campo e con una vaga somiglianza con “Il mio amico Arnold” si nota subito ma che sia piccolo mentre gioca non lo noti proprio, anzi gioca da grande…

Petrusev

Un giretto a Spokane, dove si trova il college che a nostro parere interpreta nel miglior modo il concetto di Basket Universitario non può mancare. Gonzaga è pure la numero 1 del ranking nazionale, come sempre una classifica un po’ drogata dal fattore WCC, e non crediamo sia una credibile contender per il titolo a causa di qualche mancanza atletica evidente ma… è una goduria per gli occhi vedere gli Zags giocare: coach Few utilizza una frontline con tutti giocatori bianchi dalla scarsa valenza atletica ma dalle mani fatate con il tiratore Corey Rispert (14.1 ppg con il 42% da tre) e due centri classici che vengono serviti regolarmente in post – come si faceva nel basket dello scorso millennio – il serbo Filip Petrusev (16.7+7.9) ed il francese Killian Tillie (12.6+4.8) poi a completare vi sono tre esterni come Joel Ayayi, Ryan Wooldridge e Admon Gilder tutti abbondantemente in doppia cifra per punti segnati per un totale di 6 uomini che si dividono equamente le responsabilità offensive muovendo la palla con altruismo. Ahhhhhhhhh… quanta bellezza…

Zidek

Non è granché, sostanzialmente un lungo di nazionalità ceca che ama tirare da tre e che fattura 5.5 punti a partita e la miseria di un rimbalzino di media ma Jan Zidek è la terza generazione di cestisti e figlio di quel Jiri a cui abbiamo voluto bene ai tempi della UCLA campione NCAA nel ‘95 coi due O’Bannon, Tyus Edney e Cameron Dollar. Il figlio di cotanto padre ha scelto Pepperdine, college di medio livello ma situato a Malibu e con la più alta concentrazione di gnocca del mondo universitario. Bene.

Obi Toppin

Lo scorso anno fu Ja Morant… quest’anno Obi Toppin è la sorpresa venuta quasi dal nulla ed all’improvviso sotto il radar degli scout NBA, nei Dayton Flyers Toppin gioca essenzialmente da centro ma ha l’impalcatura dell’ala forte moderna perfetta per i pro: grande atleta, braccia lunghe, buona velocità “nord-sud” per il campo, un tiro da fuori che va rispettato (36% da tre) ma anche capacità di giocare vicino a canestro e difensivamente è in grado di marcare sia avversari grossi e possenti che alette sguscianti. Per concludere dimostra pure un certo QI in campo, cosa che non fa male.  Viaggia a 19.5 punti 7.7 rimbalzi e dovrebbe essere in grado di trascinare Dayton al Torneo NCAA prima di volare nella NBA con una chiamata in lotteria, in un draft che si presenta deboluccio Toppin è una scelta estremamente solida.

Payton Pritchard

Quanto abbiamo goduto guardandoci Oregon vs Arizona vinta dai Ducks ai supplementari 74 a 73! Tolto il nostro amatissimo Tre Jones, in campo c’erano le nostre due point guard del cuore: Payton Pritchard di Oregon e Nico Mannion di Arizona. L’azzurro è partito fortissimo mostrando un motore superiore all’anatroccolo – una cilindrata da NBA che necessita solo di muscoli più possenti – chiudendo alla fine con 20 punti e 9 su 17 dal campo ma Payton, pur tirando con un orrifico 6-21 dal campo e 3-11 da tre, ha mostrato l’importanza di essere un senior esperto con le giocate decisive: prima il canestro che ha portato la sfida in overtime poi con una mano truffaldina sul fianco di Mannion atta a sbilanciarlo lievemente sul tiro decisivo a 2” dal termine rubando poi la palla sulla rimessa seguente. Va anche detto che Pritchard ha trovato quell’aiuto in Will Richardson che Nico non ha trovato dai suoi colleghi Wildcats. Gran partita comunque: l’essenza del motivo per cui amiamo il college basketball.

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