Appunti Universitari #23

Appunti Universitari #23

In attesa della supersfida di questa notte vediamo come sono andate le nostre annuali “visite” in campus che amiamo particolarmente…

di Carlo Perotti

Non possiamo esimerci da dare la nostra occhiata stagionale al nostro playmaker del cuore – ok quest’anno abbiamo molti play del cuore ma Lui è The Original – Jon Axel Gudmundsson, il senior islandese di Davidson che sin qui sta producendo la “solita” stagione da 14.4 ppg 6.9 rpg e 4.2 apg, ahimé siamo andati a trovarlo in una partita da incubo in cui ha trovato la difesa di VCU – è come affrontare a petto nudo una tempesta tropicale su un brigantino a vela – ed il vichingo ha cercato di superare il mare tempestoso fatto di pressing e raddoppi dei Rams, una delle migliori squadre difensive di questa stagione, attaccandolo con nordica freddezza e flemma ma fallendo tanto che i suoi Wildcats sono andati presto sotto rimanendo però a contatto grazie al tiratore Kellan Grady, autore di 27 punti, ed alla nuova futura stellina a disposizione di Bob McKillop ovvero il freshman sudcoreano Hyung Jung Lee, ala di due metri, esile come un giunco ma con mani fatate ed IQ elevatissimo.

Restando in tema point guard, un altro nome che ci intriga particolarmente è quello di Malachi Flynn che dopo due stagioni a Washington State è migrato a sud per diventare il leader di San Diego State dove viaggia a 16.5 ppg con oltre 5 assist e quasi il 40% da tre, è una combo e non un play purissimo ma ha istinti magnifici per l’attacco – ci ricorda tanto l’ex canturino Jaime Smith – e con lui gli Atzecs non solo dominano la Mountain West ma solo anche l’unica squadra imbattuta della NCAA e con una conference non tremendamente difficile potrebbero tentare il miracolo della Undefeated Season almeno sino al Torneo NCAA.

L’altra squadra che per mero romanticismo andiamo sempre a visitare è The Citadel, il college militare del South Carolina dove è ambientato il libro “La Mia Stagione No” dello scrittore ed ex (scarso) giocatore Pat Conroy. In questa stagione i cadetti sono in versione ancora più estrema, sportivamente sono un disastro – ultimi senza pretese di grandi risultati nella Southern – hanno un solo giocatore sopra i due metri ed uno solo con vaghe speranze di professionismo di nome Kaiden Rice– ma chi va a giocare nella Cittadella con la prospettiva di una carriera militare di certo non ripone grandi speranze a riguardo – hanno cinque giocatori in doppia cifra di media ma essendo piccoli, sporchi e cattivi hanno un solo modo di giocare: lottare in difesa contro gente molto più grossa e tirare da tre appena si ha un mezzo centimetro di spazio. Nel deserto del Greensboro Coliseum, arena da oltre 23.000 posti che i pochi tifosi di UNC Greensboro non possono certo riempire, The Citadel ha provato pure a scappare ad inizio gara (12 a 9 e solo tiri da tre a segno per entrambe le squadre) sino a quando coach Miller ha ricordato ai suoi Spartans che la palla contro i cadetti va data ai lunghi. Fine del match 88-68 per i locali ed undicesima sconfitta in altrettante gare per i Bulldogs nella conference.

La crisi di North Carolina pare profondissima: terz’ultimi nella ACC appena sopra a Miami e Wake Forest,  in aperta difficoltà di gioco appena dopo l’infortunio alla loro stellina Cole Anthony con sconfitte casalinghe contro squadre di basso rango come Wofford, Pitt e Georgia Tech ed un Roy Williams sull’orlo della crisi di nervi – non una novità per lui – che dichiara il suo team sia “la squadra con meno talento che ho mai allenato” ma anche dopo il rientro di Anthony ecco la sconfitta con Boston College di un punto al Dean Dome e quella ancor più netta di quel che dice il punteggio finale (65-59) con Florida State. Stanotte i Blue Devils affronteranno le poche miglia di distanza che li separano da Chapel Hill per affrontare gli acerrimi nemici di UNC, Duke viene da 4 vittorie consecutive ed è seconda nella ACC: sapranno i Tar Heels salvare la loro orrenda stagione?

 

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