Appunti Universitari #25

Appunti Universitari #25

In questi ultimi giorni siamo andati a visitare alcuni dei giocatori più interessanti del college basketball ed abbiamo deliberato il nostro premio di Giocatore dell’anno di Appunti Universitari.

di Carlo Perotti
Brandon Childress

Duke ha scelto un pessimo momento per avvitarsi in sé stessa ed entrare in crisi a poche settimane dal Torneo NCAA, al momento i Blue Devils sembrano su un razzo a vapore costruito in casa per dimostrare che la Terra è piatta per poi scoprire che in realtà la terra è assai dura… dopo la rocambolesca  vittoria su North Carolina i ragazzi di Krzyzewski hanno perso tre partite: una brutta legnata nel derby minore a Raileigh con NC State e due sconfitte – che bruciano – nel finale contro Wake Forest e Virginia. Nel primo caso Duke era sopra di tre ad una manciata di secondi dalla fine in situazione di tre contro uno quanto trova un Goldwire che si accartoccia goffamente sul pallone e perde palla con Brandon Childress che, recuperata palla, va a segnare da tre per il pareggio dei tempi regolamentari coi Demon Deacons che vincono poi dopo due supplementari. Childress è un playmaker senior che viaggia a 15.2 ppg e 4.5 apg ed è il figlio di quel Randy, Floor General di rarissima intelligenza di cui beneficiarono prima Tim Duncan ai tempi di Wake Forest e poi diverse squadre italiane. Nel secondo caso Duke, dopo una partita giocata ai ritmi prediletti da coach Bennett perde coi campioni in carica a causa di una stoppata del lungo Huff che cancella il tiro del vantaggio di Vernon Carey Jr e poi il tiro da tre della disperazione di Tre Jones gira sul ferro ed esce. Il problema è che al momento solo Jones e Carey Jr stanno offrendo un rendimento adeguato coi vari Stanley, Moore ed Hurt che paiono spersonalizzati e Duke vale al massimo una Sweet Sixteen pur avendo potenziale da Final Four.

Tres Tinkle

Abbiamo assegnato il titolo di Nostro Giocatore dell’anno – premio che non invieremo ad Eugene, Oregon – a Payton Pritchard semplicemente perché è il giocatore che più ci ha esaltato in questa stagione 2019-20, il play – ed in questo caso si merita un appellativo prestigioso che purtroppo è sempre più raro – ha tutto per entusiasmare un vero appassionato: personalità debordante con leadership a fiumi, un fisico normale che compensa con tecnica sopraffina e la capacità di prendersi triple ben costruite e pure quelle impossibili, la capacità di andare ad attaccare muri di avversari dal fisico ben più importante dal cui impatto esce con un canestro in acrobazia o un assist al laser per un compagno… è il capocannoniere della Pac10 con oltre 20 punti di media e lo abbiamo visto dominare il derby con Oregon State, una della rivalità più accese della costa ovest, pochi giorni dopo aver elargito 38 punti alla difesa di Arizona strapazzando un comunque buono Nico Mannion nella vittoria 73-72 ai supplementari. FE NO ME NA LE. Nel derby abbiamo pure ammirato il leader dei Beavers, comunque dignitosi almeno per un tempo contro i Ducks, ovvero Tres Tinkle, figlio di coach Wayne Tinkle che se lo è portato con sé a Corvallis, ala mancina dai buoni fondamentali – sa giocare sia spalle che fronte canestro, va a rimbalzo (7.1 di media) e quarto cannoniere (18.1) della conference – che è ormai ad una manciata di punti da divenire il primo marcatore ogni epoca di Oregon State spodestando un certo Gary Payton…

Luka Garza

Luka Garza è uno dei più forti candidati al vero premio di giocatore dell’anno ovvero il John R Wooden Award. Il centro junior di Iowa viaggia a 23.6 punti e 9.6 rimbalzi a gara col 36% da tre avendo anche una dimensione esterna alla Bill Laimber oltre che a movimenti in post basso ed un’intelligenza alla Ethan Happ oltre che una stazza ed un volto alla Anthony “Pilone” Tuperello, il mitico personaggio di Porky’s, il dissacrante e scabroso per quei tempi – nulla rispetto ai tempi odierni – film collegiale/demenziale. Garza oggi è nettamente il miglior giocatore di post basso del college basketball, ha la stazza (2.10 per 118 chili) per la NBA ma piedi lenti nonostante che con commovente e goffa buona volontà cerchi di farli viaggiare alla loro massima velocità, in fondo parliamo di un giocatore che a due metri di altezza ancora non riusciva a schiacciare e tutto quello che ha ottenuto lo ha fatto con il duro lavoro e l’impegno.

Obi Toppin

Un altro totalmente sottovalutato in uscita dalla high school è Obi Toppin (19.8+7.8, 38% da tre) che non aveva uno straccio di offerta da college di Division I ed andò in una prep school per migliorarsi – e fortunatamente crescere una decina di centimetri – sino ad ottenere la chiamata di Dayton dove è diventato in due sole stagione il leader di una squadra tostissima che oltre a Toppin annovera un defensive stopper come Rodney Chatman in grado di mettere grande pressione sul migliore esterno avversario ed in generale una squadra compatta che al Torneo NCAA darà grossi grattacapi ad avversarie più considerate. Abbiamo visto Toppin produrre 23 punti con 10 su 11 al tiro e 12 rimbalzi nella facile vittoria 82-67 sulla Davidson del nostro adoratissimo Jon Axel Gudmundsson (20 punti 5 rebs 6 assist) e se fisicamente con quella testa incassata nelle spalle larghe ci ricorda Shawn Marion, sul piano tecnico Toppin per dinamismo, mani educate ed atletismo lo possiamo paragonare al primo Amar’e Stoudamire.

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