Appunti Universitari #9

Appunti Universitari #9

E’ il momento di parlare ancora dei due fenomeni Bagley III e Trae Young ma anche di maghi della difesa che siedono in panchina come Tony Bennett, Bob Huggins e Chris Beard. Ma iniziamo con un figlio d’arte…

di Carlo Perotti

*Randy Childress è dopo Tim Duncan in giocatore più amato della storia di Wake Forest, erano compagni di squadra e, a dirla tutta, abbiamo persino qualche dubbio che Duncan sia poi più amato di Childress. Una leggenda insomma. Amato per la sua naturale leadership ed il suo gioco essenziale ed efficace che abbiamo imparato ad apprezzare anche in Italia nelle sue numerose apparizioni con le maglie di Varese, Napoli, Scafati, Montegranaro, Caserta ed infine San Severo quando si è ritirato a quasi 40 anni per diventare assistente allenatore alla sua Alma Mater andando ad affiancare un’altra leggenda, questa volta di Kansas, come Danny Manning. Ecco essere figlio di una leggenda è una questione dannatamente difficile, giocare nella stessa università e con papà viceallenatore è quasi una follia. Ebbene Brandon Childress, al suo secondo anno con i Deacs, sta dimostrando di essere uno vero: gioca con lo stesso stile essenziale e privo di fronzoli del padre, si è guadagnato il posto di playmaker titolare e se lo sta meritando viaggiando a circa 9 punti col 38% da tre e quasi 3 assist a gara. Non batterà i record di papà Randy ma ha le carte in regola per gestire la squadra e sognare una carriera da professionista, magari in Italia dove è cresciuto da ragazzino.

Bagley III
Bagley III

*Quello che stanno facendo Marvin Bagley III e Trae Young ormai non sorprende più nessuno. L’ala forte di Duke sta sbriciolando tutti i record per un freshman dei Blue Devils ma quello che impressiona è la sua completezza e naturalezza nei gesti, lo abbiamo visto rubare palla sulla sua linea dei tre punti, saltare un avversario con un palleggio dietro la schiena, penetrare con un eurostep e schiacciare a due mani in faccia alla difesa di Wake Forest. Attualmente viaggia a 22 punti, 11.7 rimbalzi, il 61% al tiro ed ha pure cominciato a mettere a segno qualche tripla. Ad Oklahoma Young ha meno concorrenza interna ed ha chiaramente carta bianca. Lo paragonano a Steph Curry e per fisico mingherlino,le  doti di ball handling ed il range di tiro, il paragone regge e le sue stats sono incredibili: 29.5 punti a partita, quasi il 40% da tre con almeno 10 triple tentate ad allacciata di scarpe e quasi 10 assist di media. Lo abbiamo recentemente visto brillare contro un’ottima squadra come TCU segnando 43 punti in 40 minuti con 11 rimbalzi e 7 assist. Con Ayton e Doncic pure loro in arrivo per il prossimo draft diventa chiaro ai GM che la situazione è sugosissima ed il tanking non solo è probabile ma persino consigliato.

la fisicità di Huggins
la fisicità di Huggins

*Però chi sta facendo molta strada in questo momento della stagione lo fa difendendo e due veri maestri del fondamentale come Tony Bennett e Bob Huggins la stanno spiegando a tutti. Sono separati da un confine ma in realtà sono due coach totalmente all’opposto: Bennett è compito, pulito, cita la Bibbia, non si scompone mai e predica umiltà e la miglior difesa a metà campo della NCAA coi suoi Virginia Cavaliers, Huggins invece ha una clamorosa panza da birra&burgers ed i trigliceridi imbizzarriti, è tutt’altro che esente da macchie nel suo passato, in partita sbraita davanti alla sua panchina e si lavora costantemente gli arbitri mentre i suoi West Virginia Mountaineers pressano e raddoppiano a tutto campo, poi vanno con una zona press e se necessita anche con una 2-3, nessuna squadra ti sfianca fisicamente come WVU. Nello scontro diretto ad inizio dicembre hanno vinto proprio i Mountaineers che hanno inflitto l’unica sconfitta stagionale ai Cavaliers per 68-61 grazie ai 23 punti di Jevon Carter, il giocatore di maggior classe di West Virginia che però recentemente ha recuperato, dopo una sospensione, Esa Ahmad che ha ripreso subito a far canestro. Virginia invece ha ancor meno talento individuale con solo due giocatori in doppia cifra per punti segnati (Kyle Guy 15.5 Devon Hall 12.7) ma per il loro sistema di gioco importa poco ed intanto stanno guidando una conference come la ACC.

Davide Moretti
Davide Moretti

*Dopo aver vinto 15 partite consecutive però West Virginia è caduta sul campo di Texas Tech e non c’è da stupirsi poiché al college di Lubbock si sta vivendo con enorme entusiasmo una stagione che vede spesso la United Supermarkets Arena da 15.098 posti tutta esaurita. Non si vedeva un simile entusiasmo dai primi anni di Bobby Knight che provò a riprendersi laggiù nel Texas la sua carriera dopo la cacciata con disonore da Indiana University (e fu un comportamento vergognoso e privo di riconoscenza quello del college di Bloomington).

Gran merito è di coach Chris Beard al suo secondo anno sulla panchina dei Red Raiders dopo aver fatto grandi cose nella piccola Arkansas Little Rock portandola al Torneo NCAA vincendo la Sun Belt. Beard è un vero personaggio: quando ha portato i suoi ragazzi alla Allen Fieldhouse di Kansas li ha fatti allenare con il rumore simulato dagli altoparlanti dei tifosi degli Jayhawks per abituare la sua squadra al gran casino che vige a Lawrence ed in partita un suo assistente si metteva durante i time out davanti ai giocatori con una lavagnetta in cui erano segnati i tre fattori chiave per la vittoria. E vittoria fu: 85-73.

Texas Tech è un’altra squadra che difende benissimo sia ad uomo, negando penetrazioni semplici e linee di passaggio sia con una interessantissima zona match up, fra le più belle che abbiamo visto di recente. Il miglior giocatore è la guardia senior Keenan Evans, che viaggia a 17 punti a gara, ma ci gioca pure Davide Moretti, figlio di Paolo ed ex Treviso, che gioca minuti veri uscendo dalla panchina, giocando sia da play che da guardia: per lui quasi 5 punti a gara in 15 minuti di utilizzo. Altra squadra da tener d’occhio.

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy