Butler, Robinson e Crowder alle NBA Finals: quando il college piccolo non conta

I tre giocatori dei Miami Heat condividono una storia universitaria di basso livello. E ora sono diretti per la prima volta alle NBA Finals…

di Ario Rossi

Jimmy Butler, Jae Crowder e Duncan Robinson sono membri importanti dei Miami Heat, squadra che ha appena raggiunto le NBA Finals per la sesta volta nella storia, iniziata per loro nel 1988.

I tre giocatori sopra menzionati condividono un passato simile a livello di basket collegiale. Tutti partiti da università non appartenenti alla Division I, per Robinson dalla D-III, per gli altri due addirittura Junior College. E con un “bonus player” alla fine…

Partiamo dal più vecchio, Jimmy Butler. Per lui un’infanzia traumatica, dove non ha mai conosciuto il padre e dove la madre era una tossicodipendente. Fin da piccolo andava a fare il garzone per racimolare qualche soldo, ma poi la mamma glieli prendeva per comprare la droga. A 13 anni tornò da scuola e sua madre non lo riconobbe, probabilmente perché sporco dopo aver giocato con i suoi amici e perché lei sicuramente non era al 100% delle sue facoltà mentali. Lo cacciò di casa, convinta di avere avuto di fronte un ladro e non suo figlio. Jimmy iniziò così a dormire per alcuni mesi in posti di fortuna, finché grazie al basket trovò un amico e una nuova mamma che l’accolse nella sua casa nonostante avesse già sei figli a cui badare.

Jimmy intanto mostrava buone cose in campo e in una stagione di High School, da junior a senior, passò da 10 a 20 punti di media. Però l’unica offerta arrivò da Tyler Junior College, in Texas. Accettò senza problemi e rispose con oltre 18 di media, iniziando a ricevere interesse dalla Division I. Alla fine scelse Marquette, college del Wisconsin, dove all’inizio aveva poco spazio ma poi pian piano divenne leader in campo ed in spogliatoio: chiuse la sua ultima stagione a quasi 16 di media, numeri che gli varranno l’ultima chiamata del primo giro da parte dei Chicago Bulls.

Jae Crowder (qui la storia con Udonis Haslem) condivide una parte di percorso con Butler. Non ricevette chiamate dalla D-I e allora accettò l’offerta di uno Junior College, tale South Georgia Tech. Un buon anno da freshman fece arrivare gli scout…di un altro Junior College! Si trattava di Howard College, con cui vincerà addirittura il titolo nazionale NJCAA con 27+12 in finale (19+9 di media). Finalmente i college di Division I si accorsero di lui e si creò una bella fila – UNLV, Georgia Tech, Illinois State e Texas Tech – ma decise di scegliere pure lui Marquette, dove trovò per un anno proprio Jimmy Butler.

Dopo la sua partenza verso la NBA, Crowder prese in mano la squadra concludendo il suo anno da senior con 17.5 punti e 8.4 rimbalzi, portando i Golden Eagles tra le migliori sedici della nazione.

Infine il più giovane, Duncan Robinson. Dopo le superiori, giocò un anno nel circuito AAU per tale Michael Crotty, leggenda di Williams College…in Division III. Aveva interesse da una università di D-II e due piccole di D-I (Brown e Columbia) ma decise di giocare nell’ultima divisione della NCAA. Segnò 17.1 punti e 6.5 rimbalzi di media, guidava la squadra in ogni voce statistica (tranne le carambole sotto canestro) ma la partenza del suo coach verso il piccolo college di Marist in D-I gli aprì le porte della massima divisione. Tantissime offerte, tra cui Creighton, Boston College e Providence, ma lui scelse Michigan perché venne colpito dalla crescita di Nik Stauskas sotto coach Beilein. Aveva conosciuto Stauskas durante il periodo nel circuito AAU. Il primo anno è da redshirt e quindi poteva solo allenarsi, senza giocare partite ufficiali. Nei tre anni successivi, però, disputò sempre il torneo NCAA e nel 2018 arrivò in finale, persa con Villanova. Chiuse la sua carriera ai Wolverines con 237 triple segnate, quarto di sempre in quel college (ma con una stagione in meno rispetto ai predecessori) ed il 42% di realizzazione.

Non venne scelto al draft, ma convinse gli Heat a dargli un two-way contract che lui onorò bene, soprattutto con Sioux Falls in G League. Gli infortuni a Wayne Ellington, Justise Winslow, James Johnson e Dion Waiters convinsero la dirigenza a rinnovargli il contratto l’anno dopo: questa stagione l’ha conclusa con 13.5 punti ed il 45% dall’arco, oltre ad un mostruoso 67% di percentuale reale al tiro. Cifre leggermente scese nei Playoffs, ma ormai è un elemento inamovibile dello scacchiere di coach Spoelstra.

Fu il primo da Devean George nel ’99 a debuttare in NBA dopo aver giocato per un college di D-III (ma lui venne scelto al primo giro dai Lakers).

E chiudiamo con una menzione speciale per Kendrick Nunn, arrivato secondo nelle votazioni per il Rookie of the Year. Nei Playoffs è uscito dalle rotazioni, ma il suo apporto in regular season è stato ottimo. Per Nunn una stagione a Illinois, ma a causa di un problema con la legge venne espulso. Andò quindi nella meno nota Oakland, dove per un anno fu costretto ad allenarsi e basta (come Robinson post trasferimento). La stagione successiva partì dalla panchina ma il suo ruolo fu minore, prima dell’esplosione nell’anno da senior, con 4.5 triple segnate a partita e dietro solo a Trae Young per punti segnati in Division I. Tutto facile per la NBA? Niente di più sbagliato. Proveniendo dalla piccola Horizon League, nessuna squadra NBA puntò su di lui, che quindi partì dai Santa Cruz Warriors in G League. Gli Heat gli diedero una possibilità firmandolo dopo la fine della stagione regolare, poi lui incantò nella scorsa Summer League: segnò addirittura 40 punti nell’ultimo incontro, il massimo per un giocatore degli Heat in quella manifestazione. Arrivò quindi il contratto da 1+1 al minimo salariale (il prossimo anno è garantito solo per 300mila dollari) e lo ha onorato al meglio con 15.3 punti di media in regular season. Ma il crollo nei Playoffs potrebbe costringerlo a ricominciare di nuovo tutto da capo il prossimo anno…

Getty Images
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