Il college basket regala la sfida Big Ten vs ACC

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Stanotte e ieri notte l’attrazione principale del basket college è stato il Big Ten/ACC Challenge, ovvero la sfida tra due delle migliori, se non le migliori, conference di tutti gli Stati Uniti d’America. Sia per la Big Tenche per l’ACC sono scesi sul parquet, per questi due giorni di gare, le migliori esponenti, le squadre più forti, e lo spettacolo, e gli scontri all’ultimo sangue, non sono affatto mancati. Ma analizziamo le gare più importanti e prestigiose che si sono disputate.

DAY ONE Sei i match previsti, e due quelli che spiccavano per il blasone che le quattro formazioni suscitano: Syracuse-Indiana e Duke-Michigan. Nella prima gara tra Orange e Hoosiers, sono i padroni di casa a partire forte (10-0), con unTrevor Cooney micidiale da tre. Indiana si riorganizza, ma con C.J. Fair on fireè ancora Syracuse a rimanere con il naso avanti. Gli ospiti sul finire del primo tempo, con una fiammata di Yogi Ferrell recuperano e passano in vantaggio. Al rientro però, sulla spinta di Jerami Grant gli Orange tornano prepotentemente ad azzannare la gara, e mordono davvero alla giugulare, visto che raggiungono i venti punti di vantaggio grazie anche ad una Indiana che per circa dieci minuti non mette a segno nemmeno un tiro dal campo. Ci pensa Noah Vonleh a spezzare questa astinenza e ad evitare un’imbarcata quasi umiliante per gli Hoosiers, che non sono riusciti ad imbavagliare Tyler Ennis. La partita tra Blue Devils e Wolverines invece, inizia con il freno a mano piuttosto tirato, visto che si segna con il contagocce e spesso sullo scadere del tempo, più per pregi difensivi che per colpe offensive comunque. Mentre Duke colpisce soprattutto dalla lunga distanza, con Rodney Hood ispirato, Michigan fa la voce grossa nel pitturato con Mitch McGary, anche se lo svantaggio viene ricucito soprattutto dai viaggi in lunetta. Il secondo tempo è più frizzante, le due squadre iniziano ad attaccare seriamente e di conseguenza cresce lo spettacolo che fino a quel momento era scarseggiato. Mentre Jabari Parker trova il fondo della retina soprattutto in transizione, gli ospiti tengono duro e rimangono a contatto grazie alle scorribande di Caris LeVert, che mette davvero in gran difficoltà la difesa di casa. I Wolverines sempre a contatto sono un pericolo, perché da un momento all’altro possono piazzare la zampata vincente, ma per i Blue Devils ci pensa Quinn Cook a chiudere i giochi.

SYRACUSE

– COSA VA: Squadra super organizzata, che alterna bene gli attacchi, ora sugli esterni adesso affidandosi ai lunghi. La difesa poi, è davvero difficile da scardinare, ed assomiglia ad una piovra non appena scattano i raddoppi.

– COSA NON VA: Qualche riposino di troppo. Ok che si gioca contro degli avversari comunque in movimento, e nella fatti specie si tratta di Indiana. Però controllare la gara è sempre meglio che dover riafferrare le redini dopo averle perse.

INDIANA

– COSA VA: Il potenziale c’è, i giocatori altrettanto, la profondità non manca, e quando eseguono alla perfezione ciò su cui lavorano sembrano davvero un’ottima squadra.

– COSA NON VA: Purtroppo a quello che c’è, bisogna aggiungere la gioventù, e togliere l’esperienza. La gomitata da tecnico di Vonleh e il fallaccio di Etherington che gli è valsa l’espulsione, in due momento difficili e delicati della gara, devono far pensare.

DUKE

– COSA VA: Coach Krzyzewski ha certamente una squadra solida, capace di affrontare la pressione e di utilizzare i suoi punti di forza, uno tra tutti il tiro dalla lunga distanza che risolve davvero tanti problemi.

– COSA NON VA: Se sugli esterni è forse la migliore squadra collegiale, non lo si può dire altrettanto nel pitturato. Contro Michigan è stato quello il tallone d’Achille, e Parker da “5? può funzionare fino ad un certo punto.

MICHIGAN

– COSA VA: L’ossatura è pressoché quella dello scorso, e si vede. Grande forza di volontà, voglia di combattere e di non mollare sono senz’altro i loro cavalli di battaglia, e anche contro una grande hanno dimostrato di poter competere.

– COSA NON VA: Rispetto alla scorsa stagione, però, manca un giocatore in grado di prendere per mano la squadra. LeVert ha giocato solo il secondo tempo; McGary non  ha questa attitudine; Stauskas è troppo incostante; e negli altri non si riscontra nulla in più.

th (1)DAY TWO Altri sei match sono stati giocati nel secondo giorno di questa sfida tra conference, e quelle che spiccavano di più erano, una tra tutte certamenteMichigan State-North Carolina, e poi Ohio State-Maryland. L’incontro clou traSpartans e Tar Heels ha visto gli ospiti prendere immediatamente il comando con un aggressivo J.P. Tokoto. Michigan State è rimasta praticamente a guardare, soffrendo il gioco degli avversari, che hanno allungato ancora grazie a Kennedy Meeks nel pitturato. Se gli Spartans sono considerati la number one qualcosa ci deve pur essere, e infatti quando hanno iniziato a giocare concretamente sia Gary Harris che Adreian Payne, il risultato è ritornato alla pari, e si è andati nello spogliatoio. North Carolina ha patito il rientro degli avversari, ma non ha mai lasciato il comando del punteggio, al massimo si è stati in parità, e così al rientro dagli spogliatoi la musica non è praticamente cambiata. Marcus Paige ha diretto con grande maestria eBrice Johnson ha dato sfogo con le sue accelerazioni. I padroni di casa hanno provato a riaprire la gara soprattutto con Keith Appling, infortunatosi nel primo tempo, ma ogni tentativo è stato invano. Nate Brittdalla lunetta ha praticamente messo i chiodi sulla bara di Michigan State. I Buckeyes di Amedeo Della Valle, invece, hanno risolto con grande semplicità la pratica Maryland. Al comando dall’inizio alla fine della partita, Ohio State ha fatto sentire immediatamente la sua forza. LaQuinton Ross si è divertito a trivellare il canestro avversario dall’arco dei tre punti, mentre Lenzelle Smith Jr. trovava sempre il buco per infilarsi e concludere appoggiando al vetro. Il secondo tempo non è cambiato di una virgola, dando anche spettacolo grazie alla premiata ditta di alley-oop Shannon Scott (l’alzatore) e Sam Thompson (lo schiacciatore). Palcoscenico anche per Aaron Craft, come sempre efficace e concreto, e per il nostro Della Valle, che ha realizzato una tripla seppur su tre tentativi.

NORTH CAROLINA

– COSA VA: Ha già battuto Louisville, e adesso anche Michigan State. La squadra ha una grande consistenza, e non poteva essere altrimenti. Più giocatori a referto, e non uno scorer in particolare. Segno che c’è un sistema.

– COSA NON VA: Squadra pressoché interna, che preferisce correre ed infilare la difesa. Da tre punti ha tirato poco (11 tentativi) e sbagliato tanto (solo 2 canestri entrambi di Paige). Sarà per questo che contro le squadre piccole, con difese arcigne e chiuse, avrà rimediato due sconfitte?

MICHIGAN STATE

– COSA VA: Come al solito la profondità della squadra, capace di alternare più quintetti e di distribuire le responsabilità. Una gara storta può sempre capitare.

COSA NON VA: L’approccio in una gara così importante è stato sbagliato. La reazione c’è stata, ma i nervi non hanno tenuto. Segni di una possibile retromarcia, oppure ripeto, partita soltanto storta?

Queste tutte le gare in programma:

Syracuse-Indiana 69-52 (ACC)

Duke- Michigan 79-69 (ACC)

Iowa-Notre Dame 98-93 (Big Ten)

Georgia Tech-Illinois 67-64 (ACC)

Pittsburgh-Penn State 78-69 (ACC)

Minnesota-Florida State 71-61 (Big Ten)

Ohio State-Maryland 76-60 (Big Ten)

Virginia-Wisconsin 38-48 (Big Ten)

North Carolina State-Northwestern 69-48 (ACC)

Michigan State-North Carolina 65-79 (ACC)

Purdue-Boston College 88-67 (Big Ten)

Nebraska-Miami 60-49 (Big Ten)

BIG TEN vs. ACC = 6 – 6

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