Il NIT se lo aggiudica Arizona

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La championship game del NIT Season Tip Off è stata spettacolare a tratti, e non poteva essere il contrario visto che sul parquet del Madison Square Garden si affrontavano due corazzate come Arizona Wildcats e Duke Blue Devils. Dopo aver superato le semifinali, le due compagini attualmente considerate la number four e la number six del ranking top 25, si sono date battaglia per conquistare il prestigioso trofeo newyorkese.

L’EQUILIBRIO Alla fine ha vinto Arizona con il risultato di 72-66, imponendosi nella seconda parte del secondo tempo, e facendo valere la propria fisicità. L’inizio del match però, è stato piuttosto discutibile, visto che la tanta attesa ha portato ad un misero 4-4 al primo timeout giunto dopo cinque minuti di gioco. Da lì in poi, dopo essersi osservate e senz’altro capite, le due formazioni hanno dato libero sfogo ai propri attacchi. All’improvviso la gara è diventata frizzante, spettacolare ed entusiasmante. Sfruttando parziali e contro break, nel solo primo tempo ci sono stati ben 8 situazioni di pareggio e 11 cambi di vantaggio. Mentre per i ragazzi di coach Mike Krzyzewski le migliori azioni arrivavano da Rodney Hood, i Cats rispondevano soprattutto con Brandon Ashley. I tanto attesi freshman Jabari Parker e Aaron Gordon non hanno avuto un inizio ottimo, infatti mentre il Blue Devils non riusciva a sistemare la propria mira, il talento di coach Sean Miller era rimasto ai margini della gara senza apparire più di tanto. Intanto dalle rispettive panchine Rasheed Sulaimon e Rondae Hollis-Jefferson portavano tanta energia, e canestri naturalmente. Eppure grazie alla regia di Quinn Cook, è proprio Duke che riesce a chiudere avanti di tre lunghezze (36-33) la prima frazione.

LO STRAPPO Al rientro dagli spogliatoi le squadre ricominciano a fare troppa confusione. Il pubblico decisamente conta più palle perse che canestri siglati, ma certamente è da ammirare l’impegno e la forza di volontà che i giocatori mettono sul rettangolo di gioco. Dopo un paio di minuti piuttosto bruttini, Jabari Parker inizia a fare amicizia con il ferro, ma dall’altra parte Arizona sembra ormai lanciata. Sostanzialmente sono due i break che i Cats riescono a realizzare, e che di conseguenza pregiudicheranno la gara di Duke. Prima si accende T.J.,McConnell, che porterà a spasso la retroguardia dei Blue Devils servendo più volte nel pitturato Kaleb Tarczewski. Il secondo parziale porta soprattutto la firma di Nick Johnson, il quale scioglie la mano al tiro diventando il principale terminale offensivo. Non solo realizza, però, perché serve anche qualche assist al bacio, una delle quali ha le sembianze di un alley-oop per Aaron Gordon, che nel frattempo si è preso un po’ la scena, mandando in visibilio il Madison Square Garden. Nel finale Duke prova a rientrare, ma il distacco è troppo ampio, e Arizona troppo determinata, per riuscire a ricucirlo.

COSA VA ARIZONA

– La profondità di questa squadra è certamente un fattore di inestimabile valore. Anche contro un avversario forte come Duke, sono cinque gli uomini in doppia cifra e due quelli che di poco l’hanno sfiorata. Ma oltre i semplici numeri, davvero i Cats possono contare su sei/sette uomini che non solo portano il proprio mattone, ma possono addirittura risolvere la gara.

– La fisicità, la grandezza, l’esplosività, l’atletismo, tutti aggettivi che messi insieme rendono la squadra di coach Miller più di una semplice contender.

COSA NON VA ARIZONA

– Una squadra disarmante, perché sembra avere quel qualcosa in più. Eppure ci mette un po’ per carburare e questo nelle gare secche del torneo NCAA può anche costare caro se s’incappa nella partita punto a punto.

COSA VA DUKE

– Il talento di Parker non si discute, è senza ombra di dubbio lui il go-to-guy dei Blue Devils, e per certi versi sembra anche essere il freshman con più NBA ready. E se la voce che vorrebbe vederlo rimanere a Durham anche l’anno prossimo fosse vera, per giocare con OkaforJones e Winslow, allora coach K avrebbe tra le mani una delle squadre NCAA più forti della storia che abbia mai giocato a questo sport.

COSA NON VA DUKE

– Purtroppo se l’anno prossimo ci sarà una grande abbondanza, non lo si può dire anche quest’anno. La coperta è corta, e soltanto Parker, Cook e Hood non bastano per essere ritenuta una seria contender.