NCAA, i migliori prospetti della settimana

Le quotazioni delle possibili chiamate al Draft 2017

di Andrea Cassini, @AKCassini

Che Lonzo Ball fosse forte lo sapevamo, ma migliore persino di Steph Curry? Secondo il padre sì. “Mandate mio figlio ai Warriors e Steph a UCLA, e vediamo cosa succede”, ha dichiarato. Lo spumeggiante LaVar non è nuovo a sparate di questo tipo. A novembre garantiva già la vittoria dei Bruins per il titolo nazionale ed è convinto che tutti e tre i suoi pargoli faranno faville in NBA. In attesa della riprova, Lonzo ha una squadra da portare avanti e lo fa egregiamente: i suoi 15 punti con 11 rimbalzi (strano a dirsi, un solo assist a referto) sono la chiave del successo sui temibili Oregon Ducks. La stagione di UCLA è talmente positiva che si inizia a parlare di lottery anche per TJ Leaf, compagno freshman e bocca da fuoco preferita da Ball. È uno stretch four solido e col vizio del canestro, una sola volta in singola cifra e 32+14 nella sua miglior prestazione; i piedi lenti e lo scarso upside difensivo intimoriscono però gli scout.

Ai piani altissimi dei mock draft nulla si muove, con Markelle Fultz che svetta sulla concorrenza nonostante le due partite a riposo e la nona sconfitta consecutiva dei suoi Huskies; la sua parabola, da stagione perdente a prima scelta assoluta, per ora somiglia a quella di Ben Simmons. Stabili anche le quotazioni di Dennis Smith Jr, unico a difendere l’onore dei suoi Wolfpack nel deludente derby con North Carolina. I suoi 27 punti sono però un oasi nel deserto: NC State si arrende per sette partite di fila prima di spezzare la maledizione battendo Georgia Tech.

Josh Jackson intanto si conquista il gradino più basso del podio. Febbraio è il suo mese e lo corona con una prestazione da incorniciare: 31 punti, 11 rimbalzi e solo due errori al tiro in trasferta a Texas Tech. Per non farsi mancare nulla mette lo zampino anche nei successi contro Baylor e West Virginia, entrambe avversarie competitive. Il suo alter ego di Duke non gli è da meno, coi Virginia Cavaliers Jayson Tatum dice 28 in una sfida a basso punteggio, ma l’ala di Kansas si lascia preferire per il gioco più completo e per il potenziale, anche come playmaker secondario.

Due settimane fa ci chiedevamo se l’annata di grazia di Lauri Markkanen fosse già finita. Ci sono volute quattro serate con le polveri bagnate ma alla fine il lungo finlandese è uscito dalla fossa e torna ad affacciarsi tra le prime dieci potenziali scelte. La doppia trasferta nell’estremo nordovest gli giova alla salute perché contro i derelitti Huskies di Fultz sigla un roboante 26+13. La notizia è che ci è riuscito senza sfruttare il marchio di fabbrica, il tiro da tre, ma concentrandosi sul gioco sotto canestro. Gli scout che l’hanno messo nel mirino non possono che gioire.

Kentucky sente l’aria di marzo e non smette più di vincere. Le sue guardie però sparano a salve. Che Malik Monk fosse un tiratore di striscia, non sempre in grado di ripetere i 37 con cui regolò Georgia, lo sapevamo, ma pure il collega De’Aaron Fox nelle ultime sfide non ha messo il naso sopra il 40% dal campo. Meno male che per coach Calipari c’è un Bam Adebayo versione extralusso da 22+15 contro Missouri; anche per il lungo di discendenza nigeriana si parla di un interesse NBA.

Tra gli outsider, da segnalare che OG Anunoby finisce sotto i ferri per un infortunio al ginocchio. Il prospetto di Indiana, tra i più attesi al via, chiude qui una stagione altalenante che difficilmente gli frutterà una chiamata in zona lottery. Ivan Rabb è invece in piena corsa per entrare tra i migliori 15 del lotto. L’ala di California è una macchina da doppie doppie, 16 in stagione, e uno specialista del rimbalzo. I Golden Bears devono dirgli grazie per la buona annata che li vede protagonisti, ma per passare al piano di sopra Rabb deve scollarsi dalla fronte l’etichetta di tweener, sospeso tra due ruoli. La modesta precisione al tiro non aiuta. In rapida ascesa c’è invece John Collins, dominante a Wake Forest dopo un primo anno da diamante grezzo. È un lungo vecchio stile, improntato al gioco interno, e primeggia in realizzazioni ed efficienza in una conference tra le più ostiche. I Demons si arrendono di misura a Duke ma lui scrive 31+15, per poi bissare coi 29 rifilati a Clemson. Bisognerà che limiti gli interventi fallosi e metta a norma la difesa, per ora il suo tallone d’Achille.

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