NCAA Third Round- Kentucky ferma gli Shockers, demolita Creighton

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Festa grande per i WIldcats che tornano alle Sweet Sixteen | abcnews.com

Kentucky Wildcats (#8) – Wichita State Shockers (#1): 78-76

Una gara tra le più emozionanti, ma soprattutto ricche di talento in questa March Madness piena di sorprese, e un Calipari in cerca di riscatto dopo la stagione fallimentare dello scorso anno. Si comincia subito forte, con le due squadre che si inseguono punto a punto fino alla boa di metà primo tempo, quando Wichita State mette la freccia, conducendo in vantaggio fino all’intervallo. La ripresa è una vera battaglia in campo: ai colpi dei fratelli Harrison rispondono Cleanthony Early e Ron Baker, autori di una prestazione maiuscola, rispettivamente da 31 e 20 punti. La gara continua in equilibrio fino alla fine, quando il solito Early firma l’ultimo vantaggio Shockers. Baker prova a rimettere in partita i suoi con una tripla a 30 secondi dalla sirena, ma Kentucky è freddissima dalla lunetta, e con 3 secondi sul cronometro la preghiera di VanVleet non viene accolta dagli dei del basket, lasciando Wichita State fuori dalle migliori 16 della nazione. Estremamente significative, all’interno della partita, le buone percentuali al tiro, che testimoniano il grande equilibrio in campo, con i Wildcats che tirano col 54% (27/50) e gli Shockers col 55% (27/49).

Kentucky: Andrew Harrison 20, Aaron Harrison 19, Julius Randle 13 (10 rimbalzi e 6 assist)

Wichita State: Cleanthony Early 31, Ron Baker 20

 

Stanford Cardinal (#10) – Kansas Jayhawks (#2): 60-57

Continua a strabiliare Stanford che, dopo aver mandato a casa New Mexico, vince contro un’altra big di questo pazzo torneo. L’assenza di Joel Embiid si fa subito sentire, così Dwight Powell e Stefan Nastic possono banchettare sotto canestro quasi indisturbati. Kansas si trova a inseguire per quasi tutta la durata della partita, complice anche un Andrew Wiggins a dir poco evanescente, autore di appena 4 punti di cui 2 dalla lunetta. La zona dei Cardinal tiene bene gli attacchi avversari, anche se l’unico che sembra avere la chiave per scardinare la difesa di Stanford è Tarik Black, grazie alla sua fisicità, con 18 punti alla fine. Conner Frankamp regala una minima speranza di riagganciare la partita, ma dopo le due triple di fila, la terza per il pareggio e il conseguente overtime non va.

Stanford: Dwight Powell 15, Chasson Randle 13, Anthony brown 10, Stefan Nastic 10

Kansas: Tarik Black 18, Conner Frankamp 12, Perry Ellis 9 (8 rimbalzi)

Gonzaga Bulldogs (#8) – Arizona Wildcats (#1): 61-84

A differenza di tante big di questo torneo, Arizona va avanti incontrastata, approdando alle sweet 16 senza problemi, dimostrando di essere la squadra più solida, come abbiamo visto lungo tutto il corso della stagione. La partita ha ben poco da dire fin dai primi minuti, con un Aaron Gordon subito aggressivo, autore di 18 punti conditi da 6 rimbalzi e 6 assist, e un Nick Johnson da 17 e 5 assist. Non servono gli sforzi del figlio d’arte David Stockton, che scrive 10 con 6 assist, e dei compagni Kevin Pangos e Przemek Karnowski a fermare una mina vagante come Arizona.

Gonzaga: David Stockton 10, Kevin Pangos 12

Arizona: Aaron Gordon 18, Nick Johnson 17, Rondae Hollis-Jefferson 18, TJ McConnell 12

                                                                                                                                                                                                                                                                                                          a cura di Giovanni Foti

Mercer Bears (#14) – Tennessee Volunteers (#11) 63-83
Dopo aver battuto Duke al 2nd Round, Mercer vuole compiere un altro upset contro Tennessee, che a sua volta ha sconfitto la più quotata Massachusetts: il primo tempo è però ad appannaggio dei Volunteers che dominano dentro il pitturato, grazie all’esplosività di Stokes, che farà segnare una doppia-doppia monster da 17+18. Dopo essere rientrati dagli spogliatoi, i Bears non riusciranno più a colmare i 15 punti di scarto e lasciano strada libera a Tennessee, che ora nella Regional Semifinal incontreranno Michigan.

Mercer Bears: Hall 15, Nwamu 12, White Jr. 11
Tennessee Volunteers: Richardson 26, Barton 18, Stokes 17 (18 rebs)

 

North Carolina Tar Heels (#6) – Iowa State Cyclones (#3) 83-85
I Cyclones devono fare a meno per il resto del torneo del loro miglior prospetto, Georges Niang, a causa di una frattura al piede destro, mentre a tifare per i Tar Heels in tribuna di vede anche Danny Green, formato proprio in North Carolina. Iowa State cerca di scappare nella prima frazione, prendendo anche 11 lunghezze di vantaggio, ma North Carolina rimane in scia e chiude i primi 20 minuti dietro di soli tre punti. Nel secondo tempo North Carolina inizia decisamente meglio, alzando il livello fisico della gara e prendendo il comando della gara: a 5 minuti dal termine i Tar Heels si trovano addirittura sul +8; un contro-parziale di 8-0 di Iowa State, guidati dalle giocate di DeAndre Kane, riporta la gara in parità e accende il finale. A trenta secondi dal termine il punteggio è sull’81 pari, quando una palla rubata dalla difesa dei Cyclones porta ad un comodo layup di Kane, per il +2; dall’altra parte McAdoo è freddo nel convertire entrambi i liberi guadagnati. Nell’ultimo possesso della gara, la palla è nelle mani di Kane che segna con un appoggio al tabellone nel traffico l’85-83; dopo il cronometro non si avvia con 1.6 sul display, North Carolina chiama timeout a tempo ormai scaduto e perde l’occasione di tentare il tiro, in maniera tragicomica. Per i Cyclones ora l’ostacolo nelle Sweet Sixteen si chiama Connecticut.

North Carolina Tar Heels: Paige 19, McDonald 18, Meeks 15 (13 rebs)
Iowa State Cyclones: Kane 24 (10 rebs), Ejim 19, Hogue 14

                                                                                                                                                                                                                                                                                                          a cura di Matteo Totolo

Stephen F. Austin Lumberjacks (#12)- UCLA Bruins (#4) 60-77:

Dopo il bell’upset del 2nd round in overtime ai danni di VCU, si infrange la favola del college di Nacogdoches, Texas, che deve il suo nome ad uno dei padri fondatori dello stato.

Alla seconda partecipazione della sua storia al torneo NCAA (la prima nel 2009), i Lumberjacks devono fare i conti con dei Bruins in missione: dopo i primi 5 minuti in equilibrio, con un ottimo Thomas Walkup a tenere in piedi i texani (partita “monstre” per lui alla fine, da 22 punti e 11 rimbalzi), UCLA mette la freccia con un parziale di 8-0 ad opera dei suoi due big, ovvero Jordan Adams e Kyle Anderson.

Dopo un digiuno di 6 minuti, Stephen F.Austin ritrova il bersaglio e ricuce lo strappo con il layup del solito Walkup e la tripla di Desmond Haymon, l’eroe della vittoria con VCU.

I Lumberjacks hanno però già speso il double bonus e UCLA va ripetutamente in lunetta già a 6 minuti dall’intervallo, scavando il solco con facili transizioni e qualche tripla ben assestata per il parziale di 32-42.

L’attacco di UCLA gira alla perfezione (11 assist e 2 palle perse nel 1°tempo), e prosegue anche in uscita dagli spogliatoi con le giocate nei pressi del ferro di Travis Wear e il gioco da tre punti di Tony Parker che vale il massimo vantaggio sul +20.

Assoluto il dominio nel pitturato di UCLA, che segna 20 punti in più dei suoi avversari in questa posizione, ed infila così la quinta vittoria consecutiva portando la terza squadra californiana alle Sweet Sixteen (dopo la miracolosa Stanford e San Diego State).

Per quanto riguarda le “serie storiche”, per i blasonati Bruins è appena il primo viaggio ai Regionals delle ultime 6 stagioni, e si troverà di fronte quei Florida Gators (#1) che li hanno sconfitti negli ultimi tre scontri diretti al torneo NCAA (nella finale per il titolo del 2006, nella semifinale nazionale del 2007 e al secondo turno nel 2011). Per scoprire se UCLA riuscirà a prendersi un’importante rivincita e a regalare un altro upset a questo folle torneo, l’appuntamento è nella notte tra Giovedì e Venerdì alle 2:45.

 

LUMBERJACKS: Walkup 22 punti (e 11 rimbalzi), Haymon 17, Gajic 10 (e 6 rimbalzi)

BRUINS: Adams 19 (e 5 rimbalzi), Powell 16, Anderson 15 (e 8 rimbalzi e 5 assist)

 

Baylor Bears (#6)- Creighton Blue Jays (#3) 85-55:

Una delle sfide più attese di questo terzo turno era quella che metteva di fronte Doug McDermott e i suoi Blue Jays contro Baylor, una delle squadre più in forma della nazione.

Nonostante il seed ed un record di 3-0 ogni epoca in favore di Creighton, i Bears impostano la partita perfetta: difesa a zona asfissiante, pitturato quasi impossibile da penetrare e grande precisione al tiro.

O’Neale, Heslip e Chery iniziano la serata di grazia di Baylor dall’arco, facendo grandinare triple su triple per un parziale di 19-2.

I Bears tirano con un irreale 80% dal campo nei primi 10 minuti, tenendo McDermott fuori dalla partita: per il quinto miglior marcatore della storia dell’NCAA, appena 3 punti all’intervallo con poche conclusioni, e Blue Jays che sbandano con un misero 1/11 dalla distanza.

Ciò che davvero impressiona è che Creighton, la miglior squadra della Division I per percentuale al tiro da tre (42% di realizzazione), è stata surclassata con un dato di 41 punti a 15 fuori dal pitturato: considerato che i centimetri e la fisicità di Isaiah Austin (17 punti e 4 rimbalzi con 2 stoppate), Cory Jefferson e Rico Gathers sono davvero troppo per i lunghi poco atletici dei Blue Jays, appare evidente come Creighton non potesse trovare una via di uscita all’emorragia nel tiro da tre.

Già avanti di 20 (40-20) all’intervallo, anche quando Creighton trova un sussulto con un paio di triple di Wragge ad inizio ripresa, Baylor risponde implacabile colpo su colpo con un quasi perfetto Heslip da 5/7 al tiro da tre.

Chapeau a Baylor e a coach Drew, davvero un peccato veder uscire di scena in modo così disarmante una delle icone della storia, recente e non, del college basket come Doug McDermott.

 

 

BEARS: Austin 17, Heslip 17, Jefferson 14, Chery 14, O’Neale 10 (e 8 assist e 5 rimbalzi)

BLUE JAYS: McDermott 15, Chatman 11, Gibbs 8, Wragge 7

 

Memphis Tigers (#8)- Virginia Cavaliers (#1) 60-78:

Grande prova di forza e solidità da parte di Virginia che torna finalmente, dopo l’ultima apparizione del 1995, alle Sweet Sixteen e lo fa da seed #1.

E così, prosegue la miglior stagione delle ultime due decadi nella storia dell’ateneo e, a sorpresa, a tenere alto il blasone della ACC saranno proprio i Cavaliers e non Duke, North Carolina o Syracuse, tutte e tre brutalmente e precocemente fuori dai giochi.

Anche contro Memphis, la ricetta messa sul piatto da coach Tony Bennett è stato lo stesso mix di “ingredienti” che hanno funzionato per tutta la stagione: difesa aggressiva e implacabile, infinita pazienza nell’attacco. Pochi fronzoli, efficacia massima.

Di fatto i Tigers resistono fino a circa 6 minuti dall’intervallo, quando Virginia scappa con un parziale micidiale di 16-2: la chiave è appunto la capacità della difesa dei Cavaliers di sporcare le percentuali di Memphis, che tirerà alla fine con un disastroso 3-13 dall’arco, unita alla capacità dell’attacco di costruire tiri aperti con Joe Harris (16 punti per il senior) e Mike Tobey e di capitalizzare la superiorità nel pitturato con Anthony Gill (13 punti e 8 rimbalzi).

Nel secondo tempo Memphis ritrova in parte la vena realizzativa con gli sforzi di Nichols e Geron Johnson, ma non c’è abbastanza linfa vitale per i Tigers per tentare la rimonta contro la corazzata rivale.

L’ultima volta che Virginia ha centrato le Sweet Sixteen è arrivata poi anche all’Elite Eight, ma per fare ciò quest’anno dovrà passare sopra gli Spartans di Michigan State che, a dispetto di un ingeneroso seed #4, sono una delle squadre più accreditate ad arrivare fino in fondo.

Per quella che si preannuncia una vera e propria battaglia dal primo all’ultimo minuto, l’appuntamento da segnare è nella notte tra Venerdì e Sabato, al Madison Square Garden di New York.

 

TIGERS: Nichols 15, Johnson 11 (e 5 rimbalzi), King 8, Goodwin 7 (e 6 rimbalzi), Jackson 7

CAVALIERS: Harris 16 (e 5 rimbalzi), Gill 13 (e 8 rimbalzi), Tobey 11 (e 6 rimbalzi), Brogdon 10, Anderson 10

                                                                                                                                                                                                                                                                                                               a cura di Davide Fina