NCAA Weekly Recap: Stauskas di ghiaccio, Michigan corsara nel Wisconsin.

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Seconda settimana di sfide di conference, ed è già tempo di primi bilanci in seno ai vari raggruppamenti. Qui in queste righe, tanti match attesi e colpi di scena, con Wisconsin che perde l’imbattibilità. A cura di Alberto Buffin e Davide Fina. Rankings a cura di ESPN. Sports Illustrated Big 12 Inizia a delinearsi in modo abbastanza chiaro la situazione all’interno della Big 12: a farne le spese sono le squadre protagoniste di un avvio di stagione prepotente, che si trovano ora a fare i conti con l’esperienza, la tradizione e, non ultimo, il fattore campo, di atenei che possono vantare un programma consolidato e rodato da anni. Sprofonda dunque Baylor, che in settimana ha perso cinque posizioni nel ranking (ora è la #12) e che è destinata a perderne altre: i Bears infatti incappano in due sconfitte nel giro di sette giorni, la prima in casa dei modestissimi avversari di Texas Tech, la seconda, tra le mura amiche contro Oklahoma(#25). Partita equilibrata fino in fondo, decisa da un parziale Sooners di 7-0 negli ultimi minuti, che rende vane le due triple consecutive infilate da Austin nei secondi finali (per lui 12 punti e 9 rimbalzi). Chi precipita insieme a Baylor è Iowa State (#8 ma destinata a perdere parecchio appeal agli occhi degli opinionisti) che, dopo la sconfitta con Oklahoma di settimana scorsa, ne infila altre due contro Kansas (tutto sommato preventivabile) e sul parquet di Texas: in casa dei Longhorns, i Cyclones cadono malamente sotto i colpi di un Jonathan Holmes da 23 punti e 7 rimbalzi, pagando la scarsa vena del loro leader DeAndre Kane (15 punti ma appena 3-12 al tiro, con 7 palle perse). Oklahoma e soprattutto Kansas State sono invece due esempi di atenei consolidati e di grande esperienza di cui parlavamo all’inizio. Se dei Sooners abbiamo già detto, con l’ottima vittoria su Baylor, in casa Wildcats le cose vanno ancora meglio: 4 vittorie ed una sola sconfitta (contro Kansas) nelle sfide di conference e, nonostante siano attualmente fuori dal ranking delle Top 25, sono destinati a rientrarvi proprio in virtù della vittoria ottenuta contro Oklahoma. Decisivo, come spesso avviene da quelle parti, il backcourt, con i 18 punti conditi da 5 assist di Foster e i 16 con ben 8 rimbalzi da parte di Southwell. L’attenzione di tutta la nazione era però per una sfida ben precisa: si, stiamo parlando di Kansas contro Oklahoma State, con Wiggins e Smart inclusi nel prezzo. Partono subito fortissimo i Jayhawks trascinati dalla bolgia della Allen Fieldhouse di Lawrence, Kansas, andando anche in doppia cifra di vantaggio; tuttavia, troppo poco per staccare i Cowboys, che si riportano sotto e portano il match in volata grazie ad un sontuoso Phil Forte da 7-10 al tiro da 3 punti. Almeno a livello statistico e individuale, la notizia è che Smart surclassa Wiggins: il ragazzo di Oklahoma State sfiora la tripla doppia con 16 punti, 10 rimbalzi, 9 assist e addirittura 6 recuperi, seppur con brutte percentuali al tiro (dei 16 punti, 10 arrivano dalla “linea della carità”); per “il nuovo LeBron” appena 3 punti e 2 rimbalzi con appena 23 minuti spesi sul parquet. Il primo confronto stagionale vede comunque vittoriosa Kansas per 80-78, in una sfida accesissima con mini-rissa annessa ed espulsione nel finale di partita di Markel Brown (Oklahoma State) per doppio tecnico. Il dato interessante è che, anche senza il contributo di Wiggins, i Jayhawks sembrano aver finalmente trovato la chimica di squadra e, soprattutto, hanno trovato forse il miglior centro del basket NCAA: Joel Embiid è infatti la vera sorpresa nel roster di coach Self, e partita dopo partita i miglioramenti e l’autorità sotto i tabelloni crescono a vista d’occhio (contro Oklahoma State il tabellino parla di 13 punti, 11 rimbalzi e 8 stoppate). Kansas (#15) si mette al comando della Big 12 come unica squadra imbattuta negli scontri di conference, e scalerà sicuramente tante posizioni nel ranking…Per il prossimo scontro diretto con i Cowboys, non temete: l’1 Marzo è la data che stavate aspettando, questa volta in casa di Oklahoma State. E non è detto che qualcosa non cambi. Big 12 Big East La situazione in Big East è forse una delle più lineari tra le conference: una squadra da battere (Villanova), due contender di un certo livello (Creighton e Xavier) e una squadra che prova ad affermarsi come mina vagante (Providence). E partiamo dunque dai Black Friars che dimostrano un ottimo momento di forma che li rende avversari temibili per chiunque, contro ogni pronostico: Providence centra infatti due successi in tre giorni, in doppio overtime a casa di St.John’s (decisivo Bryce Cotton da 21 punti, 9 rimbalzi e 8 assist, in campo per 50 minuti) e poi in casa contro Creighton. Nella sfida casalinga contro la squadra #20 della nazione, a sorpresa è ancora Cotton a stupire tutti, compresi forse i tanti scout NBA venuti ad osservare il tanto incensato McDermott: per la guardia di Providence altri 23 punti a referto con 6 assist che, insieme ai 19 punti di Henton stendono i Blue Jays. In questa settimana, destini intrecciati quelli di Creighton e Xavier: è avvenuto infatti il primo scontro diretto tra le due in Nebraska, in casa dei Blue Jays, capaci di imporsi in una partita ad altissimo punteggio (95-89 il risultato finale). Tanti gli spunti di discussione, tra cui le altissime percentuali al tiro da 3 di entrambe le squadre (12-26 e 46% per Xavier, 14-28 e 50% per Creighton) che spiegano gli ottimi score personali dei giocatori impegnati nella contesa: i migliori sono il solito Christon per i Musketeers (27 punti, 5 assist e 4 rimbalzi) e lo stratosferico Doug McDermott che, nonostante una spalla lussata, regala a Creighton 35 punti e 7 rimbalzi. Ad entrambe sembra mancare qualcosa per la definitiva consacrazione, come testimonia lo scivolone di Creighton contro Providence e per Xavier la sconfitta proprio in questo scontro diretto ma, a meno di particolari sorprese, la corsa per la Big East è una storia a 3 tra loro e Villanova. Villanova che mantiene la sua sesta posizione nel ranking passeggiando in settimana su DePaul e rimanendo l’unica squadra imbattuta della conference con un record di 5-0: bene James Bell con 17 punti e 8 rimbalzi, ed ora i Wildcats attendono in casa Creighton per la definitiva prova di maturità per entrambe. Tra le note a margine, segnaliamo finalmente il primo successo di Butler che vince, neanche a dirlo, dopo un overtime contro Marquette. Big East Pac-12 La Pac-12 è sicuramente una delle conference più imprevedibili della nazione: alle spalle della solida e devastante Arizona (#1 d’America ancora imbattuta), può succedere davvero di tutto, con almeno 5-6 squadre di pari livello. I Wildcats intanto ottengono la miglior partenza nella storia dell’ateneo, con un record di 17-0 che arriva passeggiando in casa di USC, migliorato subito dopo con una vittoria schiacciante (91-68) contro i rivali statali di Arizona State: per i Sun Devils, troppe responsabilità sul solo Jahii Carson che, nonostante 20 punti, forza e sporca il foglio oltre il possibile per provare a tener testa ad una avversaria davvero troppo forte per le loro possibilità. Addirittura sette i giocatori in doppia cifra di Arizona, e l’impressione che come profondità e quantità di talento ed atletismo, nessuno in Pac-12 possa anche solo provare ad ostacolarli (UCLA a parte, forse). Arizona State, dopo un inizio di stagione sontuoso, è senza dubbio la squadra che più di tutte esce ridimensionata dopo questa settimana, alla luce di questa sconfitta e di quella maturata quattro giorni prima in casa di UCLA: stecca ancora Carson, stavolta disastroso, e nonostante sia Jermaine Marshall ad emergere con 25 punti e 5 rimbalzi, ancora una volta paga la profondità e il maggior talento dell’avversaria di giornata. D’altro canto, UCLA può sorridere per questo ottimo successo marchiato dalla tripla doppia sfiorata da Kyle Anderson (17 punti, 13 rimbalzi e 7 assist), bissato qualche giorno dopo da quello ottenuto in casa di Colorado: vittoria abbastanza larga (69-56), con l’acuto di Norman Powell (19 punti) e la doppia doppia del talentuosissimo Adams (14 punti e 13 rimbalzi). Tuttavia, la soddisfazione per i Bruins di essere tornati nel ranking (posizione #25) dura poco, a causa della brutta sconfitta in casa di Utah. Utah che è, insieme alla già citata Arizona State e Colorado, una delle tante squadre incostanti ed in difficoltà. Infatti, prima di vincere contro UCLA, per gli Utes è arrivata la classica sconfitta inaccettabile: contro i mediocri avversari di Washington State, Utah cade per 49-46 in una serata da 14% al tiro da 3 e 29% da 2. Serata no, ma in terra mormona c’è davvero poca costanza di rendimento, al di là del sempre ottimo Jordan Loveridge. Discorso più complesso per Colorado (#21), destinata forse a sparire dal ranking e che in settimana perde contro Washington ed appunto UCLA, in gran parte per l’infortunio al ginocchio di Spencer Dinwiddie che mette fine alla sua stagione e, ragionevolmente, ad ogni ambizione futura dei Buffaloes: le chiavi del backcourt rimangono in mano al solo Askia Booker che tenterà nell’impresa di tenere in piedi la baracca da solo (21 inutili punti contro UCLA). Se in Colorado l’orizzonte è nero, anche in Oregon le cose non vanno meglio: i Ducks spariscono infatti dal ranking e, in modo del tutto inspiegabile, perdono in casa con Stanford fallendo un layup clamoroso per portare la partita all’overtime a 2 secondi dalla fine. Nell’occasione, si salva solo Moser, autore di 24 punti e 6 rimbalzi, ma resta un vero mistero come abbia fatto Oregon, nel giro di un paio di settimane, ad infilare tre sconfitte consecutive (almeno un paio evitabili) perdendo l’imbattibilità stagionale, pur rimanendo il secondo miglior attacco della Division I. Chiudiamo il punto della situazione sulla Pac-12 con la squadra ancora imbattuta nelle sfide di conference, oltre ad Arizona: a sorpresa, il record di California è 5-0, con una vittoria schiacciante ai danni di Washington (82-56). In attesa delle sfide contro UCLA, Arizona State e Arizona, i Golden Bears possono intanto gioire con la vittoria sugli Huskies, frutto delle doppie doppie di Solomon (13 punti e 12 rimbalzi) e Kravish (11+11) e dei 14 punti con 8 rimbalzi di Tyrone Wallace. Big 12 SEC In SEC la situazione è abbastanza simile alla Pac-12, con Kentucky e Florida leader naturali della conference, e alle loro spalle grande equilibrio. Tra le squadre del gruppone di “metà classifica”, delude un po’ Missouri, che in settimana perde di misura in casa di Vanderbilt (quest’anno piuttosto modesta) nonostante la buona verve realizzativa di Clarkson e Brown (40 punti in tandem). Se i Tigers sembrano aver perso parte dello smalto di inizio stagione, chi invece prova a rilanciarsi è Georgia: 3-1 il record in SEC dei Bulldogs che in settimana sono prima costretti ad arrendersi malamente a Florida (sconfitta di 22 punti) ma si riprendono subito con una vittoria in overtime su Arkansas. Decisivi i 15 punti di Kenny Gaines e la doppia doppia di Marcus Thornton (11 punti e 13 rimbalzi), che regalano a Georgia una vittoria più importante di quanto il record perdente (1-3) di Arkansas non farebbe pensare. I Razorbacks, dopo un ottima serie di sfide “non-conference” (11-2 il record), sono stati in grado di portare Florida e Kentucky all’overtime, addirittura centrando il successo questa settimana contro i Wildcats: in una partita bellissima e ad alto punteggio, Arkansas e Kentucky rimangono francobollate dall’inizio alla fine, sancita da una schiacciata in tap-in di Michael Qualls (18 punti), eroe di giornata. Inutili in casa Wildcats i 23 punti di Young e i 20 con 14 rimbalzi di un dominante Randle, che a nulla valgono contro la grande prova d’orgoglio dei ragazzi di casa. Nell’altra sfida settimanale, Kentucky (#13) reagisce subito sbrigando la pratica Tennessee agevolmente, grazie a 40 punti dei gemelli Harrison (26 per Andrew con 10-10 ai liberi, 14 per Aaron). Boccata d’ossigeno anche per Ole Miss, che ritrova Marshall Henderson dopo due turni di squalifica e regola LSU in overtime (25 e 7 assist per lui, 20 con 8 assist per Summers) prima, e vince (con qualche patema di troppo) sul campo di South Carolina dopo (career-high di Perez da 22 punti, 19 per Summers e Henderson). La leadership solitaria della conference è dunque in mano a Florida (#7), che in settimana vince agevolmente contro Georgia e poi sul campo di Auburn, con qualche complicazione: contro i Bulldogs tutto facile sin dall’inizio (36-16 all’intervallo) ed arriva la 25esima vittoria consecutiva in casa (nuova striscia record nella storia dell’ateneo), contro i Tigers è invece decisivo il ritorno di Casey Prather (miglior marcatore stagionale dei Florida Gators) che mette 21 punti, dopo due assenze consecutive per una contusione al ginocchio. SEC ACC Duke non tradisce le attese, e si rialza dopo lo scivolone della scorsa settimana contro Clemson. In particolare, è un Jabari Parker in versione “with no regard for human life” quello visto contro North Carolina State, partita delicata e di vitale importanza per i Blue Devils. 23 punti e 7 rimbalzi, con anche 3 palle rubate, lo ergono ad MVP della contesa. Per i Wolfpacks, nella sconfitta per 90-65, non ha sfigurato l’ottimo prospetto TJ Warren, 23 punti e 8 rimbalzi per uno dei sicuri protagonisti del prossimo Draft. Più arduo del previsto invece l’impegno contro Virginia, sfida nella quale a risultare decisivo è stato Amile Jefferson, fautore di 10 punti e 15 rimbalzi nella vittoria per 69-65. Akil Mitchell invece si è rivelato una piccola delusione, 7 punti e 9 rimbalzi con 3-7 dal campo e 1-5 ai liberi per il miglior prospetto dei Cavaliers. Settimana agrodolce invece per Pittsburgh, attesa anch’essa a due impegni chiave, contro Virginia Tech e Syracuse. I Panthers quest’anno vanno davvero forte, sono al momento la squadra numero 22 del ranking, e mantengono l’imbattibilità contro gli Yellow Jackets proprio grazie ad una prova mostruosa dell’afroamericano, che chiude a 22 punti e 9 rimbalzi sigillando il risultato sull’81-74. La stagione perfetta di Pittsburgh si interrompe però contro Syracuse, in un finale al cardiopalmo che ha premiato la verve di Ennis e compagni. In particolare, al Carrier Dome di New York a farla da padrone è stato ancora una volta il trio delle meraviglie in maglia Orange, ossia il già citato Ennis (18 punti), CJ Fair (13 punti e 6 rimbalzi) e Jerami Grant (12 punti e 4 rimbalzi). Il timbro sul 69-65 finale è soprattutto loro, con Syracuse che vola a quota 18 vittorie e continua a lasciare in bianco la casella delle sconfitte, godendosi il meritato primo posto nell’ACC e il numero 2 del ranking ESPN. Una sola gara invece per North Carolina, che esce vittoriosa dal confronto con Boston College. Nel duello tra due delle migliori point-guard del panorama universitario, Marcus Paige (21 punti) ed Oliver Hanlan (16 punti e 4 assist), a spuntarla è proprio il numero 5 dei Tar Heels, guidando i suoi alla vittoria per 82-71 sugli Eagles. ACC American Athletic Cincinnati si scopre sempre più bella, ed inanella la diciasettesima meraviglia, a fronte di sole due sconfitte subite. Contro Temple, nella vittoria per 69-58, deicisivo è stato l’apporto di Justin Jackson, sempre più spalla della stella Kilpatrick, con 15 punti e 10 rimbalzi, ma anche 6 stoppate. Più arduo si è rivelato l’impegno contro South Florida, con i Bearcats che si aggrappano ai 18 punti di Sean Kilpatrick per portare a casa l’importante vittoria. L’università dell’Ohio si gode ora il primo posto nell’American (6-0 contro avversarie divisionali) e anche la posizione numero 18 nel ranking ESPN. Settimana davvero difficile per Connecticut invece, che affrontava due avversarie rankate come Louisville e Memphis. Contro i Tigers è arrivata la vittoria per 83-73, con DeAndre Daniels a spopolare sotto le plance, forte di 23 punti ed 11 rimbalzi. In doppia-doppia ci è andato pure l’idolo Shabazz Napier, che chiude a 17 punti e 10 rimbalzi, con un orribile 5-13 al tiro. Il piccolo grande Shabazz poi ne mette 30 contro i Cardinals, ma sono insufficenti per superare la banda di Pitino, che trova in Russ Smith (23 punti) e nell’animalesco Montrezl Harrell (18 punti e 13 rimbalzi) i risolutori della trasferta, che vede i biancorossi tornare nel Kentucky con la vittoria per 74-64. La vittoria nel Connecticut non è l’unica per Hancock e soci, infatti sono arrivati altri due successi, ossia il 91-52 contro Houston (Blackshear 23 punti e 7 rimbalzi) e il 63-71 nella battaglia tattica tra Pitino e Larry Brown, contro Southern Metodist (Smith 23 punti, 5 rimbalzi, 7 assist e 4 rubate). Chiudiamo il capitolo American con Memphis. I Tigers, attualmente 17mi nel ranking ESPN, dopo la già narrata sconfitta subita contro UConn, regola LeMoyne-Owen per 101-78. Protagonista assoluto Geron Johnson, con una prova sensazionale da 12 punti, 9 rimbalzi, 7 assist e 3 palle rubate. American Athletic Big Ten Division calda è sicuramente la cara Big Ten, con tante compagini favorite per il successo finale e un paio di mine vaganti che potrebbero dare non poco fastidio a Marzo. Per una volta, il nostro lungo viaggio nella division più affascinante dell’NCAA non parte dai colossi Ohio State e Michigan State (che affronteremo poi), ma da una nobile in difficoltà come Michigan. I Wolverines, un po’ in affanno in questo avvio, rialzano prepotentemente la testa durante quest’ultima settimana, vincendo contro Penn State (auspicabile successo, 80-67 di marca Stauskas, 21 punti) e soprattutto piazzando l’upset nel Wisconsin, contro i Badgers rankati alla numero 3 del ranking. Glen Robinson III e soci tirano fuori la gara della vita, contro Dekker (10 punti e 10 rimbalzi) e Kaminsky (14 punti), evitando la furiosa rimonta biancorossa degli ultimi cinque minuti di gara. I mattatori della sfida sono senza dubbio Nik Stauskas (23 punti e palle d’acciaio quando la palla scottava) e Caris LeVert (20 punti e 7 rimbalzi, con una tripla importantissima per arginare i piani di remuntada casalinghi). Michigan State invece pone la parola fine al momento di Illinois, in fase calante e uscita dalla Top 25. Gli Spartans, con una gara solida, s’impongono per 78-62 sui Fighting Illini, grazie alla prova da 23 punti di Gary Harris. Sottotono lo scorer Bertrand per i padroni di casa, solo 4 punti in 22 minuti. I verdi però non si sono accontentati, ed anzi hanno bissato il successo,sempre nell’Illinois, contro Northwestern. Nel 54-40 finale, spicca senza dubbio la prova del già citato Harris, 14 punti ai quali ha aggiunto pure 6 rimbalzi e 4 rubate, tanto per non farsi mancare nulla. Per concludere, parliamo di sue superpotenze in difficoltà, Ohio State e la già citata Wisconsin, entrambe in crisi. I Buckeyes, dopo un avvio perfetto, si ritrova ora a dover convivere con una striscia di 3 sconfitte consecutive, e precipitano al numero 11 del ranking. Non ultima per importanza la sconfitta subita contro una compagine ostica come Iowa, che ha massacrato la difesa casalinga grazie al duo composto dall’interessantissimo Roy Marble (22 punti) e dal big man Aaron White (19 punti e 6 rimbalzi), oltre all’importante contributo di Melsahn Masabe (10 punti e 11 rimbalzi). Per coach Thad Matta, gli unici a salvarsi sono La Quinton Ross (22 punti, 7 rimbalzi ma anche 5 perse) e Amir Williams (11 punti e 6 rimbalzi). Parlando dei Badgers, oltre alla sconfitta contro Michigan non si può non citare pure quella subita contro Indiana, un 75-72 di marca Yogi Ferrell (25 punti), al quale ha risposto Traevon Jackson, con 21 punti che non sono comunque bastati per evitare la sconfitta a Wisconsin. Big 10