NCAAB 2015 Preview – Arizona Wildcats

di Redazione HoopScience

Roster: PG: Parker Jackson-Cartwright; Jacob Hazzard; T.J. McConnell SG: Kadeem Allen; Trey Mason; Elliott Pitts; Gabe York SF: Rondae Hollis-Jefferson; Stanley Johnson; Drew Mellon PF: Ryan Anderson; Craig Victor; Brandon Ashley; Matt Korcheck C: Kaleb Tarczewski; Dusan Ristic  

I nuovi Arizona Wildcats al primo scrimmage in famiglia
  Partenze: Eric Conklin (transfer); Aaron Gordon (NBA); Nick Johnson (NBA); Jordin Mayes (graduated); Zach Peters (ritiro per problemi fisici) Arrivi: K.Allen (transfer); P.Jackson-Cartwright; S.Johnson; C.Victor; D.Ristic Gimme 5: T.J. McConnell; S.Johnson; R.Hollis-Jefferson; B.Ashley; K.Tarczewski La scorsa stagione: Squadra solida, un leader innato in cabina di regia come Nick Johnson, una miscela grezza di esplosivo quale Aaron Gordon: la tavola è apparecchiata, l’inizio di stagione è scoppiettante (21-0) ma, complice il pesante infortunio a metà stagione di Brandon Ashley, Arizona si ferma ancora ad un passo dalla Final Four. Dopo averla sfiorata nel 2011 (sconfitta in Elite Eight contro la Connecticut futura campionessa), nel 2014 i Wildcats cadono ancora all’Elite Eight (in overtime) contro Wisconsin, regalando forse la più bella partita dell’intero Torneo NCAA. Pro:

  • Frontcourt spaventosamente fisico ed intenso
  • Roster mediamente profondo
  • Squadra esperta e rodata, ricca di veterani

Contro:

  • Backcourt folto ma non particolarmente talentuoso

Coach Sean Miller, uno degli allenatori più accreditati del panorama contemporaneo in NCAA, entra nel suo sesto anno sulla panchina di Arizona con una certezza forse mai avuta finora: seppur con le tante dovute incognite di carattere tecnico, fisico e psicologico, ha in mano un roster che può seriamente puntare alla Final Four e, perché no, provare a sognare l’impresa (non a caso, parte al secondo posto del ranking pre-stagionale di Associated Press, alle spalle di Kentucky). Dopo 5 stagioni passate a costruire un nucleo solido, ammassando talento tecnico e fisico e facendo i conti con le partenze verso l’NBA di alcuni prospetti, oggi il quintetto ipotetico dei Wildcats è costituito da un senior (McConnell), due junior (Ashley e Tarczewski), un sophomore (Hollis-Jefferson) ed appena un freshman (Stanley Johnson). Cosa davvero rara tra le università top-recruiter della nazione, Miller può contare già oggi, “a bocce ferme”, su un gruppo affiatato, i cui ingranaggi funzionano a meraviglia: via Gordon e Nick Johnson, sbarcati “al piano di sopra”, i cardini del roster restano gli stessi, con delle aggiunte extra-lusso. La leadership, gli attributi e l’esplosività devastante di Nick Johnson mancheranno ma, il carisma di McConnell e due interessanti aggiunte come Jackson-Cartwright eAllen, ispirano molta fiducia in quel di Tucson. Il primo è uno scheletrico freshman che arriva a stento al metro e ottanta, ma ha incantato all’high-school (Loyola, Los Angeles) con la capacità di assorbire i contatti attaccando il canestro e con una visione di gioco superiore, tanto da meritarsi la 57esima posizione nella Top 100 di ESPN per la classe di reclutamento 2014. Kadeem Allen proviene invece da due anni spesi nel junior college di Hutchinson, Kansas: combo-guard di buona stazza (1,90 metri di altezza distribuiti su un fisico impostato), l’anno scorso è stato addirittura eletto come miglior giocatore di junior college della nazione. Dietro le spalle grandi di un play puro e razionale come McConnell, a dare manforte ai preziosi minuti dalla panchina di Pitts e York arrivano due prospetti pronti entrambi (seppur in modo diverso) ad offrire quel pizzico di talento offensivo che forse manca al backcourt di Arizona: più di 7 gli assist a partita smazzati nell’anno da senior a Loyola dal gracile Jackson-Cartwright, quasi 26 i punti di media l’anno scorso, nel circuito dei community college, per il versatile scorer Allen. Ma il vero fattore determinante per Sean Miller è l’assortimento del frontcourt: Hollis-Jefferson, Ashley, il freshman meraviglia Stanley Johnson, Tarczewski e gli altri due nuovi arrivati da scoprire (Victor e Ristic). Il compito di fare prevalentemente a sportellate spetta al roccioso Kaleb Tarczewski, lungo che supera i 2 metri e 10 e che sfiora i 10 punti, conditi con 6 rimbalzi di media a partita; a dargli una mano ci sarà Rondae Hollis-Jefferson che, nella sua stagione da freshman (la scorsa), ha fatto uno step-up fondamentale per sopperire all’infortunio di Brandon Ashley. In appena 25 minuti a partita, Hollis-Jefferson viaggia praticamente sulle stesse cifre di Tarczewski, ma la sensazione è che il nativo di Chester (Pennsylvania) abbia, in più del suo collega dal nome slavo, una sorta di energia primigenia e la capacità di incrementare il livello delle proprie prestazioni quando la stagione conta davvero (vedere il suo career high di 18 punti, arrivato al Torneo contro Gonzaga). Al finale in crescendo di Hollis-Jefferson e ai suoi ampi margini di miglioramento, vanno ad aggiungersi due interessanti freshman nel ruolo: Craig Victor è l’ennesimo talento sfornato dall’academy di Findlay Prep, 37esimo miglior prospetto di questa annata (secondo il ranking ESPN) e giocatore prettamente atletico e da post-basso, ma con una discreta capacità di smazzare assist spalle a canestro; Dusan Ristic è invece un serbo di Novi Sad dalle classiche movenze del centro bianco di stampo FIBA, dotato di centimetri (2,13 metri) e di un semigancio piuttosto educato. Difficile ipotizzare un minutaggio elevato già quest’anno per entrambi, ma nei primi scrimmage stagionali hanno già dimostrato di poter competere da subito per un posto in rotazione. A tutto questo ben di Dio, mancano all’appello i due giocatori che, per certi versi, con il loro rendimento possono impattare in modo decisivo (nel bene o nel male) sulle ambizioni di Arizona: parliamo di Brandon Ashley e Stanley Johnson.   La stella: Stanley Johnson Non ce ne vogliano tutti gli altri, ma il giocatore che è testa e spalle sopra tutti, per talento offensivo puro, è senza dubbio Stanley Johnson. Freshman da Mater Dei High School, California, è il settimo miglior prospetto assoluto di questa annata di reclutamento, ed il motivo potete capirlo con i vostri occhi nel video qui sotto: il ragazzo ha centimetri (supera appena i 2 metri), stazza (225 libbre, circa 102 chilogrammi), ed un’esplosività che, per il ruolo di shooting-guard/ala piccola, rende difficile ogni genere di accoppiamento. Oltre alle doti fisiche che madre natura gli ha offerto, Johnson può vantare un arsenale offensivo praticamente sconfinato: sa attaccare il ferro assorbendo il contatto, il suo crossover è letale (nonostante un primo passo apparentemente non fulminante), il range di tiro copre più o meno ogni spot del perimetro e, tra una giocata circense e l’altra, è in grado di innescare i compagni con assist mai banali. E nella metà campo difensiva, è da segnalare il fiuto a rimbalzo (8 di media nell’ultimo anno all’high-school), oltre alla capacità di sporcare le linee di passaggio e di difendere forte su avversari di stazza diversa. Nonostante un livello di recruit sempre elevato negli ultimi anni, ad Arizona un talento così non si vedeva da tempo. Lui si presenta al campus di Tucson come uno scorer a cinque stelle (25 punti di media è il ruolino di marcia tra i liceali), ruolo che presumibilmente gli affiderà anche coach Sean Miller: senza compiti di impostazione dei possessi, il suo essere tweener (a metà tra la posizione di 3 e 4) sarà fondamentale per la versatilità dei quintetti dei Wildcats, che potranno optare tra un quintetto più “piccolo” (schierando Johnson da ala piccola accanto al play e ad un’altra guardia) o uno più fisico (esattamente come il nostro quintetto ipotetico, riportato in cima all’articolo). http://www.youtube.com/watch?v=1Yk3uPL4s-U La chiave: Brandon Ashley L’1 Febbraio 2014 la stagione di Arizona si è trovata ad un punto di svolta. I Wildcats sono impegnati in casa dei rivali della Pac-12 di California, sono la #1 del ranking e arrivano da 21 vittorie nelle prime 21 uscite stagionali: dopo appena due minuti di gioco, in una mischia a rimbalzo, Brandon Ashley si frattura un piede e sarà costretto a saltare il resto della stagione. Arizona perderà sulla sirena quella partita, ma soprattutto si troverà a dover incassare un duro colpo nell’economia di squadra. Il roster di Sean Miller è comunque profondo, solido psicologicamente e magistralmente allenato e, dopo un breve periodo di assestamento, Nick Johnson e compagni ripartono con la loro marcia verso la Final Four. Tuttavia, pur avendo evidenziato la consistenza delle rotazioni e l’importante step-up fatto da Hollis-Jefferson dopo l’infortunio dell’ala grande titolare, resta l’amaro in bocca per una stagione che poteva culminare addirittura in un trionfo finale. Già, perché Brandon Ashley è l’unico del pacchetto lunghi a dare al sistema una dimensione perimetrale, allargando il campo, oltre che un grande contributo sotto i tabelloni: con la dipartita del prodotto di Findlay Prep (si, lui pure come il neo-arrivato Victor), Arizona si è trovata “spaccata in due” tra i canestri dal perimetro di un backcourt non troppo talentuoso e la fisicità e l’intimidazione nei pressi del ferro di Gordon, Tarczewski e Hollis-Jefferson, che il canestro in faccia non lo guardano praticamente mai. Oggi Ashley è tornato e, considerando anche Stanley Johnson a fare da collante tra i piccoli e i lunghi, Arizona può di nuovo contare su un giocatore dominante dal punto di vista fisico ma anche efficace nel piazzato dalla media e lunga distanza. La frase:

 “Se sei brutto…Sii terribile, dimenticheranno la tua bruttezza.”

La verità dei fatti è che Arizona, e se l’avete vista giocare con i vostri occhi sapete benissimo cosa intendiamo, è oggettivamente brutta da guardare: non ha un gioco spumeggiante e raramente si assiste ad un gioco in transizione “arioso” e ben spaziato. Eppure, il McKale Center è un fortino inespugnabile (nessuno ne è uscito indenne lo scorso anno) e i Wildcats giocano una pallacanestro asfissiante, energica e hanno cuore ed attributi infiniti. Che importa allora essere belli? Parafrasando lo scrittore francese dell’800 Eugène Sue, meglio essere terribili ed efficaci…E Arizona lo è dannatamente. Pronostico: Final Four

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