Dai Bulls di The Last Dance ai Warriors delle cinque finali consecutive: chi è il miglior team NBA di sempre?

Jordan e i suoi Bulls hanno segnato un intero decennio nella NBA.

di La Redazione

Quale è la miglior squadra della storia della NBA? A questa domanda, probabilmente, almeno otto persone su dieci risponderebbero citando i Chicago Bulls della stagione 1995/1996, ovvero la formazione che chiuse la stagione regolare con un record di 72 gare vinte e 10 gare perse, conquistando l’anello di campione e ottenendo i titoli di miglior giocatore della regular season, miglior giocatore delle Finali e il titolo di miglior allenatore dell’anno. Quella fu veramente una storica stagione per i Chicago Bulls che, grazie al ritorno in campo di Michael Jordan dopo il primo ritiro dell’autunno del 1993, tornarono alla vittoria nel campionato NBA, stracciando ogni precedente record di vittorie.

Ma fu davvero quella la squadra migliori di tutti i tempi del massimo campionato professionistico di pallacanestro del Nord America? Eppure, anche quel gruppo, nonostante i successi e le vittorie, mostrò segnali di debolezza. Come magistralmente riportato nella serie tv di successo “The Last Dance”, la stagione 1997/1998 dei Chicago Bulls fu senza dubbio la più difficile e complessa per gli allora campioni in carica della NBA, in cerca del secondo three-peat della storia della franchigia. Anche in ottica scommesse basket, la squadra di Micheal Jordan era vista come la meno favorita rispetto agli Utah Jazz, ad esempio, o addirittura agli Indiana Pacers e ai Miami Heat.

Jordan e il decennio vincente dei Bulls.

Se non i Bulls della seconda era Jordan, quale gruppo allora è stato il migliore della storia della NBA? Secondo l’allenatore dei Golden State Warriors Steve Kerr, che da giocatore ha vinto tre titoli con Chicago e due con San Antonio, i Bulls del 1996 sono stati la migliore formazione mai vista in tutta la storia della NBA. Il dominio dei tori di Chicago, ad onore del vero, ebbe inizio nella stagione 1990/1991, quando la franchigia dell’Illinois vinse il primo di tre titoli consecutivi. Kerr si unì ai Bulls soltanto dopo il primo three-peat, vincendo successivamente il campionato nel 1996 e nei due successivi anni.

I Warriors delle cinque finali consecutive.

Ma Steve Kerr, smessi gli abiti della guardia tiratrice capace di vincere anche la gara del tiro da 3 all’All Star Game del 1997, da allenatore ha fatto parte anche di un altro incredibile gruppo, ovvero i Golden State Warriors. Come tecnico e manager del club californiano dal 2014, Kerr ha raggiunto (se non superato) le vette toccate dai Bulls di Michael Jordan negli anni novanta. Con fuoriclasse del calibro di Stephen Curry, Kevin Durant e Klay Thompson in squadra, i Warriors sono arrivati a raggiungere ben​ cinque finali consecutive sotto la guida dell’allenatore Kerr, vincendone tre (nel 2015, nel 2017 e nel 2018).

Sono in tanti che hanno messo a confronto le due squadre. Sebbene si stia parlando di due epoche sportive completamente diverse, secondo gli addetti ai lavori, i Warriors di Kerr sarebbero la migliore squadra della storia della NBA. Nel 2016, Golden State riuscì a superare il record di 72 vittorie dei Bulls nella stagione regolare (vincendone 73), guadagnandosi l’accesso alle Finali NBA, salvo poi perdere la serie contro i Cleveland Cavs di LeBron James. Perdendo quell’anno contro la formazione dell’Ohio, i Warriors non riuscirono a entrare nella cerchia ristrettissima di squadre capaci di ottenere il titolo NBA per tre volte di seguito. Questa rappresenta ancora oggi un’onta per una formazione che ha letteralmente dominato gli ultimi cinque campionati.

Il dominio Lakers nel nuovo millennio.

Ci sarebbe una terza franchigia dell’epoca moderna della NBA che, però, avrebbe tutte le carte in regola per puntare dritto al titolo di miglior squadra della storia dei “pro” del basket americano. Si tratta dei Los Angeles Lakers del triennio 2000/2002. La compagine della città degli angeli, allenata dal “santone” Phil Jackson (che nel decennio precedente aveva vinto ben sei titoli con i Chicago Bulls di Jordan), all’inizio del nuovo millennio dominò in lungo e in largo la NBA grazie soprattutto alle giocate di due figure diventate ben presto icone (per diverse ragioni) della pallacanestro mondiale: Kobe Bryant e Shaquille O’Neal.

Secondo quest’ultimo, i suoi Lakers avrebbero facilmente battuto i Bulls di Jordan del 1996. Ma O’Neal, evidentemente, dimentica di aver affrontato Chicago e Michael Jordan nei playoff di quell’anno (quando indossava la canotta degli Orlando Magic), perdendo nettamente la serie. Ovviamente, nonostante Nick Anderson e Anfernee Hardaway, i Magic dell’epoca non erano sicuramente i Lakers dell’era 2000/2002. Anche perché in quella squadra c’era il compianto Kobe Bryant (scomparso prematuramente a causa di un incidente in elicottero nel gennaio del 2020), il giocatore che più di tutti si è avvicinato per classe, tenacia e bravura a sua maestà Michael Jordan.

In ogni caso, i Chicago Bulls del 1996 avevano in squadra i due più grandi difensori di tutti i tempi (senza dimenticare uno dei migliori rimbalzisti di sempre, Dennis Rodman), ovvero Michael Jordan e quello Scottie Pippen che, da gregario di lusso, sarebbe diventato il pilastro (insieme a Jordan) dei record di franchigia di Chicago.

Insomma, un ipotetico scontro tra i Bulls del 1996 e i Lakers del triennio 2000/2002 vedrebbe di fatto una serie ricca di equilibrio, probabilmente la più competitiva e avvincente di sempre, in cui a far pendere l’ago da questa o dall’altra parte della bilancia sarebbe stata la giocata risolutiva di questo o quel fuoriclasse. Che l’ultimo tiro sarebbe toccato a Michael Jordan o a Kobe Bryant, poco importa: sarebbe stata la serie più bella della storia della NBA.

 

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