Andrea Meneghin sullo scudetto di Varese: “Ci siamo divertiti e abbiamo divertito chi ci veniva a vedere”

Il Menego è intervenuto nella “trasmissione” di Zerini & C., spaziando dagli anni a Varese, passando per l’Europeo e gli anni in Fortitudo

di Marco Muffatto
Andrea Meneghin

Andrea Meneghin, oggi commentatore tecnico di Eurosport, ha partecipato ad una chiacchierata su Little Talks, pagina gestita dal cestista di Napoli Andrea Zerini, Raffaele Camerini e Stefano Strillò, abbiamo raccolto per voi le parti interessanti della chiacchierata.

Come la vedi campionato con Covid e sei d’accordo con Messina per coppe?

Difficile fare campionato e poi le coppe, viaggiare in Europa poi espone maggiormente ai rischi perché non tutti i paesi adottano le misure che dovrebbero adottare (vedasi Venezia), l’idea è buona ma difficilmente attuabile, protocolli vanno rispettati ma basta una disattenzione per mandare tutto all’aria.

Il ricordo del famoso scudetto con Varese

Tante cose tra cui le più eclatanti che non sono state raccontate mai verranno raccontate. Il tutto è nato dall’anno della retrocessione quando Varese è scesa (nel 1992 verificare) li è stata fatta una squadra di super veterani con un grosso potenziale per provare a tornare su. Il primo anno abbiamo fallito la risalita, ma l’anno dopo hanno rifondato prendendo altri giocatori e tra questi Arian Komazec, che ci ha guidato a risalire in Serie A.

Poi di anno in anno si aggiungeva sempre qualcuno, Damiao, Morandotti, Sandro De Pol e Pozzecco fino ad arrivare all’ultimo anno con l’arrivo di Galanda e Mrsic e Santiago. Il tutto è iniziato dopo la qualificazione alla coppa italia dove andammo a festeggiare, parecchio. Alla presentazione Bulgheroni l’ha sparata grossa “Vinciamo lo Scudetto” tra la risate di tutti. Da li poi è partita, vinciamo la prima, seconda…arrivando alla fine del girone di andata da primi vincendo poi a Bologna con la Fortitudo. Nel mentre di queste vittorie si cementava il gruppo e l’amicizia fuori dal campo grazie alla voglia di stare insieme e di divertirsi che poi si vedeva anche in partita. Fino all’epilogo del 3-0 contro il Benetton. Ci siamo divertiti e abbiamo divertito chi ci veniva a vedere.

Scudetto Varese 1999

Esperienze Minors

Si ne ho avute, finito di giocare nel 2005 sono stato fermo un anno ed ho giocato in C2 con i Daverio Rams di Varese. Mi sono divertito come un matto, un anno indimenticabile. Ero con i miei amici di Varese con cui ho praticamente giocato tutte le giovanili. Mi sono messo d’accordo con il presidente con la sola richiesta di poter giocare da 5, io di marcare gli esterni non ne voglio sapere. Ogni fine allenamento birretta, lasagne, prima invece aperitivo e altro. Ho perso anche un dente in una royal rumble (giocare senza regole) con i miei compagni. E’ stato comunque un anno pazzesco, siamo arrivati anche in finale per andare su, ma abbiamo perso come dei polli.

Quanto era matto il Menego in una scala da 1 a Pozzecco 

Diciamo che forse pareggio e a volte supero e a volte sotto. Se c’era da scherzare su alcune situazioni non ero di certo il primo a dire di no non si fa, se c’era da andare a fare casino in giro non ero di certo il primo a dire di no non si fa. Per esempio in spogliatoio mi divertivo a mettere i miei capperi sul deodorante stick del Poz, oppure ghiacciare l’asciugamano di qualcuno prima di iniziare allenamento. Poi c’era il giochino delle trasferte, tra le levatacce alla mattina per andare in aeroporto e il rientro si dormiva si e no due ore a notte. Allora si faceva il gioco che il primo che si addormentava pigliava uno schiaffone e Damiao riuscì ad addormentarsi tenendo un occhio aperto.

Come è stata la vita nel campionato europeo nel 1999?

Bella bella e ancora bella, ma la cosa più bella è che con la maglia della nazionale rappresenti tutti, dal minibasket alle minors alla C alla A tutti quanti sono con te con quella maglia li. Hai quindi un qualcosa in più specie se riesci ad arrivare in alto e portare a casa un risultato.

E’ stata una crescita continua della squadra, siamo arrivati li con l’idea di tornare alle Olimpiadi, metti su la maglia e vinci dai davvero peso a qualcosa di più alla tua vittoria personale. Questo ti da soddisfazione e poi torni a casa con la gente che ti ringrazia. In più quando la nazionale vince una medaglia d’oro vengono tolte le squalifiche a vita e tutti e possono tornare a giocare.

Come sono stati gli anni alla EFFE?

Non bene, non benissimo, il primo anno la Virtus era più forte di noi, l’anno dopo benino, ma perso 3-0 in finale con la Benetton. Purtroppo non è si è consolidato quello che potesse diventare un rapporto duraturo, dove il primo anno ci sono stati anche diversi problemi in spogliatoio, ciò nonostante siamo arrivati li, ma abbiamo trovato di fronte una squadra più forte.

Il mio rendimento è stato altamente insufficiente rispetto alle aspettative. Si pensava arrivasse un giocatore che facesse tanti punti, che risolvesse tutte le situazioni invece purtroppo non sono riuscito a dare quello che si aspettavano. Mi dispiace che non sia esplosa quella “scintilla” che sia io che i tifosi, anche se comunque c’era un bellissimo rapporto, ci si aspettava con il mio ingaggio. E abbiamo cosi deciso consensualmente di interrompere il rapporto dopo il secondo anno. Con il dispiacere perché quando intraprendi un avventura e poi la vuoi portare a termine ti rimane un po cosi.

Un giocatore che secondo te è stato sottovalutato di ieri e di oggi?

Secondo me chi non ha avuto il risalto che avrebbe dovuto avere è Alessandro Abbio, se vai a vedere i suo palmares è pazzesco, sottovalutato tra virgolette, cioè non messo dove dovrebbe essere. Picchiava giocava vinceva, aveva mentalità giusta. Di oggi invece direi che chi arriva in serie A ha le potenzialità e deve dimostrarle. Forse De Nicolao di Venezia , tante volte non viene menzionato come dovrebbe. Spesso quando Venezia deve rientrare da i giri giusti, detta i ritmi, recupera palloni, prende responsabilità e fa girare la squadra.

Com’è fare il telecronista e come è stato il passaggio da giocatore ?

Il passaggio è nato per caso, all’inizio facevo molta fatica a capire i tempi e a capire quando intervenire, cosa dire. Adesso mi è più facile grazie anche ai miei colleghi per avere un po’ i tempi giusti in televisione e non dire troppe banalità. E’ una cosa che mi diverte, però mi piaceva di più giocare, li avevi più sfogo, ma alla fine anche qui mi diverto come un matto a farlo. E’ una cosa che mi appassiona, mi piace vedere le partite, son due anni che oltre al player ho fatto anche quello di ESPN. Mi guardo anche due/tre partite di fila e mi piace guardare le facce durante i time out, perché capisci com’è un giocatore, come è la dinamica all’interno della squadra e come il peso che danno le parole dell’allenatore.

 

Cosa avresti fatto se non fossi diventato cestista professionista?

Avrei fatto l’architetto, o meglio mi sarebbe piaciuto fare l’architetto che era il mio sogno.

Giovani italiani interessanti di oggi?

Ce ne sono parecchi, che stanno facendo bene, su tutti Davide Casarin un 2003 ed entra in campo e gioca come se fosse un 25enne, mi piace un sacco.

Menego e i social network?

Niente, ho Twitter, lo uso anche poco e solo per le notizie, avevo fatto Instagram ma l’ho cancellato perché ne ero dipendente.

Poi scambio veloce di domande

Tanievic o Messina – Boscia

Myers o Danilovic – Carlton

Tu o tuo padre – Nonno Giuseppe era il numero 1

La più grande delusione cestistica – Sconfitta ai quarti di finale contro l’ Australia a Sidney

Chacho o Mike James? – James, ma se devo costruire una squadra prendo il Rodriguez.

Con l’arrivo di Belinelli alla Virtus è già finale Bologna con Milano?

Milano ha sicuramente qualcosa in più di esperienza di giocatori di fisicità, sta alla Virtus in questo tempo colmare il gap. Potenzialmente in attacco può andare sopra i 100 senza problemi ogni partita. Milano ha le armi per giocare in qualsiasi modo. Non sottovaluterei crescita di squadre anche come Venezia che è un gruppo che ha un po’ meno, ma ha dimostrato quanto è capace di sfruttare le occasioni che si presentano. Ma alla fine credo che la finale Milano-Virtus sia inevitabile.

 

 

Via Getty Images
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