Old Star Game, Davide Bonora: “Treviso non ti ho mai dimenticato”

Old Star Game, Davide Bonora: “Treviso non ti ho mai dimenticato”

Parla l’ex playmaker della Benetton.

di La Redazione

Davide Bonora sogna il ritorno al PalaVerde per rivivere le sensazioni uniche del PalaVerde ricolmo di tifosi. L’ex playmaker che vestì i colori biancoverdi dal 1995 al 1999 vincendo uno Scudetto, una Coppa Saporta ed una Supercoppa, è super entusiasta a rispondere presente alla chiamata degli organizzatori dell’Old Star Game 2020 in una città nella quale non torna da oltre 10 anni. Bonora, attuale g.m. dell’Eurobasket Roma, sarà uno dei tanti ritorni eccellenti a Villorba in occasione della quinta edizione dell’evento in programma sabato 22 Febbraio alle 20.45 al PalaVerde, organizzato da We for You Events&Communication di Ale Nava in collaborazione con il Treviso Basket, a sostegno dell’”Officina Creativa – Made in Carcere” sostenuta da Santo Versace, una cooperativa sociale che produce manufatti confezionati da donne detenute ai margini della società ed impegnata ad attività di reinserimento e nuovi percorsi formativi di vita con lo scopo di diffondere la filosofia della “Seconda Chance” e la “Doppia vita dei tessuti”.

Che effetto le farà ritrovarsi in panchina con gran parte dei Protagonisti della storia di Treviso ed anche con alcuni che non ha mai giocato insieme ?

Mi farebbe molto piacere esserci e compatibilmente con gli impegni della mia famiglia farò di tutto per partecipare a questa Awards Edition al PalaVerde.. Purtroppo negli ultimi anni sono riuscito pochissime volte ad andare a Treviso, città della quale conservo bellissimi ricordi e dove ho lasciato tanti amici. Per un motivo o per l’altro risiedendo a Roma, non ci torno dai tempi della serie A di Rieti; mi piacerebbe veramente rivederli dopo tanti anni sfruttando l’occasione di questa iniziativa alla quale avevo già partecipato nel 2017 a Bologna. La partita in sé ha un valore tecnico relativo perchè c’è chi è allenato e chi no, io sono molto più concentrato sul Padel che sul basket, quando riprendi il pallone ti viene voglia di fare cose che non sei più in grado di fare, ma in sé l’Old Star Game è un’idea molto bella e divertente per ritrovare noi tutti insieme ai tifosi. Sarà bello rivedere i compagni di un tempo o anche i campioni di epoche precedenti e successive alle mie, A Treviso la passione è sempre a mille dopo qualche anno di buco, mi fa molto piacere sia tornata in auge ritrovando la serie A e vedere il PalaVerde così carico di tifo e passione è stimolante e piacevole visto quanto è stata importante questa città per me.

I 4 anni di militanza a Treviso si possono considerare come i più importanti della sua carriera?

Analizzando le mie prestazioni personali metto insieme Verona e Treviso, ma sul piano dei risultati di squadra e dei traguardi raggiunti anche in Europa con una pallacanestro di altissimo livello con due super coach come D’Antoni e Obradovic è chiaro che i 4 anni in biancoverde sono i ricordi più belli. Ancora oggi mi vengono i brividi a pensare di essere stato allenato da quei due allenatori di livello così alto…

Insomma Verona fu il trampolino di lancio ma Treviso la consacrazione che la portò anche in azzurro?

Fino a quando stavo a Verona ero il ragazzo di casa e tutto quello che facevo andava bene senza niente da perdere. A Treviso arrivai con un trasferimento milionario dopo una stagione esaltante per i biancoverdi con 20 vittorie di fila ma la finale persa contro la Virtus per gli infortuni di Naumoski e Woolridge. Arrivai in una piazza importante, esigente e critica: l’approccio non fu semplice, ma quel gruppo straordinario con Pittis, Rebraca e il compianto Henry Williams, più la gestione di D’Antoni e la forza della società con Gherardini, Buzzavo, Cirelli e tante figure importanti furono elementi fondamentali nella mia crescita ed esplosione negli anni di Treviso che mi portarono ad avere belle soddisfazioni in Nazionale.

A 22 anni si trovò ad essere il playmaker titolare della squadra guidata da un super playmaker come D’Antoni: com’era il suo rapporto con l’attuale coach degli Houston Rockets?

Con Mike scherzavamo spesso: il mio idolo giovanile, da prodotto del vivaio della Virtus Bologna, era Roberto Brunamonti, e D’Antoni l’avversario più odiato. Ma lui fu il primo insieme a Gherardini a credere in me: ci vedemmo in un hotel a Padova nel momento in cui stavano trattando con Verona l’acquisto mio e di Henry Williams, e mi stregò con il suo carisma e il suo modo di fare oltre all’entusiasmo che ha nel parlare dandoti una carica incredibile. La sua forza è far rendere 9 un giocatore da 7 perchè gli dà un entusiasmo che permettere di andare oltre il suo livello; e poi le piccole grandi cose che mi ha insegnato sul campo a livello tecnico e mentale sono ricordi straordinari.

Dopo lo Scudetto del 1996/97 D’Antoni prese il volo verso la NBA ed arrivò Obradovic, tecnico dall’impostazione opposta a Mike: come fu l’impatto?

Fu un mezzo trauma: la società prese atto della decisione di D’Antoni di andare via e prende il miglior allenatore disponibile, ossia Obradovic che aveva fatto benissimo col Real Madrid e in Nazionale. Decidono di cambiare poco la squadra campione d’Italia, ma quel gruppo forse non era il più adatto per il coach serbo: all’epoca c’erano le scuole di pensiero, c’erano la pallacanestro di Obradovic o di D’Antoni o di Messina, e c’era bisogno degli interpreti giusti per svilupparla a dispetto di ora dove il basket è più omologato e l’atletismo la fa da padrone. All’inizio fu traumatico perchè tra Mike e Zelimir il gioco era antitetico, e ancor più difficile fu per noi playmaker che eravamo chiamati a riportare sul campo la sua filosofia, ed eravamo i più bersagliati sul piano tecnico e mentale. Poi quello che ci ha insegnato e trasmesso è stato fantastico, ma stiamo parlando del top a livello mondiale….

Con l’attuale coach del Fenerbahce raccoglieste però soddisfazioni in Europa vincendo la Coppa Saporta…

Il primo anno perdemmo la semifinale di Eurolega con l’Aek Atene, lì fu un grande rimpianto perchè era un’avversaria battibilissima e fummo sconfitti in una gara alla nostra portata, è uno dei grossi rimpianti della mia carriera anche se poi magari avremmo perso in finale con la Virtus di Danilovic e Rigaudeau. L’anno dopo vincemmo la Coppa Saporta contro Valencia giocando una stagione ricca di alti e bassi ma buoni risultati, perdendo però la finale Scudetto contro Varese.

Cosa le piacerebbe rivedere al PalaVerde la sera del 22 febbraio all’Old Star Game ?

A rischio di essere impopolare faccio fatica ancora oggi a vedere Treviso giocare in maglia biancoblù in un impianto ancora biancoverde, essendo legatissimo a quel periodo storico stento ad abituarmici. Quel che mi farebbe molto piacere riprovare sarebbe il clima delle partite importanti al PalaVerde: racconto sempre a mio figlio, che segue il calcio e i fenomeni legati al tifo, che entravamo mezz’ora prima della partita per il riscaldamento, e la vecchia Curva Sud che oggi si chiama i Fioi dea Sud era un muro umano di gente, cosa abbastanza inusuale per il basket in Italia così tanto tempo prima della partita. Se dovessi sognare di rivivere un momento mi piacerebbe provare nuovamente quella sensazione incredibile…

 

 

Ufficio Stampa Old Star Game

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