Rottura del legamento crociato, perché avviene e come si interviene

Rottura del legamento crociato, perché avviene e come si interviene

Purtroppo molti sportivi, anche cestisti, lo soffrono almeno una volta in carriera.

di La Redazione

Non solo gli sportivi di alto livello come il calciatore Nicolò Zaniolo possono subire una lesione completa del legamento crociato. Qualunque trauma che pone una tensione eccessiva delle fibre del crociato può portare infatti a una sua rottura. Lo spiega il dott. Arturo Guarino, Direttore della Traumatologia Sportiva dell’ASST Pini-CTO

Milano, 10 settembre 2020 – La notizia della lesione completa del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro del giocatore della Nazionale di calcio italiana Nicolò Zaniolo, in forze alla Roma, campeggia tra i titoli di tutti i giornali, sportivi e non, in quanto è un infortunio grave che può minare la carriera agonistica di uno sportivo ai livelli del centrocampista giallorosso. Ma anche per chi non indossa la maglia azzurra la rottura del legamento può avere delle ripercussioni importanti soprattutto se non adeguatamente trattata. Il dott. Arturo Guarino, Direttore della Traumatologia Sportiva e dell’Ortopedia Traumatologia I dell’ASST Gaetano Pini-CTO ed ex medico sociale dell’Inter spiega come può avvenire la lesione e quali sono le terapie più adeguate.

Cos’è il legamento crociato anteriore e qual è la sua funzione
Il Legamento Crociato Anteriore (LCA) è una struttura fibrosa di forma allungata, formato da due fasci, l’Antero-mediale (AM) e il postero laterale (PL), al centro del ginocchio, teso fra tibia e femore. La sua funzione principale è quella di stabilizzare l’articolazione, in collaborazione con il Legamento Crociato Posteriore (LCP), con il quale va a formare il pivot centrale. In particolare, la sua funzione primaria è quella di impedire la traslazione in avanti della tibia rispetto al femore sul piano sagittale e garantisce la stabilità rotatoria durante il movimento grazie alla sua complessa struttura.

Come e perché si verifica la lesione del legamento crociato
Il meccanismo traumatico può essere vario, ma spesso è rappresentato da un trauma “esplosivo” in senso antero-posteriore dell’articolazione oppure un movimento improvviso e combinato di latero-flessione e rotazione esterna, come per esempio durante un repentino cambio di direzione o una brusca decelerazione. In generale, qualunque trauma che pone una tensione eccessiva delle fibre del crociato può portare a una sua rottura. È stato riportato che molteplici aspetti si sommino tra loro nell’aumentare il rischio di rottura legamentosa: fattori biomeccanici, neuromuscolari, ormonali, psicologici ed anatomici.

I sintomi della lesione del legamento crociato
Il sintomo principale è ovviamente il dolore accompagnato da un versamento articolare, cioè un gonfiore del ginocchio, che però non è sempre presente o che può riscontrarsi solo in un secondo momento. Spesso il paziente percepisce un’instabilità del ginocchio che tende a “cedere”. Il dolore e il gonfiore possono essere variabili: modesti in alcuni casi, molto marcati in altri. I segni di un processo infiammatorio possono essere tanto intensi da richiedere una immobilizzazione provvisoria e la somministrazione di adeguata terapia medica.

Come si interviene sulla lesione del legamento crociato
Oltre alla perdita della stabilità articolare, le lesioni legamentose possono causare danni ad altre strutture articolari, come per esempio i menischi, la cartilagine articolare e i legamenti collaterali.
Un punto importante da definire è che il crociato nativo una volta lesionato non ha nessuna possibilità di guarire autonomamente. Questo presuppone che l’unico modo per ristabilire la sua integrità sia di ricostruirlo chirurgicamente con molteplici tecniche che variano in base alla tipologia e alle esigenze del paziente, così come viene fatto all’ASST Gaetano Pini-CTO, dove durante l’anno sono molto numerosi gli interventi effettuati sui crociati. Altre terapie possibili al momento non esistono, va detto però che un paziente senza instabilità nella vita quotidiana, con scarse esigenze funzionali e in età avanzata può anche prendere in considerazione di effettuare una terapia riabilitativa mirata solo al rinforzo muscolare per sopperire all’assenza del Crociato nella vita quotidiana.
Nella fase acuta della rottura del LCA, il trattamento da adottare subito dopo il trauma consiste in:
• riposo funzionale, quindi l’utilizzo di stampelle subito dopo il trauma per scaricare l’arto;
• crioterapia (uso del ghiaccio);
• applicazione di un tutore in estensione a scopo antalgico;
• elevazione dell’arto.
L’applicazione di questo protocollo aiuta a limitare il gonfiore del ginocchio. Può inoltre essere indicata una terapia medica per la sintomatologia dolorosa. Passata questa prima fase, la deambulazione può essere libera senza tutore e con il carico diretto (senza l’ausilio di stampelle). È inoltre utile associare anche un protocollo riabilitativo per un completo e celere recupero della funzione del ginocchio, al fine di consentire la ripresa di una normale attività lavorativa. Al termine di questo protocollo riabilitativo in fase acuta (mediamente si tratta di circa 3 settimane dal trauma) è opportuno eseguire una visita di controllo per l’impostazione del trattamento successivo (chirurgico o riabilitativo). Nel caso di un paziente sportivo di alto profilo non si hanno altre soluzioni che procedere all’intervento chirurgico in tempi brevissimi per iniziare quanto prima la riabilitazione e accelerare il rientro in campo. Il legamento viene ricostruito con un tendine autologo, cioè prelevato dallo stesso paziente (Tendine rotuleo ,G-ST ,Tendine quadricipitale), in alternativa con trapianto da donatore (allograft). Inizialmente vengono rimossi i residui del legamento leso che successivamente verrà sostituito con il tendine selezionato per l’intervento.

Quanto dura la riabilitazione dopo la rottura del legamento crociato
La riabilitazione ha una durata di circa 6-8 mesi in base alla risposta del paziente. Il punto fondamentale è il recupero del tono muscolare completo e della propriocezione, che può essere definita come l’equilibrio dell’articolazione che determina una risposta immediata agli stimoli esterni prevenendo quindi una nuova rottura. Le tecniche di riabilitazione post-operazione sono volte in primis a riprendere il ROM articolare. Si utilizzano tecniche di continuous passive motion (flesso-estensione meccanica), manuale passiva e attiva. Sono raccomandate: elettrostimolazione per favorire il ritorno venoso e migliorare la forza del quadricipite; recupero precoce dello schema del passo. Nelle successive fasi, 18 giorni circa per atleti e 38 giorni per soggetti normali, viene esercitata sempre più la forza del quadricipite e flessori attraverso esercizi in catena cinetica chiusa. Per un rapido e sicuro ritorno allo sport dopo ricostruzione del LCA si devono seguire alcuni principi fondamentali, quali il recupero della forza, della resistenza e dell’abilità motoria.

Come prevenire la rottura del legamento crociato
La rottura del crociato è spesso una fatalità che non si può assolutamente prevedere, ma che dipende solamente dal meccanismo traumatico. Allo stesso tempo un allenamento costante e una vita regolare rendono più difficile questo tipo di infortunio poiché le masse muscolari allenate tendono a stabilizzare l’articolazione prevenendo un infortunio grave. Esiste probabilmente anche una predisposizione che dipende da fattori anatomici e genetici, ma che risulta impossibile da discernere in anticipo. Il discorso delle ricadute invece è un discorso complesso, non legato all’entità del recupero. L’intervento restituisce stabilità all’articolazione, ciò che poi è necessario recuperare durante i mesi di riabilitazione sono i meccanismi neuro – motori che nella vita quotidiana, ma soprattutto nell’attività agonistica (che ai giorni nostri è diventata sempre più esigente in quanto a carichi di lavoro), evitano o riducono determinati stress e sollecitazioni che possono portare all’evento avverso.

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L’Azienda Socio Sanitaria Territoriale Gaetano Pini-CTO, punto di riferimento per l’ortopedia, la riabilitazione specialistica, la reumatologia e la neurologia, a livello nazionale, comprende a Milano tre presidi ospedalieri: il Gaetano Pini, il CTO e il Polo Riabilitativo Fanny Finzi Ottolenghi. L’ASST Gaetano Pini-CTO – evoluzione della Scuola Ortopedica milanese nata nel 1874 – è specializzata in patologie e traumi dell’apparato muscolo-scheletrico, reumatologia e fisiatria. L’Azienda accoglie ogni anno più di 800mila utenti e i suoi specialisti lavorano con le più sofisticate tecniche di imaging, attraverso sale operatorie sia convenzionali sia dotate di robotica. L’ASST Gaetano Pini-CTO è centro erogatore per la presa in carico dei pazienti cronici nell’ambito delle patologie reumatiche e della Malattia di Parkinson.

 

Ufficio Stampa Azienda Socio Sanitaria Territoriale Gaetano Pini-CTO

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