Cambio di Schema, di Eduardo Lubrano/4 – La nazionale sperimentale, sempre di più

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Parto da lontano. Dallo sport che come tutti sappiamo, elargisce lezioni ed esperienze a tutti gli appassionati e non. Ed a volte una disciplina può essere da guida per un’altra. Calcio in questo caso e pallacanestro. La lezione che i Mondiali in Brasile ci hanno lasciato è che in semifinale a parte il Brasile – che dove arrivarci almeno, per ragioni economiche e sociali – e l’Argentina che dispone del Fuoriclasse e di un solido impianto, ci sono arrivate due squadre che da tempo hanno impostato un lavoro sui giovani che sta pagando frutti davvero importanti. La Germania è alla sua ottava finale mondiale (nessun’altra come lei) l’Olanda alla sua seconda di seguito.
In pratica hanno fatto quello che alla fine degli anni ’70 ed inizio di quelli ’80 e poi di nuovo nel ‘90 avevamo fatto anche noi: l’impianto della nazionale giovanile trasferito in blocco, in quella maggiore sotto l’attenta guida di due,tre massimo quattro esperti. Non a caso le nazionali di Bearzot prima e Vicini poi, giocavano un calcio molto più bello di quanto abbiano poi effettivamente raccolto (un primo posto, un terzo ed un quarto mondiali).
Detto questo e passando alla palla arancione che più ci appassiona, ecco perché mi piace l’idea della Nazionale sperimentale che va in giro per il mondo ad affrontare avversari più forti ed anche se serve a prendere qualche lezione. Il risultato, salvo non sia un ripetersi continuo di ventelli o peggio, in questi casi non conta tanto se positivo tanto se negativo. Poi è chiaro che qualche vittoria aiuta sempre, quella in Cina per esempio è stata salutata con legittima soddisfazione secondo me. Anche perché la realtà è che certi giovani che lo staff tecnico crede in grado di dire qualcosa con la maglia azzurra, o li vedono in questo tipo di esperienze contro giocatori di altre nazioni, oppure non li vedono mai giocare perché i nostri campionati sono fatti per gli stranieri, i comunitari, gli oriundi, i Bosman B, i coconu e quant’altro possibile. Ma non per far fare esperienza ai nostri giovani. Quindi quando un ragazzo di 22 anni gioca la sua prima partita in serie A, stiamo tutti lì a dire :”E’ giovane , si deve ancora fare le ossa”. In altri paesi a 22 anni hanno già capito se quello è un giocatore o uno che può giocare ma…Perché se uno è bravo deve giocare anche se ha 18 anni, così che a 22 abbiamo imparato a conoscerlo e valutarlo per quello che può dare ad una squadra o meno.
Allora cara FIP, carissimo coach Pianigiani: la nazionale sperimentale? Sempre di più e con sempre maggior frequenza, lottando con i club per avere spazio. Tanto i ragazzi non giocano quindi che se ne fanno? Per gli allenamenti a 15 a tutti i costi? Per fargli portare la borsa all’americano? Per fargli dare un sacco di botte da un altro americano? Per farlo disamorare-succede eccome se succede –  del nostro sport perché non gioca mai?

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