Cambio di Schema, di Eduardo Lubrano/6 – Il "pretesto" Hackett: sbatti il mostro in prima pagina…e nascondi i problemi del basket italiano

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Finalmente, dopo anni di ricerche e di teste spaccate in mega riunioni tese all’individuazione dei problemi della pallacanestro italiana e soprattutto della Nazionale, abbiamo trovato il colpevole, il demonio: Daniel Hackett.
E’ lui con il suo ultimo atteggiamento nei confronti della Nazionale ad aver creato negli anni tutti i problemi ed i danni al basket del nostro paese. Naturalmente questo non è il mio pensiero: io credo che Hackett abbia sbagliato qualcosa o in questa ultima occasione, ma da questo a farlo passare come l’unico cattivo mi pare che ce ne corra tanto tantissimo.
La lettera degli atleti della Nazionale contro Daniel Hackett è esemplare del modo in cui il giocatore di Milano è il soggetto prescelto per la gogna mediatica e per mettere a tacere tutto il resto: stranieri che vanno a giocare in serie C ma non in serie B, un movimento giovanile a cui bisognerebbe dare degli esempi da seguire, una serie A che andrebbe completamente sganciata dal resto e lasciata alle bizze dei proprietari dei club e via dicendo.
Per chi non l’avesse letta ecco alcuni passi salienti della lettera della “Nazionale Italiana di Pallacanestro 2014” come è firmata.
Non vogliamo essere giudici di nessuno. Siamo in primo luogo persone e poi atleti professionisti che della propria passione hanno avuto la fortuna e il merito di fare il proprio mestiere, conservando ed alimentando l’amore per la Maglia della Nazionale”. Non giudici dunque ma allora che cosa? Ecco in un altro passo la risposta.
Venire in Nazionale significa rispettare certe regole; tra queste comunicare a tempo debito e attraverso lo staff medico del club, le proprie condizioni fisiche; presentarsi al raduno della Nazionale e lasciare che lo staff medico Azzurro possa fare le proprie valutazioni. Daniel non lo ha fatto. Sarebbe stato sufficiente attendere un paio di giorni e a quel punto sarebbe stato trattato come succede sempre ad ogni atleta convocato in Azzurro: se viene accertato che le condizioni fisiche non permettono di rimanere all’interno della Nazionale il giocatore viene autorizzato a tornare a casa. Poi ci sono le regole non scritte tra giocatori e Daniel le ha violate. Tra compagni di squadra c’è un codice di rispetto che lui ha infranto”. Insomma un traditore bello e buono, tanto per non essere giudici. Ma non basta: serve la sentenza, che puntuale arriva in chiusura di lettera.
“Ci auguriamo che Daniel possa imparare dai propri errori e che in futuro non capitino più episodi analoghi che nuocerebbero alla coesione del gruppo. La stessa coesione che storicamente è sempre stata la pietra angolare dei successi Azzurri”. Ah, la coesione…Quella stessa che c’era quando qualche giocatore invece che nel ritiro andava a dormire a casa propria perché molto vicina? O quella coesione con la quale l’albergo di Cagliari qualche anno fa veniva riempito, specie di notte, di persone di ogni genere (non delinquenti naturalmente)ma amici, amanti, ecc.ecc? Quella stessa coesione che faceva sì che alcuni giocatori potessero svegliarsi a qualunque ora del mattino in barba alle regole imposte dell’allenatore? Come mai in questi casi, altrettanto gravi, non c’è stato nessun comunicato di sdegno da parte degli Azzurri? Forse perché quelle infrazioni un giorno avrebbero potuto far comodo a tutti quindi stiamo zitti?
Forse non si è capito, ma non sono d’accordo con gli Azzurri in questo caso, e questa lettera non mi pare farina del loro sacco. Naturalmente rimango convinto che Hackett abbia sbagliato ed è giusto che abbia ricevuto una squalifica. Ma non facciamone il diavolo: i mostri da sbattere in prima pagina, tanto per citare un bel film di Marco Bellocchio, sono altri.

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