Cento di queste stagioni – Rudy Fernandez

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Non è facile raccontare la miglior stagione in carriera di un giocatore molto discusso come Rudy Fernandez. Da quando è tornato in Europa nel 2011 ha mantenuto medie simili, facendo della costanza di rendimento uno dei suoi punti di forza. In questa stagione – tormentato da alcuni problemi fisici – Rudy non sta avendo la stessa efficacia delle stagioni scorse, in particolare di quella 2014/2015 in cui ha vinto tutto con il Real.

All’inizio di quell’anno il Real Madrid si presenta ai nastri di partenza con un quintetto di tutto rispetto: Llull, Fernandez, K.C. Rivers, Reyes e Ayon. Mirotic ha appena salutato la capitale spagnola, mentre dal mercato estivo sono arrivati il centro spagnolo Ayon e l’esperta ala argentina Nocioni. Dalla panchina si alzano Jaycee Carroll e Sergio Rodriguez, senza contare il contributo di Maciulis, Campazzo e Slaughter. Le aspettative sono alte, ma forse non quanto quelle dell’annata precedente.

Nella Liga ACB il Real domina letteralmente, dovendosela giocare solamente contro un redivivo Barcellona. Trentacinque vittorie a fronte di solamente otto sconfitte per la squadra di Laso: il campionato viene portato a casa facilmente da Rudy e i compagni. La guardia spagnola, ormai confermatasi tra le migliori d’Europa nel suo ruolo, gioca un basket tipico di chi sa di essere superiore agli altri. Una sfrontatezza simile ad arroganza che fa sembrare ogni tiro ed ogni gesto tecnico qualcosa di semplicissimo, generando al contempo nel tifo avversario un fastidio che talvolta sfocia in odio.

Nella pausa del campionato si disputa la Copa del Rey: nel primo turno +12 al Zaragoza con 16 punti di Rudy, nel secondo turno +17 alla Juventut e in finale chi se non il Barça? Partita secca, punteggio basso e vittoria finale del Real per 77 a 70 grazie ad altri 16 punti di Rudy. Al termine della competizione la guardia spagnola sarà MVP della coppa.

Intanto anche in EuroLega la squadra di Pablo Laso sta viaggiando a un ritmo molto elevato: dopo aver passato agevolmente il girone (8 vittorie e 2 sconfitte) e le Top16 (11 successi e 3 insuccessi), ai Playoff bisogna affrontare, al meglio delle 5 partite, l’Efes di Dario Saric e Thomas Heurtel, allenato dal maestro Dusan Ivkovic.  Le prime due sfide della serie vengono vinte dagli spagnoli con qualche difficoltà dovuta alle trappole che Ivkovic ha preparato. Nel terzo atto della serie, in Turchia, l’Efes ottiene quel successo che forse avrebbe meritato già a Madrid per il gioco espresso. La quarta partita è durissima, in Turchia però Fernandez ne mette 17 e porta il Real Madrid alle Final Four.

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L’ultimo capitolo dell’EuroLega 2014/2015 si gioca proprio lì, al Palacio de Deportes della capitale spagnola. I tifosi ci credono, è tempo di tornare campioni. Il Real se la vede con gli altri turchi del Fenerbahce: a nulla bastano i 26 di Goudelock, 96 a 87 alla sirena per gli spagnoli. La finale è contro i greci dell’Olympiakos. Fernandez gioca una partita normale, senza recitare un ruolo di primissimo piano: alla sirena il tabellone recita 78-59 per i blancos che possono festeggiare per la conquista del titolo continentale, a quasi 20 anni dall’ultima volta.

A fine stagione, con la camiseta blanca, Fernandez è il miglior realizzatore della squadra nelle 3 competizioni disputate: 11.8 punti a partita, conditi da 3.3 rimbalzi, 1.4 palle rubate e quasi 3 assist di media.

In estate la guardia spagnola è tra i protagonisti, insieme a un immenso Pau Gasol, del trionfo europeo della sua Nazionale.

Un giocatore molto discusso, che divide come solo i grandi sanno fare: se gioca per la propria squadra lo si ama spudoratamente, se invece gioca con addosso dei colori diversi allora lo si odia profondamente. Atteggiamenti talvolta discutibili e provocatori sul parquet che non dovrebbero però distrarre dall’ammirare oggettivamente uno dei più forti giocatori europei degli ultimi anni. Perciò, sportivamente: buon compleanno Rudy Fernandez.

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